di Alessandro Volpi
Arrivano le grandi manovre per mantenere in vita il capitalismo finanziario drenando tutto il risparmio possibile al servizio dei Padroni del mondo.
L’operazione annunciata, in questi caldissimi giorni, da Nvidia, sotto la guida di Jensen Huang, segna una svolta strategica senza precedenti che trasforma il colosso dei semiconduttori in un vero e proprio orchestratore finanziario globale, mirando a mobilitare oltre 500 miliardi di dollari attraverso una maxi-alleanza con giganti come BlackRock, Blackstone, Apollo, Brookfield, Goldman Sachs e KKR, alcuni dei quali a partire da BlackRock sono suoi azionisti e hanno fitte partecipazioni incrociate.
In pratica gli oligarchi della finanza globale.
L’obiettivo è finanziare la costruzione delle imponenti infrastrutture fisiche necessarie all’intelligenza artificiale, come data center di nuova generazione e reti elettriche potenziate, creando un ecosistema in cui Nvidia non si limita a vendere i chip, ma si assicura che esistano i capitali per costruire i “contenitori” in cui tali chip verranno installati.
In altre parole, una ulteriore spinta alla bolla finanziaria che presenta un aspetto decisivo.
Le risorse necessarie per alimentare questo piano non provengono, infatti, direttamente dai bilanci di Nvidia, bensì dal cosiddetto “capitale di terzi” gestito dai partner finanziari: si tratta di fondi raccolti presso investitori istituzionali come fondi pensione, compagnie assicurative e fondi sovrani, ma anche attraverso il risparmio gestito di grandi e piccoli investitori privati che confluisce nei veicoli di investimento di queste società.
In sostanza, Nvidia mira a diventare il grande monopolista attirando i risparmi globali con l’azione dei fondi d’investimento che hanno deciso, in questo caso, di coordinarsi anche formalmente per garantire rendimenti sicuri.
Per i risparmiatori, questa operazione comporta, tuttavia, rischi significativi, legati innanzitutto alla possibile esplosione della bolla speculativa nel settore dell’IA, dove l’enorme afflusso di capitali potrebbe gonfiare i prezzi delle infrastrutture oltre il loro reale valore economico, portando a perdite in caso di rallentamento della domanda tecnologica.
Vi è inoltre un rischio di concentrazione, poiché molti portafogli privati potrebbero trovarsi eccessivamente esposti a un unico settore, e un rischio di illiquidità, dato che gli investimenti in infrastrutture fisiche richiedono anni per generare ritorni e sono difficili da smobilizzare rapidamente in caso di necessità.
Per quanto riguarda gli strumenti utilizzati, mentre il nucleo dell’alleanza si muoverà nel campo dei mercati privati (private equity e private credit), i risparmiatori retail saranno coinvolti principalmente attraverso gli ETF tematici.
È infatti prevedibile che i grandi gestori come BlackRock e Goldman Sachs integrino i risultati di queste operazioni all’interno di ETF focalizzati sull’intelligenza artificiale, sulle infrastrutture digitali o sull’energia, offrendo ai piccoli investitori un modo per partecipare al progetto con la liquidità tipica dei titoli quotati, ma esponendoli contemporaneamente alla volatilità quotidiana del mercato e al rischio che l’intero comparto tecnologico subisca correzioni violente.
Attenzione dunque all’inglobamento, più o meno consapevole, dei risparmi dei futuri pensionati, delle casse di previdenza professionale, dei fondi aperti e persino di quello chiusi in prodotti che, per effetto del miraggio dell’onnipotenza tecnologica, verranno presentati come i più sicuri possibili e i più “democratici”.
In definitiva, Nvidia sta costruendo un meccanismo per auto-alimentare il proprio mercato, spostando però il rischio finanziario della costruzione delle infrastrutture sulle spalle degli investitori globali attraverso i canali della finanza tradizionale.
Non dimentichiamo che, ad oggi, Nvidia è il titolo maggiormente presente nei fondi pensione italiani.
Il capitalismo finanziario costruisce così il proprio consenso che ha bisogno di una politica totalmente assente o complice.
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