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16/08/2026

Il “quasi” ammutinamento della portaerei Lincoln

La vita sulle portaerei statunitensi, vero e proprio simbolo della proiezione di potenza USA, comincia a mostrare delle serie crepe.

Mesi fa era stato il caso della portaerei Ford impiegata in mare consecutivamente per oltre 320 giorni – dai Caraibi al Medio Oriente – dove i marinai e i marines a bordo avevano intasato i bagni per costringerla a ripiegare in un porto del Mediterraneo.

Adesso è arrivato il caso dell’altra portaerei impiegata a Hormuz: la USS Abraham Lincoln.

​La grande nave da combattimento era partita da San Diego il 21 novembre 2025, superando i 260 giorni di missione ininterrotta, partecipando attivamente ad operazioni belliche ad alta intensità (tra cui l’Operazione Epic Fury nella guerra contro l’Iran) con oltre 10.000 missioni degli aerei a bordo.

Una drammatica lettera indirizzata al Segretario alla Difesa Pete Hegseth e al Segretario ad interim della Marina Hung Cao, firmata da una delegazione di parlamentari della California guidata dal deputato Mike Levin ha fatto però esplodere il caso della “rivolta a bordo”.

Nel documento, i congressisti denunciano una situazione ormai insostenibile per il personale a bordo della Lincoln, chiedendo spiegazioni immediate.

“Sentiamo parlare di un carico di lavoro schiacciante che sta contribuendo a una stanchezza estrema e a un burnout senza precedenti [...]. Ci sono segnalazioni terribili di membri del servizio che tentano di gettarsi fuoribordo e di una totale mancanza di accesso al supporto psicologico nel mezzo di uno dei dispiegamenti più lunghi della storia recente”

Vengono descritti pasti ridotti a “mezza tazza di riso e due tortillas”, con forte razionamento del cibo, mancanza di sapone, dentifricio, muffa nelle docce, servizi igienici guasti e sistemi di lavanderia fuori uso.

Alla denuncia dei congressisti Usa si sono affiancate anche le notizie diffuse da riviste specializzate come Navy Times o giornali come il New York Times che mettono in evidenza il crollo psicologico dell’equipaggio da troppo tempo in mare. Il giornale Usa The National Interest riporta che secondo diversi media, fino a sei marinai hanno tentato di saltare giù dalla nave.

Il Segretario alla Difesa Hegseth già ad aprile aveva provato a ridimensionare le accuse, definendo le notizie provenienti dalla nave “completamente travisate”, ma la pubblicazione dei dettagli e le testimonianze sempre più precise delle famiglie dei marinai hanno smentito la versione ufficiale.

La moglie di un marinaio ha riferito al Military Times che suo marito è ora ricoverato dopo aver tentato di saltare giù dalla nave.

“Ha paura” – denuncia la moglie Annabelle Loma – “Pensa che riceverà una congedo disonorevole, e solo perché è esausto. La sua carriera di 13 anni di servizio è rovinata, così, senza motivo. Non è giusto, non è giusto. Non è questo di cui dovrebbe preoccuparsi adesso”.

La Marina ha provato a giustificare la situazione con il fatto che la portaerei opera in un “ambiente altamente contestato” nel Medio Oriente, dove le tradizionali catene di rifornimento sono state interrotte dalle azioni di combattimento.

La Marina e il CENTCOM hanno confermato che il 3 agosto un marinaio è finito in acqua ed è stato recuperato, sostenendo tuttavia che si è trattato di un episodio “isolato” e che non vi è un aumento rilevato di tentati suicidi.

L’attuale dispiegamento della Lincoln avrebbe dovuto terminare a maggio, ma è già stato prorogato due volte a causa della schizofrenica conduzione della guerra all'Iran da parte dell’amministrazione Trump e non è stata ancora annunciata pubblicamente una data di ritorno.

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