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05/08/2026

In attesa del miracolo di Hormuz

In teoria oggi potrebbe arrivare l’annuncio di un accordo per la gestione, e dunque la riapertura, dello Stretto di Hormuz.

Il problema è: un accordo tra chi?

Le fonti Usa, come sempre, danno per scontato che sarebbe stata accettata l’imposizione statunitense. Tutte quelle mediorientali, sia iraniane che arabe, raccontano una storia diversa. E questo naturalmente rende meno certa una soluzione positiva.

Al momento la situazione sarebbe la seguente, in base agli accordi tra Iran e Oman, con la mediazione di Pakistan e Qatar, l’Iran controllerebbe il canale di ingresso nel Golfo Persico, che passa tra le isole di Larak e Qeshm, mentre l’Oman quello di uscita, più vicina alle proprie coste. L’Iran manterrebbe in questo caso il diritto ad essere informato circa i movimenti su questo canale.

Per i 60 giorni necessari a formalizzare l’accordo, e soprattutto a smaltire il traffico bloccato da cinque mesi, non sarebbe richiesto il pagamento di diritti di passaggio, che entrerebbero in vigore solo in seguito sotto la dizione “per la sicurezza e la protezione dell’ambiente”.

Alcune fonti vicine al negoziato hanno riferito a Reuters che l'Iran “è improbabile che cambi la sua posizione attuale” poiché ha già abbandonato la sua richiesta iniziale di pieno controllo sul traffico in entrambe le direzioni.

Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Baghaei, ha confermato che i colloqui sono “concentrati sulla creazione di rotte di navigazione sicure, salvaguardando gli interessi sovrani in materia di diritti e sicurezza dell’Iran e dell’Oman”. Ma ha anche spiegato che tutto sarebbe andato più velocemente se gli americani non fossero più volte intervenuti per condizionare la parte omanita.

Ogni esternazione di Trump rischia però di far saltare tutto, perché la delegazione iraniana ricorda spesso che non accetterà mai “pressioni e minacce” per arrivare ad un accordo non condiviso.

Ma non per questo il tycoon rinuncia a una “comunicazione” tutta orientata a far credere – ai soli cittadini statunitensi – che finalmente sta ottenendo una qualche “vittoria”. Ieri, per esempio, ha pubblicato il miliardesimo tweet in cui dichiarava che che Washington sta avendo “ottime discussioni” con l’Iran, che stanno “andando molto bene”, ma avverte che Teheran sarà colpita “molto duramente” se i colloqui falliscono.

I media statunitensi, nelle stesse ore, pubblicavano inchieste da cui risulta che l’esercito americano ha utilizzato quasi tutte le sue scorte globali di missili di precisione a lungo raggio e quasi l’80% degli intercettori THAAD.

Dunque un eventuale nuova ondata di attacchi dovrebbe come minimo avvenire dopo la definizione di nuove strategie. Ma non sembra ci siano molte idee in proposito, ed ha fatto ridere il mondo la notizia per cui il Pentagono avrebbe lanciato una sorta di “concorso” per avere suggerimenti in proposito.

Nel frattempo, però, “i mercati” stanno scommettendo sul fatto che un qualche sblocco dello Stretto sia alle porte, tanto che il prezzo del petrolio è sceso sotto gli 80$ al barile, mentre a Wall Street sia il Dow Jones che l’S&P 500 hanno raggiunto livelli record, mentre il Nasdaq è salito del 2,6%.

Sta di fatto, comunque, che i “percorsi negoziali” sono almeno due. Uno riguardante Hormuz, animato dai diretti interessati (con interferenze Usa, come detto), a ribadire che la gestione non dipende da “potenze che stanno a migliaia di km di distanza”.

L’altro, direttamente tra Iran e Stati Uniti, che soffre però di una diffidenza cresciuta esponenzialmente per colpa dei continui ripensamenti di Washington. Ma è anche l’unico che può metter fine, oppure no, alla guerra.

Il problema ulteriore è che questa trattativa riguarda tutto lo scenario mediorientale, Libano compreso, dove invece Israele prosegue nell’opera di demolizione di tutte le case nel Sud del paese, in modo da impedire il ritorno degli sfollati e trasformare un’occupazione illegale in “territorio israeliano”.

Una tattica che va avanti da 80 anni ed è alla radice di tutte le guerre che ci sono state e purtroppo ci saranno nella regione.

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