Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

05/08/2026

Colpo di mano del governo sull’autonomia differenziata

Il fatto che il Governo in pieno luglio – con un vero e proprio colpo di mano, prima al Senato e poi alla Camera – abbia approvato le Risoluzioni per consegnare la potestà legislativa a Veneto, Liguria, Lombardia e Piemonte su professioni, previdenza complementare, protezione civile e sanità, non ha generato alcuna reazione particolare da parte dei sindaci dei capoluoghi di quelle regioni; per lo più comuni grandi o molto grandi, in 3 casi su 4 governati da partiti dell’opposizione parlamentare.

Un silenzio misterioso, considerate le circostanze; tacciono coloro che dall’autonomia differenziata non possono che vedere modificate le proprie prerogative e i propri poteri. In peggio.

Evidentemente i sindaci di Milano, Genova e Torino o stanno sottovalutando o ignorano i danni che il raggiungimento dell’autonomia differenziata da parte delle regioni di cui sono capoluogo provocherebbe loro. Avremo modo di parlarne, si tratterebbe di danni non da poco. 

Di tutt’altro segno la reazione dei primi e delle prime cittadini/e pugliesi che, con un appello ben calibrato, promosso dal sindaco di Bari, Vito Leccese, sottolinea da una parte il fatto che le mosse del Governo contraddicano clamorosamente la sentenza 192/24 della Corte Costituzionale; dall’altra come l’approvazione delle Risoluzioni rappresenti un passo verso la disgregazione dell’unità della Repubblica e dunque dell’esigibilità di diritti uguali per tutti e tutte, ovunque risiedano.

“Ci preoccupa il modo in cui questa maggioranza di Governo vuole attuare l’autonomia differenziata. Infatti, procedere senza prima determinare e finanziare i LEP e senza istituire il fondo perequativo previsto dall’articolo 119, terzo comma, della Costituzione significa esporre il Paese a un rischio concreto: nuove disuguaglianze territoriali, in contrasto con gli articoli 2 e 3 della Costituzione.
A pagarne il prezzo più alto sarebbero i territori con minore capacità fiscale per abitante, dalle aree interne e montane a molte realtà del Mezzogiorno e con essi i Comuni che vi operano. Il luogo di nascita o di residenza non può decidere l’accesso alla salute, all’istruzione, ai servizi sociali, alla protezione civile, alle infrastrutture, al lavoro. L’autonomia differenziata non deve diventare l’occasione per mettere i territori gli uni contro gli altri”.
Proprio per questi motivi i sindaci e le sindache pugliesi – l’appello ha già raccolto oltre 260 firme, allargandosi anche ad amministratori di altre regioni del Sud come Basilicata e Campania – plaudono all’iniziativa del presidente della Regione Puglia, che ha annunciato il ricorso presso la Consulta contro le preintese delle 4 regioni del Nord, seguito dal presidente della Campania, Roberto Fico.

A loro volta, i Comitati per il Ritiro di ogni Autonomia Differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti sostengono l’iniziativa dei sindaci e delle sindache del Sud, così come quella dei due presidenti di Regione, cui auspicano si aggiungano presto le altre regioni governate da forze di opposizione nazionale, in primis l’Emilia-Romagna.

La presa di posizione dei primi cittadini e delle prime cittadine e di amministratori e amministratrici di comuni pugliesi si inserisce a pieno titolo nel ripudio della “secessione dei ricchi”, ma anche nella chiara consapevolezza che il Sud possa giocare un ruolo molto significativo nella spregiudicata partita che il Governo sta portando avanti, incurante non solo della sentenza 192/24, ma anche e soprattutto della sorte di territori che certamente – nonostante le rassicurazioni del ministro Calderoli – registrerebbero uno svantaggio incolmabile, se il processo andasse avanti.

Siamo convinte e convinti che tanti amministratori e amministratrici (e non solo quelli aderenti ai partiti dell’attuale opposizione parlamentare) del nostro Meridione siano perfettamente consapevoli che il processo eversivo dell’autonomia differenziata andrà a penalizzare territori le cui disuguaglianze sociali e squilibri territoriali subiranno un ulteriore aggravamento.  

I sottoscrittori e le sottoscrittrici chiedono “l’immediata sospensione del procedimento relativo agli schemi di intesa preliminare” fino al completamento di una complessiva rivalutazione costituzionale, finanziaria e amministrativa; richiesta che da tempo i Comitati e il Tavolo NOAD stanno esprimendo.

Un appello che il governo non dovrebbe sottovalutare, anche considerando l’avvicinarsi delle elezioni politiche. Sarà interessante capire se sul piatto della bilancia peserà più lo scambio scellerato tra legge elettorale e autonomia differenziata; o la paura di perdere consenso in un Sud che – già nel referendum di marzo sulla riforma della magistratura – ha riservato alle destre al governo una brutta e imprevista sorpresa.

Fonte

Nessun commento:

Posta un commento