Sta assumendo i contorni di una “guerra ibrida” la crisi migratoria di Ceuta, exclave spagnola in Nord Africa confinante col Marocco, dove nei giorni scorsi sono entrate di forza oltre 60.000 persone e un centinaio sono morte nel tentativo di raggiungere il territorio “europeo”.
Secondo alcuni media spagnoli, tra le decine di migliaia di migranti penetrati nella exclave di Ceuta, la Guardia Civil di Madrid avrebbe identificato alcuni agenti dei servizi segreti del Marocco.
Coloro che erano responsabili del sistema di telecamere, in coordinamento con il comando della Guardia Civil, sono riusciti a riconoscerli fin dalle prime ore di giovedì 30 luglio. “L’individuazione è stata possibile grazie al monitoraggio in tempo reale dei movimenti lungo il perimetro di confine, effettuato tramite la rete di telecamere installate nella zona”.
La connivenza delle forze di sicurezza marocchine con il massiccio afflusso di migranti a Ceuta sarebbe dimostrata anche da diversi video che mostrano un atteggiamento decisamente passivo da parte dei poliziotti marocchini mentre i migranti avanzavano verso il confine.
Anche il New York Times, ha raccolto la testimonianza di uno dei migranti entrati a Ceuta nei giorni scorsi, Youssef Aloui, il quale racconta che gli agenti non avrebbero cercato di fermare i migranti e, anzi, li avrebbero indirizzati. “Continuavano a dirci: ‘Andate di qua, di qua’”.
Fonti dei servizi segreti spagnoli corroborano le osservazioni fatte dalla Guardia Civil e inquadrano ciò che accade in un’operazione di guerra ibrida. A loro avviso, un’azione di tale portata non poteva essere condotta senza l’intervento dei servizi segreti del regime marocchino.
Secondo gli analisti spagnoli operazioni simili si sarebbero verificate anche in altri periodi di forte pressione migratoria ai confini di Ceuta e Melilla, con presunti agenti marocchini integrati nei gruppi di migranti. L’obiettivo dei servizi segreti di Rabat sarebbe quello di raccogliere informazioni sulla capacità di reazione delle forze di sicurezza della Spagna di fronte all’afflusso di persone dal Marocco.
È diventata idea piuttosto diffusa che il Marocco sfrutti periodicamente la leva dei flussi migratori per fare pressione sulla Spagna relativamente alla questione del Sahara Occidentale (territorio conteso e rivendicato da Rabat). Due giorni prima dell’ondata di massa sulla frontiera di Ceuta, il premier spagnolo Sanchez era in Algeria – storica rivale del Marocco sulla questione Sharawi e non solo – per un incontro ufficiale. Una mossa niente affatto gradita dalle autorità marocchine.
Ma l’apertura o chiusura del rubinetto dei flussi migratori di massa è un’arma non certo esclusiva del Marocco. Lo hanno fatto sistematicamente la Turchia e la Libia per estorcere finanziamenti ai paesi europei di frontiera e alla stessa Unione Europea.
Infine, e non certo per importanza, le reazioni di governi di destra come quello statunitense, israeliano, italiano – tutti ostili a Sanchez – su quanto accaduto a Ceuta, indicano una coincidenza “di vedute” e di interessi con la mossa delle autorità marocchine. A pensarla male si fa peccato ma...
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