Questa intervista è stata rilasciata alla Reuters da Héctor Llaitul Carrillanca – figura di spicco della CAM e prigioniero politico mapuche – per la realizzazione di un reportage. Dato il suo valore analitico e contestuale, viene qui pubblicata integralmente per fare luce sulla realtà attuale nel Wallmapu.
Sotto il governo di José Antonio Kast, la strategia statale è passata a una logica di “interdizione offensiva”, che prevede incursioni a sorpresa, blocchi territoriali e minacce di interrompere le forniture a comunità come quella di Temucuicui. In che modo la CAM interpreta tali misure e come si sta adattando la strategia di recupero territoriale “metro dopo metro”?
Héctor Llaitul: Le misure attuate dall’attuale governo rappresentano una continuazione delle politiche passate. Di fatto, le condizioni sociopolitiche sono state create e imposte decenni fa – a livello sovrastrutturale – contro il Popolo Nazione Mapuche, gettando così le basi per la modernizzazione delle strategie repressive, mirate principalmente contro il movimento autonomista Mapuche. Nell’ambito della nota politica del “bastone”, lo Stato cileno ha instaurato logiche e misure di criminalizzazione e militarizzazione del Wallmapu.
Agisce attraverso incursioni – tattiche da sempre utilizzate, ma ora eseguite con maggiore sofisticatezza – privilegiando l’effetto sorpresa e l’occupazione territoriale rispetto ai semplici blocchi in sè.
Si tratta di una nuova modalità impiegata da questo governo; la novità, questa volta, risiede nell’interruzione delle forniture di beni essenziali alle comunità, nel tentativo di strangolarne i mezzi di sussistenza. È una politica d’assedio: nulla di nuovo nel contesto del dominio e dell’imperialismo. È la logica utilizzate dagli USA contro Venezuela e Cuba, e da Israele contro Gaza e il Libano.
In Cile, questi metodi riflettono una logica repressiva e una strategia statale di continuità. Al contempo, sono le politiche di modernizzazione dell’apparato repressivo dello Stato, un processo che si è notevolmente intensificato sotto il governo pseudo-progressista di Boric.
Tuttavia, tali azioni si scontrano con la nostra strategia di Resistenza e di recupero territoriale, che effettivamente a un certo punto è stata definita come un avanzamento “metro dopo metro” e che comporta il raggiungimento di un’autonomia de facto – che per noi è un radicale cambio di logica – attraverso lo sviluppo di una nostra visione e di nostri progetti, mantenendo al contempo un atteggiamento di scontro contro l’espansione del grande capitale che sta distruggendo il Wallmapu.
Parliamo della ricerca della ricomposizione del mondo Mapuche. Questa proposta richiede un lavoro arduo, fatto di sacrifici da parte dei militanti Mapuche e delle comunità impegnate nella lotta concreta attraverso il controllo del territorio: un percorso che si inserisce nella nostra linea storica di resistenza e di ricostruzione della Nazione Mapuche.
Le organizzazioni per i diritti umani hanno denunciato le vessazioni subite dalle ‘machi’, dai prigionieri politici mapuche e dalle comunità in resistenza, mentre leggi come la Naín-Retamal ampliano le tutele legali per l’uso della forza letale da parte dei Carabineros. Ritiene che lo Stato stia utilizzando gli apparati di polizia, giudiziario e carcerario come strumenti di persecuzione politica e di “rieducazione”, anziché per garantire giustizia?
Riguardo a questa realtà, sono già state formalizzate denunce. Lo scontro ingaggiato dal nostro Popolo Nazione Mapuche contro lo Stato e il sistema di dominazione – una lotta per la restituzione territoriale e la ricostruzione del mondo Mapuche – ha acuito le contraddizioni con il sistema stesso.
È proprio in questo contesto che lo Stato cileno ha rafforzato in modo capillare e totale il proprio sistema di dominazione. Fattori economici strutturali sono alla base di un ordine giuridico, politico e istituzionale apertamente repressivo, concepito per perseguitare e frammentare la resistenza.
Ne è prova il recente ricorso a forme brutali di persecuzione politica contro il movimento in lotta nell’ambito giudiziario, di polizia e, più di recente, nel sistema carcerario, con l’incarcerazione di leader e weichafe (guerrieri) divenuti ormai prigionieri politici.
In questo quadro, la criminalizzazione è diventata un ulteriore strumento di persecuzione politica, assumendo misure di carattere punitivo e di castigo – anziché riabilitativo – volto a soggiogare e annientare le resistenze.
Sono noti casi di violazioni dei diritti umani che hanno come obiettivo principale spezzare il morale e la determinazione politica dei militanti sottoposti a repressione nelle carceri dello Stato cileno.
A tal proposito, abbiamo criticato con forza questa logica – derivante da politiche stabilite da precedenti governi che sono state apertamente razziste – in particolare il governo Boric, che ha introdotto nuove leggi volte a potenziare l’apparato repressivo.
Un esempio emblematico è la Legge Naín-Retamal, che conferisce poteri e prerogative estesi ai Carabineros e garantisce inoltre sostegno incondizionato alle Forze Armate e alla Gendarmeria, consentendo loro di adottare una linea dura contro le mobilitazioni promosse dalle nostre comunità.
Le nuove leggi contro l’usurpazione prevedono pene più severe per il recupero delle terre, mentre il governo promette di catturare i fuggitivi “senza preavviso”. Alla luce di questo scenario, qual è la sua opinione su queste iniziative e la CAM continuerà a utilizzare la difesa legale come ulteriore fronte nella sua lotta?
Si tratta indubbiamente di nuove leggi, ma erano state proposte da tempo dalle forze di destra. Tuttavia, è nel contesto del governo presuntamente democratico e di sinistra di Boric che si sono concretizzate e hanno iniziato ad essere attuate. Con il governo precedente si ottiene il consenso tra l’oligarchia, i settori politici legati al mondo degli affari – coloro che mantengono il sistema – e i gruppi “progressisti”, compresi i “comunisti”. Grazie a questo consenso, è stato possibile promulgare questa nuova legislazione repressiva.
Di fatto, si sono spinti persino a inquadrare la questione della proprietà terriera su una nuova e fallace base storica, che distorce l’usurpazione storica di Wallmapu da parte dello Stato cileno. Hanno imposto come discorso ufficiale l’idea che oggi siano i Mapuche a perpetrare usurpazioni sulle proprie terre ancestrali.
L’obiettivo è distorcere i fatti a tutti i costi e costruire così un nuovo ordine giuridico e politico con nuovi strumenti repressivi che consentano la persecuzione dei legittimi processi di rivendicazione territoriale ancestrale.
Secondo questa logica, la militarizzazione è oggi una realtà, unita alla legge contro l’occupazione delle terre, o “legge anti-occupazione”, il cui obiettivo principale è reprimere le comunità che storicamente hanno rivendicato e si sono mobilitate per recuperare ciò che apparteneva ai loro antenati, al fine di ripristinare i loro stili di vita ancestrali.
Sono quindi emerse altre leggi che consentono agli agenti statali di agire con maggiore forza e impunità contro il movimento Mapuche. Tra queste, la legge Nain-Retamal, di cui abbiamo già parlato, che apre la strada ad abusi e violazioni dei diritti umani, come ai tempi della dittatura di Pinochet.
Una normativa che, insieme alla militarizzazione del Wallmapu storico, concede maggiori poteri e prerogative alle forze militari nel loro insieme, e che già erano state incaricate dall’oligarchia di realizzare la sottomissione delle comunità in lotta.
In questo scenario è prevedibile ogni sorta di azione contro il movimento Mapuche. Non solo nella cattura e nella persecuzione politica dei “fuggitivi” Mapuche, ma anche nelle incursioni volte a ribaltare il legittimo recupero delle terre ottenute dal movimento autonomista.
Come CAM, continueremo a usare ogni forma di lotta per mantenere le nostre terre recuperate. Sebbene la nostra lotta sia principalmente territoriale, i nostri sforzi comprendono anche la difesa legale nei processi. Dato che lo Stato cileno sta conducendo incursioni politiche e giudiziarie per smantellare la nostra organizzazione, promuoviamo azioni che denunciano le sue tattiche punitive e le misure disciplinari attuate nelle carceri.
Ci assumiamo la difesa politica e giudiziaria ogni volta che vengono giudicati dei militanti Mapuche. Gli attuali processi contro i nostri weichafe (guerrieri) ne sono un chiaro esempio. Stiamo lottando in ambito legale per garantire il giusto processo, soprattutto contro l’uso di testimoni “senza volto”, che violano i diritti procedurali.
Questo è il caso di Lautaro, dove mio figlio Pelentaro, insieme ad altri giovani Mapuche, è sotto processo e rischia una pena detentiva potenzialmente severa.
Kast ha proposto di consentire ai singoli Mapuche di vendere o ipotecare le proprie terre, introducendo una logica di mercato all’interno delle riserve. Alcuni proprietari terrieri Mapuche scelgono di vendere, ipotecare o privatizzare le proprie terre. Qual è la tua opinione su questa proposta?
Innanzitutto, questa proposta è legata all’ingerenza della Legge Indigena, nel contesto di un’offensiva di destra contro ogni espressione della causa Mapuche. Tuttavia, questo non ci riguarda, in quanto parte del movimento autonomista Mapuche, perché non abbiamo mai rivendicato, né tantomeno lottato in base alle leggi proposte e sostenute dallo Stato coloniale.
Questa legislazione ha un fondamento profondamente genocida e razzista, basato sull’espropriazione, che legittima l’occupazione militare del Wallmapu e una legislazione che riconosce le concessioni di terre solo dopo che il nostro popolo è stato decimato e militarmente occupato. Nega l’usurpazione territoriale.
Noi non riconosciamo questa legislazione per il recupero del territorio ancestrale. Consideriamo questa modifica come un intervento con una logica mercantile e capitalista volto a disarmare culturalmente e ideologicamente le comunità impoverite a causa della mancanza di terre.
Bisogna riconoscere che ci sono ancora Mapuche che perseguono il recupero delle terre basandosi su qualche forma di tale legislazione indigena. Questo approccio legalistico non fa altro che legittimare una proposta da parte dello Stato oppressore, legittimando così l’occupazione e l’espropriazione dei nostri territori ancestrali.
Riteniamo che concedere la possibilità di vendita, ipoteca e privatizzazione sia una strategia per colpire questi settori legalisti e allo stesso tempo costituisca un vero attentato alla visione del mondo mapuche, del vivere in comunità, perché in termini culturali, il significato profondo che il territorio ha nell’essere mapuche è essenziale.
Per i Mapuche in generale, il Territorio è l’elemento vitale di tutta l’esistenza. Costituisce la base di ogni proposta di ricostruzione della Nazione Mapuche.
Del resto, per la rivendicazione territoriale più avanzata – che ideologicamente e politicamente lotta per la ricostruzione del territorio ancestrale a partire da un progetto di decolonizzazione e liberazione – un simile intervento costituisce un affronto nel senso politico comunitario, perché mira a creare divisione e gruppi filocapitalisti nelle comunità, il che rafforzerebbe una soluzione a favore dei potenti che tentano ancora una volta l’occupazione politico-militare nel nostro territorio ancestrale.
Per tutte queste ragioni, noi della CAM ribadiamo che la ricostruzione nazionale Mapuche si fonda sulla resistenza e sulla ricostituzione del mondo Mapuche in ogni ambito. E per questo, la rivendicazione di tutti i territori storici è fondamentale.
Oggi, alcuni settori si preoccupano di modificare la Legge Indigena, gli stessi settori che fallirono con la loro proposta di multiculturalismo nella Costituente. Settori che tacciono sulla militarizzazione che mira a colpire il controllo territoriale di centinaia di comunità che si sono sollevate contro il colonialismo, l’estrattivismo e il capitalismo globalizzato.
Questi settori traditori persistono, oggi allineati con lo pseudo-progressismo e la “sinistra” corrotta, e si oppongono quindi alla nostra proposta di ricostruzione basata sulla resistenza.
Oggi, la destra fascista al potere mira a focalizzare l’attenzione di questi settori traditori sulla modifica di una legge che consentirebbe ad alcuni Mapuche di vendere o affittare le proprie terre, principalmente a società forestali, al fine di rendere invisibile e soffocare qualsiasi reazione quando i militari lanciano incursioni contro le comunità che esercitano un autentico controllo territoriale, che per noi rappresenta la lotta principale.
Il conflitto sembra estendersi dalle aziende forestali a quello che viene definito “colonialismo verde”: progetti idroelettrici, eolici, minerari e di estrazione del litio, nonché investimenti stranieri provenienti da Cina, Stati Uniti e altri paesi. L’obiettivo principale del CAM è ancora quello di espellere le aziende forestali dal Wallmapu, oppure la lotta si è trasformata in una resistenza più ampia contro il capitale globale e i progetti di energia “pulita” nel territorio Mapuche?
La nostra analisi in proposito indica che il principale nemico della causa Mapuche è rappresentato dagli investimenti capitalistici nel Wallmapu. In primo luogo, le imprese forestali costituiscono la minaccia principale, in quanto rappresentano il più grande sistema di usurpazione dei diritti di proprietà ai danni delle comunità, soprattutto di quelle con il potenziale per sviluppare progetti volti a riorganizzare le proprie comunità (lof) e ad espandere i propri spazi territoriali per realizzare la ricomposizione del Popolo Nazione Mapuche.
La lotta è infatti principalmente contro l’industria del legname, non solo per i gravi danni che infligge alla nostra Madre Terra (Ñuke Mapu) e all’ecosistema in generale, ma anche perché riflette le politiche estrattiviste che stanno devastando il nostro mondo.
Oltre alla lotta contro le imprese forestali, esiste una lotta più ampia contro i vari progetti di investimento capitalistici che invadono le comunità, definendo questa realtà di occupazione come “accumulazione per espropriazione”.
Parliamo di megaprogetti di ogni tipo che invadono e saccheggiano i nostri territori ancestrali, tra cui centrali idroelettriche, parchi eolici, complessi immobiliari, attività minerarie, autostrade e così via. Grandi corporazioni, il grande capitale, si appropriano delle risorse, delle terre e dei diritti delle comunità per generare profitti.
Anche i cosiddetti progetti di energia pulita sono anch’essi una chimera, quando vengono realizzati in spazi usurpati. Analisi precedenti hanno già sollevato la questione del riallineamento del grande capitale nei territori ancestrali, persino con proposte di progetti agroforestali più “etici”, che però hanno anch’essi uno scopo estrattivo che danneggia e denigra la cultura Mapuche. Non solo per la trasformazione del territorio al servizio del capitalismo, ma anche per l’imposizione di una logica coloniale occidentale che ha un impatto profondo sul tessuto sociale, politico, ideologico e culturale Mapuche.
In questo contesto, proponiamo una lotta basata sulla resistenza e sulla ricostruzione del nostro popolo contro ogni espressione del capitalismo globalizzato. I nostri principi cardine sono contrastare l’imperialismo globale e l’espropriazione colonialista locale da parte dei latifondisti e dei gruppi economici. Riaffermiamo il movimento autonomista Mapuche come rivoluzionario, anticapitalista e antimperialista.
Molti ci hanno detto che i giovani Mapuche si sono allontanati dalla cultura e dalla lotta Mapuche. Qual è la vostra opinione al riguardo e cosa significa per la vostra lotta?
Pur consapevoli che la domanda è un’affermazione, a nostro avviso è relativa. Nel processo di reinterpretazione che le nuove generazioni Mapuche stanno vivendo, sono stati proprio i giovani a svolgere un ruolo fondamentale nella rinascita e nella ripresa della causa autonomista, soprattutto nel sostenere la proposta di liberazione del nostro popolo.
Questo perché nei weche (giovani) sta la forza, la vitalità, l’energia rinnovata da cui sono emersi i weichafe, pu lamngen, pu peñi, che rivendicano non solo aspetti culturali e identitari, ma anche una maggiore consapevolezza politica del significato dell’espropriazione, dell’occupazione e della sottomissione del nostro popolo.
Infatti, diversi militanti hanno perso la vita e centinaia sono incarcerati come prigionieri politici, il che dimostra l’impegno dei giovani Mapuche.
Dobbiamo tuttavia riconoscere che la diversità di espressioni tra i nostri giovani riguardo al modo di combattere, di vivere, al recupero dell’identità e al legame con la terra potrebbe aver generato pregiudizi sull’abbandono dei principi identitari e dei valori culturali.
L’autocritica che possiamo offrire nei confronti dei nostri giovani passa per una riflessione su alcune deviazioni nelle forme di lotta, piuttosto che sulle linee guida programmatiche o strategico-tattiche della lotta in generale.
Come CAM, abbiamo definito come abbracciare la nostra cultura basandoci su una lotta concreta. Consideriamo il recupero della cultura come l’essenza che alimenta la lotta di liberazione. Inizia con la consapevolezza della necessità di rivitalizzare gli elementi della nostra visione del mondo, il che a sua volta è una lotta per denunciare l’oppressione e la negazione della nostra identità e cultura da parte dello stato coloniale.
Questo diventa un’ulteriore componente della lotta; mettendola in pratica, si crea una correlazione di forze a favore di un percorso anticoloniale di ribellione e insubordinazione.
La proposta è di rafforzare la nostra cultura a partire da ciò che ancora sopravvive nei nostri territori e dai margini (la condizione di una sottocultura), affinché diventi una risorsa nella lotta reale contro il neocolonialismo. L’elemento più importante, vitale, è l’eredità dei nostri antenati che hanno combattuto.
Attualmente, ci sono diversi contributi, tutti di pari passo con la ricostituzione del weichan (la lotta Mapuche). Si tratta di una lotta su più fronti che si propone come obiettivo di instaurare il grande processo di ricostruzione nazionale, in cui le nuove generazioni sono fondamentali.
Oggi, con i weche (gli anziani Mapuche) e con tutto il popolo, le cerimonie e l’eredità dei nostri futakeche kuifi (antenati), come Mapuche kimun ka mapuche rakiduam (conoscenza e saggezza Mapuche), dobbiamo riaffermare con grande NEWEN (forza) che il Popolo Nazione Mapuche sta avanzando verso la sua liberazione.
Fonte
Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
04/08/2026
Cile - “Il principale nemico della causa mapuche sono gli investimenti capitalisti”
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