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04/08/2026

Cile - “Il principale nemico della causa mapuche sono gli investimenti capitalisti”

Questa intervista è stata rilasciata alla Reuters da Héctor Llaitul Carrillanca – figura di spicco della CAM e prigioniero politico mapuche – per la realizzazione di un reportage. Dato il suo valore analitico e contestuale, viene qui pubblicata integralmente per fare luce sulla realtà attuale nel Wallmapu.

Sotto il governo di José Antonio Kast, la strategia statale è passata a una logica di “interdizione offensiva”, che prevede incursioni a sorpresa, blocchi territoriali e minacce di interrompere le forniture a comunità come quella di Temucuicui. In che modo la CAM interpreta tali misure e come si sta adattando la strategia di recupero territoriale “metro dopo metro”?

Héctor Llaitul: Le misure attuate dall’attuale governo rappresentano una continuazione delle politiche passate. Di fatto, le condizioni sociopolitiche sono state create e imposte decenni fa – a livello sovrastrutturale – contro il Popolo Nazione Mapuche, gettando così le basi per la modernizzazione delle strategie repressive, mirate principalmente contro il movimento autonomista Mapuche. Nell’ambito della nota politica del “bastone”, lo Stato cileno ha instaurato logiche e misure di criminalizzazione e militarizzazione del Wallmapu.

Agisce attraverso incursioni – tattiche da sempre utilizzate, ma ora eseguite con maggiore sofisticatezza – privilegiando l’effetto sorpresa e l’occupazione territoriale rispetto ai semplici blocchi in sè.

Si tratta di una nuova modalità impiegata da questo governo; la novità, questa volta, risiede nell’interruzione delle forniture di beni essenziali alle comunità, nel tentativo di strangolarne i mezzi di sussistenza. È una politica d’assedio: nulla di nuovo nel contesto del dominio e dell’imperialismo. È la logica utilizzate dagli USA contro Venezuela e Cuba, e da Israele contro Gaza e il Libano.

In Cile, questi metodi riflettono una logica repressiva e una strategia statale di continuità. Al contempo, sono le politiche di modernizzazione dell’apparato repressivo dello Stato, un processo che si è notevolmente intensificato sotto il governo pseudo-progressista di Boric.

Tuttavia, tali azioni si scontrano con la nostra strategia di Resistenza e di recupero territoriale, che effettivamente a un certo punto è stata definita come un avanzamento “metro dopo metro” e che comporta il raggiungimento di un’autonomia de facto – che per noi è un radicale cambio di logica – attraverso lo sviluppo di una nostra visione e di nostri progetti, mantenendo al contempo un atteggiamento di scontro contro l’espansione del grande capitale che sta distruggendo il Wallmapu.

Parliamo della ricerca della ricomposizione del mondo Mapuche. Questa proposta richiede un lavoro arduo, fatto di sacrifici da parte dei militanti Mapuche e delle comunità impegnate nella lotta concreta attraverso il controllo del territorio: un percorso che si inserisce nella nostra linea storica di resistenza e di ricostruzione della Nazione Mapuche.

Le organizzazioni per i diritti umani hanno denunciato le vessazioni subite dalle ‘machi’, dai prigionieri politici mapuche e dalle comunità in resistenza, mentre leggi come la Naín-Retamal ampliano le tutele legali per l’uso della forza letale da parte dei Carabineros. Ritiene che lo Stato stia utilizzando gli apparati di polizia, giudiziario e carcerario come strumenti di persecuzione politica e di “rieducazione”, anziché per garantire giustizia?

Riguardo a questa realtà, sono già state formalizzate denunce. Lo scontro ingaggiato dal nostro Popolo Nazione Mapuche contro lo Stato e il sistema di dominazione – una lotta per la restituzione territoriale e la ricostruzione del mondo Mapuche – ha acuito le contraddizioni con il sistema stesso.

È proprio in questo contesto che lo Stato cileno ha rafforzato in modo capillare e totale il proprio sistema di dominazione. Fattori economici strutturali sono alla base di un ordine giuridico, politico e istituzionale apertamente repressivo, concepito per perseguitare e frammentare la resistenza.

Ne è prova il recente ricorso a forme brutali di persecuzione politica contro il movimento in lotta nell’ambito giudiziario, di polizia e, più di recente, nel sistema carcerario, con l’incarcerazione di leader e weichafe (guerrieri) divenuti ormai prigionieri politici.

In questo quadro, la criminalizzazione è diventata un ulteriore strumento di persecuzione politica, assumendo misure di carattere punitivo e di castigo – anziché riabilitativo – volto a soggiogare e annientare le resistenze.

Sono noti casi di violazioni dei diritti umani che hanno come obiettivo principale spezzare il morale e la determinazione politica dei militanti sottoposti a repressione nelle carceri dello Stato cileno.

A tal proposito, abbiamo criticato con forza questa logica – derivante da politiche stabilite da precedenti governi che sono state apertamente razziste – in particolare il governo Boric, che ha introdotto nuove leggi volte a potenziare l’apparato repressivo.

Un esempio emblematico è la Legge Naín-Retamal, che conferisce poteri e prerogative estesi ai Carabineros e garantisce inoltre sostegno incondizionato alle Forze Armate e alla Gendarmeria, consentendo loro di adottare una linea dura contro le mobilitazioni promosse dalle nostre comunità.

Le nuove leggi contro l’usurpazione prevedono pene più severe per il recupero delle terre, mentre il governo promette di catturare i fuggitivi “senza preavviso”. Alla luce di questo scenario, qual è la sua opinione su queste iniziative e la CAM continuerà a utilizzare la difesa legale come ulteriore fronte nella sua lotta?

Si tratta indubbiamente di nuove leggi, ma erano state proposte da tempo dalle forze di destra. Tuttavia, è nel contesto del governo presuntamente democratico e di sinistra di Boric che si sono concretizzate e hanno iniziato ad essere attuate. Con il governo precedente si ottiene il consenso tra l’oligarchia, i settori politici legati al mondo degli affari – coloro che mantengono il sistema – e i gruppi “progressisti”, compresi i “comunisti”. Grazie a questo consenso, è stato possibile promulgare questa nuova legislazione repressiva.

Di fatto, si sono spinti persino a inquadrare la questione della proprietà terriera su una nuova e fallace base storica, che distorce l’usurpazione storica di Wallmapu da parte dello Stato cileno. Hanno imposto come discorso ufficiale l’idea che oggi siano i Mapuche a perpetrare usurpazioni sulle proprie terre ancestrali.

L’obiettivo è distorcere i fatti a tutti i costi e costruire così un nuovo ordine giuridico e politico con nuovi strumenti repressivi che consentano la persecuzione dei legittimi processi di rivendicazione territoriale ancestrale.

Secondo questa logica, la militarizzazione è oggi una realtà, unita alla legge contro l’occupazione delle terre, o “legge anti-occupazione”, il cui obiettivo principale è reprimere le comunità che storicamente hanno rivendicato e si sono mobilitate per recuperare ciò che apparteneva ai loro antenati, al fine di ripristinare i loro stili di vita ancestrali.

Sono quindi emerse altre leggi che consentono agli agenti statali di agire con maggiore forza e impunità contro il movimento Mapuche. Tra queste, la legge Nain-Retamal, di cui abbiamo già parlato, che apre la strada ad abusi e violazioni dei diritti umani, come ai tempi della dittatura di Pinochet.

Una normativa che, insieme alla militarizzazione del Wallmapu storico, concede maggiori poteri e prerogative alle forze militari nel loro insieme, e che già erano state incaricate dall’oligarchia di realizzare la sottomissione delle comunità in lotta.

In questo scenario è prevedibile ogni sorta di azione contro il movimento Mapuche. Non solo nella cattura e nella persecuzione politica dei “fuggitivi” Mapuche, ma anche nelle incursioni volte a ribaltare il legittimo recupero delle terre ottenute dal movimento autonomista.

Come CAM, continueremo a usare ogni forma di lotta per mantenere le nostre terre recuperate. Sebbene la nostra lotta sia principalmente territoriale, i nostri sforzi comprendono anche la difesa legale nei processi. Dato che lo Stato cileno sta conducendo incursioni politiche e giudiziarie per smantellare la nostra organizzazione, promuoviamo azioni che denunciano le sue tattiche punitive e le misure disciplinari attuate nelle carceri.

Ci assumiamo la difesa politica e giudiziaria ogni volta che vengono giudicati dei militanti Mapuche. Gli attuali processi contro i nostri weichafe (guerrieri) ne sono un chiaro esempio. Stiamo lottando in ambito legale per garantire il giusto processo, soprattutto contro l’uso di testimoni “senza volto”, che violano i diritti procedurali.

Questo è il caso di Lautaro, dove mio figlio Pelentaro, insieme ad altri giovani Mapuche, è sotto processo e rischia una pena detentiva potenzialmente severa.

Kast ha proposto di consentire ai singoli Mapuche di vendere o ipotecare le proprie terre, introducendo una logica di mercato all’interno delle riserve. Alcuni proprietari terrieri Mapuche scelgono di vendere, ipotecare o privatizzare le proprie terre. Qual è la tua opinione su questa proposta?

Innanzitutto, questa proposta è legata all’ingerenza della Legge Indigena, nel contesto di un’offensiva di destra contro ogni espressione della causa Mapuche. Tuttavia, questo non ci riguarda, in quanto parte del movimento autonomista Mapuche, perché non abbiamo mai rivendicato, né tantomeno lottato in base alle leggi proposte e sostenute dallo Stato coloniale.

Questa legislazione ha un fondamento profondamente genocida e razzista, basato sull’espropriazione, che legittima l’occupazione militare del Wallmapu e una legislazione che riconosce le concessioni di terre solo dopo che il nostro popolo è stato decimato e militarmente occupato. Nega l’usurpazione territoriale.

Noi non riconosciamo questa legislazione per il recupero del territorio ancestrale. Consideriamo questa modifica come un intervento con una logica mercantile e capitalista volto a disarmare culturalmente e ideologicamente le comunità impoverite a causa della mancanza di terre.

Bisogna riconoscere che ci sono ancora Mapuche che perseguono il recupero delle terre basandosi su qualche forma di tale legislazione indigena. Questo approccio legalistico non fa altro che legittimare una proposta da parte dello Stato oppressore, legittimando così l’occupazione e l’espropriazione dei nostri territori ancestrali.

Riteniamo che concedere la possibilità di vendita, ipoteca e privatizzazione sia una strategia per colpire questi settori legalisti e allo stesso tempo costituisca un vero attentato alla visione del mondo mapuche, del vivere in comunità, perché in termini culturali, il significato profondo che il territorio ha nell’essere mapuche è essenziale.

Per i Mapuche in generale, il Territorio è l’elemento vitale di tutta l’esistenza. Costituisce la base di ogni proposta di ricostruzione della Nazione Mapuche.

Del resto, per la rivendicazione territoriale più avanzata – che ideologicamente e politicamente lotta per la ricostruzione del territorio ancestrale a partire da un progetto di decolonizzazione e liberazione – un simile intervento costituisce un affronto nel senso politico comunitario, perché mira a creare divisione e gruppi filocapitalisti nelle comunità, il che rafforzerebbe una soluzione a favore dei potenti che tentano ancora una volta l’occupazione politico-militare nel nostro territorio ancestrale.

Per tutte queste ragioni, noi della CAM ribadiamo che la ricostruzione nazionale Mapuche si fonda sulla resistenza e sulla ricostituzione del mondo Mapuche in ogni ambito. E per questo, la rivendicazione di tutti i territori storici è fondamentale.

Oggi, alcuni settori si preoccupano di modificare la Legge Indigena, gli stessi settori che fallirono con la loro proposta di multiculturalismo nella Costituente. Settori che tacciono sulla militarizzazione che mira a colpire il controllo territoriale di centinaia di comunità che si sono sollevate contro il colonialismo, l’estrattivismo e il capitalismo globalizzato.

Questi settori traditori persistono, oggi allineati con lo pseudo-progressismo e la “sinistra” corrotta, e si oppongono quindi alla nostra proposta di ricostruzione basata sulla resistenza.

Oggi, la destra fascista al potere mira a focalizzare l’attenzione di questi settori traditori sulla modifica di una legge che consentirebbe ad alcuni Mapuche di vendere o affittare le proprie terre, principalmente a società forestali, al fine di rendere invisibile e soffocare qualsiasi reazione quando i militari lanciano incursioni contro le comunità che esercitano un autentico controllo territoriale, che per noi rappresenta la lotta principale.

Il conflitto sembra estendersi dalle aziende forestali a quello che viene definito “colonialismo verde”: progetti idroelettrici, eolici, minerari e di estrazione del litio, nonché investimenti stranieri provenienti da Cina, Stati Uniti e altri paesi. L’obiettivo principale del CAM è ancora quello di espellere le aziende forestali dal Wallmapu, oppure la lotta si è trasformata in una resistenza più ampia contro il capitale globale e i progetti di energia “pulita” nel territorio Mapuche?

La nostra analisi in proposito indica che il principale nemico della causa Mapuche è rappresentato dagli investimenti capitalistici nel Wallmapu. In primo luogo, le imprese forestali costituiscono la minaccia principale, in quanto rappresentano il più grande sistema di usurpazione dei diritti di proprietà ai danni delle comunità, soprattutto di quelle con il potenziale per sviluppare progetti volti a riorganizzare le proprie comunità (lof) e ad espandere i propri spazi territoriali per realizzare la ricomposizione del Popolo Nazione Mapuche.

La lotta è infatti principalmente contro l’industria del legname, non solo per i gravi danni che infligge alla nostra Madre Terra (Ñuke Mapu) e all’ecosistema in generale, ma anche perché riflette le politiche estrattiviste che stanno devastando il nostro mondo.

Oltre alla lotta contro le imprese forestali, esiste una lotta più ampia contro i vari progetti di investimento capitalistici che invadono le comunità, definendo questa realtà di occupazione come “accumulazione per espropriazione”.

Parliamo di megaprogetti di ogni tipo che invadono e saccheggiano i nostri territori ancestrali, tra cui centrali idroelettriche, parchi eolici, complessi immobiliari, attività minerarie, autostrade e così via. Grandi corporazioni, il grande capitale, si appropriano delle risorse, delle terre e dei diritti delle comunità per generare profitti.

Anche i cosiddetti progetti di energia pulita sono anch’essi una chimera, quando vengono realizzati in spazi usurpati. Analisi precedenti hanno già sollevato la questione del riallineamento del grande capitale nei territori ancestrali, persino con proposte di progetti agroforestali più “etici”, che però hanno anch’essi uno scopo estrattivo che danneggia e denigra la cultura Mapuche. Non solo per la trasformazione del territorio al servizio del capitalismo, ma anche per l’imposizione di una logica coloniale occidentale che ha un impatto profondo sul tessuto sociale, politico, ideologico e culturale Mapuche.

In questo contesto, proponiamo una lotta basata sulla resistenza e sulla ricostruzione del nostro popolo contro ogni espressione del capitalismo globalizzato. I nostri principi cardine sono contrastare l’imperialismo globale e l’espropriazione colonialista locale da parte dei latifondisti e dei gruppi economici. Riaffermiamo il movimento autonomista Mapuche come rivoluzionario, anticapitalista e antimperialista.

Molti ci hanno detto che i giovani Mapuche si sono allontanati dalla cultura e dalla lotta Mapuche. Qual è la vostra opinione al riguardo e cosa significa per la vostra lotta?

Pur consapevoli che la domanda è un’affermazione, a nostro avviso è relativa. Nel processo di reinterpretazione che le nuove generazioni Mapuche stanno vivendo, sono stati proprio i giovani a svolgere un ruolo fondamentale nella rinascita e nella ripresa della causa autonomista, soprattutto nel sostenere la proposta di liberazione del nostro popolo.

Questo perché nei weche (giovani) sta la forza, la vitalità, l’energia rinnovata da cui sono emersi i weichafe, pu lamngen, pu peñi, che rivendicano non solo aspetti culturali e identitari, ma anche una maggiore consapevolezza politica del significato dell’espropriazione, dell’occupazione e della sottomissione del nostro popolo.

Infatti, diversi militanti hanno perso la vita e centinaia sono incarcerati come prigionieri politici, il che dimostra l’impegno dei giovani Mapuche.

Dobbiamo tuttavia riconoscere che la diversità di espressioni tra i nostri giovani riguardo al modo di combattere, di vivere, al recupero dell’identità e al legame con la terra potrebbe aver generato pregiudizi sull’abbandono dei principi identitari e dei valori culturali.

L’autocritica che possiamo offrire nei confronti dei nostri giovani passa per una riflessione su alcune deviazioni nelle forme di lotta, piuttosto che sulle linee guida programmatiche o strategico-tattiche della lotta in generale.

Come CAM, abbiamo definito come abbracciare la nostra cultura basandoci su una lotta concreta. Consideriamo il recupero della cultura come l’essenza che alimenta la lotta di liberazione. Inizia con la consapevolezza della necessità di rivitalizzare gli elementi della nostra visione del mondo, il che a sua volta è una lotta per denunciare l’oppressione e la negazione della nostra identità e cultura da parte dello stato coloniale.

Questo diventa un’ulteriore componente della lotta; mettendola in pratica, si crea una correlazione di forze a favore di un percorso anticoloniale di ribellione e insubordinazione.

La proposta è di rafforzare la nostra cultura a partire da ciò che ancora sopravvive nei nostri territori e dai margini (la condizione di una sottocultura), affinché diventi una risorsa nella lotta reale contro il neocolonialismo. L’elemento più importante, vitale, è l’eredità dei nostri antenati che hanno combattuto.

Attualmente, ci sono diversi contributi, tutti di pari passo con la ricostituzione del weichan (la lotta Mapuche). Si tratta di una lotta su più fronti che si propone come obiettivo di instaurare il grande processo di ricostruzione nazionale, in cui le nuove generazioni sono fondamentali.

Oggi, con i weche (gli anziani Mapuche) e con tutto il popolo, le cerimonie e l’eredità dei nostri futakeche kuifi (antenati), come Mapuche kimun ka mapuche rakiduam (conoscenza e saggezza Mapuche), dobbiamo riaffermare con grande NEWEN (forza) che il Popolo Nazione Mapuche sta avanzando verso la sua liberazione.

Fonte

13/12/2025

“Se il prossimo presidente del Cile sarà tedesco...”

In un’intervista inviata dal carcere di Concepción (Penitenziario di Biobío), Héctor Llaitul, leader della Coordinadora Arauco Malleco (CAM), condannato a 23 anni di carcere ai sensi della Legge sulla Sicurezza dello Stato, affronta diversi argomenti nel contesto delle recenti elezioni presidenziali.

L’offensiva dell’estrema destra con i suoi tre candidati presidenziali, la possibilità di un indulto, le politiche di sicurezza riconvertite dall’amministrazione Boric, insieme a un’analisi dello stato attuale del movimento di resistenza Mapuche e la sua opinione sul rinnovato interventismo nordamericano in America Latina, sono i temi approfonditi dallo storico werken portavoce Mapuche.

Come valuta l’offensiva dell’estrema destra e la presenza tedesca nel Wallmapu, considerando che si sono presentati tre candidati di destra di origine tedesca a queste elezioni presidenziali?

L’offensiva dell’estrema destra oggi presenta volti noti, che, in una certa misura, comprendono diverse dimensioni di una posizione più ampia, come la riaffermazione di uno Stato capitalista di natura profondamente razzista e coloniale. Questo è ciò che rappresentano Kast, Kaiser e Matthei, che sono precisamente discendenti di tedeschi.

Detto questo, è necessario un breve ripasso storico di ciò che è stata la presenza dei tedeschi in questo paese, che oggi sono praticamente i padroni del sud del Cile, non solo in termini del loro ruolo come settore imprenditoriale, ma anche in quanto rappresentanti dell’intero sistema di dominio nel Wallmapu storico. Forse da lì discende la loro posizione e il loro discorso, carichi di odio e razzismo contro la causa Mapuche e contro i poveri in generale.

In effetti, i tre candidati tedeschi, e ora Kast, che è passato al secondo turno, non solo rappresentano il settore imprenditoriale con le garanzie di cui già dispone per continuare a sfruttare il nostro Wallmapu storico, ma oggi intendono perpetuare il loro potere con un sistema assoluto che ci sottometta a un colonialismo più intenso attraverso l’imposizione di insediamenti e lo sterminio delle comunità.

Come si svolse l'occupazione coloniale nel Wallmapu?

I tedeschi, così come altri gruppi di coloni (italiani, neozelandesi, svizzeri), si stabilirono nel nostro Wallmapu ancestrale a causa delle politiche statali, dopo che gli eserciti di Cile e Argentina consolidarono col ferro e il fuoco la loro occupazione dell’Araucanía intorno al 1881. Per la nostra nazione originaria, ciò significò invasione, genocidio e occupazione politica e militare del nostro territorio ancestrale dal Puelmapu al Gulumapu. Questa situazione persiste a tutt’oggi.

Così, attraverso politiche colonialiste, i tedeschi si stabilirono principalmente nel sud del Cile, in modo graduale e violento (razzista). Con l’aiuto dello Stato, acquisirono molte terre e risorse che storicamente appartenevano al nostro Popolo, all’identità territoriale Mapuche e Huilliche.

Valdivia, Osorno e Llanquihue furono le principali aree di insediamento dei coloni tedeschi. Durante la colonizzazione di questi territori, l’attività economica dei coloni si concentrò inizialmente sulla vendita del legname prodotto dal disboscamento e dalla pulizia dei terreni in cui si erano insediati, insieme alla semina e alla raccolta di prodotti agricoli e all’allevamento di ovini e bovini, invadendo così le terre ancestrali.

Attualmente, i discendenti dei tedeschi non solo possiedono quasi tutto il territorio ancestrale Huilliche, attraverso attività forestali, ma hanno anche diversi investimenti capitalistici che minacciano il nostro Itrofilmogen (tutte le forme di vita) - con caseifici, birrifici e frutteti. Questi investimenti sostengono la struttura di questo potere di dominio che non è solo ideologico ma anche culturale, che ora cerca di diventare politico e dottrinale, consentendo così una dominazione neocoloniale razzista il cui obiettivo di fondo è lo sterminio delle nostre comunità.

A tal fine, si utilizza e si è utilizzato il modello del colonialismo d’insediamento basato su strategie di occupazione per espropriazione. Pertanto, l’obiettivo di queste campagne politiche è il controllo assoluto di tutti i poteri dello Stato.

È importante ricordare qui cosa hanno significato le enclave tedesche come Colonia Dignidad, che, tra l’altro, fu una roccaforte di fascisti e nazisti durante la dittatura civico-militare di Pinochet, un’enclave che fungeva da centro di addestramento, tortura e degradazione umana senza limiti.

Va inoltre notato che gli investimenti tedeschi in Cile ammontano a 1.019 milioni di dollari, secondo InvestChile. Inoltre, gli investimenti tedeschi nel Wallmapu (principalmente nelle regioni dell’Araucanía, Los Ríos e Los Lagos) sono di natura prettamente privata, un retaggio della colonizzazione. I progetti attuali si suddividono in vari investimenti che minacciano e interferiscono con il territorio, mascherati da cosiddette Energie Rinnovabili.

Tra gli esempi figurano la società tedesca WPD Chile (con sede a Brema, Germania), che ha progetti di parchi eolici nel sud, nelle regioni di Los Lagos e Los Ríos, così come il Parco Eolico di Malleco, con un investimento di 500 milioni di dollari e l’installazione di 77 turbine eoliche.

Questo progetto rappresenta una significativa intrusione nel nostro territorio, e colpisce gli habitat, con un impatto sulla fauna selvatica e l’alterazione della topografia. Investimenti imposti senza consultare le comunità Mapuche.

Un altro esempio è l’idrogeno verde (H2V), per il quale il Cile sarebbe un partner strategico della Germania nella Strategia Nazionale H2V. Sebbene i progetti più grandi si trovino nell’estremo sud (Magallanes), il nostro territorio ancestrale è considerato anch’esso fondamentale per lo sviluppo della catena del valore e del know-how.

È il caso di COMASA H2V Lautaro, Malleco, con un investimento di 30 milioni di dollari. La sua produzione richiede un’ingente quantità di risorse idriche (fiumi e laghi), generando rifiuti derivanti dal processo di depurazione dell’acqua e dalle operazioni degli impianti. Il che contamina il suolo e le falde acquifere del nostro territorio.

Data questa realtà e le nuove aspirazioni colonialiste, non c’è dubbio che se il prossimo presidente del Cile sarà un tedesco, imporrà un sistema di dominazione molto brutale contro la nostra nazione originaria e contro gli altri oppressi del Cile, perché verrà intensificato il modello neoliberista, non solo attraverso l’invasione delle aziende forestali.

Durante questa campagna presidenziale, l’ex candidato Eduardo Artés ha sollevato la possibilità di concederle la grazia, un’idea nata nel contesto delle discussioni sull’indulto per i violatori dei diritti umani. Qual è la sua opinione su queste proposte così diverse, soprattutto ora che sono noti i candidati che vanno al ballottaggio di dicembre?

Nello scenario attuale, e confermato il secondo turno tra la candidata della continuità [col governo] e il candidato di estrema destra, l’unica cosa rimasta da considerare è la proposta del professor Artés. Come ex candidato presidenziale, ha pubblicamente proposto la possibilità di un indulto nei miei confronti.

A questo proposito, credo che il professor Artés ha un’alta convinzione della giustezza della causa Mapuche, poiché la sua proposta di indulto per un leader Mapuche riflette non solo la sua comprensione delle ragioni storiche delle nostre rivendicazioni territoriali e politiche, ma anche il suo affetto e il suo impegno per le cause giuste.

Per le ragioni sopra esposte, ringrazio pubblicamente anche per la sua proposta, perché comprendo che la sua posizione, che mi concede l’indulto, si estende a tutti i prigionieri politici Mapuche detenuti in diverse carceri (la maggior parte delle quali private) e che attualmente stanno scontando lunghe e ingiuste condanne per mano dello Stato cileno.

Questa gratitudine proviene anche dal movimento autonomista Mapuche, di cui sono uno dei rappresentanti, perché più che un gesto, questa proposta rappresenta, a nostro avviso, un grido di tutti coloro che considerano la causa Mapuche una lotta giusta, vera, assolutamente legittima e dignitosa.

La proposta di indulto per un Mapuche, anche se proviene dalle stesse istituzioni oppressive, rappresenta una forma di legittimazione della voce delle nostre comunità e del nostro Popolo-Nazione, perché non è giusta la prigionia dei Mapuche che lottano per le loro terre e la loro cultura.

Questo è anche un modo per legittimare la libertà dei prigionieri politici Mapuche, una richiesta trasversale di tutto il movimento di resistenza e dei diversi settori della società non Mapuche. Ancor più perché questa richiesta diventa più forte di fronte a una nuova offensiva dell’estrema destra in Cile, che comporterà un ulteriore genocidio e sterminio del popolo Mapuche da parte dell’oligarchia cilena.

Pertanto, la posizione di Artés rappresenta anche una denuncia del fatto che in questo Paese ci siano più di 100 prigionieri politici Mapuche per una lotta del nostro Popolo Nazione Mapuche che è assolutamente pura, incorruttibile e necessaria. Senza dubbio, la coraggiosa posizione di Eduardo Artés si scontra direttamente con l’attuale sistema di dominio, soprattutto in un momento in cui si profilano scenari di maggiore repressione e sterminio contro le comunità Mapuche, per l’offensiva dell’estrema destra e di uno Stato che è tornato alla sua natura profondamente razzista e coloniale al servizio del fascismo in Cile.

Si è potuto osservare come Artés abbia dovuto confrontarsi, politicamente, con rappresentanti del mondo imprenditoriale (per lo più tedeschi), che hanno apertamente offerto una maggiore repressione, “sparare” contro le espressioni di resistenza Mapuche. Ed è in questo contesto che l’estrema destra ha approfittato per proporre la concessione di indulti e ulteriori privilegi ai criminali e ai violatori dei diritti umani di Punta Peuco.

Bisogna ricordare che questi criminali sono stati condannati per crimini contro l’umanità (come omicidio, sparizioni e tortura), secondo il diritto internazionale. Questi criminali hanno commesso atti così obbrobriosi mentre erano agenti dello Stato durante la dittatura militare, e ciò è stato certamente fatto con l’obiettivo di ristabilire un sistema di dominio in Cile, cosa che è apertamente contraria alla giusta lotta del nostro popolo per recuperare le terre usurpate.

Su questo punto, dobbiamo essere chiari. Una cosa è commettere crimini orrendi per favorire i ricchi e perpetuare ingiustizie contro gli oppressi, un’altra è la lotta che gli oppressi fanno per la giustizia. La lotta del popolo Mapuche è storica, secolare e di resistenza.

La questione della sicurezza è stata permanente nell’attuale governo e nella campagna presidenziale. Come valuta le politiche di sicurezza implementate durante questo governo nel Wallmapu?

Per prima cosa, va sottolineato che il governo di Boric è stato quello che peggio ha trattato la causa Mapuche attraverso le sue politiche di sicurezza. Ciò si riflette non solo nell’aumento della repressione delle comunità, tra le altre misure, ma anche nell’appoggio incondizionato ai gruppi economici che con maggior forza ci impattano con le loro politiche estrattiviste nel Wallmapu ancestrale.

Repressione indiscriminata, il numero più alto di prigionieri politici Mapuche sotto questo governo, la tortura e la persecuzione nelle carceri e la militarizzazione in tutto il Wallmapu. Inganno e totale mancanza di risposta alle rivendicazioni nelle “commissioni per la pace” dimostrano il trattamento crudele e razzista dell’attuale amministrazione, che, attraverso un nuovo ordine sociale e politico, ha creato le condizioni affinché un nuovo governo di estrema destra dichiarasse guerra al Popolo Nazione Mapuche.

È chiaro per noi che una delle più grandi eredità dell’attuale governo è stata quella di aver creato le condizioni socio-politiche e discorsive per l’insediamento di un nuovo governo di estrema destra in continuità col sistema capitalista che minaccia le risorse naturali nel modo più brutale mai conosciuto. Questo ha permesso di assicurare gli investimenti dei gruppi economici principalmente nel territorio ancestrale Mapuche.

Così, da parte dello Stato si torma a imporre una strategia che ripristina un discorso e una posizione anti-Mapuche carica di sfumature colonialiste e di razzismo duro e puro.

Tuttavia, il nostro popolo ha dimostrato coraggio e dignità, affrontando questa nuova offensiva neofascista che incombe nel Cono Sud, e continuerà a resistere con integrità e valore, come hanno fatto i nostri antenati.

A partire da questa analisi, queste politiche di sicurezza come possono essere una riconversione della politica di sicurezza nazionale attuata durante la dittatura civico-militare di Pinochet?

Oggi, le autorità dicono di condannare la violenza, ma di fatto è lo Stato a utilizzarla indiscriminatamente contro le comunità mobilitate, esercitando il suo monopolio della forza e ripristinando in questo modo il potere nelle Forze Armate. È in questo contesto che l’attuale governo crea una piattaforma per imporre nuove politiche di sicurezza, che, a nostro avviso, sono la riconversione della dottrina di sicurezza nazionale, un’imposizione proveniente dall’imperialismo nordamericano sulle dittature militari che hanno devastato l’America Latina.

È dovuto a queste condizioni socio-politiche e alla resurrezione di questa dottrina come richiesta generale che l’estrema destra può imporre la sua agenda in questa materia. Non solo per incrementare la repressione e la persecuzione del popolo Mapuche in lotta, ma anche per reprimere ogni tipo di manifestazione sociale e di protesta del popolo cileno in generale.

Pertanto si è imposta una strategia ampia, che a poco a poco ha convocato diversi settori politici del sistema, incluso il Partito Comunista. Situazione che ci obbliga a pronunciarci con forza, segnalando a questo proposito che: una cosa è condannare e perseguire il crimine organizzato e la delinquenza comune, e tutt’altro è invece reprimere e cercare di sterminare le comunità che resistono degnamente all’assalto del grande capitale nel Wallmapu. Questo favorisce l’implementazione di enormi risorse e sforzi nella persecuzione politica delle diverse espressioni di lotta e resistenza.

Oggi in Cile, effettivamente, esiste un contesto di violenza nel quadro di un conflitto storico Mapuche che, lungi dall’essere risolto, si intensificherà sempre più a causa dell’ambizione sfrenata dei gruppi economici che, con politiche estrattive, sottomettono spietatamente il nostro Itrofilmogen.

In che modo la rinnovata politica di sicurezza nazionale, invece di perseguire il crimine organizzato o la delinquenza comune, garantisce la criminalizzazione della causa Mapuche?

Attualmente, le politiche di sicurezza che sta implementando il governo Boric si basano su una dottrina dell’ordine pubblico di stampo fascista. Per questo motivo, l’estrema destra comincia a imporre un’agenda di sicurezza che torna a ripristinare la dottrina di sicurezza nazionale dei tempi di Pinochet. Si tratta di un’altra eredità dittatoriale che si tramanda affinché i settori ultraconservatori la utilizzino per assicurare, a qualsiasi costo, gli interessi dei potenti.

Si dava per scontato che con l’attuale governo lo Stato avrebbe sviluppato una politica di sicurezza sistematica, sostituendo questa dottrina dei tempi della dittatura. Doveva essere una politica di sicurezza pubblica che, per il suo orientamento e le sue caratteristiche, avrebbe dovuto essere applicata al crimine organizzato e alla delinquenza comune, ma che invece si è trasformata in politiche che criminalizzano le manifestazioni sociali e di protesta, principalmente quelle legate ai conflitti ambientali e alla causa autonomista Mapuche.

A nostro avviso, esiste una mutazione della dottrina della sicurezza nazionale come corpo ideologico per le attuali politiche di sicurezza pubblica, che a sua volta ha permesso l’incremento della repressione attraverso nuovi sistemi di sicurezza e vigilanza. È noto che la dottrina della sicurezza è caratterizzata dalla sistematica violazione dei diritti umani da parte delle Forze Armate nel contesto dei regimi autoritari.

A tale proposito, è importante notare che la carta fondamentale della dittatura ha avuto, e ha tuttora, come asse centrale il mantenimento della principale eredità dittatoriale: la partecipazione delle Forze Armate come custodi di un ordine istituzionale oppressore che permetta a uno Stato capitalista di sostenere un sistema di dominazione. Questa è la massima aspirazione e l’obiettivo dell’oligarchia cilena per raggiungere la pacificazione del popolo Mapuche in resistenza. Costi quel che costi.

Indubbiamente, l’attuale politica di sicurezza pubblica, che comprende il rafforzamento dello Stato di polizia, un sistema processuale punitivo, carceri private, un’Agenzia Nazionale di Intelligence (ANI), maggiori prerogative per i pubblici ministeri e i giudici sulla base di informazioni dirette dall’intelligence politica, ha come obiettivo la disarticolazione delle espressioni di resistenza e ricostruzione che ancora manteniamo nel Wallmapu storico.

A nostro avviso, l’espressione più chiara della riconversione della dottrina della sicurezza nazionale, che in pratica organizza tutti gli elementi per una maggiore repressione attraverso uno Stato autoritario, è la militarizzazione di Wallmapu, che abbiamo denunciato apertamente e contro cui le comunità resistono con dignità.

Lo stato di eccezione, le leggi draconiane, i procuratori razzisti, la demonizzazione dei Mapuche e dei weichafe [ndt: guerrieri], i droni, i blindati e la quantità esorbitante di effettivi militari e di polizia, indicano uno scenario bellico contro la causa mapuche.

Pertanto, può risultare quasi incomprensibile come il Partito Comunista e una certa sinistra del Fronte Ampio possano essere favorevoli all’estensione dello stato d’eccezione, concedendo prerogative alle Forze Armate per essere i garanti dell’ordine istituzionale, creando così una piattaforma neofascista che restituisce il potere alla destra e che s’impone nuovamente con i militari in tutto il Cile.

Possiamo sottolineare che il governo di Boric conferma come, indipendentemente dal colore politico dell'esecutivo al potere, si è imposta una maggiore repressione e intolleranza verso la causa mapuche, riaffermando la vera natura dello Stato cileno, capitalista e coloniale.

Che ne pensa di quanto sta accadendo nelle acque internazionali al largo del Venezuela e sull’intervento degli USA? È una nuova forma di ingerenza in America Latina?

L’invasione militare del Venezuela è ormai diventata una necessità strategica per il governo degli Stati Uniti. Gli interessi strategici statunitensi sono assolutamente incompatibili con la continuità di un governo patriottico e chavista come quello del Venezuela, motivo per cui si deve impedire il suo consolidamento a tutti i costi.

Una politica di ingerenza non ha potuto rovesciare un governo legalmente costituito. Hanno utilizzato tutte le forze interne che avevano a loro disposizione, ma sono risultate insufficienti. Pertanto, sono passati dall’ingerenza a una vera e propria dichiarazione di guerra che ha come obiettivo centrale l’invasione militare del Venezuela.

Non bisogna dimenticare che quando l’incursione imperialista avviene attraverso un colpo di stato militare, i rappresentanti sediziosi dell’oligarchia locale rispondono anche agli interessi delle multinazionali yankee. Gli Stati Uniti hanno sempre persistito nella loro posizione guerrafondaia per impossessarsi del petrolio e delle riserve di greggio.

Di fatto, negli ultimi tempi, questa politica guerrafondaia degli Stati Uniti, volta a ottenere maggiori vantaggi politici, sociali e militari, si è nuovamente estesa per ottenere il controllo totale del continente. Se la funzione delle dittature militari era stata l’eliminazione del nemico interno, ora il loro obiettivo principale è ottenere, a breve e medio termine, il controllo da parte delle multinazionali nordamericane nella regione.

L’egemonia nordamericana è dettata dal FMI e dalla Banca Mondiale, dal Washington Consensus e dal modello di accumulazione capitalista, basato principalmente sulla denazionalizzazione o sul trasferimento forzato di ricchezza verso le grandi multinazionali nordamericane.

Il conflitto tra Stati Uniti e Venezuela evidenzia una nuova offensiva imperialista nella regione. E questo spiega anche l’offensiva dei gruppi più conservatori dell’estrema destra per prendere il potere. L’ideologia nordamericana del libero mercato è nota come neoliberismo.

In questo contesto, esprimiamo la nostra più profonda solidarietà al popolo venezuelano e alle sue organizzazioni sociali e politiche che sono pronte e a disposizione della difesa del proprio popolo contro un nuovo tentativo di aggressione da parte degli Stati Uniti.

Sappiamo tutti che la lotta al narcoterrorismo (narcobarche) è una farsa dell’imperialismo e che l’obiettivo centrale dell’offensiva militare sulle coste caraibiche è rovesciare il governo patriottico bolivariano e quindi ripristinare governi fantoccio che siano funzionali al saccheggio di questo popolo dignitoso. Gli interessi geostrategici degli USA e delle multinazionali ruotano attorno al petrolio.

Dal momento in cui Hugo Chávez e il movimento bolivariano hanno strappato il potere all’oligarchia venezuelana, e gli interessi delle multinazionali yankee sono stati toccati, gli Stati Uniti hanno intensificato le misure contro quel governo e la società venezuelana in generale. Questo ha comportato blocco economico e sedizione da parte dell’estrema destra. Oggi le contraddizioni sono al culmine e Trump, parte del settore più guerrafondaio, ha proposto l’invasione e il genocidio di questo popolo eroico.

Una possibile incursione militare contro il Venezuela costituisce non solo un affronto al popolo venezuelano, ma anche una dichiarazione di guerra contro tutti i popoli indipendenti e le nazioni originarie che abitiamo l’Abya Yala ancestrale e che ancora resistiamo al capitalismo.

Un’invasione militare contro il Venezuela o qualsiasi intervento guerrafondaio contro questo popolo esemplare deve unire tutte le forze coscienti e rivoluzionarie del continente, soprattutto quelle che [come noi] abbracciano con più convinzione la lotta anticapitalista e antimperialista, perché conosciamo la vera minaccia che incombe sui nostri popoli.

La lotta contro il capitalismo globalizzato, la lotta contro il potere degli imperialismi, è una necessità storica inevitabile e deve unire tutte le forze che si battono per la giustizia e la dignità dei nostri popoli, tutti noi che lottiamo per l’autodeterminazione e le vere autonomie.

Sicuramente, l’offensiva yankee sarà contenuta dal coraggioso popolo del Venezuela, perché lì ci sono molte espressioni di maturità ideologica e politica in difesa della sovranità, che servono da esempio per i popoli organizzati che stanno affrontando i propri processi di ricostruzione politica e culturale. Per questo motivo, dal Wallmapu inviamo il nostro combattivo saluto al popolo fratello Wayu, al popolo Pemón, così come agli altri discendenti dei Weichafe e leader Waikapuru.

La lotta contro il capitalismo dipendente dall’imperialismo yankee sta diventando sempre più necessaria.

Infine, qual è lo stato del movimento e della resistenza Mapuche in questa offensiva fascista?

Come abbiamo sempre sostenuto come CAM, la lotta è per la ricostruzione del Popolo Nazione Mapuche e, nella fase attuale, gli sforzi principali sono concentrati nel portare avanti un processo di resistenza a tutti i livelli. Soprattutto perché, negli ultimi tempi, sotto l’attuale governo, complice degli imprenditori, si è intensificata una maggiore repressione e la militarizzazione del Wallmapu, per favorire l’assalto degli stessi imprenditori e il potere di dominio di una classe sociale sempre più fascista e razzista, che rappresenta solo i discendenti dei coloni e i gruppi economici che perseverano nello sterminio del popolo Mapuche.

Dobbiamo osservare che, al di là dei proclami di vittoria gridati dall’estrema destra e dagli elementi anti-Mapuche dei partiti al governo, riguardo alla fine delle azioni di resistenza, la causa Mapuche non si ferma. Anzi, sta riemergendo con rinnovato vigore,e sulla base del mantenimento e dell’espansione dei legami territoriali e politici.

Anche se oggi siamo soggetti a una nuova offensiva neofascista nel Wallmapu storico, che potrebbe intensificarsi ulteriormente sotto governi guidati dall’estrema destra cilena, le contraddizioni si approfondiranno e il conflitto storico tra il nostro popolo e lo Stato capitalista arriverà a livelli ancora mai conosciuti. E di questo saranno responsabili i potenti.

La resistenza risorgerà, alimentata dalla coscienza e dall’impegno nella lotta delle nuove generazioni di weichafe (guerrieri) e dal Newen [ndt: forza] della Mapu [ndt: Terra] che durerà per sempre.

Resistenza che hanno ripreso le comunità che hanno abbracciato la politica del controllo territoriale, i lof [ndt: base dell’organizzazione sociale delle comunità Mapuche] che non abbandoneranno la strada scelta di lottare senza sosta contro i vari progetti estrattivisti, principalmente contro le imprese forestali e le centrali idroelettriche ogni volta che persistono nell’espropriazione e nel saccheggio dei nostri territori considerati sacri.

Rivendichiamo la continuazione della lotta Mapuche autonomista e rivoluzionaria perché ci sono investimenti che minacciano le comunità e le loro rivendicazioni, perché minacciano la natura e il nostro stile di vita, perché mirano a sterminare il nostro Itrofilmogen. La lotta continuerà e sarà più forte perché esiste ancora un movimento che si batte per l’autonomia e per le vere trasformazioni che restituiscono il nostro mondo Mapuche nel suo senso più ampio.

Infatti, il rafforzamento del nostro Mapuche Kimun ka Mapuche Rekiduam [ndt: Conoscenza Mapuche e Filosofia di vita Mapuche] ha reso possibile la rinascita del popolo Mapuche con grande Newen [ndt: forza spirituale] dei guerrieri, disposti a dare la vita, se necessario, per la ricostruzione nazionale Mapuche.

Di fronte all’offensiva neofascista rappresentata da Kast e dal colonialismo, emergerà un grande movimento di resistenza per la ricostruzione del nostro popolo. E le azioni non si fermeranno perché, di fronte a ogni abuso e ingiustizia del sistema di imprenditori e coloni, la risposta verrà dal profondo della nostra essenza Mapuche.

Perché non agiamo con la logica winka o occidentale, né come difensori dell’ambiente, come ci chiamano i “progressisti”. E nemmeno come attivisti sociali o politici pragmatici, come si sono definiti i costituenti. Noi combattiamo come Mapuche, perché siamo Mapuche, e ogni volta che ci sarà un attacco contro la nostra Ñuque Mapu,[ndt: Madre Terra] contro i nostri Lof, contro i nostri prigionieri politici, ci sarà una risposta con tutta la Feyentun [ndt: saggezza ancestrale] e Newen della Mapu.

Fonte

08/11/2025

Cile-Wallmapu: Intervista a Ernesto Llaitul

Un’intervista altamente politica e umana con Ernesto Llaitul Pezoa, attivista e portavoce della Coordinadora Arauco Malleco (CAM), offre un resoconto diretto della resistenza Mapuche e della sua recente esperienza di prigionia politica.

Durante la conversazione, Llaitul racconta in dettaglio i due anni di detenzione preventiva che ha dovuto subire nel cosiddetto “caso Puntarenas”, un processo che, dopo numerose irregolarità e uno sciopero della fame di oltre 90 giorni, si è concluso con l’assoluzione sua e di altri tre uomini Mapuche per mancanza totale di prove. Spiega come la persecuzione politica dello Stato cileno miri a criminalizzare la lotta Mapuche e a silenziarne l’espressione politica e culturale.

L’intervista approfondisce anche la situazione di suo padre, Héctor Llaitul, storico dirigente della CAM, attualmente condannato a 23 anni di carcere per presunti “reati di opinione” ai sensi della Legge sulla Sicurezza dello Stato. Ernesto denuncia la manipolazione giudiziaria, il peggioramento delle condizioni carcerarie e la decisione del governo di Gabriel Boric di eliminare i moduli speciali per i membri della comunità Mapuche, in violazione dei trattati internazionali.

In un ampio scambio, Llaitul riflette sul concetto di weichan, la lotta integrale del popolo Mapuche per la propria esistenza, cultura e autonomia, che trascende la sfera militare o politica per diventare uno stile di vita e una forma permanente di resistenza contro lo Stato coloniale cileno e le imprese forestali che stanno saccheggiando il Wallmapu.

Denuncia la prolungata occupazione militare che, sotto le spoglie di uno “stato di eccezione”, mantiene una vera e propria guerra di bassa intensità contro le comunità, e traccia un parallelo con la resistenza palestinese contro l’occupazione israeliana.

Analizza inoltre il fallimento della “consultazione indigena” e delle politiche del “buon vivere” promosse dal governo, affermando che si tratta di semplici manovre retoriche senza alcun impatto reale sulla vita del popolo Mapuche.

Al contrario, sostiene il recupero territoriale e produttivo come base materiale dell’autonomia e invita la società cilena a riconoscere la natura politica, non criminale, della lotta Mapuche. L’intervista si conclude con un appello alla solidarietà con i prigionieri politici Mapuche e alla costruzione di una resistenza consapevole e duratura, che vada al di là dei gesti o delle azioni isolate.

“Possiamo perdere la nostra libertà, ma non la nostra identità. Restiamo Mapuche, restiamo un popolo che esisteva prima di questo Stato”, afferma Ernesto Llaitul.

Con questo dialogo profondo e senza compromessi, “CONTRO LA CORRENTE” si afferma come uno spazio di riflessione e confronto, dove la voce degli oppressi rompe il silenzio imposto dal potere e dai media ufficiali. Un programma che, dagli studi di Radio Plaza Dignidad, sfida il consenso coloniale e mira a recuperare la voce viva della Resistenza Popolare.


Fonte

10/07/2024

Cile - Il governo di Boric attacca i movimenti popolari

Alle 6 della mattina di sabato 6 luglio, i Carabineros militarizzati della polizia hanno fatto irruzione in massa nella mensa popolare “Luisa Toledo” e nella stazione radio dentro il quartiere popolare di Villa Francia nel Municipio Estación Central di Santiago del Cile. Truppe con armi da combattimento militare procedevano nell’incursione come se la sala da pranzo fosse un campo di battaglia. L’aggressione subita dalla comunità, senza giustificazione né ordine del tribunale, è stata ordinata dal Ministero degli Interni dell’amministrazione Boric.

Villa Francia, nata nel 1960 dal lavoro di circa 1500 famiglie che precedentemente vivevano nelle “poblaciones callampa”, le baraccopoli create dal governo del Presidente Carlos Ibáñez del Campo, è stata migliorata durante il governo di Salvador Allende ed è diventata uno storico bastione icona della resistenza popolare alla dittatura di Pinochet. Ha una consistente e agguerrita storia di barricate e autogestione. Lì ha vissuto e operato il famoso prete operaio Mariano Puga, morto nel 2020 accompagnato e compianto da tutta la popolazione. Questo quartiere ha mantenuto la sua combattività e capacità di resistenza anche contro la transizione neoliberista che si è impadronita del Cile dalla Concertacion ad oggi.

Quella strana democrazia, che si è sviluppata in una forma molto protetta e ristretta, ha trovato in Villa Francia un antagonismo con una capacità di costruzione positiva che neanche la repressione violenta di Pinochet era riuscita a piegare. Al suo interno sono state create strutture di base popolari solidali come la mensa popolare per i non abbienti, locali di gioco per i bambini, centri culturali, luoghi di riunione per i cittadini, una radio popolare che fornisce le notizie non falsate dai media ufficiali, un sistema di avvocati di supporto nelle materie giudiziarie, terreni coltivati a orto, piantumazione di alberi nativi, ecc.

Questa sua combattività e capacità di resistenza l’ha resa oggetto di politiche repressive da parte dei vari governi da Pinochet in poi. La repressione di questa “poblacion” è stata costantemente denunciata dall’emblematica leader rivoluzionaria Luisa Toledo (morta nel 2021) insieme al suo compagno Manuel Vergara, genitori dei combattenti sociali del MIR, Rafael, Eduardo e Pablo Vergara Toledo, tutti e tre assassinati durante la dittatura. E proprio questo 6 luglio la comunità stava preparando un evento culturale per commemorare un altro anniversario dalla loro morte.

Le incursioni militarizzate di sabato non si sono limitate a Villa Francia, ma hanno colpito cinque comuni della regione metropolitana: Santiago, Estación Central, La Granja, Macul e Maipú. Le procedure sono state eseguite “nell’ambito di casi riguardanti attacchi con ordigni esplosivi e la legge sulle armi”. Nuove leggi del governo “femminista” e “progressista” del Presidente Boric, che conta la presenza del Partito Comunista al suo interno, o almeno di una parte di quel Partito che si è accomodata sulle poltrone, mentre un’altra parte, alla luce della realtà dei fatti concreti portati avanti da questo governo, ne sta cominciando a prendere le distanze.

L’ultimo rapporto della polizia indica che durante la giornata sono state arrestate 13 persone. Tuttavia, l’avvocato del Difensore civico popolare, María Rivera, ha precisato che “nell'udienza di controllo della detenzione delle incursioni a Villa Francia, siamo riusciti a far decretare illegale la detenzione di coloro che erano a Radio Villa Francia”, cioè 9 di questi 13 si mostrano come evidenti casi di montaggi polizieschi.

Queste azioni repressive rientrano nella cosiddetta “repressione dovuta al sospetto”, tipica degli Stati autoritari e delle “democrazie” neoliberiste rappresentanti dei poteri forti più che della popolazione. Un po’ come il “terrorismo della parola” del Disegno di Legge n.1660 di recente conio in Italia. In Cile, come anche alle nostre latitudini, tutto è mirato alla repressione del dissenso.

In Cile l’estrema destra segnala e il governo esegue... (In Italia il governo fa tutte e due le parti...) sperando di prevenire così una nuova esplosione sociale (come quella dell’ottobre del 2019) che potrebbe derivare questa volta dall’aumento delle bollette elettriche, dal calo reale dei salari, dall’intensificarsi delle disuguaglianze sociali e dal peggioramento della vita della stragrande maggioranza della popolazione.

Ma la formula della repressione violenta e di massa nei quartieri popolari “ribelli” non è l’unica modalità messa in atto dal governo Boric per non disturbare il manovratore (grandi capitali nazionali e multinazionali, latifondi e imprese forestali), si serve anche della modalità più raffinata e moderna, ma non meno distruttiva, del lawfare per screditare e, soprattutto carcerare (come Lula e Dilma…) e mettere quindi fuori gioco i personaggi scomodi che con ruoli anche istituzionali creano situazioni non apprezzate e potenzialmente distruttive per i padroni delle ferriere, che tirano i fili dentro e fuori del governo.

Daniel Jadue, il sindaco del Municipio di Recoleta, ad esempio è stato recentemente imprigionato con false accuse di corruzione e interesse privato. Non potevano fare diversamente per togliersi dai piedi un comunista che stava distruggendo gli ultraprofitti delle multinazionali farmaceutiche creando le Farmacie Popolari e facendo azioni concrete per risolvere i problemi dell’abitare nel suo Municipio, oltre ad altre cose molto apprezzate dalla popolazione, e molto meno dai grandi capitali.

Inutile ricordare che anche la lotta delle Organizzazioni Mapuche contro il furto delle loro terre è stato ed è costantemente oggetto della repressione militare e giudiziaria. Ne abbiamo parlato tante volte da questo giornale.

Qui di seguito alcuni link utili per inquadrare queste vicende:

https://www.resumenlatinoamericano.org/2024/07/06/chile-el-frente-amplio-infiltrados-del-progresismo-globalista-para-desarticular-el-movimiento-popular/

https://liberacion.cl/2024/07/07/chile-gobierno-de-boric-allana-violentamente-comunas-populares-y-ejecuta-detenciones-ilegales-un-nuevo-montaje/

Fonte

25/04/2024

Cile - La resistenza non si ferma con le sentenze

Nessuno che conosca un po’ il Cile attuale e abbia seguito in qualche modo la storia della resistenza del popolo-nazione Mapuche poteva nutrire dubbi sul fatto che Hector Llaitùl, uno dei più noti portavoce della Coordinadora Arauco Malleco sarebbe stato condannato nel giudizio che lo vede accusato, pur senza prove, di “usurpazione violenta, furto di legname e attentato contro l’autorità”.

La condanna avviene in base a quanto previsto dalla legge sulla Sicurezza dello Stato, in regime di militarizzazione del territorio del Wallmapu e di eccezione costituzionale fortemente voluta dal presente governo che sfacciatamente si proclama “transculturale”.

La CAM è la più antica, consistente e radicata delle organizzazioni di resistenza del popolo Mapuche. Ritiene la liberazione del popolo nazione Mapuche possibile solo a seguito del recupero delle terre usurpate dallo Stato cileno e l’espulsione delle imprese forestali che materialmente le occupano.

Non meraviglia che questo Governo cileno, fedele al dettato neoliberista, non intenda tradire le aspettative e i privilegi concessi, anche dai precedenti Governi, alle imprese forestali nazionali e multinazionali e quindi creda di poter risolvere la questione con la repressione fisica e giudiziaria, collettiva e individuale, della popolazione mapuche.

La lotta di liberazione nazionale Mapuche però non si fermerà per una sentenza di tribunale. Non si è fermata per secoli, malgrado le stragi, spoliazioni e feroce repressione cui quel popolo è stato sottoposto.

Inoltre, è assolutamente evidente la similitudine tra la Resistenza nel Wallmapu del popolo Mapuche contro il colonialismo dello Stato cileno e la Resistenza del Popolo Palestinese che continua imperterrita e non si ferma, malgrado il genocidio in corso, contro il colonialismo israeliano d’insediamento che dal 1948 (e anche prima in verità, ma questa è un’altra storia…) opprime, reprime e massacra gli abitanti della Palestina.

Le Resistenze non si processano e non si fermano con le sentenze.

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Popolo Mapuche. Nome di battaglia: Héctor Llaitul

«Questo luogo era la zona più ricca di biodiversità al mondo. Oggi è la seconda regione più desertica del Cile. Il modello di monocoltura forestale difeso da questo Governo ha lasciato solo terreni acidi e inutili. Ma il popolo nazione Mapuche ha un rapporto equilibrato con la terra e non si fermerà», ha affermato Héctor Llaitul, prigioniero politico e portavoce della Coordinadora Arauco Malleco, prima di ricevere il verdetto di condanna del Tribunale Penale Orale di Temuco, regione dell’Araucanía, questo 22 aprile 2024.

E la sua parola, attraverso la quale transitano le antiche generazioni del suo popolo mille volte punito e risorto, ha anche chiarito che «ci dicono sempre che dobbiamo partecipare mediante una ‘via politica’, ai meccanismi offerti dalle istituzioni. Ma per noi la realtà è la stessa: comunità prive di vita, impoverite, che reclamano per riprendersi il proprio territorio. Ci costringono a esistere in antagonismo: la terra per i potenti o la terra per i Mapuche.

Parlate pure delle prove di questo processo, ma non venite a dirci che lo Stato cileno ha risolto i nostri diritti fondamentali (…) visto che nella sua natura più profonda è uno Stato colonialista, razzista, discriminatorio. E non venite nemmeno a dirci che l’industria forestale che ci lascia senza fonti d’acqua è un’alternativa di sviluppo per il popolo nazione Mapuche».

Héctor Llaitul, prima di essere un combattente di spicco per il suo popolo, è stato anche un combattente contro la dittatura civile e militare di Pinochet. Ecco perché nella sua vita si incontrano molte battaglie, piazze e tempo.

«La storia del popolo Mapuche è una storia di resistenza fin dall’arrivo degli spagnoli», ha ricordato Llaitul, e il suo volto si staglia nella geometria di una carcerazione anticipata che hanno i tribunali quando fanno piombare le loro leggi sopra gli oppressi.

«Oggi c’è resistenza perché è su di noi la cultura della morte, della militarizzazione, dell’ingiustizia ripetuta. Il fatto che io sia condannato non metterà fine al diritto profondo delle rivendicazioni dei Mapuche. Questa è una verità che duole al sistema coloniale, al mondo imprenditoriale, ma, al contrario, non duole al cileno cosciente, perché la nostra lotta va ben oltre: ha a che fare con la resistenza e la sopravvivenza dei territori, con la ricerca di un mondo migliore per tutti, per i mapuche e per i cileni», ha detto Llaitul.

Le accuse rivolte dalla Procura e degli avvocati al portavoce di un popolo che persegue l’autonomia e l’indipendenza, rientrano nella Legge sulla Sicurezza dello Stato in quanto presumono un suo coinvolgimento in appelli pubblici rivolti alle comunità mapuche affinché utilizzino la violenza armata e attacchino le infrastrutture delle imprese forestali .

Da parte loro, gli avvocati difensori di Llaitul, Victoria Bórquez e Josefa Ainardi, hanno sottolineato possibili parzialità nel caso, cosa che, come previsto, è stata negata sia dal procuratore Leiva che dai rappresentanti del Ministero degli Interni e dell’impresa Bosques Cautín,.

Llaitul è in detenzione preventiva da due anni. Uno dei suoi difensori ha sottolineato le preoccupazioni espresse dal Consiglio delle Nazioni Unite per l’eccessivo grado di militarizzazione della zona mediante lo stato di eccezione costituzionale, che implica una discriminazione contro il popolo Mapuche.

La Procura, dopo aver ottenuto un verdetto di condanna, ha chiesto una sentenza per 25 anni di reclusione, pena che dovrà ancora essere pronunciata dal tribunale il prossimo 7 maggio, in via virtuale.

Tuttavia, lo Stato capitalista, autoritario, conservatore, razzista ed escludente del Cile, attraverso la sua estensione giudiziaria, uno degli apparati repressivi strategici dell’ordine costituito, ha avviato un processo contro il membro della comunità mapuche Héctor Llaitul senza alcuna prova oltre alle dichiarazioni del portavoce indigeno.

Cioè, ciascuna delle accuse che il Pubblico Ministero ha rivolto a Llaitul è priva di prove decisive. Illegittimità aggravata dal ricorso ai cosiddetti ‘testimoni protetti’, cosa che non consente alcuna difesa. La Procura ne ha chiamati cinque, ma solo due si sono presentati, e uno ha addirittura dichiarato per iscritto, testo letto dallo stesso procuratore. Ciò rende viziato l’intero processo e ingiusta la condanna.

Allo stesso modo, le accuse contro Llaitul sarebbero state compilate da un’unità speciale di polizia, con poteri mai determinati e la cui origine, poteri e costituzione non sono mai stati dettagliati. Lo Stato, infatti, ha utilizzato un software in uso all’intelligence di polizia e politica, chiamato “sistema di avvistamento”, che può essere manipolato georeferenziatamente e il cui scopo specifico è stato quello di perseguitare e impostare prove false contro determinati membri del popolo mapuche.

Per quanto riguarda il ruolo dei media di massa e aziendali, i titoli della stampa del regime dominante (stampa di proprietà delle classi dominanti e, quindi, modellatrice privilegiata del discorso politico pubblico) funzionano come armi atomiche contro la resistenza del popolo-nazione Mapuche e la sua lotta per il recupero dell’autogoverno e del proprio territorio.

Ecco alcuni esempi: “Scoperta connessione mapuche-canadese”, “Potenti gruppi stranieri esercitano influenza sui Mapuche, denuncia l’istituto“, “Identificano un’agitatrice mapuche conosciuta come La Chepa”, “Agricoltori denunciano che il violento leader mapuche ha ricevuto una formazione in Chiapas.”

È così che si riproduce ad alta frequenza la propaganda contro la resistenza mapuche, attraverso le catene del duopolio El Mercurio-La Tercera, tutti i dipartimenti informativi della televisione aperta e igiornali di notizie digitali e multimediali.

Sono questi i mezzi comunicativi e politici utilizzati dalle élite cilene per cercare di imporre i propri interessi di classe nella dimensione della visione del mondo di un’intera società, compresa quella mapuche, e i cui contenuti risuonano inesauribilmente attraverso l’educazione formale, il lavoro e forme predeterminate di vita sociale e utilizzo del tempo libero.

Del resto, il multiforme meccanismo di ampliamento del senso comune dei gruppi sociali privilegiati per diversi secoli ha perforato la resistenza indigena. Quello stesso senso comune il cui obiettivo di fondo è l’espropriazione della terra mapuche e delle sue ricchezze, la subordinazione della popolazione allo sfruttamento produttivo e lo sterminio della dissidenza politica.

Il luogo in cui il capitale coloniale localizza i suoi interessi e le sue enclavi diventano rapidamente riduzioni di comunità preesistenti, prigioni ampliate, caserme per la disciplina sociale, fisica e mentale. Il suprematismo del colonizzatore trasforma l’altro in un oggetto sociale svuotato di sé, dipendente, reso inferiore.

L’occupante cerca la sottomissione totale della società occupata, e nel più breve tempo possibile. Tuttavia, per fare ciò è necessario risparmiare risorse attraverso la sottomissione consenziente e l’interiorizzazione negli oppressi dell’impossibilità di resistere e della legittimità dei fini dello stesso invasore.

In Cile, i mass media sono parte della prolungata guerra antipopolare per la sottomissione dei meticci e degli indigeni.

Ma sebbene il potere mediatico di una minoranza sociale abbia concentrato nella persona di Héctor Llaitul tutti i mali del mondo, quello stesso odio di classe, etnico e colonialista crea il suo rovescio. Moltiplica cioè la solidarietà con la causa mapuche, trasforma in carta le prigioni politiche, sparge le sue ragioni su coloro che erano rimasti indifferenti e nobilita ancora una volta la dignitosa resistenza di un popolo che lotta per ciò che gli spetta: la terra e la libertà.

Fonte

17/02/2024

Cile - Diritti Umani e sciopero della fame dei PPM CAM: il gattopardismo del PC

Questa domenica, 11 gennaio 2024, trascorsi 90 giorni di sciopero della fame di 4 weichafe della CAM e di altri 11 Prigionieri Politici Mapuche da più di 60 giorni con la stessa misura drastica, è nostro dovere denunciare la dichiarazione della Commissione Nazionale per i Diritti Umani del Partito Comunista del Cile, che, a nostro avviso, opportunisticamente, “solidarizza con gli scioperanti Mapuche e manifesta preoccupazione per il futuro politico dell’Araucanía“.

Il gattopardismo del PC è aumentato negli ultimi anni. Dopo essere stata una delle organizzazioni storicamente più colpite dal potere, è diventata complice ed esecutrice delle politiche repressive dello Stato cileno contro il movimento di resistenza Mapuche.

Perché è in merito agli ultimi avvenimenti e in onore del rispetto per questa degna lotta che noi scioperanti portiamo avanti, e che riteniamo strettamente legata e concatenata con le rivendicazioni territoriali e politiche del movimento autonomista Mapuche, che esprimiamo la nostra opinione e disagio per le dichiarazioni di rappresentanti del PC.

Considerando e ricordando, anzitutto, che i tre mesi di sciopero della fame hanno comportato il ricovero di 3 dei nostri weichafe in condizioni di vita gravi e critiche, come affermato dallo stesso Collegio Medico e dal servizio sanitario, le richieste di questo movimento sono state chiare: come punto centrale, chiedere la nullità del processo che ha condannato a più di 15 anni Ernesto Llaitul, Ricardo Delgado Reinao, Esteban Henríquez e Nicolás Alcaman e, come seconda richiesta, abilitare un modulo per i comuneros [membri della comunità Mapuche] che abbia condizioni carcerarie adeguate alla cultura dei membri di un popolo originario.

Ora, 48 ore dopo che la Sesta Sezione della Corte d’Appello di Concepción ha sentenziato in forma chiara e decisa l’annullamento del processo e della sentenza per la totale mancanza di garanzie di giusto processo, esemplificata dall’inesistenza di prove scientifiche di colpevolezza e dall’assenza di idoneità accreditata dei presunti “esperti”, presentati dalla Procura e dal Governo, dobbiamo venire a conoscere il pronunciamento della Commissione Nazionale per i Diritti Umani del Partito Comunista, composta, tra gli altri, dalle deputate Lorena Pizarro e Carmen Hertz, donato alla stampa come decorazione pubblica.

Perché non dimentichiamo che il 9 luglio 2021, quando già si sapeva della crudele esecuzione del Weichafe Pablo Marchant, el Toño, mentre era detenuto dalla polizia, l’allora deputato e candidato alla presidenza Gabriel Boric, ha twittato: “Il caso è grave. Le imprese forestali sono parte del problema“, e la sua responsabile della campagna per La Moneda, la militante comunista Camila Vallejo, ha scritto: “Giustizia per Pablo!!“.

Due mesi dopo, Boric, insieme alla sua coalizione Frente Amplio e con la complice astensione del Partito Comunista, ha approvato la proroga fino al 2030 dei sussidi statali milionari concessi alle imprese forestali e ai proprietari terrieri per continuare a saccheggiare e a depredare il Wallmapu, mentre il nostro popolo, le comunità , registrano i più alti tassi di povertà ed emarginazione dovuti principalmente alla mancanza di terre.

Non dimentichiamo che queste stesse deputate della Commissione per i Diritti Umani del PC, con l’insieme del loro gruppo aggiunto a quello del Frente Amplio, hanno votato a favore della militarizzazione di Wallmapu, che in senso stretto implica occupare con un vasto contingente poliziesco e militare dotato di mezzi blindati e armamento da guerra con il chiaro obiettivo di assediare e reprimere le comunità in resistenza e in movimento.

In effetti, la repressione più mirata e selettiva ha portato, come diretta conseguenza, all’incarcerazione e al perseguimento di dirigenti tramite la Legge di Sicurezza dello Stato, così come a falsi processi di weichafe di primo piano.

Il tutto incorniciato da forti campagne mediatiche orchestrate dal potere imprenditoriale e governativo, esacerbando così ulteriormente la criminalizzazione e la persecuzione della difesa del nostro territorio ancestrale, che in definitiva è la difesa della vita nel suo insieme, perché si tratta di una lotta contro il capitalismo, contro l’estrattivismo e per la difesa dell’itrofilmongen e la sovranità delle comunità.

Non abbiamo dubbi nell’affermare che il PC ha dato il suo appoggio alla continuità colonizzatrice rappresentata dalla “Commissione per la Pace” imposta da Boric, un processo fallito fin dall’origine, come altri precedenti, che non tiene conto della discussione sul territorio e sull’autonomia, che è la base della nostra richiesta politica.

Certamente si osserva una “presunta” contraddizione tra quanto fatto dalla Corte di Giustizia di Concepción e la volontà di non dare seguito alla richiesta di miglioramenti carcerari, che spetterebbe al sottosegretario alla Giustizia, il comunista Jaime Gajardo, per adeguarsi agli impegni firmati dallo Stato cileno nei confronti dei popoli indigeni.

Persiste la logica della persecuzione e della punizione da parte di questo Governo nei confronti dei weichafe detenuti, una questione che dipinge l’attuale governo neoliberista con la definizione di essere dalla parte dell’oligarchia e contro la resistenza mapuche.

In breve, l’azione dello Stato con la militarizzazione, la repressione e la persecuzione politica dimostra la volontà della classe dirigente, di questo Governo e dei partiti in generale, compreso il PC, di non portare avanti un dialogo né di creare le condizioni per un reale processo di ricerca della pace e della giustizia per l’eroico popolo della Nazione Mapuche.​

Fonte

02/02/2024

Prigionieri politici Mapuche in sciopero della fame

Santiago, 29 gennaio 2024

Ai Signori

Luis Cordero Vega, Ministro della Giustizia.

Jaime Gajardo Falcón, Sottosegretario della Giustizia.

Xavier Altamirano, Sottosegretario ai Diritti Umani.

Le organizzazioni e le persone che aderiscono alla presente lettera, segnalano quanto segue:

In primo luogo, facciamo presente che quattro prigionieri politici mapuche CAM stanno facendo uno sciopero della fame da 78 giorni, chiedendo innanzitutto l’annullamento del processo contro Ernesto Llaitul Pezoa, Ricardo Delgado Reinao, Nicolás Villouta Alcaman e Esteban Henríquez Riquelme, o quali, nonostante l’inesistenza di elementi probatori, sono stati ingiustamente condannati a più di 15 anni di carcere.

Questo sciopero della fame si realizza con il sostegno di 11 prigionieri politici CAM, detenuti nel CP Bío-bío e nel CCP di Temuco: il portavoce storico della CAM Héctor Llaitul Carrillanca, José Lienqueo Marquez, Roberto Garling Infanta, Bastian Llaitul Vergara, Oscar Cañupan Calfin, Axel Campos Vivallos, Pelentaro Llaitul Pezoa, Daniel Canio Tralcal, Luis Menares Chanilao, Carlos Mardones Saez, Jorge Caniupil Coña, che sono in sciopero della fame da 50 giorni.

In secondo luogo, si esige l’implementazione di un modulo comunitario nel CP Bío-bío, come previsto nei trattati internazionali sottoscritti dallo stato del Cile, tenendo in considerazione i seguenti argomenti:

1. Il riconoscimento dei 15 membri della comunità come membri del popolo originario mapuche e la rivendicazione del loro status di prigionieri politici, ogniqualvolta le loro cause siano legate al conflitto storico che esiste tra il popolo nazione mapuche, lo Stato del Cile e la lotta che si porta avanti contro l’estrattivismo, soprattutto forestale, che depreda il Wallmapu.

2. Si sa che la decisione politica di fermare e contrastare il conflitto storico ha peggiorato la persecuzione e la criminalizzazione delle rivendicazioni mapuche negli ultimi 30 anni, e ciò ha inevitabilmente portato in carcere centinaia di membri della comunità.

3. Segnaliamo che, grazie a mobilitazioni diverse ed estese, il popolo mapuche ha ottenuto, anche se in modo insufficiente, il rispetto di alcune condizioni culturali e spirituali all’interno dei vari centri penitenziari. Un esempio di questo è l’ottenimento di moduli comunitari (luoghi in cui, sia pur in modo minimo, si può esprimere l’identità e l’appartenenza mapuche) in quanto corrispondono a uno spazio sostenuto dalla Convenzione 169 dell’ILO, la cui sottoscrizione da parte dello Stato del Cile è vigente, e che era stato, in un certo senso, rispettato o almeno considerato da tutti i governi, compresi quelli di destra.

4. Ricordiamo che è stata evidente una negazione e un arretramento, da parte dell’attuale governo, poiché sono stati violati costantemente i diritti fondamentali dei prigionieri politici mapuche nelle carceri di massima sicurezza. In questo caso ci riferiamo specificamente al CP Bío-bío, situazione di cui li riteniamo responsabili per il loro ruolo di massima autorità in materia di detenzione.

5. Denunciamo le violazioni e le trasgressioni sistematiche commesse, inoltre, contro le famiglie e i membri delle comunità che visitano i prigionieri politici mapuche, che non ricevono il trattamento speciale che spetta loro in quanto membri del popolo mapuche originario, ignorando, pertanto, quanto stabilito nei trattati internazionali sottoscritti dallo Stato del Cile.

In terzo luogo, si chiede il rilascio immediato di Daniel Canio Tralcal, poiché, considerato il periodo in cui è stato ingiustamente incarcerato dallo Stato del Cile – tra il 2009 e il 2013, ed essendo stato assolto dalle imputazioni- ha il diritto di scegliere la libertà condizionale.

Riteniamo che il fatto di tenere i prigionieri politici mapuche in un carcere di massima sicurezza corrisponda ad una decisione politica e non solo amministrativa. Riconosciamo che i prigionieri politici mapuche sono privati ​​della libertà, ma in nessun caso cessano di essere soggetti di diritti fondamentali, né perdono il loro status di membri del popolo mapuche.

Per quanto sopra esposto, chiediamo che il trattamento e le condizioni di detenzione siano coerenti con la loro situazione di prigionieri politici e con la loro condizione di membri del popolo mapuche. Chiediamo che venga data una soluzione alle richieste rappresentate con lo sciopero della fame, così come riteniamo le autorità dello Stato del Cile responsabili delle eventuali conseguenze irreversibili sulla salute e sulla vita degli scioperanti.

Fonte

12/11/2022

Cile - Boric in Araucania

L’enorme spiegamento di forze che è stato messo in atto per la visita di due giorni del Presidente cilenoe Gabriel Boric in Araucania (altrimenti denominata, con termine militaresco, “Macrozona Sur” e “Wallmapu” invece dal popolo Mapuche che la abita e ne rivendica l’autonomia) è l’evidente dimostrazione di quanto lo Stato Cileno non si senta sufficientemente rassicurato neanche dall’altissima militarizzazione messa in atto in quel territorio già dai governi Bachelet e Piñera e che Boric, Presidente in carica da marzo, ha enormemente rafforzato dichiarando anche lo stato d’eccezione.

Boric, giovedì 10 novembre, è atterrato all’Aeroporto Araucanía nel comune di Freire e ha in programma di visitare Temuco, Angol, Villarrica e Lonquimay con una fitta agenda di lavori che dovrebbe durare due giorni.

Si è presentato accompagnato da diversi ministri, tra cui la neoministra degli Interni, la socialista Carolina Tohá, che ha recentemente sostituito la precedente Izkia Siches (che alcuni mesi fa era stata accolta a fucilate nella sua tentata visita, non concordata, in Wallmapu) e il Direttore Generale dei Carabineros, Ricardo Yáñez.

Un generale che Boric ha recentemente confermato nell’incarico, incurante del fatto che questo si sia reso responsabile della repressiva gestione dell’ordine pubblico durante l’”Esplosione sociale” che ha visto milioni di persone in Plaza de la Dignidad dal 18 ottobre 2019.

Gestione che ha lasciato, tra l’altro, un saldo di circa 40 morti, oltre 400 ciechi da un occhio e 2 ciechi totali, oltre a 2500 prigionieri, dei quali solo una parte è stata liberata, malgrado le promesse elettorali. Il tutto riconosciuto anche dalle organizzazioni dei Diritti Umani.

Boric era stato preavvisato che la sua visita non era gradita in Wallmapu. Una dichiarazione della Commissione Permanente Mapuche presso le Nazioni Unite, datato 7 novembre, aveva ben chiarito in quali condizioni e in che termini il Presidente del Cile avrebbe potuto presentarsi nei territori del Wallmapu.

Già in occasione dell’improvvido tentativo di visita della Siches, al governo cileno era stato fatto presente che il Popolo Mapuche va rispettato e trattato come Popolo che ha i suoi rappresentanti ufficiali ai quali non può essere imposta una visita non concordata.

Più volte il medesimo concetto era stato ribadito anche dalla CAM, Coordinadora Arauco Malleco, che è una delle prime organizzazioni mapuche che dagli anni ’90 rivendica l’autonomia del proprio territorio e l’espulsione delle imprese forestali che lo distruggono a scopo di lucro.

Nessuna meraviglia, quindi, che il suo arrivo in Araucania sia stato accolto da blocchi stradali ovunque nel territorio e da uno striscione sulla Strada 5 Sur sul quale si legge: “Gabriel Boric non sei benvenuto nel Wallmapu”. Sono state anche preannunciate varie manifestazioni a Temuco.

Qua di seguito la dichiarazione della Commissione Permanente Mapuche presso l’ONU.

*****

La Nazione Mapuche si trova a sud dei territori attualmente occupati dai governi di Cile e Argentina.

Wallmapu è il nome originale con cui noi Mapuche identifichiamo il nostro territorio, storicamente conosciuto nel mondo occidentale come Araucania e Patagonia.

In questo modo, esercitando i nostri diritti di nazione libera, le autorità che rappresentano la Nazione Mapuche sono incaricate di salvaguardare lo sviluppo dei nostri territori e una vita in armonia con la nostra natura di uomini, donne e bambini.

Alla luce della già citata visita del presidente e di altri rappresentanti del governo cileno al territorio della Nazione Mapuche WALLMAPU; informazioni ricevute attraverso i media. Noi donne e uomini Mapuche avvertiamo quanto segue:

Abbiamo sufficienti elementi per dubitare delle intenzioni degli agenti dello Stato cileno.

Qualsiasi visita al nostro territorio WALLMAPU deve essere preventivamente informata, secondo gli articoli 19 e 22 del Trattato del 1825 che dice: “Per rispettare i confini, avere l’autorizzazione delle autorità legittime della nostra Nazione Mapuche”, e non così, di yanaconas alleati, che in altri tempi erano chiamati ‘indiani amici’ che poi hanno tradito il loro stesso popolo macchiando così la nostra dignità.

Le relazioni diplomatiche con la Nazione Mapuche devono avvenire attraverso meccanismi che rispettino la nostra sovranità e autonomia, sulla base dei trattati stabiliti tra le due nazioni e nel quadro delle convenzioni internazionali vigenti.

Pertanto, l’annunciata visita al territorio di Wallmapu sarà possibile solo se le autorità cilene rispetteranno le seguenti condizioni:

– Libertà per tutti i prigionieri politici mapuche detenuti nelle diverse carceri che il Cile ha installato nel territorio della Nazione Mapuche.

– Fine immediata dello Stato di emergenza nel Wallmapu.

– Smilitarizzazione dei nostri territori

– Partenza delle imprese forestali che sfruttano, impoveriscono e continuano a espropriarci dei nostri territori.

Chiariamo che nessun Mapuche è autorizzato a fare parlamenti o trattati, a firmare nuove costituzioni a nome della Nazione Mapuche. Siamo stanchi di Yanaconas che non appartengono alla nazione Mapuche, che pretendono di negoziare e parlamentare con questo governo terrorista e genocida.

Il governo cileno ha un grande interesse a sequestrare illegalmente il territorio della nostra Nazione Mapuche per determinati scopi a favore del capitalismo e della distruzione del nostro territorio. In 140 anni i governi di Cile e Argentina hanno imposto pratiche terroristiche attraverso il genocidio, le morti, la distruzione di famiglie, l’impoverimento di comunità, l’imprigionamento di uomini, donne e bambini, il furto e l’invasione del nostro territorio, da cui cercano di legittimare le leggi del saccheggio nel nostro territorio.

Questi “amici indios” o yanaconas, che sono già stati identificati, stanno cercando di firmare accordi per permettere alle imprese estrattiviste transnazionali di entrare nel nostro territorio, violando così i diritti internazionali che ci riguardano come nazione preesistente alla formazione dei governi di Cile e Argentina.

Come la consultazione preventiva libera e informata, tra gli altri trattati che sono stati storicamente stipulati con i suddetti Stati con la Nazione Mapuche, sono complici e avallano la politica sporca dello Stato del Cile nei confronti della nostra Nazione Mapuche.

Autorità della Nazione Mapuche

La voce della Nazione Mapuche Wallmapu

Fonte

30/03/2022

Cile - Il governo Boric alla prova degli studenti. I problemi restano...

Il primo dovere della polizia è proteggere la popolazione. E proteggere e garantire i loro diritti. Tra questi uno, vitale per la democrazia: il diritto di manifestare. Un bambino si dibatte attualmente tra la vita e la morte per aver esercitato quel diritto, lo stesso che il presidente in carica esercitava non molto tempo fa. Brutto segnale. Molto brutto.

Prima mobilitazione studentesca ai tempi di Boric: un giovane colpito da pallottole e un altro in pericolo di vita

Almeno due giovani sono rimasti gravemente feriti nel mezzo delle mobilitazioni di studenti universitari e delle scuole superiori per miglioramenti nutrizionali che hanno avuto luogo a Santiago e in altre città del Paese questo venerdì, 25 marzo.

Intorno a mezzogiorno, uno studente universitario ha ricevuto una pallottola al petto da un funzionario dei Carabineros nel mezzo dell’Alameda, all’altezza del cerro Huelén (Santa Lucía) a Santiago. Fortunatamente è stato trasferito quasi subito all’Ospedale Centrale, a pochi isolati da lì, ed è fuori pericolo.

Un altro giovane, questa volta liceale del Liceo 7, è stato aggredito violentemente da una banda di criminali, sospettati di avere legami con la stazione di polizia del Municipio della Stazione Centrale, che si trova accanto all’Università di Santiago, incidente che si è verificato anche questo nel contesto delle proteste studentesche. Il minore è ricoverato in ospedale e con diagnosi riservata.

In entrambi i casi, le autorità della nuova amministrazione statale guidata da Gabriel Boric, oltre a sindaci e vari settori sociali e politici, hanno condannato i crimini e si sono impegnati a indagare su di essi. Mentre la portavoce del governo, Camila Vallejo, ha descritto l’accaduto come “estremamente grave” e ha istruito un’indagine interna ai Carabineros. L’Istituto Nazionale dei Diritti Umani, INDH, ha dichiarato che sta studiando la presentazione di una denuncia al Pubblico Ministero.

Intanto, dal punto di vista degli stessi studenti che hanno messo in campo le manifestazioni per aggiornare l’importo delle borse di studio alimentari il cui valore è simile a quello di dieci anni fa, c’è malessere.

La cultura repressiva e militarizzata coniata dai Carabineros de Chile fin dall’inizio della dittatura di Pinochet è il modo predominante in cui l’entità in uniforme si relaziona con la società dissidente e il diritto alla protesta sociale. In termini recenti, basti ricordare gli omicidi, le amputazioni oculari, gli attacchi sproporzionati e gli arresti ingiustificati ai danni di civili in cui l’istituzione in divisa è stata direttamente coinvolta durante la rivolta sociale iniziata nell’ottobre 2019.

Parimenti, sebbene il rapporto tra criminalità organizzata, traffico di droga, territorializzazione antisociale e la loro collaborazione con le forze dell’ordine sia vecchio di anni, l’azione del 25 marzo contro gli studenti è stata attivata con particolare violenza nell’Alameda, questa volta, nel quartiere Stazione Centrale, dove, tra la copiosa vendita ambulante, i gruppi criminali si muovono liberamente, come le mafie.

Nel bel mezzo del pestaggio contro i giovani, i criminali hanno mostrato armi da fuoco e hanno operato come gruppo di supporto alla repressione delle Forze Speciali dei Carabineros. Nessuno dei banditi è stato arrestato, è stato invece aggiornato il vecchio rapporto dell’appoggio in conto terzi tra una fazione della criminalità organizzata e la polizia.

Trascorse due settimane dal cambio di governo nazionale, la nuova amministrazione ha dovuto affrontare con poca fortuna una visita del ministro dell’Interno, Izkia Siches, nel comune di Ercilla, nel territorio mapuche in resistenza di Temucuicui, senza ottenere altro risultato che un clamoroso rifiuto delle comunità della zona. *

Allo stesso modo, e per la grave crisi economica che sta attraversando il Paese, con un vertiginoso aumento del costo della vita per le grandi maggioranze sociali (in un anno il prezzo del pane è aumentato del 13%, la carne bovina del 26% e il carburante di oltre il 30%, mentre i salari sono diminuiti dello 0,6% secondo l’Istituto nazionale di statistica, INE), gran parte della popolazione chiede un nuovo prelievo del 10% dei propri risparmi pensionistici gestiti dall’AFP privata.

Durante il governo di Sebastrián Piñera, la pressione sociale e politica ha costretto il regime di destra a consentire il ritiro dei fondi dei lavoratori e delle lavoratrici in tre occasioni, nonostante le proteste dell’industria pensionistica.

Tale provvedimento ha però consentito di decomprimere e contrastare – in un contesto di totale mancanza di investimenti o aiuti diretti e di progressiva regolamentazione statale – un processo ascendente di ingovernabilità e mitigare gli effetti della crisi conseguente alla pandemia di Covid–19.

Ma stavolta, quelli che si oppongono a un nuovo ritiro dei risparmi pensionistici, fanno parte del governo Boric, in particolare il capo del portafoglio del Tesoro ed ex presidente della Banca Centrale, Mario Marcel, economista militante della dottrina monetarista della Scuola di Chicago, la stessa i cui discepoli nati durante la tirannia civile-militare eseguirono rigorosamente il più feroce programma di privatizzazione di tutte le imprese e servizi dello Stato cileno della sua storia.

Infatti, sotto questa ortodossia antipopolare, è stato creato il capitale originario per l’espansione e il rafforzamento oligopolista dei grandi e pochi gruppi economici che controllano l’economia del paese, e che hanno da tempo esteso i loro interessi al resto dell’America Latina.

Certamente e gradualmente, le mobilitazioni studentesche, cittadine e popolari stanno costruendo un piano di manifestazioni sociali, indipendentemente dal governo nazionale, mentre si intensifica una crisi multidimensionale le cui esigenze sociali emergono a causa dei bisogni oggettivi della popolazione impoverita.

https://madmimi.com/p/1337b31?pact=1802754-167164586-7004672224-6d0d2a58413e1d859b7cc1c5f95babe5249585dc

* Il 15 marzo, dopo solo 5 giorni dall’insediamento del nuovo Presidente del Cile, Gabriel Boric, la sua ministra degli Interni, Izkia Siches, ha pensato di andare nel Wallmapu a incontrare i familiari di Camilo Catrillanca, giovane mapuche assassinato durante il governo di Sebastian Piñera.

Ma la sua visita (con nutrita scorta al seguito) è stata bloccata con spari in aria dalle autorità di difesa del territorio mapuche recuperato poiché non erano stati rispettati i protocolli di sicurezza stabiliti da dette autorità.

La neoministra credeva forse di poter bypassare, per/con una visita di cortesia, i protocolli vigenti, ma le è stato così chiarito che nei territori recuperati le cose funzionano come decide l’autorità mapuche e non lo Stato cileno. Il colloquio col padre di Camilo è comunque avvenuto perché è stato lui a recarsi dalla ministra al di fuori dei territori.

Successivamente, è stato anche chiarito che non ci possono essere colloqui seri per affrontare la questione del Wallmapu se non si parte da alcuni punti imprescindibili come la liberazione dei prigionieri politici mapuche (la cui esistenza è stata recentemente negata proprio da un ministro del nuovo governo Boric), l’uscita dalla zona delle imprese forestali e la restituzione dei terreni.

https://interferencia.cl/articulos/exclusivo-habla-el-lonko-de-temucuicui-si-quieren-entrar-asi-estan-muy-equivocados-podemos

https://www.eldesconcierto.cl/nacional/2022/03/15/juan-pichun-vocero-de-la-cam-no-tenemos-prisa-por-sentarnos-en-este-momento-con-nadie.html

https://www.eldinamo.cl/politica/Expulsion-de-forestales-u-ocupacion-territorial-el-ultimatum-de-6-meses-a-Gabriel-Boric-en-La-Araucania-20220323-0059.html

Fonte

01/01/2022

Cile - Non tutto brilla nella vittoria di Boric

Il neopresidente eletto Gabriel Boric è ormai comprensibilmente e costantemente inseguito dai giornalisti, che lo intervistano sui più disparati argomenti, specialmente quelli che non hanno fatto parte della sua campagna elettorale. Come la politica estera e il conflitto nel Wallmapu.

In una recente conferenza stampa, infatti, è stato intervistato a proposito dell’invito, rivoltogli alcuni giorni prima dal Presidente ancora in carica Sebastian Piñera, ad accompagnarlo in un viaggio internazionale in Colombia relativo ai progetti di politica internazionale Prosur e Alleanza del Pacifico.

Boric risponde di aver rifiutato l’invito del Presidente in quanto le modalità dell’invito non seguivano un protocollo formale e, inoltre, il progetto politico Prosur è stato promosso specificamente dal governo Piñera e il nuovo governo avrà dei propri progetti di politica internazionale, in particolare intende rafforzare i rapporti con l’Alleanza del Pacifico.

Durante la campagna elettorale Boric non si era per nulla pronunciato circa la politica internazionale del suo futuro governo.

L’affermazione chiara e perentoria di voler rafforzare i rapporti con l’Alleanza del Pacifico, nata nel 2011 (Cile, Colombia, Messico e Perù) per contrastare l’integrazione regionale degli stati progressisti dell’ALBA (Alianza bolivariana para América Latina y el Caribe, fondata nel 2004), chiarisce definitivamente le sue tendenze, che in diversi altri campi è fin troppo facile definire “moderate”, anche se molti sperano di trovarsi di fronte al nuovo Salvador Allende.

Nella medesima conferenza stampa, un giornalista gli chiede un commento sugli attentati verificatisi nella “Macrozona Sur” (termine utilizzato dal governo Piñera per denominare la regione dell’Araucania) e sulla dichiarazione di Hector Llaitul (portavoce della CAM Coordinamento Arauco Malleco) che continueranno sulla strada rivoluzionaria.

Boric (che evidentemente non ritiene di dover contestare la terminologia militarista messa in uso dal suo predecessore) dice che il suo percorso sarà di pace, mai di violenza, e quindi chi percorre la strada della violenza per perseguire la pace, sbaglia.

Riconosce che il Cile ha un enorme debito con i popoli originari, in particolare con quello Mapuche e che bisogna parlarne, visto che la politica della CONADI (Corporación Nacional de Desarrollo Indígena, Corporazione Nazionale di Sviluppo Indigeno. Già dal nome si può intuire l’impostazione decisamente colonialista di questa istituzione) è esaurita, il conflitto è profondo e richiede tempo per essere risolto.

Ha già in cantiere colloqui con i rettori delle Università in Araucania, con i vari Vescovi, con il Centro Nansen per la Pace. Dedicherà una equipe specifica al problema che si deve risolvere senza violenza.

Tre le entità interpellate e da interpellare per la soluzione del conflitto però non cita le organizzazioni e le strutture del Popolo Nazione Mapuche. Sembrerebbe una “omissione” piuttosto significativa.

Già altre volte ci siamo occupati di dare voce al punto di vista della lotta del popolo Mapuche, traducendo interviste ai loro portavoce e comunicati. Qui di seguito l’ultimo comunicato della CAM, Coordinadora Arauco Malleco, caricato sul Twitter di Aukin Ecos del Wallmapu.

A seguire, la nota politica del Mir (Movimiento de Izquierda Revolcionaria) sulla nuova situazione in Cile.

*****

Né con la destra né con il progressismo servile: la Cam affronta lo scenario attuale della rivoluzionaria lotta Mapuche

Per quanto riguarda gli eventi in corso gestiti nel quadro istituzionale dello Stato del Cile, la convenzione costituente e il ciclo di governo guidato da Gabriel Boric che è nato concordato nel quadro del rapporto interborghese nazionale e internazionale, affermiamo quanto segue:

Kiñe. C’è un costante negazionismo, un pregiudizio e un’ignoranza di massa sulla storia della nostra Nazione Mapuche, orchestrata e imposta dallo stato cileno per giustificare l’usurpazione del Wallmapu.

Con questo discorso si vuole disconoscere che come popolo Mapuche abbiamo mantenuto una lunga indipendenza e sovranità sul nostro territorio ancestrale, a tal punto che le strutture coloniali e repubblicane sono rimaste fuori dalla nostra vita per diversi secoli, senza poter imporre le loro forme culturali, economiche e politiche.

L’unico modo che i winka hanno trovato per impadronirsi del nostro territorio è stato l’espropriazione, l’inganno, la tutela razzista e la militarizzazione, fenomeni che tornano a ripetersi oggi.

Epu. Inoltre, nel panorama attuale in cui sorgono voci che cercano di orientare la nostra autonomia sotto il loro istituzionalismo e paternalismo, rispondiamo a quella nuova sinistra “hippie, progressista e di buone vibrazioni” e che oggi celebra un governo socialdemocratico o, per essere più precisi, di centro-sinistra, che il popolo mapuche ha un proprio ordinamento politico-militare sin da prima della formazione dello stato cileno.

Questo attraverso il koyang, il weychan e la presenza delle nostre autorità ancestrali come machi, lonko, werken , weychafe. Questi ruoli restano in vigore nel nostro movimento, al di fuori delle ideologie straniere e attivi nei processi di ricostruzione e di liberazione nazionale verso il kizügunewün.

Kula. Comprendiamo che sebbene le forme di potere e dominio possano variare, in fondo rimangono le stesse strutture contro le quali abbiamo combattuto a lungo, quindi nessuno ci insegnerà ad affrontarle.

È stata la nostra storia di lotta, i nostri successi ed errori, la parola delle nostre autorità culturali, che ci hanno stimolato come popolo in resistenza e ci hanno motivato a continuare a combattere le espressioni del capitalismo nel Wallmapu.

Il potere coloniale che ci ha sottomessi più di un secolo fa segue oggi la stessa logica. Così, Saavedra, Pinochet e Kast rappresentano la continuità storica come progetto di dominio estremista fascista e razzista. Sappiamo già che conviviamo con quella casta di dominio in tutto il territorio conteso.

Detto questo, ancora una volta segnaliamo l’esempio dei nostri antenati, i futakechekuifi, e riaffermiamo che continueremo a lottare per la ricostruzione Nazionale Mapuche senza cambiare di un centimetro la nostra linea e i nostri principi di lotta.

Meli. Che, attualmente e come espressione concreta di queste strutture di dominio, la presunta lotta contro la “violenza nell’Araucanía” si configura come una tattica trasversale sostenuta dalla comunità imprenditoriale, dalla destra, dai media, e anche dalla Convenzione Costituente e da Gabriel Boric, destinata a mantenere il sistema così com’è al punto da giustificare la repressione e la militarizzazione per affrontare il movimento rivoluzionario autonomista mapuche che esercita il controllo territoriale.

Sembra che quando si toccano gli interessi del grande capitale non ci siano differenze tra “sinistra e destra”, poiché entrambi i settori sostengono un discorso omogeneo di fronte agli avanzamenti politici e materiali delle nostre rivendicazioni.

Questi settori dimenticano che nel nostro orizzonte storico sono state la violenza politica e la resistenza che hanno fatto di noi un popolo sovrano ed è nostro legittimo diritto usarla per mantenerci degni come popolo-nazione.

Kechu. Che la tattica di cui sopra fa parte di una strategia di contro-insurrezione che si sta facendo strada nell’attuale scenario politico installando una narrativa narco-terroristica, volta a mettere all’angolo e screditare politicamente, economicamente e mediaticamente le nostre espressioni di lotta rivoluzionaria.

Sono l’assalto disperato delle classi dirigenti e del fascismo per salvaguardare i loro interessi contro il rafforzamento del weychan.

Allo stesso tempo, allo stesso modo, in questo contesto ci dissociamo categoricamente da alcune deviazioni prodottesi all’interno del movimento mapuche in generale e che si sono rivelate funzionali al potere di dominio come il narcotraffico, le mafie legate all’estrazione del legno, al paramilitarismo yanacona e alla servitù dei “nuovi microimprenditori” mapuche.

In questi momenti storici è indispensabile soffocare queste espressioni funzionali al capitale, e come organizzazione lo faremo riaffermando l’etica politica che comporta la nostra tradizione di lotta.

Kayu. Chiediamo al nostro popolo ribelle Mapuche di continuare a resistere e di rivendicare la violenza politica come strumento legittimo della nostra lotta, chiunque governi e mantenga il modello dell’accumulazione capitalista e la sua impalcatura coloniale.

Fermare la distruzione del Wallmapu, creare le basi per l’emancipazione definitiva moltiplicando i chem e intensificando il controllo territoriale per ottenere aree liberate dal potere winka.

Per non dimenticare dalla nostra memoria collettiva i costi di questa nuova rinascita autonomista, che sono stati pagati con persecuzioni politiche e pu weychafe caduti, motivati da un ampio sentimento di dedizione per il nostro popolo. Per non farsi ingannare da false promesse e per non cadere nella visione a breve termine e meschina della pseudo-sinistra.

Con Matías e Toñito nella memoria sempre!!

La resistenza non è terrorismo!!

Kizugūnewtun per la Nazione Mapuche!!

Liberttà a Daniel Canío e a tutti i PPM!!

Amulepe taiñ weichan

Weuwaiñ – Marrichiweu

CAM

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La posizione del Mir sulla nuova situazione in Cile

Domenica 19 dicembre un candidato pinochetista è stato sconfitto alle urne. Il popolo è sceso in piazza felice, non per aver eletto Gabriel Boric, ma per essersi finalmente concesso una sconfitta al fascismo.

Il Movimento di Sinistra Rivoluzionaria MIR desidera contribuire con il suo parere alla necessaria discussione politica su cosa significhi questa elezione.

Il Kast nazista ha permesso al diritto di radunarsi di nuovo attorno al pinochetismo.

Il presidente eletto ha già dato il suo messaggio di unità anche con il pinochetismo.

Il Partito Comunista (PC) del Cile non graviterà in questo governo. Boric ha già ignorato il suo principale candidato, Daniel Jadue, che non era nemmeno sul palco. Non ha nominato il PC all’interno dei partiti che lo hanno sostenuto. Ma, come c’era da aspettarsi, il PC cileno non si preoccupa di questa posizione se riesce a ottenere più incarichi nel governo centrale e nelle regioni.

Il Parlamento è legato tra la sinistra riformista neoliberista e il pinochetismo. Ciò significa che governerà di nuovo con la vecchia “politica degli accordi” della Concertación. Per lo stesso, non ci sarà possibilità di profondi cambiamenti.

I drastici cambiamenti di opinione, durante questo processo, con speranze quasi messianiche, ci mostrano che l’educazione politica deve necessariamente crescere. L’esplosione sociale in quel senso non fu un acceleratore della coscienza di classe e della lotta di classe.

Per tutto quanto sopra, il Movimento della Sinistra Rivoluzionaria (MIR) si assume evidentemente come un oppositore di sinistra di questo governo neoliberista.

Allo stesso tempo, il Movimento della Sinistra Rivoluzionaria (MIR) chiede l’unità della sinistra rivoluzionaria che è fuori dal parlamento e che agisce in piccoli gruppi, e mira a ottenere più militanza che un progetto politico socialista unitario.

Santiago, 20 dicembre 2021

Fonte