Bassa affluenza alle primarie del partito al governo
Concluse le votazioni primarie, la candidata del Partito Comunista celebra una vittoria schiacciante con 824.000 voti, ottenendo oltre il 60%. Duramente sconfitti sono l’ex Concertación e Carolina Tohá, che ha ottenuto 384.000 voti, e il Frente Amplio, con il candidato Gonzalo Winter che ne ha ottenuti 123.000. Mulet, che era solo un candidato simbolico in lizza per un seggio al Senato, ha raggiunto 37.000 voti.
Il fatto che Jeannette Jara e il Partito Comunista (PC) guidino la coalizione elettorale del governo implica un cambiamento radicale nella politica nazionale, che dovrà essere valutato nelle prossime settimane, poiché si apre uno scenario incerto nel contesto delle elezioni obbligatorie (1) e con i candidati di destra che sono da mesi in testa ai sondaggi.
Un’elezione polarizzata tra Kast e Jara con Matthei già esaurita? Un possibile ballottaggio tra Kast e Matthei (2) a causa del basso numero di voti per il partito al governo? Si vedrà.
Mentre i social media e le dichiarazioni della base della candidata del Partito Comunista celebravano la schiacciante vittoria, non si può ignorare l’affluenza estremamente bassa alle primarie del partito al governo. Solo 1.372.361 voti, pari ad appena il 9% del totale degli elettori. Si tratta dell’affluenza più bassa dall’istituzione delle primarie, dopo tre primarie realizzate, il che segna un fallimento politico complessivo per il governo.
Nelle primarie del 2021 tra Jadue (3) e Boric, il totale dei voti è stato di 1.750.889 (1.058.027 per Boric e 692.862 per Jadue). Vale a dire, in quelle primarie, a cui l’ex Concertación non ha partecipato, hanno votato 400.000 persone in più rispetto alle primarie di questo 2025, che inoltre sono primarie volontarie, ma nel quadro di elezioni che saranno obbligatorie.
Jara ha ottenuto poco più di 800.000 voti e, sebbene abbia superato di oltre 120.000 voti il risultato nelle primarie del PC con Jadue nel 2021, ciò è dovuto principalmente al risultato estremamente basso di Gonzalo Winter. Questo indica che molti elettori di Boric nelle primarie del 2021 sono passati a Jara, mentre molti altri semplicemente non sono andati a votare.
Questo risultato elettorale mostra il deterioramento di una coalizione indebolita dopo oltre tre anni di governo Boric, che non è riuscito a esprimere un nuovo spazio politico a livello nazionale, ma piuttosto una riorganizzazione interna delle proprie forze, attirando meno elettori rispetto alle primarie precedenti, riflettendo così un governo che ha deciso di aderire al “Socialismo Democratico” e di instaurare l'“ordine neoliberista” e la crescita economica.
Sconfitta schiacciante per l’ex Concertación e il Frente Amplio
Gonzalo Winter, il più fedele rappresentante della continuità di Gabriel Boric, amico di lunga data del Presidente e militante del suo partito, non è riuscito a raggiungere il 10% dei voti totali. Questo segna una crisi importante della sua elezione, in una campagna elettorale che non ha avuto successo e che ha cercato di essere il più fedele seguace dell’eredità di Boric, arrivando persino a difendere l’accordo tra governo e Soquimich e ad attaccare Jara per essere un militante comunista.
D’altra parte, la crisi dei partiti della ex Concertación continua ad aggravarsi. Il risultato è stato un vero disastro elettorale per loro. Nelle precedenti primarie, non si sono tenute elezioni “formali” tramite il SERVEL [ndt: Servizio Elettorale], ma primarie non ufficiali organizzate dai partiti politici, dove hanno votato solo 150.000 persone.
In queste elezioni, Tohá è chiaramente passata dal più al meno, perché il suo miglior “momento elettorale” è stato quando era l’unica candidata del partito al governo (prima della candidatura di Winter e di Jara). Una candidata debole che ha anche finito per ricorrere a una campagna con gesti di destra basati sull'“anticomunismo” e che non è riuscita a superare il 30%.
Sebbene Tohá nelle sue dichiarazioni iniziali abbia affermato che avrebbe fatto quadrato intorno alla candidatura di Jara e ha fatto appello all’unità, le pressioni all’interno del progressismo neoliberista saranno grandi per differenziarsi dal PC-FA, e non è escluso che cercheranno un candidato alternativo legato alla DC o un indipendente come Harold Mayne Nichols, che attualmente sta raccogliendo firme come candidato indipendente. Non vanno dimenticate le dichiarazioni di Oscar Landerretche sulla contrapposizione tra PC e Frente Amplio e sulla violenza di piazza.
Questi risultati saranno di grande importanza in vista delle elezioni parlamentari di quest’anno, poiché il fatto che il PC guidi la coalizione indebolirà la possibilità di posizionare candidati dell’ex Concertación nelle liste. Per questo motivo, le dichiarazioni di molti dei suoi personaggi nella stampa puntavano a un’unica lista, ma ci saranno sicuramente settori che spingeranno per liste separate tra “Socialismo Democratico” con la DC e quello che finora è noto come “Apruebo Dignidad” (PC più Frente Amplio e Umanisti).
La schiacciante vittoria di Jara, il rinnovato bacheletismo e l’anticomunismo di destra
Questa è una netta vittoria del Partito Comunista all’interno della coalizione di governo, nonostante la quantità totale dei voti alle primarie.
Jara ha sconfitto Tohá e Winter dopo un’ultima settimana di rabbiosa e intensa retorica anticomunista da parte dei candidati dell’ex Concertación e, in una certa misura, anche del Frente Amplio.
La destra sta già dispiegando un’offensiva di retorica “anticomunista” che deve essere contrastata con fermezza. Ciò è stato evidente nelle interviste rilasciate da Pablo Longueira e nelle dichiarazioni rilasciate da Johannes Kaiser e da altri leader di destra dopo le elezioni.
E in vista del primo turno, le grandi imprese, la destra, settori dell’ex Concentración e della politica tradizionale non esiteranno a cercare di “polarizzare” contro l’idea di una possibile presidenza comunista, promuovendo una retorica anticomunista che Tohá ha già utilizzato e che la destra stessa ha adottato.
Cercheranno di demonizzare Jara e, in questa demonizzazione, attaccheranno tutto ciò che appaia di sinistra, attaccando tutte le organizzazioni popolari, di sinistra o sociali, al di là della candidatura di Jara.
Ancor più considerando che i candidati più forti sono quelli di destra, con il Partito Repubblicano che sta avanzando. Nell’ultimo sondaggio CADEM pubblicato il giorno delle primarie, Matthei ha subito un calo di 9 punti percentuali, scendendo al 10% dei voti, e José Antonio Kast è salito per la prima volta in testa al sondaggio settimanale, raggiungendo il 24% di intenzioni di voto.
Alcuni analisti sostengono che la candidatura di Jara favorisca la possibilità di un ballottaggio tra Kast (che ha cercato di “moderarsi” e presentarsi come più istituzionale, ulteriormente favorito dall’esistenza di Kaiser, che lo presenta come più centrista) e Matthei, che dialogherà con il centro della ex Concertación.
Questo resta da vedere e non è certo. Quel che è certo è che la destra cercherà di mantenersi all’offensiva con la sua campagna politica ed elettorale, basata su una retorica securitaria, sostenendo misure neoliberiste e contro le maggioranze lavoratrici, e dobbiamo affrontare questi attacchi con organizzazione, mobilitazione e unità nella lotta.
Di fronte a questi attacchi, come La Izquierda Diario, saremo in prima linea nella lotta contro l’estrema destra e fare fronte con la lotta e la mobilitazione, come abbiamo fatto contro la proscrizione e l’operazione giudiziaria contro Daniel Jadue, al di là delle nostre profonde differenze con il Partito Comunista.
E poiché comprendiamo che sono centinaia di migliaia le persone che guardano con simpatia alla candidatura di Jara, che nutrono illusioni relative alla sua candidatura e che vedono con preoccupazione l’offensiva della destra, sosterremo la loro lotta contro gli attacchi della destra. Tuttavia, crediamo che affrontare la destra e l’estrema destra non sarà possibile con una candidatura “di centro” che cerca riforme negoziate con una presunta “destra democratica”.
La campagna di Jara ha costantemente cercato di dialogare “con il centro”, pur mantenendo accenni a sinistra con alcune critiche al partito “boricista” al governo, ad esempio criticando l’accordo Codelco-SQM.
Ma il suo riferimento alla figura di Michelle Bachelet è stato evidente (l’ha definita una delle sue principali referenti politiche in Cile in un dibattito presidenziale, senza menzionare, ad esempio, militanti comuniste storiche come Gladys Marín, e le ha riservato un posto speciale nel suo evento dopo l’annuncio dei risultati elettorali).
Questo si è riflesso anche nella sua campagna, dove ha giocato la carta di figura “vicina” agli elettori e di “donna d’impegno”, rimarcando la differenza con la provenienza d’elite di Winter o con i legami che ha Carolina Tohá con la politica tradizionale.
Innegabili sono le tensioni all’interno del Partito Comunista, dove Jara ha cercato di differenziarsi dal suo stesso partito durante tutta la campagna, messa a dura prova dal settore di Lautaro Carmona (presidente del PC), che ha dovuto smentire in più di un’occasione. Ad esempio, quando Carmona ha accennato alla possibilità che Jadue potesse avere un ruolo nella campagna o la possibilità che in un potenziale governo di Jara si darà impulso a un nuovo cambiamento costituzionale. Entrambe questioni che Jara ha poi respinto categoricamente in più momenti della campagna.
Ma più in generale, da diversi anni il Partito Comunista persegue una politica di integrazione nel regime politico, prima appoggiando la Concertación al ballottaggio, poi firmando patti per omissione e infine entrando direttamente nei governi a fianco della Democrazia Cristiana o dei partiti neoliberisti della Concertación.
Quanto più si sono rafforzati elettoralmente, elevando il profilo delle proprie figure, tanto più hanno costruito dialogo, politiche e ponti con il centro. Questa dinamica andrà nuovamente ad accelerare e aumentare in questa campagna elettorale per il primo turno che sta iniziando.
Molte e molti si sono entusiasmati per la candidatura di Jara e per l’idea di una militante comunista candidata a La Moneda. Ma la verità è che il Partito Comunista si è andato trasformando in un partito socialdemocratico, che è riuscito a rafforzarsi a costo di paralizzare e deviare i processi di mobilitazione e organizzazione popolare, come si è visto dopo la rivolta di Ottobre [ndt:2019].
Jeanette Jara proporrà la smilitarizzazione del territorio Mapuche, sosterrà la rottura dei rapporti con lo Stato genocida di Israele, si pronuncerà chiaramente sulla scomparsa di Julia Chuñil?
In un contesto di rafforzamento della destra e dell’estrema destra, e di un governo che ne ha assunto l’agenda (ad esempio militarizzando il Wallmapu, approvando la Legge del “grilletto facile”, sgomberando accampamenti, consolidando gli affari delle AFP, ecc.), per affrontare l’offensiva della destra dobbiamo fare affidamento sulla forza dell’organizzazione, del coordinamento e sull’unità delle cause e delle lotte.
Note
1) ndt: votare alle elezioni in Cile è diventato obbligatorio dal 2021. Non lo è per le primarie.
2) ndt: José Antonio Kast Rist e Evelyn Rose Matthei Fornet sono entrambi candidati di estrema destra. Kast è stato sconfitto dall’attuale presidente Boric al ballottaggio nelle elezioni del 2021.
3) ndt: Daniel Jadue è membro del Partito Comunista. Sindaco di Recoleta dal 2012 è stato vittima della pratica del lawfare dal 3 giugno 2024, che ha comportato il suo arresto e gli attuali domiciliari, sia per impedirgli di proseguire le sue politiche estremamente favorevoli alla popolazione in campo abitativo, sanitario, culturale ecc. sia per impedire la sua candidatura alle attuali primarie e poi quindi alle presidenziali.
Fonte
Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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03/09/2024
Cile - Da un Gabriel a un altro Gabriel, il tradimento come modello politico
Nel 1946, il Congresso cileno elesse Gabriel González Videla presidente della repubblica. La sua vittoria è stata sostenuta da un’alleanza composta da radicali, comunisti e democratici, dopo aver ottenuto il maggior numero di voti alle elezioni del 4 settembre.
Durante il suo primo anno di governo, González Videla inserì i comunisti nella sua amministrazione, concedendo loro tre posti nel gabinetto, ma nell’aprile 1947 i ministri comunisti decisero di lasciare il governo dopo divergenze inconciliabili con il presidente. Ben presto, l’allontanamento si trasformò in una rottura e, poche settimane dopo, in un’insaziabile persecuzione ordinata da Washington nel momento in cui iniziava la Guerra Fredda, ponendo fine alla politica del “Buon Vicino” come strumento per affrontare la guerra.
Cedette il passo alla dottrina dell’“autodifesa collettiva” che portò alla creazione del Trattato Interamericano di Assistenza Reciproca (TIAR) nel 1947 e all’Organizzazione degli Stati Americani (OAS) nel 1948. Pertanto, il controllo di Washington sull’America latina e i Caraibi ha acquisito status giuridico con il beneplacito delle oligarchie locali. I comunisti non erano più necessari. Hitler e il fascismo erano stati sconfitti e ora il nemico era l’Unione Sovietica.
Sentendosi appoggiato dalla più grande potenza mondiale, González Videla fece approvare la “Legge sulla Difesa della Democrazia”, uno strumento giuridico che lo autorizzava a reprimere i comunisti. La cosiddetta “Legge Maledetta” bandì il Partito Comunista del Cile (PC) e venne utilizzata per la repressione contro il movimento popolare, in particolare quello dei lavoratori.
A livello internazionale, González Videla, che nella storia cilena è conosciuto come “il traditore”, ruppe i rapporti con l’Unione Sovietica e il campo socialista, cosa che nemmeno gli Stati Uniti fecero.
Nell’ambito di questa politica, furono aperti nel paese, soprattutto nel nord, campi di concentramento dove i comunisti e altri leader politici e sociali furono detenuti nelle difficili condizioni del deserto cileno. In uno di essi, Pisagua, compì le sue prime azioni come ufficiale dell’esercito il giovane tenente Augusto Pinochet Ugarte.
Il poeta Pablo Neruda, allora senatore del partito comunista, accusò pubblicamente il presidente di essere filonazista sin dalla fine degli anni ’30, quando era ambasciatore del Cile in Francia. In quel paese, invaso dai nazisti, l’attuale presidente cullava un viscerale anticomunismo che gli permetteva di confrontarsi con la parte più rancida della società del paese occupato.
Dopo l’approvazione della Legge Maledetta, González Videla ha cambiato l’orientamento originario del suo governo, dando spazio ai partiti di destra, sia conservatori che liberali. Già a quel tempo riuscì a mettere un settore del partito socialista come furgone di coda di un gabinetto volto alla repressione e persecuzione del movimento sociale. Consegnando alla destra la guida dell’economia, González Videla ha permesso che si applicassero misure forti contro i lavoratori, favorendo il grande capitale.
L’allora senatore Salvador Allende respinse e denunciò con forza la Legge Maledetta e la repressione.
Il suo carattere opportunista e traditore ha portato González Videla ad essere riconosciuto come l’unico presidente cileno che ha governato con tutti i partiti dello spettro politico del paese, da destra a sinistra, adattandosi in ogni momento alle condizioni che gli hanno permesso di rimanere al potere. Lealtà, dignità e principi non erano parole esistenti nel suo dizionario.
Settantacinque anni dopo, un altro Gabriel, seguendo le orme del suo omonimo, ha vinto le elezioni presidenziali in Cile, adottando, come lui, il tradimento come metodo. Allo stesso modo in cui González Videla ha vinto con una coalizione di partiti e poi, in brevissimo tempo, in pratica, ha governato con un altra, Boric ha vinto con un programma e sta governando con un altro.
Copiando la sua pratica, ha incorporato nel suo governo una vasta gamma di personaggi, compresi alcuni che, non essendo ufficialmente di destra, sono diventati i grandi sostenitori del modello economico repressivo neoliberista subordinato agli Stati Uniti e ai suoi alleati nella NATO dell’Unione Europea, a beneficio dei grandi gruppi economici e delle multinazionali.
Dove Boric ha preso le distanze da González Videla, agendo in modo più “intelligente”, è nell’applicazione di un’impronta politica “brillante” che lo ha portato a dividere di fatto il partito comunista, perseguitando e imprigionando – proprio come González Videla – Daniel Jadue, il suo leader più importante, mentre allo stesso tempo incarica i suoi ministri e altri collaboratori comunisti dell’esecuzione del tradimento.
Approfittando dell’accentuata e generalizzata “sindrome di Stoccolma” che Pinochet ha iniettato in larghi settori della sinistra cilena, Boric si avvale dell’appoggio di Bachelet e dell’incorporazione di Tohá, Allende, Letelier e altri pezzi di quella vasta fauna di figli e nipoti del leader della Unidad Popular che ora servono i loro padroni imperiali.
Il colmo di tanto spregevole attuazione è toccato alla ministra portavoce del governo Boric, che si chiama Camila Vallejo, che dalla sua posizione alla guida del PC ha spinto affinché Daniel Jadue, il leader più riconosciuto del movimento popolare cileno, affrontasse Boric alle primarie presidenziali, che non erano necessarie, affinché Boric potesse essere eletto candidato presidenziale della “sinistra unita” con il voto della destra.
In una macabra operazione, Vallejo, che era al comando della campagna elettorale di Jadue, lo condusse a quelle primarie, sapendo che la destra si sarebbe rivolta a votare per Boric. Vale la pena dire che in Cile le primarie sono aperte e qualsiasi cittadino indipendente può parteciparvi, indipendentemente dal fatto che sia iscritto o meno ai partiti che sostengono i candidati.
Persone legate al sindaco hanno affermato che non è passata nemmeno una settimana prima che Vallejo, ora incorporata nel comando della campagna presidenziale di Boric, non abbia mai più risposto al telefono a Jadue, escludendolo da qualsiasi partecipazione al processo di formazione del governo, consumando uno dei tradimenti più orrendi della vasta pratica cilena, iniziata nel 1818 quando Bernardo O’Higgins, il “padre della patria” ordinò l’assassinio di Manuel Rodríguez, il più brillante, illustre e altruista combattente per l’indipendenza.
Una volta arrivata al governo, la coppia Boric-Vallejo ha iniziato la persecuzione del movimento popolare: militarizzazione dell’Araucanía, persecuzione e carcere per i leader mapuche, repressione dei combattenti sociali e dei difensori dei diritti umani, sostegno attivo ed entusiasta al governo nazista dell’Ucraina, piena subordinazione a Washington in quasi tutti gli eccessi da essa commessi nel mondo e il mantenimento del modello di accumulazione capitalista che ha il suo principale appoggio nell’AFP, il tutto culminato nell’arresto senza prove di Daniel Jadue, (comunista), e nella sua successiva destituzione da sindaco per impedimento alla libertà, celebrato con un silenzio complice da Boric e Vallejo (“comunista”).
Cosa ne penserebbero Luis Emilio Recabarren, Elías Lafertte e Ricardo Fonseca? Come si sarebbero comportati Víctor Díaz, Marta Ugarte e Víctor Jara? Cosa avrebbe fatto Gladys Marín?
È compito dei sociologi e dei politologi, forse anche degli psicologi, indagare queste vicissitudini della storia cilena. Sarebbe bello sapere perché questi personaggi che sono stati scelti dai comunisti, ora al governo, li perseguitano. Certo, c’è una differenza, nel 20° secolo il PC faceva parte del governo e se ne andò perché cominciò ad essere perseguitato. Adesso fa parte del governo e non ne è ancora uscito, trasformandosi in un persecutore. Con González Videla il PC è stato tradito, ora è intrappolato nel campo dei traditori.
Va detto che in passato l’etica del PC ha superato la sua militanza, diventando un manto che ha ricoperto positivamente la politica cilena, segnalando con la sua impronta un modello da seguire e un modo di fare politica che è stato motivo di orgoglio per i suoi militanti e degno di ammirazione da parte dei loro alleati e persino della destra.
Non potevano comprare il PC con niente. Ha combattuto e resistito con dignità e integrità alle dittature di González Videla e Pinochet. Ha superato difficoltà, il carcere, le persecuzioni, le torture, la morte e le sparizioni forzate. Ed è andato avanti.
Ora, il PC sembra avere un prezzo: lo hanno pagato con alcuni incarichi nell’amministrazione affinché insieme a quelli colpiti di ieri e di oggi dalla sindrome di Stoccolma, facciano il lavoro sporco a favore di Washington e dei gruppi imprenditoriali. Ecco perché il loro odio e la loro crudeltà contro Cuba, Venezuela e Nicaragua.
Sembra strano, ma nel caso di Boric è un odio personale, nel caso di Vallejo sembra telecomandato da Washington. In ogni caso, come ha detto Silvio, entrambi cercano di salvarsi “entre únicos e impares” mentre cercano un posto nel parnaso imperiale per avere “un angolino sui loro altari”.
Non mi sono mai aspettato nulla da Boric, l’ho detto prima che fosse eletto. Figlio di un democristiano e discendente di fascisti ustascia croati, porta nel sangue la miseria umana, e quando Camila tradì Jadue, ancora una volta, con il mio sfrenato ottimismo della ragione ho ricordato il presidente Allende nelle sue ultime parole: “...Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro in cui il tradimento cerca di prevalere”.
Non ho dubbi che ancora una volta sarà così, compagno presidente.
Ultim’ora.
Il Centro di ricerca ed elaborazione per la democrazia (CRED) ritiene che la concessione, deliberata oggi lunedì 2 settembre 2024, degli arresti domiciliari al leader comunista cileno di origine palestinese Daniel Jadue costituisca un primo passo importante.
Occorre ora continuare la mobilitazione per smantellare completamente la montatura giudiziaria contro Daniel che costituisce un evidente caso di lawfare, uso politico della magistratura per consolidare il potere delle classi dominanti.
Libertà per il leader comunista cileno Daniel Jadue!
Fonte
Durante il suo primo anno di governo, González Videla inserì i comunisti nella sua amministrazione, concedendo loro tre posti nel gabinetto, ma nell’aprile 1947 i ministri comunisti decisero di lasciare il governo dopo divergenze inconciliabili con il presidente. Ben presto, l’allontanamento si trasformò in una rottura e, poche settimane dopo, in un’insaziabile persecuzione ordinata da Washington nel momento in cui iniziava la Guerra Fredda, ponendo fine alla politica del “Buon Vicino” come strumento per affrontare la guerra.
Cedette il passo alla dottrina dell’“autodifesa collettiva” che portò alla creazione del Trattato Interamericano di Assistenza Reciproca (TIAR) nel 1947 e all’Organizzazione degli Stati Americani (OAS) nel 1948. Pertanto, il controllo di Washington sull’America latina e i Caraibi ha acquisito status giuridico con il beneplacito delle oligarchie locali. I comunisti non erano più necessari. Hitler e il fascismo erano stati sconfitti e ora il nemico era l’Unione Sovietica.
Sentendosi appoggiato dalla più grande potenza mondiale, González Videla fece approvare la “Legge sulla Difesa della Democrazia”, uno strumento giuridico che lo autorizzava a reprimere i comunisti. La cosiddetta “Legge Maledetta” bandì il Partito Comunista del Cile (PC) e venne utilizzata per la repressione contro il movimento popolare, in particolare quello dei lavoratori.
A livello internazionale, González Videla, che nella storia cilena è conosciuto come “il traditore”, ruppe i rapporti con l’Unione Sovietica e il campo socialista, cosa che nemmeno gli Stati Uniti fecero.
Nell’ambito di questa politica, furono aperti nel paese, soprattutto nel nord, campi di concentramento dove i comunisti e altri leader politici e sociali furono detenuti nelle difficili condizioni del deserto cileno. In uno di essi, Pisagua, compì le sue prime azioni come ufficiale dell’esercito il giovane tenente Augusto Pinochet Ugarte.
Il poeta Pablo Neruda, allora senatore del partito comunista, accusò pubblicamente il presidente di essere filonazista sin dalla fine degli anni ’30, quando era ambasciatore del Cile in Francia. In quel paese, invaso dai nazisti, l’attuale presidente cullava un viscerale anticomunismo che gli permetteva di confrontarsi con la parte più rancida della società del paese occupato.
Dopo l’approvazione della Legge Maledetta, González Videla ha cambiato l’orientamento originario del suo governo, dando spazio ai partiti di destra, sia conservatori che liberali. Già a quel tempo riuscì a mettere un settore del partito socialista come furgone di coda di un gabinetto volto alla repressione e persecuzione del movimento sociale. Consegnando alla destra la guida dell’economia, González Videla ha permesso che si applicassero misure forti contro i lavoratori, favorendo il grande capitale.
L’allora senatore Salvador Allende respinse e denunciò con forza la Legge Maledetta e la repressione.
Il suo carattere opportunista e traditore ha portato González Videla ad essere riconosciuto come l’unico presidente cileno che ha governato con tutti i partiti dello spettro politico del paese, da destra a sinistra, adattandosi in ogni momento alle condizioni che gli hanno permesso di rimanere al potere. Lealtà, dignità e principi non erano parole esistenti nel suo dizionario.
Settantacinque anni dopo, un altro Gabriel, seguendo le orme del suo omonimo, ha vinto le elezioni presidenziali in Cile, adottando, come lui, il tradimento come metodo. Allo stesso modo in cui González Videla ha vinto con una coalizione di partiti e poi, in brevissimo tempo, in pratica, ha governato con un altra, Boric ha vinto con un programma e sta governando con un altro.
Copiando la sua pratica, ha incorporato nel suo governo una vasta gamma di personaggi, compresi alcuni che, non essendo ufficialmente di destra, sono diventati i grandi sostenitori del modello economico repressivo neoliberista subordinato agli Stati Uniti e ai suoi alleati nella NATO dell’Unione Europea, a beneficio dei grandi gruppi economici e delle multinazionali.
Dove Boric ha preso le distanze da González Videla, agendo in modo più “intelligente”, è nell’applicazione di un’impronta politica “brillante” che lo ha portato a dividere di fatto il partito comunista, perseguitando e imprigionando – proprio come González Videla – Daniel Jadue, il suo leader più importante, mentre allo stesso tempo incarica i suoi ministri e altri collaboratori comunisti dell’esecuzione del tradimento.
Approfittando dell’accentuata e generalizzata “sindrome di Stoccolma” che Pinochet ha iniettato in larghi settori della sinistra cilena, Boric si avvale dell’appoggio di Bachelet e dell’incorporazione di Tohá, Allende, Letelier e altri pezzi di quella vasta fauna di figli e nipoti del leader della Unidad Popular che ora servono i loro padroni imperiali.
Il colmo di tanto spregevole attuazione è toccato alla ministra portavoce del governo Boric, che si chiama Camila Vallejo, che dalla sua posizione alla guida del PC ha spinto affinché Daniel Jadue, il leader più riconosciuto del movimento popolare cileno, affrontasse Boric alle primarie presidenziali, che non erano necessarie, affinché Boric potesse essere eletto candidato presidenziale della “sinistra unita” con il voto della destra.
In una macabra operazione, Vallejo, che era al comando della campagna elettorale di Jadue, lo condusse a quelle primarie, sapendo che la destra si sarebbe rivolta a votare per Boric. Vale la pena dire che in Cile le primarie sono aperte e qualsiasi cittadino indipendente può parteciparvi, indipendentemente dal fatto che sia iscritto o meno ai partiti che sostengono i candidati.
Persone legate al sindaco hanno affermato che non è passata nemmeno una settimana prima che Vallejo, ora incorporata nel comando della campagna presidenziale di Boric, non abbia mai più risposto al telefono a Jadue, escludendolo da qualsiasi partecipazione al processo di formazione del governo, consumando uno dei tradimenti più orrendi della vasta pratica cilena, iniziata nel 1818 quando Bernardo O’Higgins, il “padre della patria” ordinò l’assassinio di Manuel Rodríguez, il più brillante, illustre e altruista combattente per l’indipendenza.
Una volta arrivata al governo, la coppia Boric-Vallejo ha iniziato la persecuzione del movimento popolare: militarizzazione dell’Araucanía, persecuzione e carcere per i leader mapuche, repressione dei combattenti sociali e dei difensori dei diritti umani, sostegno attivo ed entusiasta al governo nazista dell’Ucraina, piena subordinazione a Washington in quasi tutti gli eccessi da essa commessi nel mondo e il mantenimento del modello di accumulazione capitalista che ha il suo principale appoggio nell’AFP, il tutto culminato nell’arresto senza prove di Daniel Jadue, (comunista), e nella sua successiva destituzione da sindaco per impedimento alla libertà, celebrato con un silenzio complice da Boric e Vallejo (“comunista”).
Cosa ne penserebbero Luis Emilio Recabarren, Elías Lafertte e Ricardo Fonseca? Come si sarebbero comportati Víctor Díaz, Marta Ugarte e Víctor Jara? Cosa avrebbe fatto Gladys Marín?
È compito dei sociologi e dei politologi, forse anche degli psicologi, indagare queste vicissitudini della storia cilena. Sarebbe bello sapere perché questi personaggi che sono stati scelti dai comunisti, ora al governo, li perseguitano. Certo, c’è una differenza, nel 20° secolo il PC faceva parte del governo e se ne andò perché cominciò ad essere perseguitato. Adesso fa parte del governo e non ne è ancora uscito, trasformandosi in un persecutore. Con González Videla il PC è stato tradito, ora è intrappolato nel campo dei traditori.
Va detto che in passato l’etica del PC ha superato la sua militanza, diventando un manto che ha ricoperto positivamente la politica cilena, segnalando con la sua impronta un modello da seguire e un modo di fare politica che è stato motivo di orgoglio per i suoi militanti e degno di ammirazione da parte dei loro alleati e persino della destra.
Non potevano comprare il PC con niente. Ha combattuto e resistito con dignità e integrità alle dittature di González Videla e Pinochet. Ha superato difficoltà, il carcere, le persecuzioni, le torture, la morte e le sparizioni forzate. Ed è andato avanti.
Ora, il PC sembra avere un prezzo: lo hanno pagato con alcuni incarichi nell’amministrazione affinché insieme a quelli colpiti di ieri e di oggi dalla sindrome di Stoccolma, facciano il lavoro sporco a favore di Washington e dei gruppi imprenditoriali. Ecco perché il loro odio e la loro crudeltà contro Cuba, Venezuela e Nicaragua.
Sembra strano, ma nel caso di Boric è un odio personale, nel caso di Vallejo sembra telecomandato da Washington. In ogni caso, come ha detto Silvio, entrambi cercano di salvarsi “entre únicos e impares” mentre cercano un posto nel parnaso imperiale per avere “un angolino sui loro altari”.
Non mi sono mai aspettato nulla da Boric, l’ho detto prima che fosse eletto. Figlio di un democristiano e discendente di fascisti ustascia croati, porta nel sangue la miseria umana, e quando Camila tradì Jadue, ancora una volta, con il mio sfrenato ottimismo della ragione ho ricordato il presidente Allende nelle sue ultime parole: “...Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro in cui il tradimento cerca di prevalere”.
Non ho dubbi che ancora una volta sarà così, compagno presidente.
Ultim’ora.
Il Centro di ricerca ed elaborazione per la democrazia (CRED) ritiene che la concessione, deliberata oggi lunedì 2 settembre 2024, degli arresti domiciliari al leader comunista cileno di origine palestinese Daniel Jadue costituisca un primo passo importante.
Occorre ora continuare la mobilitazione per smantellare completamente la montatura giudiziaria contro Daniel che costituisce un evidente caso di lawfare, uso politico della magistratura per consolidare il potere delle classi dominanti.
Libertà per il leader comunista cileno Daniel Jadue!
Fonte
17/02/2024
Cile - Diritti Umani e sciopero della fame dei PPM CAM: il gattopardismo del PC
Questa domenica, 11 gennaio 2024, trascorsi 90 giorni di sciopero della fame di 4 weichafe della CAM e di altri 11 Prigionieri Politici Mapuche da più di 60 giorni con la stessa misura drastica, è nostro dovere denunciare la dichiarazione della Commissione Nazionale per i Diritti Umani del Partito Comunista del Cile, che, a nostro avviso, opportunisticamente, “solidarizza con gli scioperanti Mapuche e manifesta preoccupazione per il futuro politico dell’Araucanía“.
Il gattopardismo del PC è aumentato negli ultimi anni. Dopo essere stata una delle organizzazioni storicamente più colpite dal potere, è diventata complice ed esecutrice delle politiche repressive dello Stato cileno contro il movimento di resistenza Mapuche.
Perché è in merito agli ultimi avvenimenti e in onore del rispetto per questa degna lotta che noi scioperanti portiamo avanti, e che riteniamo strettamente legata e concatenata con le rivendicazioni territoriali e politiche del movimento autonomista Mapuche, che esprimiamo la nostra opinione e disagio per le dichiarazioni di rappresentanti del PC.
Considerando e ricordando, anzitutto, che i tre mesi di sciopero della fame hanno comportato il ricovero di 3 dei nostri weichafe in condizioni di vita gravi e critiche, come affermato dallo stesso Collegio Medico e dal servizio sanitario, le richieste di questo movimento sono state chiare: come punto centrale, chiedere la nullità del processo che ha condannato a più di 15 anni Ernesto Llaitul, Ricardo Delgado Reinao, Esteban Henríquez e Nicolás Alcaman e, come seconda richiesta, abilitare un modulo per i comuneros [membri della comunità Mapuche] che abbia condizioni carcerarie adeguate alla cultura dei membri di un popolo originario.
Ora, 48 ore dopo che la Sesta Sezione della Corte d’Appello di Concepción ha sentenziato in forma chiara e decisa l’annullamento del processo e della sentenza per la totale mancanza di garanzie di giusto processo, esemplificata dall’inesistenza di prove scientifiche di colpevolezza e dall’assenza di idoneità accreditata dei presunti “esperti”, presentati dalla Procura e dal Governo, dobbiamo venire a conoscere il pronunciamento della Commissione Nazionale per i Diritti Umani del Partito Comunista, composta, tra gli altri, dalle deputate Lorena Pizarro e Carmen Hertz, donato alla stampa come decorazione pubblica.
Perché non dimentichiamo che il 9 luglio 2021, quando già si sapeva della crudele esecuzione del Weichafe Pablo Marchant, el Toño, mentre era detenuto dalla polizia, l’allora deputato e candidato alla presidenza Gabriel Boric, ha twittato: “Il caso è grave. Le imprese forestali sono parte del problema“, e la sua responsabile della campagna per La Moneda, la militante comunista Camila Vallejo, ha scritto: “Giustizia per Pablo!!“.
Due mesi dopo, Boric, insieme alla sua coalizione Frente Amplio e con la complice astensione del Partito Comunista, ha approvato la proroga fino al 2030 dei sussidi statali milionari concessi alle imprese forestali e ai proprietari terrieri per continuare a saccheggiare e a depredare il Wallmapu, mentre il nostro popolo, le comunità , registrano i più alti tassi di povertà ed emarginazione dovuti principalmente alla mancanza di terre.
Non dimentichiamo che queste stesse deputate della Commissione per i Diritti Umani del PC, con l’insieme del loro gruppo aggiunto a quello del Frente Amplio, hanno votato a favore della militarizzazione di Wallmapu, che in senso stretto implica occupare con un vasto contingente poliziesco e militare dotato di mezzi blindati e armamento da guerra con il chiaro obiettivo di assediare e reprimere le comunità in resistenza e in movimento.
In effetti, la repressione più mirata e selettiva ha portato, come diretta conseguenza, all’incarcerazione e al perseguimento di dirigenti tramite la Legge di Sicurezza dello Stato, così come a falsi processi di weichafe di primo piano.
Il tutto incorniciato da forti campagne mediatiche orchestrate dal potere imprenditoriale e governativo, esacerbando così ulteriormente la criminalizzazione e la persecuzione della difesa del nostro territorio ancestrale, che in definitiva è la difesa della vita nel suo insieme, perché si tratta di una lotta contro il capitalismo, contro l’estrattivismo e per la difesa dell’itrofilmongen e la sovranità delle comunità.
Non abbiamo dubbi nell’affermare che il PC ha dato il suo appoggio alla continuità colonizzatrice rappresentata dalla “Commissione per la Pace” imposta da Boric, un processo fallito fin dall’origine, come altri precedenti, che non tiene conto della discussione sul territorio e sull’autonomia, che è la base della nostra richiesta politica.
Certamente si osserva una “presunta” contraddizione tra quanto fatto dalla Corte di Giustizia di Concepción e la volontà di non dare seguito alla richiesta di miglioramenti carcerari, che spetterebbe al sottosegretario alla Giustizia, il comunista Jaime Gajardo, per adeguarsi agli impegni firmati dallo Stato cileno nei confronti dei popoli indigeni.
Persiste la logica della persecuzione e della punizione da parte di questo Governo nei confronti dei weichafe detenuti, una questione che dipinge l’attuale governo neoliberista con la definizione di essere dalla parte dell’oligarchia e contro la resistenza mapuche.
In breve, l’azione dello Stato con la militarizzazione, la repressione e la persecuzione politica dimostra la volontà della classe dirigente, di questo Governo e dei partiti in generale, compreso il PC, di non portare avanti un dialogo né di creare le condizioni per un reale processo di ricerca della pace e della giustizia per l’eroico popolo della Nazione Mapuche.
Fonte
Il gattopardismo del PC è aumentato negli ultimi anni. Dopo essere stata una delle organizzazioni storicamente più colpite dal potere, è diventata complice ed esecutrice delle politiche repressive dello Stato cileno contro il movimento di resistenza Mapuche.
Perché è in merito agli ultimi avvenimenti e in onore del rispetto per questa degna lotta che noi scioperanti portiamo avanti, e che riteniamo strettamente legata e concatenata con le rivendicazioni territoriali e politiche del movimento autonomista Mapuche, che esprimiamo la nostra opinione e disagio per le dichiarazioni di rappresentanti del PC.
Considerando e ricordando, anzitutto, che i tre mesi di sciopero della fame hanno comportato il ricovero di 3 dei nostri weichafe in condizioni di vita gravi e critiche, come affermato dallo stesso Collegio Medico e dal servizio sanitario, le richieste di questo movimento sono state chiare: come punto centrale, chiedere la nullità del processo che ha condannato a più di 15 anni Ernesto Llaitul, Ricardo Delgado Reinao, Esteban Henríquez e Nicolás Alcaman e, come seconda richiesta, abilitare un modulo per i comuneros [membri della comunità Mapuche] che abbia condizioni carcerarie adeguate alla cultura dei membri di un popolo originario.
Ora, 48 ore dopo che la Sesta Sezione della Corte d’Appello di Concepción ha sentenziato in forma chiara e decisa l’annullamento del processo e della sentenza per la totale mancanza di garanzie di giusto processo, esemplificata dall’inesistenza di prove scientifiche di colpevolezza e dall’assenza di idoneità accreditata dei presunti “esperti”, presentati dalla Procura e dal Governo, dobbiamo venire a conoscere il pronunciamento della Commissione Nazionale per i Diritti Umani del Partito Comunista, composta, tra gli altri, dalle deputate Lorena Pizarro e Carmen Hertz, donato alla stampa come decorazione pubblica.
Perché non dimentichiamo che il 9 luglio 2021, quando già si sapeva della crudele esecuzione del Weichafe Pablo Marchant, el Toño, mentre era detenuto dalla polizia, l’allora deputato e candidato alla presidenza Gabriel Boric, ha twittato: “Il caso è grave. Le imprese forestali sono parte del problema“, e la sua responsabile della campagna per La Moneda, la militante comunista Camila Vallejo, ha scritto: “Giustizia per Pablo!!“.
Due mesi dopo, Boric, insieme alla sua coalizione Frente Amplio e con la complice astensione del Partito Comunista, ha approvato la proroga fino al 2030 dei sussidi statali milionari concessi alle imprese forestali e ai proprietari terrieri per continuare a saccheggiare e a depredare il Wallmapu, mentre il nostro popolo, le comunità , registrano i più alti tassi di povertà ed emarginazione dovuti principalmente alla mancanza di terre.
Non dimentichiamo che queste stesse deputate della Commissione per i Diritti Umani del PC, con l’insieme del loro gruppo aggiunto a quello del Frente Amplio, hanno votato a favore della militarizzazione di Wallmapu, che in senso stretto implica occupare con un vasto contingente poliziesco e militare dotato di mezzi blindati e armamento da guerra con il chiaro obiettivo di assediare e reprimere le comunità in resistenza e in movimento.
In effetti, la repressione più mirata e selettiva ha portato, come diretta conseguenza, all’incarcerazione e al perseguimento di dirigenti tramite la Legge di Sicurezza dello Stato, così come a falsi processi di weichafe di primo piano.
Il tutto incorniciato da forti campagne mediatiche orchestrate dal potere imprenditoriale e governativo, esacerbando così ulteriormente la criminalizzazione e la persecuzione della difesa del nostro territorio ancestrale, che in definitiva è la difesa della vita nel suo insieme, perché si tratta di una lotta contro il capitalismo, contro l’estrattivismo e per la difesa dell’itrofilmongen e la sovranità delle comunità.
Non abbiamo dubbi nell’affermare che il PC ha dato il suo appoggio alla continuità colonizzatrice rappresentata dalla “Commissione per la Pace” imposta da Boric, un processo fallito fin dall’origine, come altri precedenti, che non tiene conto della discussione sul territorio e sull’autonomia, che è la base della nostra richiesta politica.
Certamente si osserva una “presunta” contraddizione tra quanto fatto dalla Corte di Giustizia di Concepción e la volontà di non dare seguito alla richiesta di miglioramenti carcerari, che spetterebbe al sottosegretario alla Giustizia, il comunista Jaime Gajardo, per adeguarsi agli impegni firmati dallo Stato cileno nei confronti dei popoli indigeni.
Persiste la logica della persecuzione e della punizione da parte di questo Governo nei confronti dei weichafe detenuti, una questione che dipinge l’attuale governo neoliberista con la definizione di essere dalla parte dell’oligarchia e contro la resistenza mapuche.
In breve, l’azione dello Stato con la militarizzazione, la repressione e la persecuzione politica dimostra la volontà della classe dirigente, di questo Governo e dei partiti in generale, compreso il PC, di non portare avanti un dialogo né di creare le condizioni per un reale processo di ricerca della pace e della giustizia per l’eroico popolo della Nazione Mapuche.
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03/05/2021
Cile - Uno sciopero generale boicottato dal sindacato…
Lo sciopero generale sanitario annunciato per il 30 aprile si è rivelato un flop clamoroso. C’è un responsabile di questo: la CUT. Questo sindacato, obtorto collo e trascinato a viva forza dalla potente lotta dei portuali, aveva dovuto proclamare lo sciopero generale, sapendo già che l’avrebbe fatto fallire.
Ha messo in atto una rappresentazione di conflitto facendo una convocazione allo sciopero solo formale e che si è guardata bene dall’organizzare dal basso, come invece hanno fatto altri sindacati, strutture e assemblee popolari che però purtroppo non hanno la sua stessa potenza numerica e peso politico.
Cos’è successo? Semplice: hanno venduto la lotta prima ancora di iniziarla. Hanno programmato un incontro con la presidente del senato (DC) per dare a Piñera una via d’uscita cavandosela con qualche concessione utile a “passa’ a nuttata”.
Questo con grande probabilità permetterà di terminare regolarmente il suo mandato al criminale presidente che ha dichiarato guerra al popolo cileno e di cui da tempo questo stesso popolo chiede le dimissioni.
Questa volta era davvero arrivato a un passo dal crollare, dopo le ultime prove di disprezzo verso la popolazione che a gran voce nelle piazze (malgrado le difficoltà dovute alla pandemia) chiedeva il diritto di riavere i propri soldi sottratti a viva forza dal machiavellico marchingegno delle AFP.
Ci voleva una dirigente del maggior sindacato dei lavoratori del paese, la CUT, una dirigente del PC, Barbara Figueroa, per tendere a Piñera la ciambella di salvataggio proprio nel momento in cui stava davvero finalmente e miseramente affogando nella sua stessa arroganza e incapacità.
Gli altri sindacati, ovviamente, non hanno apprezzato questa manipolazione e, malgrado fossero già in corso i colloqui della direzione centrale della CUT con la presidente del Senato Yasna Provoste (DC) per il salvataggio di Pinera (a questo link si possono “apprezzare” i colloqui in diretta. I primi minuti mancano dell’audio), ad Antofagasta, nel nord del paese, è stata convocata una conferenza stampa da Lester Calderón (del Sindacato Orica e candidato governatore alla regione di Antofagasta) nella quale chiarisce che: “Il cammino da seguire è quello dei Portuali, non i negoziati con questo Governo criminale“.
Ma, purtroppo, il peso in politica di un sindacato come la CUT supera di gran lunga una minoranza sindacale sia pur cosciente, conflittuale e responsabile. E questo carica ancora più di responsabilità negativa un sindacato così importante come la CUT, che ha utilizzato la convocazione allo sciopero generale come ponte per procurarsi i colloqui e gli accordi parlamentari con quegli stessi partiti che oramai da tempo non hanno alcun credito presso la popolazione, di qualsiasi colorazione politica vogliano ammantarsi.
È ancora pesantemente scottante la prima grossa fregatura, il primo “pasticcio cucinato” nella notte tra il 14 e il 15 novembre del 2019, in cui l’Accordo per la Pace (siglato dai vari rappresentanti di partiti tra cui spiccava la firma di Gabriel Boric, che era “la sinistra” della situazione...) ha legato mani e piedi alla possibilità di una vera Assemblea Costituente che possa riscrivere in maniera sovrana una nuova Costituzione. A onor del vero il PC quella volta non partecipò allo scempio ed è per questo che aveva conservato ancora un piccolissimo credito di dignità.
Tornando alla fine di aprile del 2021, si può senz’altro dire che alcuni risultati sembravano già raggiunti prima ancora che iniziasse la giornata di sciopero generale. La pressione popolare, e soprattutto il blocco portuale e le minacce di blocco generale, stavano già portando i primi risultati.
Infatti, era già uscita fuori la proposta di un progetto di legge per l’abolizione delle AFP e la creazione di un sistema pensionistico “normale”.
Questa proposta di legge prevede l’abolizione delle AFP; la contestuale creazione di un Istituto di Sicurezza Sociale, che sarebbe un organismo pubblico e decentrato che nazionalizzerebbe i fondi pensione; l’istituzione di più tipi di pensione: una Pensione Basica Universale equivalente al Salario Minimo Garantito, una Pensione di Vecchiaia, una pensione d’Invalidità e una Pensione di Sopravvivenza.
I senatori che hanno fatto questa proposta di legge sembrano aver accolto quasi integralmente le istanze del movimento NO+AFP, tanto che lo storico rappresentante di questo movimento, Luis Mesina, se ne dichiarava piuttosto soddisfatto. Chissà adesso (dopo gli accordi salva capre e cavoli) se il progetto di legge verrà più presentato e/o se lo sarà nella versione originale o riveduta e corretta alla luce del mutamento di clima politico.
Certo, l’identità dei promotori avrebbe potuto, maliziosamente, far pensare anche in quel caso a un tentativo estremo di impedire che la rivolta popolare avesse il sopravvento e si volesse prendere “tutto”, non solo le pensioni degne di questo nome, che sono tra le richieste più forti, oltre alla nuova Costituzione, espresse fin dal primo momento nell’”esplosione sociale” iniziata nell'ottobre 2019.
Si tratta infatti di esponenti di vari partiti che finora non hanno brillato per la loro verve rivoluzionaria, ma che, invece sono stati a pieno titolo nella Concertacion e Nueva Mayoria.
Per il 30 aprile la popolazione organizzata nelle Assemblee Territoriali e nei vari sindacati ha messo in atto manifestazioni legate allo sciopero generale sanitario, promosso dalle avanguardie operaie portuali e proclamato per quella data da tantissime sigle sindacali e territoriali.
Le esigenze espresse dalla popolazione, infatti, non sono di singoli aggiustamenti legislativi più o meno parziali. Non lo sono state fin dall’inizio, e meno che mai adesso. Il cambiamento richiesto è totale e complessivo del sistema economico e dell’intera classe politica. Era un momento molto favorevole per ottenere la testa del Presidente, chiesta a gran voce dalla popolazione.
Ma i giochi di potere della CUT e, purtroppo, anche del PC, che qualche speranza aveva fatto balenare con la candidatura di Daniel Jadue a Presidente della Repubblica, hanno evidenziato che la volontà di queste forze politico sindacali è quella di cambiare qualcosa perché nulla cambi di fondo, come ci insegna anche la politica nostrana immortalata da Tommasi di Lampedusa.
Qua di seguito un articolo pubblicato in Cile ieri stesso appena si è saputo della riunione tra la presidente della camera dei senatori Yasna Provoste (DC), il presidente della camera dei deputati Diego Paulsen (RN) e Piñera per discutere un accordo in materia di aiuti sociali e di governabilità, e, successivamente della riunione tra la dirigenza della CUT e la presidente del senato.
Ha messo in atto una rappresentazione di conflitto facendo una convocazione allo sciopero solo formale e che si è guardata bene dall’organizzare dal basso, come invece hanno fatto altri sindacati, strutture e assemblee popolari che però purtroppo non hanno la sua stessa potenza numerica e peso politico.
Cos’è successo? Semplice: hanno venduto la lotta prima ancora di iniziarla. Hanno programmato un incontro con la presidente del senato (DC) per dare a Piñera una via d’uscita cavandosela con qualche concessione utile a “passa’ a nuttata”.
Questo con grande probabilità permetterà di terminare regolarmente il suo mandato al criminale presidente che ha dichiarato guerra al popolo cileno e di cui da tempo questo stesso popolo chiede le dimissioni.
Questa volta era davvero arrivato a un passo dal crollare, dopo le ultime prove di disprezzo verso la popolazione che a gran voce nelle piazze (malgrado le difficoltà dovute alla pandemia) chiedeva il diritto di riavere i propri soldi sottratti a viva forza dal machiavellico marchingegno delle AFP.
Ci voleva una dirigente del maggior sindacato dei lavoratori del paese, la CUT, una dirigente del PC, Barbara Figueroa, per tendere a Piñera la ciambella di salvataggio proprio nel momento in cui stava davvero finalmente e miseramente affogando nella sua stessa arroganza e incapacità.
Gli altri sindacati, ovviamente, non hanno apprezzato questa manipolazione e, malgrado fossero già in corso i colloqui della direzione centrale della CUT con la presidente del Senato Yasna Provoste (DC) per il salvataggio di Pinera (a questo link si possono “apprezzare” i colloqui in diretta. I primi minuti mancano dell’audio), ad Antofagasta, nel nord del paese, è stata convocata una conferenza stampa da Lester Calderón (del Sindacato Orica e candidato governatore alla regione di Antofagasta) nella quale chiarisce che: “Il cammino da seguire è quello dei Portuali, non i negoziati con questo Governo criminale“.
Ma, purtroppo, il peso in politica di un sindacato come la CUT supera di gran lunga una minoranza sindacale sia pur cosciente, conflittuale e responsabile. E questo carica ancora più di responsabilità negativa un sindacato così importante come la CUT, che ha utilizzato la convocazione allo sciopero generale come ponte per procurarsi i colloqui e gli accordi parlamentari con quegli stessi partiti che oramai da tempo non hanno alcun credito presso la popolazione, di qualsiasi colorazione politica vogliano ammantarsi.
È ancora pesantemente scottante la prima grossa fregatura, il primo “pasticcio cucinato” nella notte tra il 14 e il 15 novembre del 2019, in cui l’Accordo per la Pace (siglato dai vari rappresentanti di partiti tra cui spiccava la firma di Gabriel Boric, che era “la sinistra” della situazione...) ha legato mani e piedi alla possibilità di una vera Assemblea Costituente che possa riscrivere in maniera sovrana una nuova Costituzione. A onor del vero il PC quella volta non partecipò allo scempio ed è per questo che aveva conservato ancora un piccolissimo credito di dignità.
Tornando alla fine di aprile del 2021, si può senz’altro dire che alcuni risultati sembravano già raggiunti prima ancora che iniziasse la giornata di sciopero generale. La pressione popolare, e soprattutto il blocco portuale e le minacce di blocco generale, stavano già portando i primi risultati.
Infatti, era già uscita fuori la proposta di un progetto di legge per l’abolizione delle AFP e la creazione di un sistema pensionistico “normale”.
Questa proposta di legge prevede l’abolizione delle AFP; la contestuale creazione di un Istituto di Sicurezza Sociale, che sarebbe un organismo pubblico e decentrato che nazionalizzerebbe i fondi pensione; l’istituzione di più tipi di pensione: una Pensione Basica Universale equivalente al Salario Minimo Garantito, una Pensione di Vecchiaia, una pensione d’Invalidità e una Pensione di Sopravvivenza.
I senatori che hanno fatto questa proposta di legge sembrano aver accolto quasi integralmente le istanze del movimento NO+AFP, tanto che lo storico rappresentante di questo movimento, Luis Mesina, se ne dichiarava piuttosto soddisfatto. Chissà adesso (dopo gli accordi salva capre e cavoli) se il progetto di legge verrà più presentato e/o se lo sarà nella versione originale o riveduta e corretta alla luce del mutamento di clima politico.
Certo, l’identità dei promotori avrebbe potuto, maliziosamente, far pensare anche in quel caso a un tentativo estremo di impedire che la rivolta popolare avesse il sopravvento e si volesse prendere “tutto”, non solo le pensioni degne di questo nome, che sono tra le richieste più forti, oltre alla nuova Costituzione, espresse fin dal primo momento nell’”esplosione sociale” iniziata nell'ottobre 2019.
Si tratta infatti di esponenti di vari partiti che finora non hanno brillato per la loro verve rivoluzionaria, ma che, invece sono stati a pieno titolo nella Concertacion e Nueva Mayoria.
Per il 30 aprile la popolazione organizzata nelle Assemblee Territoriali e nei vari sindacati ha messo in atto manifestazioni legate allo sciopero generale sanitario, promosso dalle avanguardie operaie portuali e proclamato per quella data da tantissime sigle sindacali e territoriali.
Le esigenze espresse dalla popolazione, infatti, non sono di singoli aggiustamenti legislativi più o meno parziali. Non lo sono state fin dall’inizio, e meno che mai adesso. Il cambiamento richiesto è totale e complessivo del sistema economico e dell’intera classe politica. Era un momento molto favorevole per ottenere la testa del Presidente, chiesta a gran voce dalla popolazione.
Ma i giochi di potere della CUT e, purtroppo, anche del PC, che qualche speranza aveva fatto balenare con la candidatura di Daniel Jadue a Presidente della Repubblica, hanno evidenziato che la volontà di queste forze politico sindacali è quella di cambiare qualcosa perché nulla cambi di fondo, come ci insegna anche la politica nostrana immortalata da Tommasi di Lampedusa.
Qua di seguito un articolo pubblicato in Cile ieri stesso appena si è saputo della riunione tra la presidente della camera dei senatori Yasna Provoste (DC), il presidente della camera dei deputati Diego Paulsen (RN) e Piñera per discutere un accordo in materia di aiuti sociali e di governabilità, e, successivamente della riunione tra la dirigenza della CUT e la presidente del senato.
*****
Si tratta di un accordo tra i partiti del regime per mantenere gli abusi di 30 anni blindando Piñera con concessioni che permettano loro di calmare le acque, senza risolvere nessuno dei problemi fondamentali dei lavoratori.
Durante la mattinata di questo venerdì, mentre si svolge la chiamata per lo Sciopero Sanitario convocato dalla Centrale Unitaria dei Lavoratori [CUT], la presidente del Senato Yasna Provoste (DC) e il Presidente della Camera dei Deputati Diego Paulsen (RN), si sono incontrati con Piñera alla Moneda per discutere un accordo in materia di aiuti sociali e governabilità.
Questo, dopo la sconfitta del governo sul terzo ritiro e l’enorme crisi e debolezza della presidenza, dopo gli scioperi portuali, i cacerolazos e la minaccia di una sua estensione a sindacati e popolazioni, che hanno messo il governo alle corde.
Dopo di che, l’opposizione, a livello centrale la Concertación attraverso Yasna Provoste (DC) ha teso la mano a Piñera per un “grande accordo” di “governabilità”. La sua dottrina è che “non possiamo infliggere nuove sconfitte al governo”. Piñera ha accettato, più indebolito che mai, e li ha convocati all’incontro di oggi a La Moneda, per avviare un “grande accordo” tra Chile Vamos e l’opposizione.
Piñera e il suo governo criminale, in uno dei loro momenti peggiori, vengono salvati dalla mano della vecchia Concertación che cerca un nuovo “pasticcio cucinato” per ricomporre la “governabilità”. E lo fanno con un discorso mimetizzato dagli aiuti di cui le persone hanno bisogno, quando hanno approvato quasi tutte le misure di Piñera in cui i lavoratori continuano a pagare per la crisi.
Nell’incontro a La Moneda, tenutosi oggi in mattinata, si è concordato di implementare “aiuti sociali diretti per le famiglie e le PMI”. Il presidente della Camera dei Deputati, Diego Paulsen, ha sottolineato che “abbiamo fissato una scadenza di una settimana”.
Da parte sua, Yasna Provoste ha spiegato che Piñera ha promesso di lavorare su uno “strumento universale che raggiunga rapidamente le famiglie nel più breve tempo possibile”. “La risoluzione del tribunale Costituzionale apre una strada che deve essere compresa da tutti. Nessuno può negare un’agenda minima”, ha detto. Hanno concordato una commissione comune che vedrà queste misure.
L’incontro, per sostenere Piñera strappandogli alcune misure di base (come un reddito universale di emergenza che l’opposizione chiede, al di sotto del paniere familiare di base!), è un tentativo da parte dell'”opposizione” di dimostrare che stanno gestendo misure favorevoli al popolo, e aprire così una strada che permetta loro di uscire dalla crisi acuta. Ma a livello centrale, cerca di proteggere e blindare la figura presidenziale, perché la Concertación non vuole colare a picco se Piñera cade. Il Parlamento è una delle istituzioni più odiate dal popolo.
Con questo, cercano di chiudere e sviare il malcontento di milioni di persone di fronte alla crisi economica, sociale e politica acuita dalla pandemia, che la classe operaia si è caricata sulle spalle, mentre i padroni del Cile, i banchieri, le compagnie minerarie e le grandi imprese, hanno guadagnato come mai prima d’ora.
Si tratta di un accordo tra i partiti del regime per mantenere gli abusi di 30 anni blindando Piñera con concessioni che permettano loro di calmare le acque, senza risolvere nessuno dei problemi fondamentali del popolo lavoratore.
Parallelamente, oggi la CUT chiede uno “Sciopero Generale Sanitario”, in cui abbiamo assistito a proteste fuori dai luoghi di lavoro e alcune mobilitazioni che, uttavia, si sono rivelate deboli, soprattutto per la politica delle loro direzioni che ha deciso per uno sciopero solo testimoniale, nonostante il malcontento di ampi settori e nonostante il fatto che molti settori si siano organizzati indipendentemente dalle conduzioni, come all’ospedale Barros Luco.
Bárbara Figueroa, presidente della CUT e leader del Partito Comunista, ha dato un’intervista a Radio Cooperativa in cui propone di dialogare con la democristiana Yasna Provoste, attuale presidente del Senato: “Speriamo di incontrare più tardi il presidente del Senato per scoprire di cosa avrà discusso nel suo incontro con il presidente Piñera“, ha detto Figueroa. Ma mentre lei chiede accordi a chi fa incontri con Piñera per salvarlo dalla crisi, Piñera stesso ne approfitta e manda la polizia alla CUT per arrestarli.
Devono essere respinti questi accordi con Piñera, che saranno misure che non permetteranno di uscire dalla crisi e garantire un reddito di emergenza secondo il paniere familiare di base (e non sulla soglia di povertà), non proibiranno licenziamenti e sospensioni, stipendi e pensioni di 550mila pesos, fine alla precarietà sanitaria, fine delle AFP. Né verranno toccati i profitti delle compagnie minerarie, delle grandi fortune e delle multinazionali. Questa lotta è più attuale che mai, per una via d’uscita a vantaggio del popolo lavoratore.
L’unica cosa che il PC e il FA faranno è rafforzare le manovre del regime contro il popolo, i loro pasticci, ora rivestiti da concessioni per calmare le acque per un po’ e poi mantenere tutto uguale.
Dobbiamo fare affidamento sulle forze di mobilitazione dei lavoratori, dei giovani, delle donne e del popolo. Per rompere la tregua che le direzioni della CUT stanno portando avanti, è necessario promuovere assemblee e comitati di sciopero dalla base nei luoghi di lavoro e coordinare la lotta. Nessuno sciopero rappresentativo per sedersi al tavolo a negoziare le briciole con il governo criminale, o per riporre fiducia in una “opposizione” complice del governo, come è consuetudine di Bárbara Figueroa, dirigente del Partito Comunista.
La chiave è che noi lavoratori ci organizziamo in assemblee e stabiliamo coordinamenti permanenti, perché ci sono forze per vincere tutte le misure di emergenza di cui abbiamo bisogno. Allo stesso tempo, la lotta per la salute, l’istruzione, l’alloggio, le pensioni, non possiamo lasciarli per domani, perché i soldi ci sono! In questo momento, il rame è a 4,5 dollari per libbra, vicino al suo valore massimo nella storia del metallo rosso. Non possiamo continuare a pagare la crisi mentre le grandi imprese, i banchieri e i padroni del Cile stanno guadagnando come mai prima d’ora, a cominciare dalla famiglia Luksic e dallo stesso presidente Piñera.
Solo la forza della classe operaia e del popolo, la loro unità, organizzazione e mobilitazione indipendente, con un piano di lotta per preparare lo sciopero generale, potremo rovesciare Piñera e il suo governo. Come ha dimostrato ancora una volta la frode dell’accusa di incostituzionalità, non sarà con le manovre parlamentari che saremo in grado di sconfiggerlo.
Fonte
28/11/2013
Camila Vallejo non è una velina. È una donna politica, ha idee e sa parlare ma, invece che da sue interviste, c’invadono di gallerie di foto
Non ricordo di aver visto gallerie di foto per neoelette deputate
comuniste bulgare o sudafricane o svizzere. In queste ore, da Repubblica
al Fatto, tutto il mainstream sgomita per mostrare gallerie di foto
della neodeputata comunista cilena Camila Vallejo. E’ evidente che
l’unica cosa che interessa ai quotidiani non sia informare ma aizzare il
voyerismo dei lettori mostrandone l’avvenenza. Altrimenti
intervisterebbero la donna politica cilena per raccoglierne la storia,
le idee, i progetti, la radicalità della militanza. Eppure sa parlare
Camilla, ha idee ben chiare, milita in un partito che viene da lontano e
ha avuto centinaia di martiri, uomini e donne, sa tenere discorsi
pubblici e incantare il pubblico non col bel viso ma con le cose che ha
da dire. Al contrario il nostro mainstream la umilia privandola di voce e
la sbatte lì, come una velina qualsiasi, per racimolare qualche click
accomunandola alla nostra triste tradizione politica, quella delle
Nicole Minetti. Non è in parlamento perché è bella Camila Vallejo. Lei e
i suoi colleghi sono in parlamento perché leader di un movimento di
moltitudini che ha tenuto in scacco per un anno e mezzo il governo
neoliberale e oggi chiede a Michelle Bachelet di rispettare i patti per
un sistema educativo pubblico, efficiente e gratuito.
È vero, Camila è la “fidanzata d’America”, ricevuta insieme ad altri leader studenteschi cileni, come Karol Cariola, segretaria generale della gioventù comunista, anch’essa eletta ma non oggetto di gallerie, da tutti i principali dirigenti integrazionisti latinoamericani, da Fidel Castro a Hugo Chávez. Li hanno ricevuti perché quel movimento ha rappresentato la novità più importante in un quarto di secolo di un paese ancora strangolato dal regime neoliberale. Ma vallo a spiegare a Repubblica… Camila Vallejo è appunto la fidanzata di un’America latina integrazionista costantemente demonizzata da quegli stessi giornali. Camila è esponente di quell’asse del male latinoamericano da colpire per il quale i nostri giornali sarebbero stati pronti ad appoggiare una guerra contro l’America latina nell’era Bush. Oggi, denudandola della propria identità e delle proprie idee, pretendono di venderne il corpo. Addirittura il TG3 delle 19 di ieri, nel darla in pasto ai propri spettatori, ha evitato di dire di che partito fosse Camila Vallejo. Troppo scomodo.
Solo una chiosa. Per le gallerie di Camila Vallejo il mainstream usa indistintamente il termine “pasionaria”. Come la pensi chi scrive di questo stantio stereotipo per il quale ogni donna comunista di lingua spagnola sia “pasionaria” è qui dal lontano 2005.
Fonte
È vero, Camila è la “fidanzata d’America”, ricevuta insieme ad altri leader studenteschi cileni, come Karol Cariola, segretaria generale della gioventù comunista, anch’essa eletta ma non oggetto di gallerie, da tutti i principali dirigenti integrazionisti latinoamericani, da Fidel Castro a Hugo Chávez. Li hanno ricevuti perché quel movimento ha rappresentato la novità più importante in un quarto di secolo di un paese ancora strangolato dal regime neoliberale. Ma vallo a spiegare a Repubblica… Camila Vallejo è appunto la fidanzata di un’America latina integrazionista costantemente demonizzata da quegli stessi giornali. Camila è esponente di quell’asse del male latinoamericano da colpire per il quale i nostri giornali sarebbero stati pronti ad appoggiare una guerra contro l’America latina nell’era Bush. Oggi, denudandola della propria identità e delle proprie idee, pretendono di venderne il corpo. Addirittura il TG3 delle 19 di ieri, nel darla in pasto ai propri spettatori, ha evitato di dire di che partito fosse Camila Vallejo. Troppo scomodo.
Solo una chiosa. Per le gallerie di Camila Vallejo il mainstream usa indistintamente il termine “pasionaria”. Come la pensi chi scrive di questo stantio stereotipo per il quale ogni donna comunista di lingua spagnola sia “pasionaria” è qui dal lontano 2005.
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