di Fulvio Scaglione
Ma davvero lo sento solo io il puzzo acre di disperazione che si leva dalle ultime finto-bellicose iniziative europee nel confronto con la Russia? Finto-bellicose perché, se davvero credi che un Paese straniero mandi droni esplosivi in uno dei tuoi principali aeroporti, vuol dire che stai subendo un’aggressione armata, un tentativo di strage. E se per di più sei membro di un’alleanza militare chiamata NATO, e il bersaglio dell’aggressione armata era un aereo carico di rifornimenti militari destinati da quell’alleanza all’Ucraina, anche la NATO (dov’è finito il famoso articolo 5?) dovrebbe intervenire, reagire. E tu reagisci chiudendo un consolato e la Casa Russia? È pur vero che sei la Germania, ovvero il Paese che si è fatto saltare sotto il sedere il gasdotto Nord Stream che ti aveva reso ricca e quasi dicevi grazie agli attentatori, ma le conclusioni possibili sono solo due.
La prima: sei una pippa. La seconda: è tutto inventato. Inventato perché i russi non avrebbero il pelo o le capacità di commettere un gesto simile? Dipende. Il pelo certamente. Le capacità… parliamone, perché in molti casi non è che si siano rivelati abilissimi. Pensiamo al “caso Litvinenko”, l’ex agente del KGB avvelenato con il polonio a Londra nel 2006, con i responsabili (Andrej Lugovoj e Dmitrij Kovtun) prontamente individuati. O al “caso Skripal”, altro ex agente del KGB colpito con il gas nervino Novichok ma sopravvissuto, e i due colpevoli (Anatolij Chepiga e Aleksandr Mishkin, agenti del servizio segreto militare) identificati. Per di più, in entrambe i casi le inchieste hanno tirato in ballo una responsabilità diretta del Cremlino, non un gran risultato per i russi.
Però quello di Lipsia sembra un pasticcio troppo grande anche per quei pasticcioni dei russi: il drone esplosivo che non esplode, il tizio che lo prende a calci, il piano molto raffinato però affidato a due pirla qualunque, i passaporti, il transito per l’Italia che invece no, e così via. Compresa la grottesca conferenza stampa dei ministri tedeschi Alexander Dobrindt (Interni) e Johann Wadephul (Esteri), i quali non dicono perché sono così sicuri che si tratti di un attentato di Mosca ma parlano cinque minuti e poi se ne vanno, senza accettare domande. È piena la Rete di Osint, di considerazioni più o meno fondate, di dubbi ragionevoli, noi qui non ci dilunghiamo. Giornali e Tv, ovviamente, hanno reagito come un sol uomo (e forse non è un modo di dire): Russia colpevole, lo dice la Germania. A mettere qualche mano avanti sulla versione dominante sono rimasti solo quelli che se ne intendono: per esempio Stephen Bryen, già fondatore dell’agenzia anti-spionaggio tecnologico del Pentagono, sentito dal nostro Roberto Vivaldelli.
Il fatto è che che tutto questo serve poco e conviene ancor meno a Vladimir Putin, che con l’invasione dell’Ucraina nel 2022 si è messo in una grana da cui può uscire solo andando avanti e sperando nella vittoria (Quale? quando? A che prezzo?), mentre conviene molto a una serie di disperati che stanno dalle nostre parti. Prendiamo il Governo tedesco. La popolarità del cancelliere Friedrich Merz ormai si conta sulle dita (tra il 13 e il 22% a seconda dei sondaggi, comunque al minimo storico: al suo confronto il povero Olaf Scholz era un gigante) mentre il 6 settembre si vota in Sassonia-Anhalt con il rischio di vedere la destra di Alternative für Deutschland (AfD) andare al governo da sola nel land celebre per la sua industria chimica. Afd, a parte le altre caratteristiche, si distingue per aver sempre criticato lo scontro europeo con la Russia: non pare anche a voi che il caso del drone di Lipsia caschi fin troppo a fagiolo per il disperato Merz? E la disperazione dalle sue parti dev’essere enorme se il ministro della Difesa Boris Pistorius si è spinto a chiedere di aprire la procedura per mettere al bando l’AfD. Quanto dev’essere disperato, un Governo, per tentare una mossa come quella ai danni del secondo partito di Germania? Cioè per preferire il suicidio politico a un’onorevole (e poi perniciosa, ma questo è un altro discorso) sconfitta sul campo? D’altra parte, parlando sempre di disperazione. Pistorius è quello che ha inviato lettere a 298.200 diciottenni nell’ambito del nuovo programma di servizio militare volontario per il 2026 e ha raccolto 530 arruolamenti (tasso di adesione: 0,18%) e da fine politico che conosce il Paese ha subito proposto la leva obbligatoria.
Il drone di Lipsia, poi, ha rivitalizzato gli zombie del radicalismo europeo, prima fra tutti Kaja Kallas, responsabile per la politica estera Ue, e si vede. La Kallas è subito partita all’attacco con i suoi cavalli di battaglia. Per esempio: bloccare l’ingresso nella Ue ai cittadini russi che, dice lei, sono “ospiti” dei nostri Paesi ma ne approfittano per fare le loro porcherie da spie. Per carità, fate pure. Tenete però presente che i viaggiatori russi in Europa nel 2025 sono stati più di 500 mila, dei quali 161.121 in Italia, 156.547 in Francia (ma Macron non se li mangiava a colazione, i russi?) e 123,359 in Spagna (dati Die Welt). A parte alcune decine di spie acquattate nell’ombra, gli altri sono turisti paganti, non “ospiti”, e quasi sempre paganti pure bene. Glielo dice la Kallas agli operatori turistici e agli agenti di viaggio? La Kallas non lo sa ma siamo messi così bene che abbiamo la benzina a 2,039 euro al litro (se ti fai il pieno da solo fuori dalle autostrade, altrimenti vai a 2,124 se la fai in autostrada) e il diesel a 2,146, pur godendo del taglio delle accise. Sono gli stessi prezzi del 2022: quattro anni e mezzo di guerra per ritrovarci allo stesso punto.
Sempre la Kallas (mai un momento libero, la signora...) riporta in vita l’idea di prendere i 210 miliardi di asset russi “immobilizzati” (non “congelati”, tra poco vedremo perché) in Europa e passarli all’Ucraina. Anche qui il tempismo è tutto. Il 24 agosto, trentacinquesimo anniversario dell’indipendenza del Paese, Volodymyr Zelensky ha detto che all’Ucraina “servono molti più soldi” per difendersi dalla Russia. Salta fuori il drone di Lipsia e la Kallas propone di passargli 210 miliardi. Un’altra mossa della disperazione: nulla di quanto intrapreso finora dall’Europa ha raggiunto lo scopo prefissato (non dimentichiamo che era: sconfiggere la Russia sul campo) e quindi adesso proviamo con i soldi.
Intanto l’idea di riversare una tale montagna di denaro in un’Ucraina che, sia più o meno simpatico dirlo, è crivellata dagli scandali di corruzione fino a lambire la porta della Presidenza, e proprio nei settori in cui quei denari dovrebbero essere impiegati, lascia almeno perplessi. Ma poi la Kallas forse ignora quanto ha detto proprio nei giorni scorsi il Primo Ministro belga Bart De Wever: “I fondi della Banca Centrale Russa sono immobilizzati, non congelati. La maggior parte di essi si trova in Belgio, presso il depositario Euroclear. Sono immobilizzati per un periodo indeterminato. Questa è stata una decisione molto importante, perché non si possono semplicemente prelevare i soldi di qualcun altro. Non siamo in guerra con la Russia. L’Europa non è in guerra con la Russia. Non si possono semplicemente confiscare i soldi di qualcuno, sarebbe un atto di guerra. Non bisogna sottovalutare queste cose. Nella storia, non ci sono precedenti simili. Anche durante la Seconda Guerra Mondiale, i fondi immobilizzati non sono stati confiscati. Se si facesse questo ora, sarebbe qualcosa di inaudito e comporterebbe gravi conseguenze”. A quanto pare, dunque, la Kallas vuole entrare in guerra con la Russia. Geniale.
Nel grande catino della disperazione, poi, entra anche l’unico che abbia diritto a provarne, ovvero il presidente ucraino Zelensky, che da quattro anni e mezzo fa di tutto per difendere il proprio Paese. Negli ultimi tempi ha provato ogni cosa: colpire le navi russe, e i russi hanno cominciato a colpire le sue e i suoi porti. Colpire le raffinerie russe, e i russi hanno colpito le sue centrali elettriche. Colpire i magazzini e le aziende, e i russi si sono messi a fare altrettanto. Alla fine è sbottato e ieri ha dichiarato quanto segue: “Oggi vogliamo avvertire ogni compagnia aerea che utilizza lo spazio aereo russo, ogni assicuratore e tutti coloro che utilizzano ancora i principali aeroporti russi: lo spazio aereo russo sta diventando completamente insicuro... I giorni sicuri nei cieli della Russia sono finiti”. Ha detto comunque che non colpirà aerei civili, ma «la presenza dei droni nei cieli della Russia sarà su una scala che deve essere considerata».
Molti si sono subiti sperticati a dire che Zelensky non ha minacciato di abbattere voli civili nei cieli della Russia. Ma alla fin fine quel che Zelensky ha detto in sostanza è: Noi lanciamo i nostri droni, se ci va di mezzo un vostro aereo sono cazzi vostri. O giù di lì. Disperazione pura. Su Mosca e altre città della Russia volano compagnie turche, qatariote, cinesi, emirati, bielorusse, indiane... Glielo dice lui a Modi o a Xi Jinping che gli ha abbattuto un aereo e sono cazzi suoi?
E alla via così, spacciando per strategia rattoppi sempre più colorati ed evidenti. Il nostro ministro Crosetto prende come consulente l’ex enfant prodige della politica ucraina, Mychaylo Fedorov, appena prima che salti fuori che da ministro della Difesa questi ha aperto una voragine da 27 miliardi nel budget del ministero della Difesa. Uscito da lì, il patriota Fedorov si è fatto fare un’esenzione dal servizio militare da una Ong finanziata dagli americani, dai quali si è subito recato per mettersi in affari. Gli americani dicono che l’ex generale Vannacci è un agente della Russia e subito il vice-premier Tajani si lancia a paventare influenze russe sulle elezioni del 2027, come se non fosse dal 2016, prima elezione di Trump, che andiamo avanti con queste pagliacciate. E come se non fosse chiaro che i voti a Vannacci serviranno soprattutto a impedire la formazione di un governo politico per farci tornare a un Mario Draghi o Mario Monti d’antan.
E Trump? Gli era andata bene con il Venezuela e non ha resistito a farla fuori dal vaso. Si è cacciato in un colossale pantano con la guerra contro l’Iran e ora, non sapendo più quale panzana sparare, ricicla ai giornalisti la storia che “tre mesi fa, secondo i dati disponibili, in Iran sono stati uccisi 52.000 manifestanti. Ora sento che il numero dei morti è aumentato di altri 20-25.000. Pertanto, il numero totale dei manifestanti uccisi è di circa 65.000”. Dimostrando tra l’altro di conoscere male non solo l’Iran ma anche l’aritmetica.
Va così, facendo finta di essere sani. A proposito: tante polemiche per la presenza del ministro delle Finanze russo, Anton Siluanov, al G20 negli Usa. Avrebbero dovuto ascoltarlo, invece. Soprattutto quando diceva: “Negli ultimi quattro anni, le spese per interessi sostenute dai Paesi del mondo per il servizio del debito pubblico sono aumentate del 50%, e i Paesi sviluppati stanno già destinando fino all’80% dei nuovi prestiti al rifinanziamento del debito esistente”. Lui ci spiega che siamo nei debiti fino alle ascelle e loro lo escludono dalla foto finale del G20, come se fossero in quinta elementare. E poi dicono il Titanic...
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