Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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16/12/2025

Cile, il dado è tratto

Ormai il Cile avrà ufficialmente alla presidenza un discendente dei nazisti tedeschi: Juan Antonio Kast.

Nel suo programma elettorale e nel suo percorso politico ha mostrato chiaramente di essere degno erede dei suoi antenati. Limitazioni al diritto di sciopero, togliere le tasse ai super ricchi, porre deroghe al matrimonio ugualitario e all’aborto, aumentare l’età pensionabile delle donne, frenare l’aumento delle pensioni – che già sono da fame – indulto ai criminali che durante la dittatura hanno compiuto atti di tortura assassinio e scomparsa di persone, ridurre le regole ambientaliste, ridurre le spese statali tagliando il welfare, eliminare le imposte sui profitti del capitale, e tanto altro sono già cose dichiarate e previste.

La candidata concorrente, Jannette Jara, ha dovuto accettare il verdetto delle urne (58,3% per “il tedesco” e 41,7% per lei) che promuove Kast come il presidente più votato dai cileni. A questo proposito però è da tenere presente il fatto che, per la prima volta, il voto in Cile è diventato obbligatorio.

A seguito dei risultati, Jara dichiara che sarà necessario fare “una profonda riflessione per capire le cause che hanno portato a questo risultato”. In realtà, pur senza voler tagliare i problemi con l’accetta, non ci sarebbe bisogno di grandi riflessioni sull’argomento, bensì di decidere profondi cambiamenti nelle politiche delle cosiddette “sinistre” concertazioniste e progressiste che sono state al potere nel dopo Pinochet.

La responsabilità maggiore dell’esito di questa ultima elezione è facilmente ascrivibile a Gabriel Boric, che era stato designato presidente nel novembre del 2021 con l’esplicito mandato delle folle cilene – esplose nell’ottobre del 2019 – di mettere fine al sistema neoliberista.

Lui ha invece profondamente deluso tutte le aspettative di coloro che lo avevano votato sperando in una nuova rinascita del Cile popolare di Allende. Ma quella fiducia era molto mal riposta, perché, malgrado la scintillante traiettoria politica dello “studente Boric”, che prometteva fuoco e fiamme nel 2011, già il 15 novembre del 2019, il “Boric rappresentante del Fronte Amplio”, creò scompiglio nelle sue stesse file firmando l’“Accordo per la Pace Sociale e la Nuova Costituzione”.

Questo accordo ha avuto infatti il potere di sgonfiare in gran parte la giusta rabbia spontanea della popolazione, che, sbagliando, immaginava che una nuova Costituzione potesse essere elemento sufficiente a risolvere tutti i problemi socio-economici del Paese.

Purtroppo il percorso previsto dall’infame Accordo era stato strutturato dai politici in maniera tale da non lasciare alla popolazione lo spazio che aveva creduto di poter avere: cioè esercitare una vera sovranità riscrivendo totalmente la Magna Carta, dando così alle istanze popolari possibilità vere e concrete per gestire le risorse del paese, dare spazio alle organizzazioni territoriali, ecc. Insomma cambiare totalmente il modello socio-economico neoliberista.

Tutto questo, unito al fatto che quella manovra ha avuto anche lo scopo di salvare la testa dell’allora odiatissimo presidente Piñera, che era ormai sul punto di cadere, ha fatto sì che la mobilitazione popolare rientrasse. Cosa favorita anche dalla catastrofe sanitaria che è stata il Covid nel 2020/2021.

Nel novembre del 2021 arriva il momento delle elezioni presidenziali. Si risvegliano le speranze di gran parte delle masse popolari, che ricominciano a credere di poter uscire dalla difficile situazione socio economica col semplice voto per un candidato come Boric, un “progressista” che faceva grandi promesse di cambiamento radicale in tutti i campi più sentiti dalla popolazione.

Diceva di voler eliminare le politiche neoliberiste, causa di tutti i problemi nei vari campi, di volere giustizia per le vittime e i prigionieri della rivolta sociale, di non volere ulteriore repressione nel Wallmapu e di volere trattative eque con la popolazione mapuche, ecc ecc. Promesse, promesse, promesse... che man mano ha diluito addirittura nel corso stesso della campagna elettorale – non tutti hanno voluto vedere da subito questo scivolamento – e, infine, tutte totalmente disattese negli atti di governo una volta eletto.

In realtà il neoliberismo, nato con Pinochet e implementato alla grande dai governi di quella che doveva essere la “transizione” – che non è mai finita... – dalla dittatura alla democrazia, ha avuto nel governo Boric un interprete appassionato e convinto che ha confermato tutte le istanze neoliberiste che erano rimaste in sospeso nei governi precedenti (dalla firma del TPP11, alle concessioni ai signori delle AFP, alla cessione del litio al genero di Pinochet ecc. Tutti elementi strutturali che confermano e rafforzano il potere delle oligarchie nazionali e delle multinazionali).

Con queste premesse, il passaggio dalla democrazia “ristretta, tutelata e a bassa intensità” instaurata nel 1990 all’attuale nazifascismo dichiarato non è affatto un fulmine a ciel sereno. Così come non lo è il fatto che qua in Italia abbiamo al governo i nipoti di Mussolini... 

Sembra ormai statisticamente consolidato il fatto che quando le “sinistre” fanno le medesime politiche socio economiche delle destre – anche se con qualche maquillage colorato in più – le destre, soprattutto quelle estreme, se ne avvantaggiano e addirittura prendono i posti del comando politico.

Un altro elemento importante che ha determinato gli esiti della votazione cilena è sicuramente molto ben espresso in un articolo che abbiamo proposto alcuni giorni fa e che dedica una interessante analisi psico-sociale delle motivazioni per cui i poveri votano personaggi che sono assolutamente agli antipodi dei loro interessi.

Il dado è tratto. Ormai Kast a marzo assumerà la carica di presidente. Grande e comprensibile è lo sconforto dei compagni che da tempo vedevano arrivare questo evento che avevano paventato e previsto, dati gli elementi sopra accennati.

Meno comprensibile, e ancor meno accettabile, lo sconcerto e la sorpresa con cui le “sinistre progressiste” accolgono il fatto. Purtroppo dalla dichiarazioni fatte, sembra che Jara, come gli altri del governo, pensi ancora che con una “aggiustatina” qua e là a qualche proposta di legge, con ulteriori concessioni sulla “sicurezza”, mettendo insieme un’accozzaglia ancora più ampia di partiti che vada dalla Democrazia Cristiana al Frente Amplio o addossando esclusivamente alla persona di Boric tutte le responsabilità dell’attuale esito elettorale, nelle prossime elezioni presidenziali la destra sarà sconfitta.

Una visione totalmente miope ed elettoralistica che non coglie la profonda necessità ed esigenza di cambio totale del modello neoliberista nato e sperimentato in dittatura e poi esportato ahimè con grandi successi/danni – a seconda dei punti di vista, o meglio degli interessi materiali... – nel resto del Mondo.

Ma Kast sa che non può permettersi proprio tutto tutto quello che ha in mente e, nel discorso di circostanza tenuto dopo l’uscita dei risultati elettorali, ha un po’ moderato il suo programma estremista ed escludente dichiarando che comunque lui sarà “il presidente di tutti i cileni”.

Infatti, malgrado i tempi difficili che intende somministrare alle masse popolari e a chi rientra nei progetti di repressione tout court, sa bene che comunque dovrà fare i conti con un movimento operaio e studentesco che, pur nelle difficoltà organizzative, non è morto e sepolto, e che gli renderà la vita meno facile di quanto possa sperare, se si riusciranno a creare i giusti collegamenti con i tanti movimenti sociali, che pure ancora vivono nei territori, e richiamandosi anche alle pratiche dello sciopero generale portate avanti qui in Italia e in Portogallo, da cui pare che intendano trarre esempio con entusiasmo per creare le condizioni per un vero cambiamento strutturale di governo e sistema.

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17/11/2025

Cile - Dal grigio al nero, come previsto...

La previsione di fondo fatta da noi, e anche altri in Cile, sul risultato di questa prima tornata elettorale per l’elezione presidenziale si è rivelata giusta. L’esito non è stato perciò una sorpresa.

Una vittoria della candidata governativa Jannette Jara di stretta misura sul Repubblicano Kast (26,8 contro 23,9). Non ha raggiunto neanche il 30% che le davano i sondaggi pre-elettorali, che in ogni caso non le avrebbe dato la vittoria al primo turno. Ci sarà quindi il ballottaggio “la segunda vuelta” il 14 dicembre.

Ma un elemento inatteso c’è stato.

La vera sorpresa, il coniglio uscito dal cappello, è stato il risultato conseguito da Franco Parisi con quasi il 20%. Questo candidato che fa campagna elettorale quasi esclusivamente online, che nel 2017 aveva avuto il 10% e nel 2021 il 13%, si è presentato come “ni facho ni comunacho” né fascio né comunista, “né di destra né di sinistra”, quello che propone la riduzione degli odiati parlamentari e dei loro stipendi destinando il risparmio a polizia e carabineros, l’imprenditore che si è “fatto da sè”, colui che garantisce la chiusura delle frontiere “perché la gente vuole questo”, disposto a governare anche senza maggioranza stabile in parlamento “come fanno Milei, Bukele, Noboa e Trump”, che vuole attivare zone franche dal segreto bancario “per avere anche in Cile la nostra Miami e Panama e attirare così investimenti stranieri”.

Forse proprio questo suo programma pseudo qualunquista – che come tutti i “né né” però alla fine è decisamente di destra – ha attirato il voto di coloro i quali, disillusi da tempo dai partiti e dalla politica, non sarebbero andati a votare neanche questa volta, se non fosse stato reso obbligatorio.

In mancanza di un’alternativa concreta e credibile, radicata nei territori, la gente – che, se non fosse stato per le multe, avrebbe volentieri continuato a ingrossare le file dell’astensione, schifata dai governi di finta “sinistra” che hanno continuato e anzi implementato il modello neoliberista inaugurato da Pinochet, ma non avendo però comunque lo stomaco per esprimere la propria rabbia votando per uno dei fascisti candidati – si è riversata su Parisi e il suo “Partito de la Gente”

Il prossimo 14 dicembre avremo purtroppo la triste conferma che il Cile è passato ufficialmente alle destre anche politiche, non solo quindi a quelle economiche che da sempre lo dominano.

Continuerà il suo regime di democrazia “ristretta e tutelata” – così la definiscono alcuni analisti e storici cileni – ma con qualche peggioramento ulteriore a livello sociale economico e repressivo.

Kast, infatti, durante la sua campagna elettorale ha pubblicamente minacciato di mettere in galera un altro dei candidati presidenziali che non è persona di suo gradimento. Ne vuole costruire addirittura una tutta nuova per lui... In ogni caso non si distaccherebbe affatto dal modello neoliberista così orgogliosamente inaugurato dalla dittatura.

Tutto questo fintanto che non si riesca a definire rapporti di coscienza e di forza popolare differenti. Il lavoro è lungo, faticoso e pure pericoloso, ma inevitabilmente va fatto, come dice il compagno Artes.

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16/11/2025

Cile - Presidenziali, scenario grigio

Oggi, 16 novembre, si vota in Cile. Il voto è obbligatorio dal 2021 (non per i residenti all’estero) e perciò in questa tornata elettorale per la prima volta saranno chiamati a votare tutti gli aventi diritto. Questo elemento di novità fa credere a qualche analista politico che ci potrebbe essere qualche sorpresa nei risultati.

Oltre alle presidenziali ci saranno anche le elezioni parlamentari di Senato e Camera. Sembra che in Cile non ci sia un grande entusiasmo e dibattito di strada su queste elezioni nella popolazione non militante in qualche partito.

I candidati presidenziali sono otto – inizialmente erano addirittura oltre 100 – a dare la misura di quanto enorme sia la sfiducia della popolazione nell’attuale ventaglio di rappresentanza politica disponibile e ufficializzata a destra e “sinistra”.

Mentre i partiti al governo hanno realizzato delle loro primarie per esprimere un candidato unico, le destre non lo hanno fatto e si presentano con propri candidati separatamente. Probabilmente nel ballottaggio del 14 dicembre convergeranno sul candidato che, presumibilmente, si troverà a fronteggiare Jeannette Jara, candidata governativa.

Eduardo Artés, Franco Parisi, Marco Enríquez-Ominami, Johannes Kaiser, José Antonio Kast, Evelyn Matthei, Harold Mayne-Nicholls e Jeannette Jara sono i nomi degli otto candidati.

Leggendo questi nomi, c’è ben poco da appassionarsi e tifare con convinzione per qualcuno.

Eduardo Artés. Escludiamolo purtroppo fin da subito perché, in quanto candidato realmente alternativo al sistema politico e neoliberista vigente in Cile dall’11 settembre 1973, non ha alcuna possibilità di elezione, pur avendo raccolto le firme necessarie per la presentazione della candidatura. È il segretario generale del “Partido Comunista Chileno de Acción Proletaria” da lui fondato. Di famiglia contadina di origine italiana, ex militante spartachista del PCR, ha una lunga traiettoria militante rivoluzionaria che richiederebbe un capitolo a parte, ben al di là delle elezioni di cui stiamo parlando.

Le altre figure sono tutte comunque (con qualche differenza) in continuità con il sistema socioeconomico neoliberista che dall’esperimento cileno si è diffuso in tutto il globo dagli anni ‘70/’80. Una breve presentazione per ciascuno di loro:

Franco Parisi. Si era già presentato alle precedenti presidenziali del 2013 e del 2021, è del sedicente “Partito della Gente” e vive in Alabama (USA). Niente altro da aggiungere.

Marco Enríquez-Ominami. Si presenta come indipendente, ma ha ben poco ha in comune con il suo padre biologico Miguel Enríquez, fondatore del MIR cileno, e molto di più con il padre adottivo che è stato, tra l’altro, coordinatore assistente del programma economico della Concertación, caratterizzatasi da subito per la continuità e, soprattutto, l’implementazione al rialzo, del sistema neoliberista inaugurato da Pinochet.

Johannes Kaiser. Prima militante della UDI (Union Democratica Independiente) e poi del Partito Repubblicano, entrambi di estrema destra. Fonda nel 2024 il “Partito Nazionale Libertario”. Si era anche lui già presentato alle presidenziali del 2021. Come si evince anche dal nome che ha dato al suo nuovo partito, è piuttosto vicino sia ideologicamente che personalmente al presidente argentino Milei. Personaggio decisamente di estrema destra per le politiche sul porto d'armi, l’immigrazione, esplicitamente disposto ad appoggiare un nuovo golpe in caso di vittoria delle sinistre, fautore della libertà ai militari torturatori del regime di Pinochet, mette persino in discussione il voto alle donne. 

José Antonio Kast. Fondatore di Acción Republicana che poi fa diventare “Partido Repubblicano” (di estrema destra, ultraconservatore, pinochetista). Rivendica vicinanza a Guzman, ideologo del regime di Pinochet. Più vicino a Bolsonaro che a Milei. Ammiratore di Giorgia Meloni (che l’ha ricevuto a settembre), specie sulle politiche migratorie e di sicurezza. Figlio di un membro del Partito nazista. La sua famiglia ha partecipato attivamente nella dittatura di Pinochet. Dal 2021 i sondaggi per lui sono migliorati. Gli evangelici lo appoggiano. È legato alle Forze Armate. Ha forti capacità di mobilitare e polarizzare. È stato l’alternativa al ballottaggio nell’ultima elezione presidenziale, in cui ha vinto Boric.

Evelyn Matthei. Suo padre era nella Junta Militar di Pinochet. Sostenitrice del pinochettismo e dell’inevitabilità delle stragi di quel periodo, in cui, sempre a suo dire, ci sarebbe stata una “guerra civile” e non una dittatura sanguinaria. È stata nella UDI e poi nel Partido Repubblicano, entrambi di estrema destra. Con la coalizione di questi due partiti si è presentata al ballottaggio nel 2013, venendo sconfitta da Michel Bachelet. In queste elezioni si gioca la carta di “persona con esperienza di governo”, sia nazionale (ex ministra del lavoro e della previdenza sociale nel governo di Piñera) che locale (ex sindaco di Providencia). Si presenta con la coalizione di destra “Chile Vamos”.

Harold Mayne-Nicholls. Giornalista sportivo. Ex calciatore ed ex dirigente calcistico. Nel 2011 ha creato la Fondazione Ganamos Todos, dedicata alla promozione dello sport e dell’attività fisica. Nelle dichiarazioni di campagna elettorale, chiede i voti di quelli che sono incerti tra gli estremi e si presenta come un “cittadino comune” che non ha bisogno di guardaspalle. Un po’ limitato come programma politico... 

E veniamo ora a colei che sembrerebbe la favorita del primo turno, ma non del secondo, che inevitabilmente ci sarà.

Jeannette Jara. Candidata ufficiale della coalizione dell’attuale governo. Membro del Partito Comunista (che è nel governo Boric) col quale ha un rapporto piuttosto ambiguo/conflittuale. Definisce però Cuba e Venezuela delle “dittature”. Come ministro del lavoro nell’attuale governo ha promosso la legge sulle 40 ore, che ha aspetti sia positivi che discutibili.

Essere la candidata ufficiale del governo le comporta molti aspetti negativi. Boric, infatti, è stato una delusione enorme per tutti quelli che l’hanno votato pensando che sarebbe stato il novello Allende. Boric non ha adempito a nessuna delle promesse elettorali, tipo libertà ai prigionieri dell'“estallido social” dell’ottobre 2029, eliminazione delle AFP (pensioni private), non ratifica del TPP11, ha stabilizzato la militarizzazione dell’Araucania invece di trovare soluzione alle rivendicazioni Mapuche (sarà interessante vedere come e se voterà la popolazione Mapuche), solo per citarne qualcuna. 

Per di più, a imbarazzare maggiormente la sua candidata, Boric non ha agito con la dovuta fermezza in un recente scandalo di un suo ministro.

Per questo Jara si è presentata in queste elezioni come critica dell’attuale governo di Boric cercando di prendere le distanze sia da lui che dal partito Comunista, che pure le aveva dato il via libera come candidata silurando Daniel Jadue (che comunque è stato poi escluso dalla partecipazione alle elezioni per sentenza del giudice; lunga e squallida storia di lawfare che merita altro spazio) e assicurandosi i voti della Democrazia Cristiana.

In conclusione, volendo fare un pronostico, lo scenario che si presenta attualmente come il più probabile è che il 16 novembre, salvo grandi sorprese dovute all’ingresso dei nuovi votanti “obbligati”, Jeannette Jara avrà la maggioranza relativa, ma insufficiente per una vittoria al primo turno. Ci sarà perciò il ballottaggio il 14 dicembre nel quale con grande probabilità Jara si confronterà con Kast o Kaiser. E allora sicuramente si ripeterà l’eterno dilemma, che conosciamo molto bene anche alla nostra latitudine: votare il meno peggio.

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06/07/2025

Cile - La vittoria di Jara nelle primarie apre un nuovo scenario politico

Bassa affluenza alle primarie del partito al governo

Concluse le votazioni primarie, la candidata del Partito Comunista celebra una vittoria schiacciante con 824.000 voti, ottenendo oltre il 60%. Duramente sconfitti sono l’ex Concertación e Carolina Tohá, che ha ottenuto 384.000 voti, e il Frente Amplio, con il candidato Gonzalo Winter che ne ha ottenuti 123.000. Mulet, che era solo un candidato simbolico in lizza per un seggio al Senato, ha raggiunto 37.000 voti.

Il fatto che Jeannette Jara e il Partito Comunista (PC) guidino la coalizione elettorale del governo implica un cambiamento radicale nella politica nazionale, che dovrà essere valutato nelle prossime settimane, poiché si apre uno scenario incerto nel contesto delle elezioni obbligatorie (1) e con i candidati di destra che sono da mesi in testa ai sondaggi.

Un’elezione polarizzata tra Kast e Jara con Matthei già esaurita? Un possibile ballottaggio tra Kast e Matthei (2) a causa del basso numero di voti per il partito al governo? Si vedrà.

Mentre i social media e le dichiarazioni della base della candidata del Partito Comunista celebravano la schiacciante vittoria, non si può ignorare l’affluenza estremamente bassa alle primarie del partito al governo. Solo 1.372.361 voti, pari ad appena il 9% del totale degli elettori. Si tratta dell’affluenza più bassa dall’istituzione delle primarie, dopo tre primarie realizzate, il che segna un fallimento politico complessivo per il governo.

Nelle primarie del 2021 tra Jadue (3) e Boric, il totale dei voti è stato di 1.750.889 (1.058.027 per Boric e 692.862 per Jadue). Vale a dire, in quelle primarie, a cui l’ex Concertación non ha partecipato, hanno votato 400.000 persone in più rispetto alle primarie di questo 2025, che inoltre sono primarie volontarie, ma nel quadro di elezioni che saranno obbligatorie.

Jara ha ottenuto poco più di 800.000 voti e, sebbene abbia superato di oltre 120.000 voti il risultato nelle primarie del PC con Jadue nel 2021, ciò è dovuto principalmente al risultato estremamente basso di Gonzalo Winter. Questo indica che molti elettori di Boric nelle primarie del 2021 sono passati a Jara, mentre molti altri semplicemente non sono andati a votare.

Questo risultato elettorale mostra il deterioramento di una coalizione indebolita dopo oltre tre anni di governo Boric, che non è riuscito a esprimere un nuovo spazio politico a livello nazionale, ma piuttosto una riorganizzazione interna delle proprie forze, attirando meno elettori rispetto alle primarie precedenti, riflettendo così un governo che ha deciso di aderire al “Socialismo Democratico” e di instaurare l'“ordine neoliberista” e la crescita economica.

Sconfitta schiacciante per l’ex Concertación e il Frente Amplio

Gonzalo Winter, il più fedele rappresentante della continuità di Gabriel Boric, amico di lunga data del Presidente e militante del suo partito, non è riuscito a raggiungere il 10% dei voti totali. Questo segna una crisi importante della sua elezione, in una campagna elettorale che non ha avuto successo e che ha cercato di essere il più fedele seguace dell’eredità di Boric, arrivando persino a difendere l’accordo tra governo e Soquimich e ad attaccare Jara per essere un militante comunista.

D’altra parte, la crisi dei partiti della ex Concertación continua ad aggravarsi. Il risultato è stato un vero disastro elettorale per loro. Nelle precedenti primarie, non si sono tenute elezioni “formali” tramite il SERVEL [ndt: Servizio Elettorale], ma primarie non ufficiali organizzate dai partiti politici, dove hanno votato solo 150.000 persone.

In queste elezioni, Tohá è chiaramente passata dal più al meno, perché il suo miglior “momento elettorale” è stato quando era l’unica candidata del partito al governo (prima della candidatura di Winter e di Jara). Una candidata debole che ha anche finito per ricorrere a una campagna con gesti di destra basati sull'“anticomunismo” e che non è riuscita a superare il 30%.

Sebbene Tohá nelle sue dichiarazioni iniziali abbia affermato che avrebbe fatto quadrato intorno alla candidatura di Jara e ha fatto appello all’unità, le pressioni all’interno del progressismo neoliberista saranno grandi per differenziarsi dal PC-FA, e non è escluso che cercheranno un candidato alternativo legato alla DC o un indipendente come Harold Mayne Nichols, che attualmente sta raccogliendo firme come candidato indipendente. Non vanno dimenticate le dichiarazioni di Oscar Landerretche sulla contrapposizione tra PC e Frente Amplio e sulla violenza di piazza.

Questi risultati saranno di grande importanza in vista delle elezioni parlamentari di quest’anno, poiché il fatto che il PC guidi la coalizione indebolirà la possibilità di posizionare candidati dell’ex Concertación nelle liste. Per questo motivo, le dichiarazioni di molti dei suoi personaggi nella stampa puntavano a un’unica lista, ma ci saranno sicuramente settori che spingeranno per liste separate tra “Socialismo Democratico” con la DC e quello che finora è noto come “Apruebo Dignidad” (PC più Frente Amplio e Umanisti).

La schiacciante vittoria di Jara, il rinnovato bacheletismo e l’anticomunismo di destra

Questa è una netta vittoria del Partito Comunista all’interno della coalizione di governo, nonostante la quantità totale dei voti alle primarie.

Jara ha sconfitto Tohá e Winter dopo un’ultima settimana di rabbiosa e intensa retorica anticomunista da parte dei candidati dell’ex Concertación e, in una certa misura, anche del Frente Amplio.

La destra sta già dispiegando un’offensiva di retorica “anticomunista” che deve essere contrastata con fermezza. Ciò è stato evidente nelle interviste rilasciate da Pablo Longueira e nelle dichiarazioni rilasciate da Johannes Kaiser e da altri leader di destra dopo le elezioni.

E in vista del primo turno, le grandi imprese, la destra, settori dell’ex Concentración e della politica tradizionale non esiteranno a cercare di “polarizzare” contro l’idea di una possibile presidenza comunista, promuovendo una retorica anticomunista che Tohá ha già utilizzato e che la destra stessa ha adottato.

Cercheranno di demonizzare Jara e, in questa demonizzazione, attaccheranno tutto ciò che appaia di sinistra, attaccando tutte le organizzazioni popolari, di sinistra o sociali, al di là della candidatura di Jara.

Ancor più considerando che i candidati più forti sono quelli di destra, con il Partito Repubblicano che sta avanzando. Nell’ultimo sondaggio CADEM pubblicato il giorno delle primarie, Matthei ha subito un calo di 9 punti percentuali, scendendo al 10% dei voti, e José Antonio Kast è salito per la prima volta in testa al sondaggio settimanale, raggiungendo il 24% di intenzioni di voto.

Alcuni analisti sostengono che la candidatura di Jara favorisca la possibilità di un ballottaggio tra Kast (che ha cercato di “moderarsi” e presentarsi come più istituzionale, ulteriormente favorito dall’esistenza di Kaiser, che lo presenta come più centrista) e Matthei, che dialogherà con il centro della ex Concertación.

Questo resta da vedere e non è certo. Quel che è certo è che la destra cercherà di mantenersi all’offensiva con la sua campagna politica ed elettorale, basata su una retorica securitaria, sostenendo misure neoliberiste e contro le maggioranze lavoratrici, e dobbiamo affrontare questi attacchi con organizzazione, mobilitazione e unità nella lotta.

Di fronte a questi attacchi, come La Izquierda Diario, saremo in prima linea nella lotta contro l’estrema destra e fare fronte con la lotta e la mobilitazione, come abbiamo fatto contro la proscrizione e l’operazione giudiziaria contro Daniel Jadue, al di là delle nostre profonde differenze con il Partito Comunista.

E poiché comprendiamo che sono centinaia di migliaia le persone che guardano con simpatia alla candidatura di Jara, che nutrono illusioni relative alla sua candidatura e che vedono con preoccupazione l’offensiva della destra, sosterremo la loro lotta contro gli attacchi della destra. Tuttavia, crediamo che affrontare la destra e l’estrema destra non sarà possibile con una candidatura “di centro” che cerca riforme negoziate con una presunta “destra democratica”.

La campagna di Jara ha costantemente cercato di dialogare “con il centro”, pur mantenendo accenni a sinistra con alcune critiche al partito “boricista” al governo, ad esempio criticando l’accordo Codelco-SQM.

Ma il suo riferimento alla figura di Michelle Bachelet è stato evidente (l’ha definita una delle sue principali referenti politiche in Cile in un dibattito presidenziale, senza menzionare, ad esempio, militanti comuniste storiche come Gladys Marín, e le ha riservato un posto speciale nel suo evento dopo l’annuncio dei risultati elettorali).

Questo si è riflesso anche nella sua campagna, dove ha giocato la carta di figura “vicina” agli elettori e di “donna d’impegno”, rimarcando la differenza con la provenienza d’elite di Winter o con i legami che ha Carolina Tohá con la politica tradizionale.

Innegabili sono le tensioni all’interno del Partito Comunista, dove Jara ha cercato di differenziarsi dal suo stesso partito durante tutta la campagna, messa a dura prova dal settore di Lautaro Carmona (presidente del PC), che ha dovuto smentire in più di un’occasione. Ad esempio, quando Carmona ha accennato alla possibilità che Jadue potesse avere un ruolo nella campagna o la possibilità che in un potenziale governo di Jara si darà impulso a un nuovo cambiamento costituzionale. Entrambe questioni che Jara ha poi respinto categoricamente in più momenti della campagna.

Ma più in generale, da diversi anni il Partito Comunista persegue una politica di integrazione nel regime politico, prima appoggiando la Concertación al ballottaggio, poi firmando patti per omissione e infine entrando direttamente nei governi a fianco della Democrazia Cristiana o dei partiti neoliberisti della Concertación.

Quanto più si sono rafforzati elettoralmente, elevando il profilo delle proprie figure, tanto più hanno costruito dialogo, politiche e ponti con il centro. Questa dinamica andrà nuovamente ad accelerare e aumentare in questa campagna elettorale per il primo turno che sta iniziando.

Molte e molti si sono entusiasmati per la candidatura di Jara e per l’idea di una militante comunista candidata a La Moneda. Ma la verità è che il Partito Comunista si è andato trasformando in un partito socialdemocratico, che è riuscito a rafforzarsi a costo di paralizzare e deviare i processi di mobilitazione e organizzazione popolare, come si è visto dopo la rivolta di Ottobre [ndt:2019].

Jeanette Jara proporrà la smilitarizzazione del territorio Mapuche, sosterrà la rottura dei rapporti con lo Stato genocida di Israele, si pronuncerà chiaramente sulla scomparsa di Julia Chuñil?

In un contesto di rafforzamento della destra e dell’estrema destra, e di un governo che ne ha assunto l’agenda (ad esempio militarizzando il Wallmapu, approvando la Legge del “grilletto facile”, sgomberando accampamenti, consolidando gli affari delle AFP, ecc.), per affrontare l’offensiva della destra dobbiamo fare affidamento sulla forza dell’organizzazione, del coordinamento e sull’unità delle cause e delle lotte.

Note

1) ndt: votare alle elezioni in Cile è diventato obbligatorio dal 2021. Non lo è per le primarie.

2) ndt: José Antonio Kast Rist e Evelyn Rose Matthei Fornet sono entrambi candidati di estrema destra. Kast è stato sconfitto dall’attuale presidente Boric al ballottaggio nelle elezioni del 2021.

3) ndt: Daniel Jadue è membro del Partito Comunista. Sindaco di Recoleta dal 2012 è stato vittima della pratica del lawfare dal 3 giugno 2024, che ha comportato il suo arresto e gli attuali domiciliari, sia per impedirgli di proseguire le sue politiche estremamente favorevoli alla popolazione in campo abitativo, sanitario, culturale ecc. sia per impedire la sua candidatura alle attuali primarie e poi quindi alle presidenziali.

Fonte