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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

11/08/2026

La Rai smetta di essere la “scorta mediatica” di Israele

Il nodo italiano di Palestine Action ha lanciato una petizione alla Commissione Vigilanza sulla Rai, al consiglio di amministrazione della Rai, all’Ordine dei Giornalisti e all’Usigrai nella quale chiede che cessi la “scorta mediatica” della Rai agli abusi israeliani contro i palestinesi.

La Commissione d’inchiesta indipendente delle Nazioni Unite sul Territorio Palestinese Occupato e Israele ha pubblicato il 23 giugno 2026 un nuovo rapporto, intitolato “L’essenza dell’infanzia è stata distrutta”, in cui conferma – dopo un primo rapporto del settembre 2025 – che le autorità e le forze di sicurezza israeliane continuano a commettere il crimine di genocidio, oltre a crimini contro l’umanità e crimini di guerra, a Gaza e in Cisgiordania.

Il documento denuncia in particolare l’uccisione mirata di migliaia di bambini palestinesi e la distruzione sistematica delle condizioni di vita necessarie alla sopravvivenza della popolazione.

A fronte di queste conclusioni, ufficiali e documentate da un organismo delle Nazioni Unite, riteniamo che parte dell’informazione del servizio pubblico non stia raccontando la realtà con il rigore che la gravità dei fatti richiede.

Il 24 luglio 2026, durante l’edizione delle 20:00 del Tg1, è andato in onda un servizio del corrispondente Rai per il Medio Oriente Giovan Battista Brunori sull’assalto di coloni israeliani a un villaggio in Cisgiordania. Secondo quanto denunciato da diversi osservatori, il servizio ha ricostruito l’episodio presentandolo come un attacco da parte palestinese nei confronti di un gruppo di “escursionisti” – un termine che, se riferito ai coloni responsabili dell’aggressione, capovolge il rapporto tra aggressori e vittime e restituisce agli utenti Rai un quadro dei fatti non corrispondente a quanto documentato da fonti internazionali indipendenti.

Non è un caso isolato: nelle ultime settimane più programmi e telegiornali Rai, incluso il giornalista di Rai3 Antonino Monteleone, sono stati oggetto di critiche simili per il modo vergognoso e distorto in cui raccontano il genocidio in corso.

Cosa chiediamo

Come cittadini che finanziano il servizio pubblico con il canone, chiediamo:

  •  Che la Commissione di vigilanza Rai apra una verifica formale e prende provvedimenti concreti sul servizio del Tg1 del 24 luglio 2026 e su altri casi analoghi segnalati, valutando la conformità ai criteri di correttezza, completezza e imparzialità dell’informazione previsti dal contratto di servizio Rai-Stato.
  • Che Usigrai prenda provvedimenti concreti, nell’ambito delle proprie competenze sindacali e deontologiche, per fare in modo che le scelte lessicali usate per descrivere aggressori e vittime in questi servizi rispettino il codice deontologico dei giornalisti.
  • Che la Rai fornisca trasparenza sui criteri editoriali adottati nella copertura del genocidio perpetrato dallo stato sionista, alla luce delle conclusioni delle Nazioni Unite.
  • Che in futuro la terminologia usata nei notiziari distingua chiaramente, sulla base dei fatti riportati dalle fonti sul campo, tra chi compie un’aggressione e chi la subisce.

Il servizio pubblico ha il dovere di raccontare la realtà – anche quando è scomoda – con precisione e senza distorsioni lessicali che alterano la percezione dei fatti da parte del pubblico. BASTA PROPAGANDA!

Chiediamo che questo principio venga rispettato.

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Con un comunicato l’Usb – Coordinamento Rai si è unita alla petizione contro il clima sempre più pressante di censura all’interno dell’Azienda.

“Come USB sosteniamo tutti gli sforzi per contrastare la propaganda sionista che permea la produzione tv e la produzione news, che denunciamo con forza; il pluralismo dovrebbe essere la base del Servizio Pubblico, e riteniamo che la Rai venga meno al compito per cui tutte le cittadine e i cittadini pagano il canone. Le più recenti affermazioni di Brunori e Monteleone ne sono l’esempio maggiormente rappresentativo, ma osserviamo con forte preoccupazione che la linea governativa manipola tutta l’informazione, la cultura e l’intrattenimento delle tre reti generaliste, ormai quasi totalmente occupate e ridotte a megafono della propaganda. Questo atteggiamento censorio si riflette inevitabilmente anche sulle lavoratrici e sui lavoratori, che negli ultimi mesi hanno partecipato con forza e convinzione alle battaglie a sostegno del popolo Palestinese, rivendicando il diritto a lavorare davvero per portare avanti una televisione diversa, che dia voce alla Palestina, che chiami con i giusti termini il genocidio tutt’ora in atto, e che prenda drastiche contromisure contro la trasformazione del Servizio Pubblico in un servizio di propaganda”.

Fonte

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