Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

12/08/2026

L’Italia di oggi

Marina ha 38 anni, lavora in una cooperativa di pulizie, guadagna 800 euro al mese, vorrebbe sposarsi con il compagno ma l’azienda sta tagliando le ore per risparmiare.

Stella lavora in un bar fino al mattino perché il marito ha abbandonato lei e la sua bimba di 4 anni e lei deve portare il pane a tavola. Guadagna 1100 euro. Per far quadrare i suoi conti, deve chiedere aiuto a sua madre, pensionata e vedova, che lo Stato sostiene con poco più di 700 euro.

Marco ha 42 anni, si fa il mazzo da mattina a sera. Va avanti e indietro sulla statale 18, rischiando la vita ogni momento. Guadagna 1700 euro, uno stipendio che dieci anni fa lo aveva fatto sentire Bill Gates e che oggi, con il carburante a 2,30 al litro, gli lascia ben poco potere d’acquisto. Dice che ama la fidanzata e vorrebbe un figlio da lei. Ma poi dice che di notte, nel letto, a luce spenta, si fa due calcoli e teme di non poter dare a suo figlio il futuro che spera per lui.

Poi c’è Maria. Maria ha 50 anni ed è in salute, per fortuna, ma non trova lavoro. Tre anni fa ha deciso di lasciare un marito idiota che l’assillava con scenate di rabbia solo perché aveva messo un like a un vicino di casa o sotto la foto di Stefano De Martino.

A lei dicono che non è più giovane per fare certi lavori o per impararli, e non è nemmeno vicina all’età pensionabile. Maria, come tante donne e tanti italiani, vive nel limbo dell’incertezza, non sa che ne sarà del suo domani e le viene impedito di sognare.

Il marito invia i soldi del mantenimento a singhiozzo e lei per mantenersi deve fare piccoli lavoretti in nero, fa le pulizie, stira ad ore, accompagna un’anziana a fare le commissioni, ma non sa mai quanto guadagnerà questo mese, se può permettersi una piega dal parrucchiere o se potrà mangiare pesce fresco almeno una volta.

Poi c’è Vito, nome italiano ma pelle scura, che sul cantiere deve lavorare il doppio degli altri perché lui è quello nero della situazione e quindi lo schiavo nell’immaginario collettivo. Nessuno glielo ha mai detto, ma lo ha compreso dagli sguardi e dalla risatine dei colleghi. Gli danno 1000 euro per fare lo schiavo sotto il sole e deve stare pure zitto perché siccome è nero non è che tutti siano disposti a dargli lavoro.

Va al lavoro in bici e ci arriva già sudato come una cozza. Ma non è per risparmiare. È perché lui la macchina non può comprarsela, nemmeno di seconda o terza mano. Non è per razzismo, eh, è solo che quelli con la pelle scura sono schiavi e basta. Lavorano di più per guadagnare meno. Non lo so chi l’ha deciso ma è così. Per la società è così.

Questa è l’Italia di oggi. Non a Milano, non a Bergamo, non a Roma. Qui, da noi, al sud, nella meravigliosa Riviera dei Cedri, tutta sole e mare.

Al sud, dove una volta si viveva in serenità, dove una volta un operaio era benestante e comprava la villetta vista spiaggia.

Non oso immaginare come viva la gente al nord, dove una stanza condivisa costa 800 euro al mese.

Eppure sento parlare di tutto, di tutto, meno del fatto che lo Stato, dalla pandemia in poi, ci ha messo in modalità sopravvivenza.

Moriamo di più, perché facciamo meno prevenzione; siamo più tristi, perché non abbiamo svaghi; non facciamo più figli perché non li possiamo mantenere e perché il solo pensiero di metterli a questo mondo ci fa rabbrividire.

Ma siamo immobili, imbambolati, incapaci di reagire, di ribellarci e di far valere i nostri diritti.

Leoni sui social e coglioni innanzi al potere.

E non riesco ancora a capire il perché, cos’è che ci ha disarmato mentalmente.

Fonte

Nessun commento:

Posta un commento