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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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04/07/2026

Come l’America Latina ha subìto l’azione dei fascisti italiani

Una azione politica non solo teorico/ideologica ma che, invece, vide una alleanza sul “campo militare” tra esponenti del neofascismo italiano e gruppi terroristici anticastristi/CIA.

Leggete pure con calma per scoprire un pezzo di storia poco conosciuta e scusate se troverete qualche dimenticanza... 

I movimenti di estrema destra italiani operarono contro Cuba socialista attraverso due posizioni. Una tutta ideologica, una forte ostilità culminata in campagne di propaganda, tutt’oggi in atto, l’altra tramite una presenza nel network internazionale del terrorismo nero anticomunista intrecciato con la CIA e servizi segreti militari delle dittature di destra.

Negli anni ’70 e ’80, reduci della Repubblica Sociale Italiana ed esponenti del terrorismo nero (come quelli legati ad Ordine Nuovo e successivamente ai Nuclei Armati Rivoluzionari come esempio Carlo Digilio) si inserirono nella rete internazionale dell’anticomunismo militante, a fianco di dittature sudamericane e gruppi di esuli cubani anticastristi.

Gladio e l’eversione: alcuni militanti neofascisti, coinvolti nella strategia della tensione in Italia, strinsero alleanze con la rete anticastrista di Miami per operazioni di destabilizzazione nei Caraibi in chiave anticomunista.

L’incontro tra l’estremismo nero italiano e l’oltranzismo cubano in esilio fu favorito da figure chiave del terrorismo internazionale.
 
Stefano Delle Chiaie e Avanguardia Nazionale

Il fondatore di Avanguardia Nazionale, latitante dall’Italia per le inchieste sulla strategia della tensione, divenne il fulcro di queste relazioni estere. Stabilii legami strettissimi con i leader anticubani rifugiati in Florida, tra questi Orlando Bosch, Luis Posada Carriles e Michael Townley. Delle Chiaie collaborò al Plan Condor (Piano Condor).

Orlando Bosch e il CORU: fondatore del Coordinamento delle Organizzazioni Rivoluzionarie Unite (CORU), Bosch coordinava le fazioni più violente degli esuli anticastristi di Miami. Collaborò attivamente con l’ultradestra europea in funzione anticomunista globale.

Luis Posada Carriles: altro esponente di spicco della rete di Miami ed ex agente della CIA, Carriles incrociò le traiettorie operative dei neofascisti italiani nell’addestramento e nella logistica dei regimi sudamericani e fu il mandante della bomba che uccise l’italiano Fabio Di Celmo nell’albergo Copacabna Habana, 1997

Michael Townley: agente statunitense della polizia segreta cilena (DINA), agì da vero e proprio ufficiale di collegamento, arruolando sia i neofascisti italiani (compreso Pierluigi Concutelli di Ordine Nuovo) sia i cubani di Miami per compiere omicidi mirati in giro per il mondo.

Tra i fascisti italiani che operarono contro Cuba socialista vi fu anche Carlo Digilio. Pentito italiano e coinvolto nelle stragi di Piazza Fontana e della Loggia, costui operò direttamente da Santo Domingo ove si trovava latitante dalla giustizia italiana.

Queste alcune delle operazioni conosciute.
 
L’Operazione Condor (o Plan Cóndor)

È stata una rete di cooperazione clandestina e transnazionale istituita formalmente il 25 novembre 1975 dai servizi segreti militari e dalle polizie politiche delle dittature di destra del Cono Sud dell’America Latina (Argentina, Cile, Uruguay, Paraguay, Bolivia e Brasile). L’obiettivo principale era la sistemica eliminazione del dissenso politico, dei movimenti di sinistra, dei comunisti, dei sindacalisti e degli oppositori ai regimi dittatoriali, anche quando questi si trovavano in esilio fuori dai confini dei propri paesi.

L’operazione fu pianificata su spinta del dittatore cileno Augusto Pinochet e coordinata da Manuel Contreras, capo della polizia segreta cilena (DINA), trovando l’appoggio strategico e logistico degli Stati Uniti tramite la CIA.
 
Il Vertice di Bonao (1976) e la nascita del CORU

Nel giugno 1976, nella località di Bonao (Repubblica Dominicana), si tenne un incontro segreto promosso dalla DINA cilena per unificare i diversi gruppi di esuli cubani anticastristi militanti, portando alla fondazione del CORU. Stefano Delle Chiaie partecipò alle consultazioni logistiche con la leadership del CORU per coordinare azioni terroristiche globali in chiave sia anticastrista sia antisovietica. 

L’omicidio di Orlando Letelier a Washington (1976)

Il 21 settembre 1976, l’ex ministro cileno Orlando Letelier (oppositore di Pinochet) fu assassinato a Washington tramite un’autobomba. L’operazione fu materialmente eseguita da esuli cubani del CORU (tra cui i fratelli Novo Sampoll e Virgilio Paz Romero) sotto la supervisione di Michael Townley. Le indagini internazionali e le declassificazioni dei documenti della CIA hanno confermato che la rete logistica di supporto ed esplosivi era la medesima utilizzata e condivisa con la cellula neofascista di Delle Chiaie in America Latina. 

L’attentato a Bernardo Leighton a Roma (1975)

In un perfetto esempio di “scambio di favori” della galassia eversiva, l’esponente politico democristiano cileno Bernardo Leighton fu vittima di un tentato omicidio a colpi d’arma da fuoco a Roma. L’azione fu pianificata dalla DINA e organizzata a Roma da Stefano Delle Chiaie e dai militanti di Avanguardia Nazionale. L’inchiesta legò l’operazione alle garanzie di supporto logistico e finanziario che l’eversione nera otteneva in Sudamerica, dove operavano anche le coperture finanziarie dei gruppi anticastristi di Miami.
 
Addestramento nei campi paramilitari in America Centrale

Durante la fine degli anni ’70, diversi latitanti dell’estrema destra italiana trovarono rifugio sicuro in paesi dell’America Centrale. Qui, esponenti di spicco della destra eversiva (con contatti legati anche a fazioni dissidenti di Ordine Nuovo) usufruirono delle infrastrutture logistiche e dei campi di addestramento militare messi a disposizione dai comitati anticastristi in esilio, scambiando competenze sulla guerriglia urbana, l’uso di esplosivi e formazione degli squadroni della morte, collaborazione in sequestri, torture, etc. (Cile, Argentina, etc.).

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11/09/2019

I consensi della Lega nel Meridione? Una lunga bruttissima storia/1

In molti continuano a interrogarsi sulla resistibile ascesa della Lega di Salvini nel Meridione. Dopo anni e anni di insulti contro i meridionali come è stato possibile che tanti “terroni” avessero la memoria così corta e una dignità così bassa?

In realtà le connessioni tra il milieu fascioleghista e ambienti politici inquietanti nel Meridione, hanno una loro storia. È sempre sbagliato ritenere che le cose nascano all’improvviso. Non sorprenda, ad esempio, se in questa storia figurino anche personaggi come il fascista Stefano Delle Chiaie scomparso ieri.

Fra il 1991 e il 1992, il rapporto tra i vecchi garanti politici della Democrazia Cristiana e i capi di Cosa Nostra era completamente saltato e doveva essere ricostituito sulla base dei nuovi equilibri – sia internazionali che interni – che si andavano ridefinendo dopo l’affondamento della precedente classe dirigente con Tangentopoli.

Sono anni significativi. Cosa Nostra si contrappone frontalmente alla politica perché si ritiene “tradita” dalla conferma delle condanne al maxi processo nel gennaio del 1992. Ed è in questo contesto che vengono decise azioni come l’uccisione del dirigente siciliano della DC Salvo Lima, le stragi di Capaci (Falcone) e via D’Amelio (Borsellino).

La fine della DC come interlocutore e garante politico di Cosa Nostra, costringe i gruppi mafiosi a guardarsi intorno e, in qualche modo, a orientarsi nel crearsi la propria rappresentanza politica, a questo punto anche autonomamente dai vecchi partner politici.

Il 4 dicembre 1992, dopo le uccisioni di Falcone e Borsellino, il pentito Leonardo Messina, interrogato dalla commissione Antimafia, ebbe a dire: “Cosa Nostra sta rinnovando il sogno di diventare indipendente, di diventare padrona di un’ala dell’Italia, uno Stato loro, nostro... In tutto questo Cosa Nostra non è sola è aiutata dalla massoneria... Ci sono forze alle quali si stanno rivolgendo”. “Quali?”, chiese il presidente della commissione Violante? La risposta di Messina fu la seguente: “Sono formazioni nuove... e non vengono dalla Sicilia”.

In quel periodo, in tutto il Meridione, fra il 1991 e il 1993, in Italia si comincia a parlare e respirare un clima secessionista. Se al Nord cresce la Lega, al Sud era stato tutto un fiorire di leghe regionalistiche: la prima fu Sicilia Libera (ispirata dal boss Bagarella), poi ci furono Campania Libera, Lega Lucana, Calabria Libera, Abruzzo libero, etc.

Il denominatore comune, scaturito dalle indagini, è l’alta concentrazione in questi movimenti di esponenti mafiosi e della criminalità organizzata del Sud, di massoni e di esponenti neofascisti. Ma verso la metà del 1993, in tutto il Sud non se ne fece più niente, l’opzione secessionista ad un certo punto si spegne. Si opta per guardare – politicamente – a “formazioni nuove e che non vengono dalla Sicilia”.

A cercare di coalizzare in un unico cartello elettorale le tante leghe che si creano in quegli anni nel Sud Italia – con l’obiettivo di presentarle alle elezioni dell’aprile 1992 – è il principe Domenico Napoleone Orsini, una gioventù passata nella destra neofascista e poi sodale di Bossi e della Lega Nord negli anni Novanta come membro della Lega Italia Federale.

Il principe Orsini si impegna nella Lega Italia Federale, come articolazione romana della Lega Nord. Ma, forte dei contatti di cui dispone, lavora per un progetto più ampio: riunire tutti i movimenti “separatisti”, tutte le leghe nate in quei mesi nel Sud del Paese. Il principe allora si candiderà a volto e voce del cartello della “Lega Meridionale”. Nel 2013 si candiderà anche a sindaco di Roma con una sua lista civica.

Dietro Orsini c è l’avvocato Stefano Menicacci, molte volte candidato per la Liga Veneta e avvocato difensore in alcuni processi del caporione fascista Stefano Delle Chiaie, deceduto ieri. Quest’ultimo nell’ottobre 1991 a Pomezia (vicino Roma) lancia il partito Lega nazional popolare, nato da contatti con la Liga Veneta gestiti dal suo avvocato e socio in affari Stefano Menicacci.

Secondo una nota della Direzione investigativa antimafia (Dia), l’avvocato Menicacci “è l’elemento di collegamento principale” fra la Liga Veneta e le iniziative leghiste centro-meridionali sviluppatesi negli anni ’90. Nello stesso periodo in cui sorsero i movimenti meridionalisti fondati dall’avv Menicacci e da personaggi a lui legati, cominciarono a sorgere nelle varie regioni centrali e meridionali d’Italia una serie di movimenti, tutti apertamente collegati alla Lega Nord. Un altra informativa della Dia del 1998, sottolinea la partecipazione di Bossi, nei primissimi anni Novanta, ad alcune manifestazioni politiche organizzate dalle leghe costituite da Menicacci.

Sono loro i principali ispiratori del progetto leghista al Sud, insieme a Domenico Romeo, ed Egidio Lanari, avvocato del boss Michele Greco detto “il Papa".

Tra i punti del programma politico c’è il referendum abrogativo della legge Rognoni-La Torre che istituisce il reato di “associazione di tipo mafioso” (416bis), proposta inserita anche nei progetti delle leghe fondate da Delle Chiaie.

Del progetto Lega Nord, speculare alle leghe meridionali e nato come “effetto collaterale” di Tangentopoli, fanno parte anche Enzo De Chiara un lobbista e faccendiere vicino alla destra radicale statunitense, segnalato spesso come “emissario della Cia” in Italia. Enzo De Chiara, originario di Aversa, era un uomo chiave delle relazioni atlantiche. De Chiara è un amico della famiglia Bush, è stato consigliere del Partito Repubblicano e della Nato. Con lui c’è sempre Gianmario Ferramonti, che si considera uno dei fondatori di Forza Italia oltre che amico di Trump.

Ma nel 1992 si registra il flop delle leghe meridionali alle elezioni e l’articolazione meridionale del secessionismo va a bagno. Inutile dire che il ritorno alla carica con il progetto di autonomia differenziata portato avanti dalla Lega (e dal Pd emiliano, ndr) e gli improvvisi consensi di Salvini nel sud e soprattutto in Calabria gettano una luce su una “zona grigia” che merita di essere indagata a fondo.

Nell’annus orribilis (il 1992) le Leghe meridionali raggiungeranno appena lo 0,07% dei voti e non ottengono seggi. L’”altra” Lega, quella Nord, entra invece in Parlamento con l’8,65% dei voti. Per due anni sarà al governo in alleanza con Forza Italia che comincerà a capitalizzare consensi soprattutto al Nord, in Sicilia e in ampie zone del Meridione.

Oggi il medesimo processo lo sta facendo la Lega di Salvini, a spese di Forza Italia e spesso nelle stesse zone e con le stesse facce: brutta, bruttissima gente.

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È morto Delle Chiaie, piange solo Borghezio


Delle Chiaie: il ricordo commosso di Borghezio e la “Strage di Montejurra”

“Lo considero un soldato politico nella rivoluzione nazionale”, così Mario Borghezio, ex europarlamentare della Lega, ha commentato stamattina la morte del neofascista Stefano Delle Chiaie.

“L’ho visto stamattina, alla sala mortuaria. Sono andato a vedere la salma e ovviamente sarò presente ai funerali giovedì – continua Borghezio – un alfiere della lotta contro la sovversione comunista, in Italia e in tutto il mondo. Un vero combattente, in un Paese ne nasce uno ogni 100 anni. Ho un enorme rispetto per lui. Un uomo di combattimento che aveva una visione del mondo nella quale sostanzialmente mi riconosco”.

“A me interessa il Delle Chiaie che combatteva in Bolivia, in Spagna con i carlisti, – continua Borghezio – in certi Paesi africani con le forze rivoluzionarie anticomuniste. Il mio rapporto con lui potremmo definirlo storico-politico, di simpatia per la persona. Quando uno o due anni fa ho avuto la possibilità di partecipare alla loro riunione periodica – sapendo che era un po’ l’occasione in cui tutti quelli che gli erano rimasti fedeli lo incontravano – ho accettato l’invito. C’è un filmato su Internet in cui io dico quello che penso. Ho incoraggiato Delle Chiaie a tornare attivamente in politica. Gli ho detto: ‘c’è bisogno di uomini come il comandante Delle Chiaie'”.

Il riferimento dell’esponente della Lega alla presenza di Delle Chiaie in Spagna è però parzialmente sbagliato.

Infatti il neofascista italiano partecipò, nel maggio del 1976, alla strage di Montejurra (Navarra), quando assieme a decine di estremisti di destra di vari paesi – tra i quali Augusto Cauchi (coinvolto nelle indagini sulla strage dell’Italicus e a Licio Gelli, tra i fondatori del gruppo Ordine Nero, accusato degli attentati a Lecco, Bologna ed alla Casa del Popolo di Moiano), Pierluigi Concutelli, Mario Ricci e Jean Pierre Cherid – assaltò a colpi di arma da fuoco una manifestazione del Partito Carlista, una parte del quale si era schierato su posizioni progressiste e antifranchiste, in rottura con la partecipazione di questa corrente al colpo di stato di Francisco Franco del 1936. I morti quel giorno furono due, e decine i feriti.

Delle Chiaie, secondo varie testimonianze di storici ed esponenti politici, avrebbe fatto parte anche degli squadroni della morte al servizio del franchismo che nel 1975 sequestrarono il militante di ETA Eduardo Moreno Bergaretxe «Pertur».

L’esponente di AN avrebbe avuto un ruolo anche nell’assassinio del medico e dirigente comunista e indipendentista basco Santiago Brouard, ucciso nel suo studio di pediatra nel 1983 dai GAL, gestiti dal governo “socialista” di Madrid.

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10/09/2019

Neofascismo: Morto Stefano Delle Chiaie, punto di contatto tra destra golpista, stato e padronato

Il terrorista neofascista Stefano “Er Caccola” Delle Chiaie, 82 anni, accusato di concorso in strage nell’attentato di Bologna e coinvolto anche nelle inchieste sulla strage di piazza Fontana a Milano, fondatore di Avanguardia Nazionale, è morto all’ospedale Vannini di Roma.

Delle Chiaie è uno dei personaggi chiave dell’intreccio tra neofascisti, pezzi dello Stato, industriali e altri centri di potere, nazionali ma non solo, che furono responsabili dei decenni delle bombe di Stato, tra fine anni Sessanta e la metà degli anni Ottanta, oltre che uno dei bracci armati del tentato golpe Borghese del 1970: la notte del 7 dicembre 1970, sarebbe stato proprio Delle Chiaie a comandare l’unità composta da neofascisti di Avanguardia Nazionale penetrata nel Ministero dell’Interno.

Fuoriuscito dall’Italia a fine 1970, Delle Chiaie andò prima in Spagna e poi in Sud America. In Bolivia partecipò nel 1980 al cosiddetto “Golpe della cocaina”, portando al potere il dittatore Luis Garcia Meza Tejada, con l’aiuto di neonazisti di vari paesi (tra loro anche il criminale di guerra Klaus Barbie, il “boia di Lione”) e di vari gruppi paramilitari, più o meno narcotrafficanti.

In Sud America Delle Chiaie per 17 anni ha vissuto – piuttosto comodamente – da latitante, fino al 1987, quando si consegnò alla polizia italiana a Caracas, dove viveva con il suo nome e grazie – furono le sue parole – “a un sussidio in qualità di informatore dei Servizi Segreti”.

Scagionato dai processi italiani in base alla formula... dell’insufficienza di prove, a partire da inizio anni Novanta Delle Chiaie è tornato sulla scena della destra neofascista, tra agenzie di stampa – Publicondor – e altre iniziative para-comunicative e para-culturali, tutte più o meno collegate al tentativo di resuscitare la disciolta Avanguardia Nazionale: cosa poi avvenuta negli ultimi anni, con tanto di blog, manifestazioni pubbliche (poche, in verità, come quella di Roma del 25 aprile 2019 fuori dal Tribunale di piazzale Clodio, assieme a Forza Nuova), incontri e “cene comunitarie”, anche a BresciaBrescia.

Da Radio Onda d'UrtoRadio Onda d'Urto

L’intervista a Saverio Ferrari, Osservatorio Democratico Sulle Nuove Destre.

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10/07/2016

Avanguardia Nazionale, ritorno in nero

Sciolta nel giugno del 1976 sulla base della legge Scelba, Avanguardia nazionale rispunta oggi proponendosi di aprire sedi è cercare militanti. Stesso simbolo e stessi dirigenti guidati, oggi come allora, da Mario Merlino, l’agente provocatore infiltrato tra gli anarchici. E’ la terza volta che l’organizzazione fascista si rifonda e prova a ritagliarsi un ruolo nella politica italiana. In attesa che il Viminale decida di andare a vedere chi sono e cosa fa il nuovo estremismo nero.

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Si è formalmente ricostituita Avanguardia nazionale, l’organizzazione neofascista e golpista sciolta d’autorità nel giugno del 1976 dopo una sentenza del Tribunale di Roma che condannò, in base alla legge Scelba, trentuno dei suoi aderenti per ricostituzione del partito fascista.

Per la cronaca era ormai da qualche anno che i suoi affiliati si rivedevano con gli stessi simboli, ora per celebrare la morte del boia delle Fosse Ardeatine Eric Priebke, ora per presentare l’autobiografia del suo fondatore Stefano Delle Chiaie (L’Aquila e il Condor), ora in convegni e meeting, sempre dalle parti di Roma. Ad Anzio nel 2014 intervenne anche l’europarlamentare leghista Mario Borghezio.

Lo «stratagemma tattico»
In verità questa è la terza volta che Avanguardia nazionale si rifonda. L’atto di nascita fu nel 1957, quando un gruppo di giovani guidato da Stefano Delle Chiaie si distaccò da Ordine nuovo per dar vita ai Gruppi di azione rivoluzionaria, che il 25 aprile del 1960 si trasformarono in Avanguardia nazionale giovanile.

Il gruppo si differenziò da quello di Pino Rauti per diversi aspetti, tra gli altri, l’estrazione sociale più modesta dei suoi dirigenti e la scarsissima elaborazione teorico-politica, compensata da una spiccata propensione squadrista. Fu proprio per le ripetute violenze, che fruttarono da subito una grandinata di procedimenti giudiziari, che alla fine del 1965 Delle Chiaie decise di scioglierla. Uno «stratagemma tattico», come venne definito negli stessi ambienti dell’organizzazione. Alcuni dei dirigenti rientrarono formalmente nell’Msi. Altri, dal canto loro, continuarono invece a distinguersi nelle aggressioni durante le mobilitazioni studentesche della seconda metà degli anni Sessanta. Un fatto, in particolare di estrema gravità, il 27 aprile del 1966, suscitò forte allarme nell’opinione pubblica, quando, nel corso di una violenta aggressione, uno studente universitario socialista, Paolo Rossi, morì precipitando da un muro spintonato da numerosi fascisti anche di Avanguardia nazionale, come immortalato da diverse fotografie.

La scelta dell’Odal
In An, le personalità di maggior rilievo furono, insieme a Delle Chiaie, Sergio Pace (il primo presidente che risultò poi legato a una loggia massonica), i fratelli Bruno e Serafino Di Luia, Adriano Tilgher, Flavio Campo e Saverio Ghiacci. Come organo di stampa venne utilizzato per qualche tempo «Avanguardia – periodico di lotta alla partitocrazia». Sul primo numero del 1° gennaio 1963 venne anche pubblicato lo statuto del gruppo, in cui si stabiliva che al «Capo Nazionale», cioè direttamente a Delle Chiaie, veniva «affidata ogni decisione all’interno dell’organizzazione», compresa la nomina di tutti i dirigenti.

Grazie a finanziamenti, anche consistenti, provenienti dal mondo imprenditoriale, il gruppo aprì, sempre in quegli anni, diverse sezioni a Roma, in Via Michele Amari, Via del Pantheon, Via delle Muratte, Via Gallia e al Quadraro, dove si installò il covo principale.

Inserita nel partito del golpe
Il simbolo scelto fu l’Odal, una lettera dell’alfabeto runico, a forma di rombo con i lati inferiori incrociati, espressione della continuità della stirpe, utilizzata come emblema, durante il secondo conflitto mondiale, anche da una divisione delle Waffen-SS.

Avanguardia Nazionale, fra il 1960 e il 1966 ebbe contatti con l’Oas, con funzionari del Ministero dell’Interno (in particolare dell’Ufficio Affari Riservati) e degli apparati di sicurezza, come testimoniato da diversi suoi aderenti, partecipando a corsi di guerriglia, di fabbricazione e uso di esplosivi. Di fatto An si trasformò in un’organizzazione segreta dedita ad attività paramilitari, inserita a pieno titolo nella rete in costruzione del partito golpista in Italia. Emblematico un episodio del 1963 quando a Roma, nel corso delle cariche della Polizia contro le manifestazioni della sinistra organizzate per protestare contro l’arrivo di Ciombè, l’assassino di Patrice Lumumba, a fianco dei poliziotti e delle squadre speciali degli agenti in borghese, intervennero i fascisti di Avanguardia nazionale armati con gli stessi manganelli. Alcune decine di attentati, infine, fra il 1962 e il 1967, portarono solo a qualche mite condanna, a dimostrazione della considerazione e della «benevolenza» di cui godeva An.

An incarnò un ruolo di punta all’interno dei meccanismi di provocazione messi in atto dalla strategia della tensione. Stefano Delle Chiaie partecipò al convegno, dal 3 al 5 maggio 1965, a Roma all’Hotel Parco dei Principi, promosso dall’Istituto di studi militari Alberto Pollio, legato allo Stato Maggiore della Difesa, in cui si tracciarono le linee di intervento che portarono alla stagione delle stragi.

An, in questo contesto, si incaricò in particolare della penetrazione fra i movimenti di opposta collocazione politica. Già dal 1967 avviò un’opera di sistematica infiltrazione sia in ambienti comunisti filo-cinesi che in gruppi anarchici dopo un “viaggio di studi” nell’aprile del 1968 in Grecia, per imparare alcune tecniche già sperimentate in quel paese dai colonnelli protagonisti del colpo di Stato.

Nel gennaio del 1970 Delle Chiaie decise la ricostituzione del suo gruppo, meglio, di tornare a rendere pubblica la sua esistenza, mantenendo tuttavia un doppio livello organizzativo. Non più di qualche centinaio gli aderenti. Quando Guido Paglia, già presidente di Avanguardia nazionale, ricostruì nel 1972 in un memoriale per il Sid la struttura interna dell’organizzazione, parlò dell’esistenza di un apparato clandestino con tanto di «commandos terroristici» guidati da Flavio Campo.

La “nuova” Avanguardia Nazionale segnò un considerevole successo politico durante la rivolta di Reggio Calabria (estate 1970) nella quale alcuni suoi esponenti, come Felice Genoese Zerbi, assunsero un ruolo di primo piano. Contemporaneamente il gruppo avviò una stretta alleanza con il Fronte Nazionale di Junio Valerio Borghese.

Nella stessa estate del 1970, l’autorità giudiziaria spiccò mandato di cattura contro Delle Chiaie nel quadro dell’inchiesta sulla strage di Piazza Fontana. Iniziava in questo modo la lunga latitanza del leader di An che si protrarrà per ben diciassette anni.

An, dopo il coinvolgimento nel “golpe Borghese”, in cui gli avanguardisti occuparono effettivamente per qualche ora il Ministero dell’Interno, continuò ad agire sino al 1976, anno in cui sarà sciolta.

Le operazioni «killer»
La storia di Avanguardia nazionale non si esaurì solo in Italia.
Numerose furono, infatti, le «operazioni» che videro i suoi aderenti nella veste di killer per conto delle dittature sudamericane, dei franchisti spagnoli e della Dina, il servizio segreto di Pinochet, che su suggerimento della stessa An adottò come simbolo uno stemma delle SS.

Stefano Delle Chiaie operò nel 1974 in Costa Rica contro la guerriglia comunista, altri di An intervennero a più riprese in Spagna contro l’Eta, sia per assassinare loro dirigenti sia per imbastire provocazioni. Stefano Delle Chiaie, Augusto Cauchi, Piero Carmassi, Mario Ricci, Giuseppe Calzona e Carlo Cicuttini, il 9 maggio 1976, parteciparono in Spagna, insieme con altri neofascisti, all’assassinio a colpi di pistola di due giovani democratici a Montejurra nel corso di una manifestazione organizzata dal partito Carlista di Carlos Hugo.

Nessuno in Spagna ne rispose anche se un servizio fotografico su El Pais immortalò gli aggressori in azione.

I camerati di Pinochet
Ma fu il tentato assassinio di Bernardo Leighton (l’ex-vice presidente del Cile) e di sua moglie, a Roma il 6 ottobre 1975 (rimasero entrambi gravemente feriti), che vedrà tutta An, con il contributo di elementi già di Ordine nuovo, impegnarsi a realizzare l’attentato mettendo a disposizione uomini e sedi. Lo stesso Pierluigi Concutelli dirà molti anni dopo al giudice Guido Salvini, il 17 maggio 2002, che l’assassinio era stato «Organizzato da Pinochet. Lo seppi da Delle Chiaie che affermava che Pinochet si stava ‘togliendo i sassolini dalle scarpe’».

Nel processo, tenutosi a Roma nel 1987, Delle Chiaie e Concutelli furono assolti per insufficienza di prove. Qualche anno dopo per gli stessi fatti, sempre davanti alla Corte d’Assise di Roma, Michael Townley, un cileno-americano reclutato dalla Dina, venne condannato a quindici anni, dopo aver confessato il suo ruolo di intermediario presso Avanguardia nazionale, spostandosi a Roma nel luglio del 1975 per preparare l’attentato a Bernardo Leighton.

In Bolivia delle Chiaie partecipò anche, nel luglio 1980, al cosiddetto «golpe della cocaina», portando al potere Luis Garcia Meza Tejada, con l’aiuto di neonazisti di vari paesi (tra loro anche il criminale di guerra tedesco Klaus Barbie) e dei gruppi paramilitari conosciuti come Los novios de la muerte (I fidanzati della morte), che si occuparono di eliminare i piccoli narcotrafficanti per giungere al controllo totale del mercato.

Ora vorrebbero tornare. Se lo son detti a Roma lo scorso 25 e 26 giugno. Il simbolo è lo stesso, pure i dirigenti. Tra loro anche Mario Merlino, l’«agente provocatore» che si infiltrò tra gli anarchici. L’intenzione è di aprire sedi. Allo stato sono ancora fuorilegge. Chissà se dalle parti del Ministero dell’Interno se ne ricordano?

Saverio Ferrari (Osservatorio sulle Nuove Destre) - da Il Manifesto dell’8 luglio 2016

Fonte

24/09/2013

A proposito di Delle Chiaie

Mi sento chiamato in causa sulla questione Delle Chiaie, per cui sono indotto ad una messa a punto. Come è noto, il leader di Avanguardia Nazionale ed il suo gruppo vennero indicati come responsabili della strage di piazza Fontana dal libro “La strage di Stato”. Prima di quell’evento, il gruppo era stato nell’occhio del ciclone per le sue numerose imprese squadristiche, soprattutto a Roma, dove godeva di un occhio di riguardo da parte della Questura. Ricordiamo l’irruzione all’università di Roma durante una lezione di Ferruccio Parri e la partecipazione agli scontri durante i quali morì lo studente socialista Paolo Rossi. Esso fu anche coinvolto nella morte, mai chiarita, di Antonino Aleotti, un ex militante del Pci entrato in An e trovato morto in un’auto zeppa di armi, parcheggiata non lontano dalla Questura.

Ne chiesi a Delle Chiaie nell’intervallo della sua audizione in Commissione Stragi e mi fu risposto che An non c’entrava con la sua morte e che Aleotti era un infiltrato del Pci. La cosa non spiegava molto, ma presi atto dell’informazione.

A seguito di quei fatti, la Procura di Roma aprì un  fascicolo per ricostituzione del Partito Fascista, ma l’inchiesta si fermò perché An decise di sciogliersi. Uno scioglimento sostanzialmente simulato, perché il gruppo dirigente restò saldo come prima, ma in forma coperta.
Nel periodo precedente Piazza Fontana, il gruppo di An ebbe un sussidio di circa 300.000 lire al mese da parte dell’Ufficio Affari Riservati, per il tramite di Mario Tedeschi del “Borghese” (come sappiamo per ammissione degli stessi interessati) e fu coinvolto nell’affaire dei falsi manifesti filo cinesi. Una ventina di anni dopo, Delle Chiaie disse di esservi stato coinvolto da un camerata del Msi, Pino Bonanni, che non gli avrebbe rivelato la commissione da parte dello Uaarr, ma di averlo scoperto dopo e di averne chiesto spiegazioni allo stesso Bonanni.

Dopo la strage di piazza Fontana (che, curiosamente, portò alla “rifondazione” del gruppo, o meglio alla sua uscita dalla clandestinità) An venne accusata anche per le stragi di Gioia Tauro, Brescia e Bologna. Per Piazza Fontana, Delle Chiaie venne rinviato a giudizio con Massimiliano Fachini, ma entrambi vennero poi assolti con formula piena ed il Pm non propose neppure ricorso per Cassazione.

Nelle inchieste successive (Casson, Salvini, Grassi-Mancuso, Piantoni-De Martino) si è a lungo scavato su An, ma, mentre è emerso molto a carico di Ordine Nuovo (di cui alcuni esponenti, a cominciare da Rauti, furono rinviati a giudizio, anche se poi assolti), su Avanguardia Nazionale ed il suo capo non è emerso nulla a carico. Ripeto che si indagò molto in questa direzione.

Dunque, almeno sul punto delle stragi di piazza Fontana, Brescia e Bologna possiamo concludere che An fu estranea. Vero è che anche gli imputati di Ordine Nuovo sono stati assolti ma, nonostante tali sentenze (peraltro sempre con forme dubitative), non mi sentirei di fare la stessa affermazione di estraneità per loro.

Veniamo al punto del rapporto con i servizi. C’è una regola abbastanza confermata, per cui On porta sempre ai Carabinieri ed al servizio militare, mentre An porta sempre alla polizia ed allo Uaarr. Ma con ruoli e modalità differenti.

Rauti ed i suoi, come dimostrano le vicende dell’Istituto Pollio, del convegno di Parco dei Principi, dell’opuscolo “Le mani rosse sulle Forze Armate”, dei Nuclei di Difesa dello Stato ecc. (tanto per fare qualche  esempio), furono organici agli apparati repressivi dello Stato con i quali ebbero continua e fattiva collaborazione, oltre che cospicui finanziamenti. In particolare, ci sono molti elementi che dimostrano un filo diretto con il Noto Servizio.

Per An il discorso fu assai più discontinuo, i finanziamenti (come abbiamo visto) ben più modesti e non ci sono che scarsi elementi di rapporto con il Noto Servizio (essenzialmente i rapporti di alcuni militanti di An lombarda con Fumagalli). Soprattutto An non fu mai organica agli apparati di polizia.

Per fare una metafora: se On fu parte integrante della flotta regolare dello Stato, An fu una nave irregolare che, per qualche tempo, ebbe la patente per la “guerra da corsa”. Ed, a partire dai primi anni settanta  i “corsari” di An vennero rapidamente scaricati dallo Uaarr e per circa un quindicennio ci fu un costante tentativo di scaricare su An la responsabilità delle stragi, tenendo al riparo On.

Vice versa, i rapporti di An con i servizi segreti furono molto meno disorganici nel caso dei servizi spagnoli, di quelli cileni e, più di tutti, di quelli boliviani. Ma questo è un altro paio di maniche di cui, eventualmente possiamo parlare.

Tanto per precisare quello che penso di Delle Chiaie ed Avanguardia Nazionale.

Fonte

01/10/2012

Le memorie di Delle Chiaie e una curiosità sul caso Moro

Sono recentemente uscite le memorie di Stefano Delle Chiaie, leader e fondatore di Avanguardia Nazionale, il secondo gruppo, per importanza, della destra extraparlamentare negli anni sessanta e settanta.
Il libro è molto interessante, anche se l’autore si mette un po’ troppo, in bella copia, sorvolando su molte pagine che vorrebbero altro approfondimento, aggiustando e correggendo cose già dette e non sempre consonanti, mettendo nella luce migliore ogni sua decisione ecc. Ma, diciamo la verità: sarebbe stato ingenuo attendersi il contrario. Sono assai pochi quelli che hanno scritto con una certa onestà del proprio passato (qui ricordo Alberto Franceschini, Vincenzo Vinciguerra, Carlo Ripa di Meana, Tomaso Staiti di Cuddìa, Rossana Rossanda), nella maggior parte dei casi di esponenti politici e terroristi di destra e di sinistra prevalgono nettamente autodifese e rimozioni sulla volontà di dire qualcosa di quel che si sa e che gli altri non sanno. E, in questo senso, avremmo serie difficoltà ad assegnare la palma d’oro fra quanti hanno scritto molto senza nulla dire fra Giulio Andreotti, Francesco Cossiga, Armando Cossutta, Mario Moretti e Fulvio Martini. Non includiamo nella graduatoria Pietro Ingrao solo perché l’uomo non ha mai avuto molto da dire anche prima delle memorie.
Va bene, stiamo al gioco, avremmo diversi punti da contestare a Delle Chiaie (mirabile il modo con cui si sorvola sul caso Aleotti, ad esempio) ma preferiamo cogliere gli aspetti positivi che, peraltro, nel libro non mancano. Ci sono notizie molto interessanti da cogliere qua e là (molte riguardanti la vita interna del Msi). Insomma qualcosa di inedito ce la dà ed è il caso di una pagina sulla crisi del luglio 1964 che ci stimola una riflessione sul caso Moro.  A p. 41 leggiamo:

<<… non molto tempo dopo ricevetti da Coltellacci il pressante invito a rapire Moro. All’appuntamento mi feci accompagnare da Giulio Crescenzi  e Cataldo Strippoli. Coltellacci era particolarmente agitato. Ci fece entrare nel salotto dove era in attesa uno sconosciuto. Senza presentarci il personaggio, Coltellacci ci chiese assoluta discrezione e poi disse: “E’ necessario lasciare da parte ogni differenza e pensare solamente al bene dell’italia. Questo signore rappresenta un settore indispensabile per cambiare immediatamente le cose, ma prima è necessario un vostro decisivo contributo.  Bisogna sequestrare Aldo Moro per impedirgli di andare in Parlamento a presentare il suo nuovo governo. E’ in una villa vicino Roma, siete in grado di effettuare questa azione?”>>

Invito al quale Delle Chiaie ed i suoi avrebbero risposto alzandosi ed andando via. Coltellacci era uno dei massimi dirigenti di Ordine Nuovo, l’altra organizzazione importante della destra extraparlamentare da sempre rivale di An e questo invito ci incuriosisce: come mai i camerati- rivali (o se preferite, i fratelli-coltelli, anzi Coltellacci) non provvedevano in proprio alla bisogna? Per di più con il rischio di fuga di notizie che, in una certa misura, si sarebbe verificata, visto che Delle Chiaie dice che ne avrebbe parlato a Borghese ed Almirante.

Sin qui Delle Chiaie, ma a noi torna in mente un’altra pagina che forse è il seguito di quella che abbiamo letto. Qualche tempo dopo, nel 1966 Pier Franco Pingitore (militante del gruppo di Delle Chiaie) fondò, con altri personaggi di estrema destra, il cabaret “Il Bagaglino” che, un anno dopo, pubblicò una omonima rivista satirica di cui usciranno cinque numeri. Sul primo numero, Pingitore pubblicò uno strano racconto –che di satirico aveva ben poco- intitolato “Dio salvi il Presidente” nel quale si diceva quando e come sarebbe stato possibile far un attentato contro Moro, del quale venivano meticolosamente riferite le abitudini (compresa la visita in Chiesa, il ritorno a casa per la colazione e quindi la nuova uscita verso Palazzo Chigi), si descrivevano i due percorsi soliti, indicandoli strada per strada, si diceva da quanti uomini era composta la scorta e persino il nome del funzionario che la dirigeva. Si facevano diverse ipotesi del posto in cui l’attentato avrebbe potuto aver luogo, fra cui la chiesa in cui Moro prendeva la comunione e la piazza antistante. E’ interessante notare che le Br presero effettivamente in considerazione quel punto, scartandolo perché a quell’ora erano sul piazzale molti bambini di una vicina scuola elementare che avrebbero rischiato di trovarsi coinvolti in una sparatoria.

Altro particolare rilevante: uno dei punti critici dove avrebbe potuto aver luogo un attentato era l’incrocio fra via Trionfale e via Mario Fani che è, con una minima approssimazione, esattamente il punto in cui effettivamente accadde l’azione delle Br. Un articolo documentatissimo.

Prima deduzione: quelle notizie non potevano venire a Pingitore che da persone interne al mondo dei servizi e l’articolo ha tutta l’aria di essere il piano dell’azione progettata contro Moro di cui si era parlato con Delle Chiaie che, evidentemente, non si era alzato ed andato via subito dopo aver sentito la proposta, ma che probabilmente si era intrattenuto un po’, almeno il tempo sufficiente a ricevere quel piano.

Poi, evidentemente, decise di passare il progetto a Pingitore perché ne facesse l’articolo di cui abbiamo detto. Evidentemente un segnale, ma, e questa è la prima domanda che ci poniamo, a chi e con che senso? Avvertire Moro? Far sapere ad altri che avrebbero potuto parlare? Non dimentichiamo che siamo esattamente nel periodo dello scioglimento fittizio di An per sottrarsi al processo per ricostituzione del partito fascista la cui inchiesta era stata avviata proprio nel 1966.

Ma le domande sono molte altre. In primo luogo: quell’articolo venne portato a conoscenza di Moro? Ricordiamo che nello stesso periodo ebbe luogo la vicenda mai chiarita del progetto di attentato che coinvolse il tenente colonnello Roberto Podestà e dietro il quale ci sarebbe stato Randolfo Pacciardi, uno dei personaggi convolti nelle vicende del luglio 1964. E’ strano che in un momento del genere nessuno abbia pensato ad informare Moro di quell’articolo. E più strano ancora è che Moro non abbia mutato in nulla le sue abitudini né sia stato modificato il percorso o rafforzata la scorta.

E’ del tutto ragionevole ipotizzare che le Br abbiano potuto leggere quell’articolo ed usarlo come base del loro piano, è strano, però, che non ne abbiano mai fatto cenno nelle loro memorie e deposizioni. Ed è anche curioso che nelle giornate febbrili che seguirono al 16 marzo 1978 nessuno si sia ricordato di quello strano pezzo “satirico” ed abbia cercato di capire meglio quello strano precedente.

Ma si è sempre in tempo a riaprire il discorso, vi pare? Possibile che alla Procura di Roma non ci sia nessun magistrato curioso?

Aldo Giannuli


Ne sappiamo troppo poco del nostro passato.
Non a caso, un popolo che non conosce il proprio passato, difficilmente può costruirsi un futuro.

21/09/2012

Telese sponsorizza Delle Chiaie e i partigiani contestano

Ha appena aperto un giornale che si presenta come "progressista", ma trova modo di sponsorizzare un libro impiastrato da Stefano Delle Chiaie.

Davvero singolare la scelta "politica" dell'ex redattore de "Il giornale" di Feltri, foglio della destra berlusconiana, poi passato nell'entourage de "Il fatto quotidiano" per uscirne poi in polemica con le presunte "inclinazioni grilline" di Antonio Padellaro e Marco Travaglio (altro ex de "Il giornale", pur se con Montanelli e prima dell'acquisto da parte del Cavaliere).
Ha aperto "Pubblico", foglietto che cerca di farsi spazio nell'affollatissimo - ma poco acquistato - supermercato dell'informazione di "centrosinistra perbenista". E come se non sapesse nulla della storia d'Italia accetta di postfatare nientemeno che uno sproloquio scritto di Stefano Delle Chiaie, detto "er Caccola", protagonista assoluto della stagione stragi di stato-servizi segreti-Cia, fuggito in Spagna e poi nella Bolivia del dittatore Banzer. Il "Condor" che risuona anche nel titolo, ricordiamo, è un'evocazione diretta dell'"Operazione Condor" con cui la Cia concretizzò la volontà statunitense di "sradicare" i movimenti comunisti dall'America Latina.
Una scivolata? No, una provocazione professionale tra due provocatori di diversa specializzazione. Telese nell'informazione, Delle Chiaie nei bassifondi della marginalità politica. Non possiamo dimenticare infatti, che l'"esplosione" giornalistica di Telese non è avvenuta con qualche scoop o pezzo ben scritto, ma per un libro "compassionevole" sulla destra fascista degli anni '70 ("Cuori neri"). Tratto comune tra i due commensali? Per entrambi bisogna "superare la divisione tra destra e sinistra", creando "cose" dominate dalla destra estrema (capitali incerti, composizione spuria, idee vaghe contro qualche "-ismo" cambiabile a piacere, ecc), cui abbocca qualche deficiente proveniente dalla "sinistra". Possibilmente "estrema", così si può cucinare il piatto in cui Delle Chiaie ha inzuppato il biscotto "conto terzi" per una vita: gli "opposti estremismi" utili per mantenrre il potere ben ancorato al "centro" (ieri la Dc, oggi il "montismo"). Insomma, un teorico-pratico dell'infilitrazione; un precursore di quelle tecniche che successivamente sono state sviluppate in modo diffuso, grazie a anche alla dabbenaggine di movimenti e partiti di sinistra che hanno smarrito la consapevolezza di sé e del mondo in cui si trovano a vivere.

Stavolta però la cosa non è passata sotto silenzio grazie a molti compagni, democratici e vecchi partigiani calabresi, che si sono precipitati a contestare il vecchio fascista sempre in piedi (stavolta non c'era, come a Roma, Sandro Provvisionato; altro "dietrologo" professionista che si dichiara "di sinistra" e che potete vedere nella prima foto al tavolo con Delle Chiaie).
Stupisce, in negativo, la scelta de "Il Manifesto" di collocare la notizia tra le brevi di pagina 6. Un posto quasi invisibile ai più. Peccato, hanno perso un'altra occasione (speriamo per loro che non sia l'ultima) per fare un'informazione di sinistra e segare le gambe in partenza a un foglietto che si presenta come "concorrente" sullo stesso terreno, ma con un occhio fermo alla "governabilità". Ovvero all'ala "montiana" del Pd.

Ecco il trafiletto nascosto, con la notizia secca.

"L'aquila, il condor, er caccola e la pasionaria nera da una parte. Partigiani e sindacalisti dall'altra. E in mezzo Luca Telese. Finisce quasi in rissa la presentazione dell'ultimo libro di Stefano Delle Chiaie, «L'Aquila e il Condor», organizzata dall'associazione culturale di estrema destra Furor nella sala consiliare della Provincia. L'evento fa infuriare i partigiani e la Cgil. In una nota l'Anpi ha contestato l'iniziativa e attaccato la presidente Wanda Ferro (Pdl, già missina). «Abbiamo appreso della presenza del fascista plurinquisito Delle Chiaie a Catanzaro - dice Mario Vallone, presidente provinciale Anpi -. Stendiamo un velo pietoso su alcuni partecipanti. Il fatto grave sono le Lezioni di Storia della Presidente della Provincia». Delle Chiaie è arrivato in Calabria per presentare il suo libro incentrato sugli anni di piombo visti con gli occhi di un protagonista: dalla strage di piazza Fontana a quella di Bologna passando per il golpe Borghese. Nel mirino dei contestatori finisce anche il direttore di Pubblico, autore della postfazione del libro. Il nome di Delle Chiaie, fondatore di Avanguardia Nazionale oggi ottantenne, appare in tutte le vicende più controverse del Paese, ma anche in attività paramilitari in Sudamerica. Aspetti che agli occhi dei partigiani hanno reso indegna l'ospitalità offerta da Ferro, definita dall'Anpi "rappresentante fino a prova contraria di un'istituzione democratica che lei può presiedere grazie alla lotta dei partigiani che hanno liberato l'Italia dalla dittatura fascista». (Silvio Messinetti)."

Fonte

Telese è proprio un opportunista di gran caratura se riesce a passare con tanta leggerezza dall'elogio di Enrico Berlinguer al reggere il catetere a Stefano Delle Chiaie.