Le condanne ai manager privati e a pubblici funzionari per il crollo del Ponte Morandi a Genova, sono un atto di giustizia e anche di prevenzione.
Dopo la sentenza definitiva verso Mauro Moretti per la Strage di Viareggio, quella in primo grado per Giovanni Castellucci ex AD delle Autostrade e per Mauro Colletta, dirigente della vigilanza dei Trasporti, con altri 30 imputati, è una conferma importante.
Non c’è mai una “ tragica fatalità” nelle stragi di cittadini e negli omicidi dei lavoratori.
C’è invece la precisa RESPONSABILITÀ di chi dovrebbe fare e non fa e di chi dovrebbe controllare e non controlla.
Le condanne non restituiscono le vittime ai familiari, ma danno loro il conforto che la loro lotta per avere giustizia non sia stata vana.
E soprattutto queste condanne servono per l’oggi e il domani.
Il governo e le imprese hanno cominciato il loro pianto ipocrita su queste condanne; e magari preparano già qualche porcata legislativa per renderle più difficili.
I manager non possono fare il loro lavoro tranquillamente, se su di loro incombe la minaccia delle condanne! E i responsabili pubblici non possono temere di pagare se non controllano!
Questo stanno ripetendo su giornali e tv i garantisti dei padroni.
E invece sì, chi progetta un’opera, chi la gestisce, chi organizza il lavoro e la vita, chi dovrebbe verificare che tutto questo sia sicuro, tutti costoro dovrebbero avere come prima paura quella di fare del male alle persone.
E questo timore dovrebbe essere ben superiore a quello di non realizzare un profitto adeguato, o a quello di non rispettare le prerogative delle imprese.
In un paese dove centinaia di persone sono morte in stragi colpose e quindicimila sono state uccise sul lavoro in dieci anni, le sentenze dure contro i responsabili servono. Anzi ce ne sono ancora troppo poche.
È vero che prima di tutto bisognerebbe fare la prevenzione, ma quando il sistema degli affari distrugge tante vite e il potere pubblico è subalterno o complice, anche la condanna penale di dirigenti e manager diventa prevenzione.
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