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27/07/2026

Offensiva sionista in Cisgiordania, la pulizia etnica si inasprisce

La spirale di violenza sionista che sta attraversando la Cisgiordania occupata viene raccontata come un’esplosione improvvisa che segue gli scontri di Nablus (se non addirittura come la “legittima difesa” di Israele nei confronti dei palestinesi che hanno la colpa di non farsi ammazzare quando e come pare ai coloni). Ma si tratta in realtà di una offensiva pianificata, nella cornice della pulizia etnica e in funzione della mobilitazione del movimento dei coloni in vista delle elezioni.

Ripercorriamo velocemente gli eventi da venerdì scorso. Durante un raid di coloni a un villaggio vicino Nablus, un palestinese ha sottratto l’arma a un colono e, nel difendersi dall’attacco, avrebbe ucciso l’occupante, mentre un soldato israeliano colpito è deceduto dopo poche ore per le ferite riportate.

Perché le incursioni che provengono dagli insediamenti illegali sono sempre accompagnati dall’IDF: sono, cioè, parte della strategia militare israeliana nella West Bank. Bisogna inoltre sottolineare che il villaggio di Tal, sottoposto all’attacco di venerdì, si trova nella “Zona A” della Cisgiordania, ed è perciò sotto il pieno controllo civile e di sicurezza dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP).

Un’invasione vera e propria, un’aggressione con un aggredito incolpato di difendersi... ma questa volta non abbiamo sentito queste formule da parte di giornali e politici occidentali. Così come non è stato detto nulla sulla vera e propria esecuzione di quattro palestinesi da parte di militari israeliani, giunti sul posto del conflitto a fuoco, testimoniata da video inequivocabili.

Nelle successive 48 ore, inoltre, una sequenza di incursioni, spedizioni punitive e operazioni militari su vasta scala ha trasformato la regione a nord di Gerusalemme in un teatro di guerriglia e devastazione, con al centro i governatorati di Nablus e Jenin. Nel corso del fine settimana, una drammatica ondata di rappresaglie si è abbattuta su oltre dieci villaggi e comunità palestinesi.

Secondo quel che si legge su varie testate internazionali, a Qusra, Urif, Sarta, Immatin, Far’ata, Umriha e nella regione meridionale di Masafer Yatta, squadre di coloni a volto coperto hanno appiccato il fuoco ad abitazioni, automobili e terreni agricoli. A Qusra e in un altro centro vicino, due moschee sono state date alle fiamme e profanate con scritte minatorie.

Il quotidiano israeliano Haaretz riporta che gli esponenti del movimento dei coloni avrebbero ignorato gli appelli diretti dei vertici militari dell’IDF a fermare gli assalti per evitare un’ulteriore escalation. Ma è chiaramente un gioco delle parti tra due facce dello stesso progetto di pulizia etnica, dato che nella mattinata di sabato l’esercito israeliano ha lanciato a sua volta una vasta operazione nella West Bank.

Le truppe hanno circondato e chiuso all’interno di checkpoint Ramallah e Nablus, limitando fortemente i movimenti della popolazione. I militari hanno fatto irruzione in vari villaggi della zona circostante, conducendo perquisizioni casa per casa, interrogatori sommari e fermi di massa. I militari sono entrati anche nell’ospedale di Nablus, dove il personale medico è stato minacciato e due persone sono state portate via.

Dalle informazioni diffuse, sarebbero oltre 80 i palestinesi arrestati. Solo l’ultimo tassello di un’escalation strutturale della pulizia etnica in Cisgiordania, che è andata di pari passo col genocidio a Gaza: gli attacchi nel 2026 sono aumentati del 63%, rispetto allo stesso periodo del 2025, passando da 405 a 660 episodi.

Ricordiamo che, dall’ottobre 2023, sono quasi 1.200 i palestinesi uccisi nella Cisgiordania occupata, tra cui 250 bambini. Nel 2026, per ora, le vittime dei coloni sono state 21. E l’impennata di violenze è evidentemente legata alle elezioni generali previste per l’autunno 2026. Il movimento dei coloni è stato esortato a mobilitare la società israeliana per rafforzare la coalizione attualmente al governo.

Ovviamente, a fare le spese di questa mobilitazione sono i palestinesi, che diventano il “trofeo” del colonialismo sionista, e convincere l’elettorato che la pulizia etnica può essere portata a termine. Se ogni tanto qualche colono o soldato viene ucciso dalla resistenza dei palestinesi, tanto meglio: diventa la scusante per ribadire la necessità di cancellarli tutti dalla loro terra.

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