Un altro giro di giostra, l’ennesimo dopo una “visita” di Netanyahu a Washington (schivando New York, stavolta, e possibili incidenti diplomatici). Ci si potrebbe quasi regolare l’orologio, vista la sistematica connessione tra i due movimenti...
Questa volta, però avevano contribuito già gli iraniani colpendo una base Usa in Giordania (ufficialmente – e come sempre – “tutti i missili sono stati abbattuti”, la quantificazione dei danni verrà dopo), mentre aerei Usa e sauditi (la vera novità di questi giorni) colpivano le milizie sciite in Iraq, i coloni israeliani invadevano una zona della Siria vicino Quneitra, spalleggiati dall’esercito che poi bombardava l’area da cui sarebbe potuta arrivare un’eventuale (ma fortemente improbabile) risposta delle milizie qaediste del nuovo presidente-terrorista, “Al Jolani”.
Israele in effetti ha liberato i suoi cani anche in Libano (dove continua la distruzione delle abitazioni civili per impedire qualsiasi ritorno dei profughi), e ovviamente a Gaza e in Cisgiordania, incrementando la contabilità dei morti.
È sempre meno chiaro invece lo scopo degli attacchi statunitensi. “Decine di obbiettivi” sono stati attaccati con missili da crociera, danneggiando e uccidendo. Ma per ottenere cosa?
Se lo scopo è una maggiore arrendevolezza da parte di Teheran, sembra scontato dire che oltre un anno di guerra “a rate” e cinque mesi di “stop & go” l’hanno dimostrato utopistico. Il presidente eletto, Masoud Pezeshkian, cardiochirurgo laico e quindi considerato “moderato”, ha definito la resistenza iraniana “un modello senza precedenti di fermezza contro la coercizione e l’oppressione. Allo stesso modo, non possiamo costringere o opprimere il popolo, perché questi due approcci sono contraddittori”. Chiudendo dunque tutte le porte a una possibile divisione interna ai diversi gruppi dirigenti.
Ma se l’indebolimento della capacità missilistica e la divisione interna risultano una chimera, perché continuare a bombardare creando una situazione che l’economia mondiale dimostra di temere come la peste? Perché insistere per qualche giorno e poi di nuovo “tregua”, consumando un altro po’ delle riserve sempre più ridotte di missili intercettori?
Sul punto, la convergenza degli analisti è ormai un coro unanime. Anche Ryan Bohl, “analista senior per il Medio Oriente presso RANE Network”, sentito da Al Jazeera, spiega che questi missili “sono munizioni di difesa aerea di alta gamma, come il THAAD, le cui scorte si stanno esaurendo rapidamente, e sappiamo da diverse fonti che molti strateghi del Pentagono sono seriamente preoccupati per la loro disponibilità futura”.
Naturalmente gli Usa dispongono di molti altri mezzi offensivi, ma ognuno con qualche problema “collaterale”. Per esempio, spiega Bohl, “dispongono di una scorta pressoché illimitata di bombe non guidate che potrebbero usare contro gli iraniani”.
Purtroppo, però, questo tipo di bombe “all’antica” devono essere sganciate dagli aerei, sorvolando il territorio iraniano, che è molto esteso (oltre cinque volte l’Italia). Soprattutto, ricorda Bohl, “abbiamo già visto un F-15 abbattuto. Abbiamo visto un F-35 colpito dalla difesa aerea iraniana. E non credo che questa amministrazione sia particolarmente desiderosa di utilizzare quei sistemi più semplici che comportano un rischio maggiore, a causa della minaccia militare che la difesa aerea iraniana rappresenta per loro”.
Sembra perciò obbligatorio concludere che questa situazione continuerà almeno fino alla doppia scadenza elettorale di inizio autunno, quando sia Israele che (per metà) gli Stati Uniti rinnoveranno i rispettivi Parlamenti.
Ma mentre per Tel Aviv cambierà quasi nulla (anche se “Bibi” dovesse essere finalmente messo da parte, anzi in galera), visto che “l’opposizione” appare persino più guerrafondaia e genocida, per gli Usa potrebbe esserci comunque uno shock.
La sconfitta dei trumpiani sembra abbastanza probabile e questo apre due possibili scenari.
Il primo, più “normale”, prevede una maggioranza democratica al Congresso, con rafforzata presenza di “socialisti” (“con caratteristiche statunitensi”, ovvio) e in generale di deputati insofferenti per l’attuale legame con Israele. In tal caso ogni iniziativa di Trump sarebbe da gennaio in poi fortemente compromessa dal veto parlamentare, rendendolo la classica “anatra zoppa” fino alla fine del mandato (tra due anni).
Il secondo scenario prevede invece un mezzo “colpo di stato” all’interno della superpotenza, con Trump e il mondo “Maga” che rifiutano di riconoscere i risultati elettorali ed aprono uno scontro di potere dalle conseguenze semplicemente imprevedibili.
Entrambi gli scenari, però, non sono quelli più adatti a confermare la possibilità di condurre “guerre infinite” su tutto il globo.
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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
31/07/2026
“Bibi” a Washington, la guerra all’Iran ricomincia
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