Washington continua nel suo assedio contro Cuba, e nella punizione collettiva che assume ormai chiaramente i contorni di un ennesimo genocidio, cioè l’intento di distruggere il popolo cubano in quanto tale. Infatti, tre navi commerciali cariche di aiuti e beni di prima necessità sono sostanzialmente bloccate e non possono portare il proprio carico ai cubani.
La nave Galani, della compagnia di navigazione CTM, si trova proprio di fronte al porto cubano di Mariel. I prodotti che trasporta sono stati raccolti in Europa attraverso una serie di donazioni solidali. Nella sua stiva si trovano beni indispensabili per il sistema sanitario e l’infanzia: latte in polvere per neonati, ventilatori polmonari e letti ospedalieri.
La nave, tuttavia, è ferma e non attracca ai moli vicino all’Avana. L’operatore del terminal portuale di Mariel è stato inserito nelle liste sanzionatorie delle autorità statunitensi. Di fronte al rischio di ritorsioni economiche e legali, la compagnia marittima ha deciso unilateralmente di dirottare la nave verso il Messico, lasciando il materiale sanitario privo di una soluzione per giungere a destinazione.
La beffa è arrivata con la comunicazione a Let Cuba Breathe, campagna promotrice della spedizione, di costi aggiuntivi per il cambio di rotta, verso Veracruz, e per il carburante e le operazioni straordinarie. In sostanza, per una decisione della società, sono i solidali che devono pagare. E quello di Mariel non è un evento isolato.
Altre due navi cariche di farmaci e aiuti umanitari risultano bloccate in scali dell’America Latina: una a Cartagena de Indias, in Colombia, l’altra a Kingston, in Giamaica. Sebbene, teoricamente, persino le imposizioni statunitensi prevedano deroghe per i beni umanitari, è la paura di possibili sanzioni finanziarie e marittime a generare un effetto deterrente, che è la vera forza del bloqueo.
I vettori marittimi, le banche e le compagnie assicurative si stanno disimpegnando da ogni attività che tocchi Cuba, per non rischiare di finire nella rete delle sanzioni stelle-e-strisce. Gli USA, sfruttando la propria centralità come hub finanziario e di servizi internazionali, ha reso il bloqueo un sistema di guerra alternativo davvero internazionale.
Le conseguenze ricadono direttamente sui malati, sulle famiglie e sui bambini cubani, con una logica che abbiamo già visto in azione in Palestina. E che alla Casa Bianca si persegua una strategia simile, nel più completo disinteresse dei diritti fondamentali delle persone, lo si può vedere anche dai provvedimenti annunciati giovedì scorso.
Gli Stati Uniti hanno reso pubbliche una serie di nuove sanzioni dirette contro il ministro della Sanità, José Ángel Portal Miranda, e nove imprese pubbliche attive nei settori sanitario, energetico e finanziario. Lo scopo dichiarato è quello di colpire le missioni sanitarie internazionale dell’isola.
Il Segretario di Stato USA, Marco Rubio, ha reso nota l’estensione delle restrizioni sui visti nei confronti di funzionari cubani e di rappresentanti di governi stranieri coinvolti in attività con le brigate mediche cubane all’estero. L’amministrazione Trump sostiene che, dietro i programmi di assistenza medica, ci sarebbe in realtà “lavoro forzato”.
La risposta delle autorità cubane è stata immediata e categorica. Il Presidente Miguel Díaz-Canel e il Ministro degli Esteri Bruno Rodríguez hanno respinto fermamente le accuse di Washington, definendo il nuovo pacchetto sanzionatorio un’ulteriore prova dell’intento criminale e genocida degli Stati Uniti.
Con danni che non riguardano più solo il popolo cubano, ma decine di migliaia di persone a cui i medici cubani, presenti in 56 paesi, forniscono ogni giorno cure e assistenza sanitaria essenziale a cui, altrimenti, non potrebbero accedere.
Il presidente cubano ha difeso il valore umanitario della cooperazione internazionale promossa dal suo paese contro le pressioni statunitensi. Da parte dell’imperialismo, invece, si denota ancora una volta un disprezzo per la vita che è perfettamente riassunto nell’alternativa tra Socialismo o barbarie.
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