L’agente di polizia coinvolto nella morte di Fakir al Pilastro, sarebbe stato protagonista di un altro episodio che ha provocato lesioni ad una persona fermata lo scorso 10 luglio. Coincidenza vuole che anche in questo caso il “placcato a terra” fosse un cittadino straniero. Insomma, l’ipotesi di una profilazione razziale nelle scelte e nelle modalità di intervento potrebbe riaffacciarsi con una certa insistenza.
Il Fatto Quotidiano e Bologna Today hanno infatti raccolto la testimonianza-denuncia di Enrico Abhumere, 29 anni, di origini nigeriane e conosciuto nel mondo rapper con il nome d’arte “Bubu Doc”. Abhumere ha una protesi alla gamba amputata a causa di un cancro. La sua testimonianza – diventata anche una contro-denuncia penale verso i poliziotti che lo hanno accusato di resistenza – diventa emblematica di un contesto e “del” contesto in cui collocare l’intervento mortale al Pilastro contro Fakir.
Veniamo alla testimonianza di Enrico Abhumere.
“Stavamo andando a prendere un cornetto, era poco prima dell’una. Vengo fermato da due poliziotti”. E poi aggiunge: “Uno di loro due è quello coinvolto nel fermo di Fakir al Pilastro. L’ho visto, mi era molto vicino e nel video del Pilastro l’ho riconosciuto. Sono sicuro”, dice il Abhumere.
Sia Il Fatto Quotidiano che BolognaToday hanno ricostruito che si tratta effettivamente dello stesso agente su cui, insieme al collega e a quattro volontari della Croce Rossa, la Procura di Bologna sta svolgendo accertamenti con l’ipotesi del reato di omicidio colposo nel caso di Fakir.
Ad Abhumere viene contestato il fatto che il monopattino non ha la targa e che lui non sta indossando il casco. Insieme a lui sul monopattino c’è anche la fidanzata.
Dopo qualche minuto e il riconoscimento di rito, uno dei due agenti gli dice che può andarsene. Ma quando lui fa per andarsene viene fermato dal poliziotto che poi avrebbe riconosciuto nel video della morte del 42enne al rione Pilastro.
“Durante il riconoscimento è emerso anche che io avevo un richiamo orale, cosa di cui non sapevo nulla. E lui in tutta risposta mi ha detto ‘Lo vedi allora che sei ignorante, sei stupido’. Io mi sono subito accorto che non era un semplice controllo, era come se volessero qualcos’altro”.
“A quel punto io ho cominciato a fare dei video con il cellulare, ma era solo per tutelarmi – dice ancora –. Uno dei due agenti mi dice che potevo andare via, ma mentre inizio ad andarmene l’altro poliziotto mi dice ‘Non far finta di zoppicare, non c’è bisogno’. E mi mette una gamba sul monopattino per fermarmi – continua Enrico Abhumere –. Io gli ho spiegato che non fingevo di camminare male e che ho una protesi. Lui è stato molto arrogante nei modi, molto. Mi ha detto: ‘Se io voglio tu dormi qua’. Io mi sono arrabbiato perché lui non poteva sapere dei miei problemi, visto che ho una gamba amputata a causa di un tumore che ho avuto in passato”.
Da lì la situazione è degenerata: “Mi è venuto incontro cercando di mettermi le mani addosso. Io ho cercato di scansarlo, ma senza colpirlo e senza fargli del male, solo per togliergli le mani. A quel punto mi si avventano contro nove poliziotti, anche se dal video che ho messo sui social sembra che siano tre o quattro. Mi hanno atterrato con forza: mi sono fatto male alla spalla, al polso, e mi hanno rotto la protesi della gamba. Ho sentito un dolore fortissimo. Ora sto portando anche il gesso al braccio”.
Enrico Abhumere viene quindi portato in Questura, e qui rivela il giovane “arriva un bravo poliziotto, che mi dice di denunciare l’agente che mi ha fermato perché anche secondo lui quello era stato un abuso di potere e io non avevo fatto nulla. E così ho fatto: ho denunciato quello che mi è successo dopo che ho ricevuto la loro denuncia per minacce e resistenza a pubblico ufficiale”.
Emblematico è il format adottato dall’avvocato difensore dell’agente di polizia anche in questo caso. Il soggetto fermato “dava in escandescenze” (come al Pilastro, come Magherini, Aldrovandi e altri casi, ndr). E poi sulla pratica di sdraiare brutalmente a terra i fermati l’avvocato afferma che: “Dal momento in cui un poliziotto ti mette a terra, per quanto io possa essere il più esperto poliziotto al mondo, è chiaro che tu puoi battere un ginocchio, o puoi sbucciarti un gomito. È normale che ciò accada, soprattutto d’estate quando gli indumenti sono corti”. Ma in questo caso c’è anche una protesi rotta ad un soggetto con una gamba amputata.
Quali lezioni trarre da questa vicenda emblematica ma niente affatto eccezionale, anzi divenuta quasi normale soprattutto durante i fermi di cittadini “non bianchi”?
La prima è che riprendere quanto accade è decisivo e necessario. Può fare la differenza. La seconda, è che in caso di abusi e alle accuse di resistenza e oltraggio, non bisogna subire in silenzio ma fare subito una controdenuncia. La terza, è che lo scudo penale introdotto dal governo rende impuniti e impunibili episodi come quelli visti al Pilastro o contenuti nella denuncia di cui si parla in questo articolo. La quarta è che le istituzioni devono prendere sul serio, indagare, prevenire, reprimere, l’allarme sulla profilazione razziale nella gestione dell’ordine pubblico. Garantire sul serio la sicurezza significa anche questo.
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Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
23/07/2026
Il poliziotto del Pilastro è “recidivo”
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