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24/07/2026

È scattato lo scudo “parlamentare” ... per i politici della destra

Lo scudo penale nella sua versione parlamentare, a quanto pare è scattato per i politici della destra. Era dal 27 maggio che la Procura di Roma aveva chiesto alla Commissione per le autorizzazioni a procedere della Camera di acquisire la chat tra l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, non indagato, e l’ex socio Mauro Caroccia, che invece è indagato nell’inchiesta dei magistrati di piazzale Clodio sul caso del ristorante Bisteccheria d’Italia.

Caroccia è considerato dai magistrati un prestanome del clan Senese, una diramazione della Camorra con grossi interessi e influenza a Roma. Attualmente è detenuto in carcere dove sta scontando una pena definitiva a 4 anni nell’ambito di un’altra indagine del gennaio 2025, sempre sui Senese.

Di solito i tempi per la concessione o meno dell’autorizzazione da parte della commissione sono di una decina di giorni e invece sono passati due mesi.

Senza l’autorizzazione della Camera, il contenuto della chat di Del Mastro non è utilizzabile tra gli elementi d’indagine. Ma ieri, proprio alla Camera, è scattato una sorta di “scudo penale” per l’ex sottosegretario di Fratelli d’Italia, con la negazione dell’autorizzazione alla Procura di poter accedere alla chat in oggetto.

La Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera ha infatti detto no alla richiesta dei magistrati di acquisire le chat tra Andrea Delmastro e il ristoratore Mauro Caroccia. Dopo il voto della giunta, la pratica è passata all’Aula di Montecitorio dove il centrodestra ha votato a favore della proposta del relatore del testo, Pietro Pittalis di Forza Italia, negando l’autorizzazione al sequestro della corrispondenza. Il centrosinistra ha votato contro. 

Ma al Senato è esplosa la protesta delle opposizioni che, avendo avuto sentore di come sarebbe andata, hanno preparato dei cartelli con su scritto “Fuori le chat” mentre alcuni parlamentari hanno occupato i banchi del governo. Tensioni e qualche spintonamento tra i deputati della destra e quelli dell’opposizione, in particolare quelli del M5S.

Il caso politico-giudiziario era scoppiato a marzo dopo le rivelazioni di una inchiesta de Il Fatto Quotidiano ed aveva portato alle dimissioni di Del Mastro. Ora la pratica passa all’Aula della Camera che il 30 luglio dovrà esprimersi in maniera definitiva e salvo colpi di scena nella maggioranza, confermerà il voto della giunta negando l’accesso alle chat da parte dei magistrati che stanno conducendo le indagini.

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