Martedì 21 luglio, presso il MIMIT, si è svolto il tavolo nazionale sulla crisi Electrolux, alla presenza del Ministro Urso, delle rappresentanze di tutte le Regioni interessate dalla vertenza, dei sindaci dei territori coinvolti e delle organizzazioni sindacali.
Il Ministro Urso ha aperto il confronto valorizzando il lavoro svolto nei tavoli tecnici tra azienda e sindacati, che hanno preceduto in tre occasioni la plenaria odierna. Il Ministro ha quindi chiesto a Electrolux la presentazione di un piano alternativo, su cui proseguire il confronto e sul quale poter eventualmente allocare le risorse straordinarie che il Governo ha dichiarato di essere pronto a mettere in campo.
Nel corso dell’incontro è stato posto con forza anche il tema delle regole europee, oggi richiamate dalla stessa azienda tra le condizioni che incidono sulla competitività del settore, a partire dal CBAM. Il Ministro ha parlato apertamente di Bruxelles come epicentro della crisi regolatoria che investe il comparto, richiamando il non-paper consegnato in sede europea, che sarà discusso a settembre e che sarebbe già oggetto di condivisione con Germania, Francia e Polonia.
Il tempo, dunque, viene indicato dal Governo come una variabile preziosa da utilizzare per ottenere risposte utili al settore e alla vertenza. Ma proprio su questo punto si concentra la nostra maggiore preoccupazione.
Electrolux, nel proprio intervento, ha confermato l’impianto già emerso nei tavoli precedenti, senza smentirne la sostanza: contenimento del costo dell’energia, intervento sui regolamenti europei, costi di trasformazione, organizzazione del lavoro e produttività restano i pilastri delle richieste aziendali. L’azienda ha però aggiunto che il tempo non è una variabile neutra.
Per USB questo è il punto decisivo. Da un lato l’azienda evita di dire fino in fondo quale sia l’entità reale del proprio disimpegno dall’Italia, mantenendo una postura prudente e apparentemente disponibile al confronto. Dall’altro lato, però, dai tavoli tecnici e dagli elementi emersi emerge un quadro molto più preoccupante: Electrolux sta già procedendo, nei fatti, con scelte che vanno nella direzione dello svuotamento del perimetro industriale italiano.
Non è chiaro, ad esempio, se lo stabilimento di Cerreto d’Esi resterà davvero dentro il perimetro aziendale, quando si parla genericamente di ricerca di possibili alternative. Non è accettabile che su uno stabilimento già indicato come destinato alla chiusura non venga data una garanzia precisa di continuità industriale, occupazionale e produttiva.
Allo stesso modo, dai tavoli tecnici emerge che, a prescindere dagli eventuali interventi che il Governo potrà mettere in campo, è già in corso una dinamica di delocalizzazione di volumi produttivi verso Cina, Thailandia e altri Paesi. Questo significa che mentre si discute di strumenti pubblici, regole europee e sostegno al settore, l’azienda continua a muoversi nella direzione dello spostamento di produzioni fuori dall’Italia.
A questo si aggiunge la preoccupante azione di handover, cioè di passaggio di consegne, di competenze e funzioni da personale di staff oggi collocato in Italia verso personale allocato in Paesi ben al di fuori dell’Unione Europea. Il caso del datacenter di Pordenone è emblematico: competenze digitali, infrastrutture informatiche e funzioni ad alto valore aggiunto rischiano di essere progressivamente trasferite all’estero, dentro processi di decentramento e riorganizzazione globale sui quali l’azienda non sta fornendo garanzie sufficienti.
Per USB va quindi chiarito immediatamente cosa significhi arrivare a settembre in questo quadro. Non possiamo accettare che il tempo necessario al confronto istituzionale diventi il tempo utile all’azienda per accelerare processi unilaterali di disimpegno, delocalizzazione, trasferimento di competenze e indebolimento dei siti italiani.
Abbiamo detto con chiarezza al tavolo che qualsiasi discussione su risorse straordinarie, strumenti pubblici, interventi su energia, materiali, regolamenti europei e competitività deve avere una condizione preliminare: fermare esuberi, chiusure, delocalizzazioni e azioni unilaterali. Le risorse pubbliche non possono accompagnare un piano di riduzione industriale. Devono servire a mantenere produzione, lavoro, competenze e capacità tecnologica in Italia.
USB ha inoltre posto il tema degli strumenti per le lavoratrici e i lavoratori. È positivo che il Governo parli di risorse straordinarie a sostegno del settore e di Electrolux, ma serve aprire immediatamente anche una discussione sugli strumenti sociali e occupazionali necessari a governare una transizione che oggi sta già producendo effetti pesanti.
Serve un reddito di transizione, serve la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, servono politiche industriali capaci di intervenire sugli impatti della digitalizzazione, dell’automazione e dell’introduzione dell’intelligenza artificiale. Non si può continuare a discutere di transizione solo dal punto di vista dei costi aziendali o della competitività. La transizione deve essere governata anche dal punto di vista del lavoro, delle competenze, del reddito e della tutela sociale.
In chiusura del nostro intervento abbiamo posto una domanda semplice: in tutto questo, cosa ci mette Electrolux?
Da settimane si ripete che tutti devono fare la propria parte. Il Governo dichiara di voler mettere in campo strumenti ordinari e straordinari. Le Regioni sono coinvolte. I territori sono chiamati a difendere stabilimenti e occupazione. I lavoratori hanno già pagato negli anni precedenti con sacrifici, riorganizzazioni e fuoriuscite.
Ma cosa fa l’azienda? Con quali investimenti contribuisce? Con quali nuovi prodotti? Con quali innovazioni? Con quale piano industriale reale? Con quali garanzie sui volumi, sugli stabilimenti, sulle competenze e sull’occupazione?
Di tutto questo, ad oggi, non c’è ancora nulla di sufficiente.
USB continuerà a chiedere il ritiro del piano da 1.700 esuberi, la salvaguardia di tutti gli stabilimenti, il mantenimento dei volumi produttivi in Italia, garanzie sulle funzioni di staff e sulle competenze digitali, nessuna azione unilaterale e l’apertura di una vera discussione su un piano industriale alternativo.
Siamo disponibili a discutere di strumenti straordinari per il settore. Ma non siamo disponibili a pagare ancora una volta il conto delle scelte dell’azienda.
Fonte
Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
23/07/2026
Electrolux. Usb: Stop alla delocalizzazione, ritirare i licenziamenti. Incontro al ministero
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