Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

29/07/2026

Si può vivere con 21mila € all’anno in Italia? L’Istituto Italiano di Tecnologia è convinto di sì!

Da mesi, in ogni consesso afferente o meno a vertenze che ci vedono impegnati, l’USB ripete che questo Paese, per cambiare registro economico e di conseguenza sociale, necessita dell’introduzione per legge di un salario minimo, indipendente dal settore di applicazione e indicizzato all’inflazione (quella reale non l’Ipca “depurata” dai costi energetici) che la nostra organizzazione quantifica in 2000€ netti al mese.

Se fino a dicembre 2025 la nostra richiesta generava compatimento o scherno negli interlocutori del momento, l’ennesima aggressione militare israelo-statunitense a un paese terzo con i relativi, pesantissimi, contraccolpi economici – il più macroscopico il diesel a 2,2€/litro e la benzina prossima ai 2€/litro in tutta la Penisola – ha dimostrato che quanto rivendichiamo è il minimo sindacale se quella che vogliamo vivere è una esistenza “libera e dignitosa” come recita l’art.36 della Costituzione italiana.

Articolo che, per altro, costituisce la base normativa che ha condotto la Cassazione a sentenziare che, in Italia il problema del lavoro sottopagato non è invenzione della nostra organizzazione, ma condizione strutturale causata dalla proliferazione di CCNL che impongono retribuzioni lesive di una vita dignitosa e che pertanto vanno disapplicati.

Ci chiediamo, quindi, come sia possibile imbattersi ancora in offerte di lavoro che, per il ruolo di assistente di un amministratore delegato, propongono una retribuzione annua lorda di 21 mila euro, circa 1250€ al mese.

La proposta a dir poco “irresistibile” viene dall’Istituto Italiano di Tecnologia, Fondazione di ricerca con sede prevalente a Genova – notoriamente una delle città più care d’Italia – vigilata dai Ministeri delle Finanze e della Ricerca e finanziata dallo Stato con, attualmente, 85 milioni di euro l’anno.

Una fondazione di diritto privato, ma di fatto pubblica nei finanziamenti che la sostengono e nei soggetti che ne esercitano il controllo, che tuttavia sembra poco attenta alle ricadute economiche e sociali che potrebbe generare, soprattutto in un settore strategico come quello dell’alta formazione.

Quando il governo Meloni legifera di “salario giusto”, quando la ministra Calderone parla di “grandi opportunità per i giovani e garanzie evolute”, hanno in mente quelle che offrono enti – di fatto pubblici – come l’IIT?

USB Lavoro Privato

Fonte

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