Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

25/07/2026

Abolire lo scudo penale, giustizia e verità per Fakir. Un appello

Abolire lo scudo penale per le forze di polizia, abolire i decreti sicurezza, vogliamo le dimissioni di Piantedosi e Giustizia e Verità per Abderrahim Fakir.

L’uccisione di Abderrahim Fakir a Bologna impone una riflessione che va ben oltre i confini della città. Chiediamo verità e giustizia per Fakir, ma chiediamo anche che questa vicenda diventi il punto di partenza di una mobilitazione nazionale per l’abrogazione dello scudo penale introdotto dal cosiddetto Decreto Sicurezza DL 24 febbraio 2026, n. 23, convertito nella Legge n. 54 del 24 aprile 2026).

L’articolo 12 del decreto interviene sull’articolo 335 del codice di procedura penale mediante l’introduzione di un nuovo comma, stabilendo che il nominativo dell’autore di un fatto che risulti “manifestamente” commesso in presenza di una causa di giustificazione non venga più iscritto automaticamente nei registri previsti, bensì annotato in un apposito modello. In tale sede, il nominativo non è oggetto di un’iscrizione formale, ma di una mera “annotazione preliminare”.

Questa norma si affianca a quanto previsto dagli artt. 22 e 23 del precedente DL 48/2025 secondo cui lo Stato è tenuto ad anticipare fino a 10.000 euro, per ogni fase del procedimento, le spese legali degli appartenenti alle forze di polizia indagati o imputati per fatti commessi nell’esercizio del servizio. Una scelta politica gravissima, che altera il principio di responsabilità di chi esercita il monopolio della forza pubblica e trasmette un messaggio di sostanziale protezione preventiva nei confronti degli abusi commessi in divisa.

Il caso di Bologna rappresenta la prima e subito drammatica dimostrazione delle conseguenze di questo impianto. Mentre una famiglia chiede verità e giustizia per un proprio caro ucciso durante un intervento di polizia, gli agenti coinvolti possono beneficiare sin dall’inizio della copertura garantita dallo Stato. È questa la logica perversa dello scudo penale: rafforzare la tutela di chi esercita la forza, anziché quella dei cittadini che da eventuali abusi devono essere protetti.

Quanto accaduto a Bologna non nasce dal nulla. È il risultato di un modello di gestione della sicurezza fondato sulla militarizzazione dei quartieri popolari e sulla repressione del disagio sociale, in una spirale repressiva che negli ultimi anni ha visto le proposte del Governo venire subito riprodotte ed estese con grande zelo dalle amministrazioni locali apparentemente guidate da rappresentanti di altra appartenenza politica.

Negli ultimi anni Bologna è diventata un laboratorio nazionale di queste politiche: dall’introduzione delle zone rosse alla repressione delle mobilitazioni sociali, fino all’applicazione dei nuovi decreti sicurezza al Pilastro (prima durante la lotta dei comitati cittadini contro la cementificazione, ora in occasione della tragica uccisione di Fakir). In questo contesto si inserisce anche il Patto Lepore-Piantedosi, che ha consolidato una gestione dell’ordine pubblico sempre più orientata alla presenza repressiva anziché alla costruzione di coesione sociale.

Per questo chiediamo che siano accertate tutte le responsabilità sull’uccisione di Fakir e che nessuna forma di tutela speciale possa ostacolare il pieno accertamento della verità. Chiediamo alle istituzioni locali di essere coerenti con il riconoscimento della ferita subita e di schierarsi per l’abrogazione dello scudo penale e per il ripristino del principio secondo cui chi esercita funzioni pubbliche armate deve rispondere dei propri atti con le stesse garanzie e le stesse responsabilità previste per ogni cittadino.

La sicurezza non si costruisce aumentando la militarizzazione delle città né garantendo maggiori tutele a chi già ne gode in maniera sproporzionata dalla legge Reale in giù. Si costruisce riducendo le disuguaglianze, garantendo diritti e servizi, e assicurando che ogni abuso commesso da appartenenti alle forze dell’ordine sia accertato con piena trasparenza e senza privilegi.

Per questo rivolgiamo un appello ad associazioni, sindacati, comitati, giuristi, personalità del mondo della cultura, amministratori locali, organizzazioni politiche e a tutte le cittadine e i cittadini affinché sottoscrivano questo appello e mobilitarsi ovunque sia possibile per l’abrogazione dello scudo penale e per ottenere verità e giustizia per Fakir.

Fonte

Nessun commento:

Posta un commento