Esattamente 37 anni fa, il 15 luglio 1989, i Pink Floyd
riuscirono in un’impresa che fino a quel momento sembrava impensabile:
trasformare il Bacino di San Marco in un gigantesco teatro a cielo
aperto, con un palco galleggiante davanti alla città più fragile e
spettacolare del mondo. Quello che doveva essere il momento culminante
della Festa del Redentore si trasformò in uno degli eventi musicali più
discussi e memorabili mai organizzati in Italia, capace di dividere
l’opinione pubblica ma anche di entrare definitivamente nella storia del
rock.
A distanza di 37 anni, quel concerto potrebbe tornare al
cinema. Sul canale YouTube ufficiale della band qualche tempo fa è
infatti comparso un misterioso trailer intitolato “Pink Floyd: Live In Venice”. Nessun annuncio ufficiale è ancora arrivato, ma molti fan
ipotizzano che, dopo il successo del restauro cinematografico di “Pink Floyd At Pompeii – MCMLXXII“, anche lo storico live veneziano possa essere al centro di una nuova produzione cinematografica.
La scommessa di Venezia
L’idea di un concerto a Venezia nacque nel
pieno del tour di “A Momentary Lapse Of Reason”, il primo album
realizzato dai Pink Floyd senza Roger Waters,
che aveva lasciato il gruppo dopo la pubblicazione di “The Final Cut”. I
superstiti David Gilmour, Nick Mason e Richard Wright erano tornati ai
vertici del rock mondiale e si cercava un evento capace di superare
qualsiasi concerto tradizionale. La scelta cadde su Venezia, in
occasione della Festa del Redentore. L’iniziativa era sostenuta dalla
Rai, che investì circa un miliardo di lire per un evento destinato alla
mondovisione, e avrebbe dovuto rappresentare anche una grande vetrina
internazionale per la città, allora impegnata nella candidatura a Expo
2000.
L’idea del palco galleggiante non era casuale: riprendeva
l’antica tradizione veneziana delle orchestre che durante il Redentore
si esibivano sulle imbarcazioni della laguna. Per ospitare la band venne
costruita una piattaforma di 24 metri, collocata su una chiatta di 90
per 30 metri, ancorata di fronte a Piazza San Marco.
Lo show per duecentomila persone
Il concerto era gratuito e attirò circa
200mila persone, distribuite tra le rive, le piazze, le barche e le
imbarcazioni che affollarono il Bacino di San Marco. A seguire l’evento
da casa furono invece circa 100 milioni di telespettatori grazie alla
diretta Rai trasmessa in numerosi paesi.
L’organizzazione, però, si
rivelò insufficiente per gestire un’affluenza di quelle dimensioni. Per
proteggere i mosaici della Basilica di San Marco fu imposto un limite di
60 decibel, scelta che penalizzò inevitabilmente la resa sonora e
suscitò le proteste di parte del pubblico.
Le polemiche esplosero
soprattutto dopo lo spettacolo. Venezia si risvegliò sommersa dai
rifiuti: circa trecento tonnellate di spazzatura e cinquecento metri
cubi di lattine e bottiglie abbandonate, oltre a diversi episodi di
vandalismo, alimentarono un durissimo dibattito politico e
istituzionale. Ancora oggi il concerto resta ricordato tanto per la sua
straordinaria portata artistica quanto per i problemi organizzativi che
ne seguirono.
Lo show: 90 minuti tra luci, quadrifonia e grandi classici
Dal punto di vista musicale, il concerto condensò in circa novanta minuti tutto ciò che aveva reso i Pink Floyd
uno dei più grandi spettacoli live del pianeta. La band inglese,
affiancata dalla pattuglia di musicisti che la accompagnava in tour –
Jon Carin, Guy Pratt, Tim Renwick, Scott Page, Gary Wallis, Rachel Fury,
Durga McBroom e Lorelei McBroom – costruì uno show dominato da giochi
di luce, laser, effetti scenografici e dal caratteristico impianto
sonoro in quadrifonia, tecnologia che il gruppo aveva contribuito a
sviluppare già negli anni Settanta.
Per
rispettare i tempi televisivi la scaletta venne ridotta rispetto agli
altri concerti del tour e alcuni brani, come “Sorrow” e “Money”, furono
eseguiti in versione abbreviata. Nonostante ciò, il repertorio offrì
molti dei momenti più celebri della carriera della band: dall’apertura
affidata a “Shine On You Crazy Diamond (Part I)” fino al gran finale con “Comfortably Numb” e “Run Like Hell”, passando per “Learning To Fly”, “Time”, “Wish You Were Here” e “Another Brick In The Wall (Part 2)“.
Fu uno show inevitabilmente diverso dall’atmosfera sospesa di Pompei:
qui i Pink Floyd non suonavano nel silenzio di un anfiteatro vuoto, ma
davanti a una città trasformata in un’immensa platea galleggiante.
Ecco qui sotto il video integrale del concerto dei Pink Floyd a Venezia.
La scaletta del concerto
Shine On You Crazy Diamond (Part I)
Learning To Fly
Yet Another Movie
Round And Around
Sorrow
The Dogs Of War
On The Turning Away
Time
The Great Gig In The Sky
Wish You Were Here
Money
Another Brick In The Wall (Part 2)
Comfortably Numb
Run Like Hell
Dopo Pompei, anche Venezia sul grande schermo?
Le immagini del concerto dei Pink Floyd a
Venezia non sono inedite. Già nel 1989 la televisione olandese realizzò
uno speciale diretto da Wayne Isham ed Egbert van Hees, successivamente
trasmesso anche nel Regno Unito. Inoltre, nel 2019, il live è stato
incluso nel cofanetto “Pink Floyd: The Later Years” in Dvd e Blu-ray. Il
trailer pubblicato oggi lascia però pensare a qualcosa di diverso: una
nuova edizione cinematografica, probabilmente restaurata, che
riporterebbe sul grande schermo uno degli eventi più spettacolari
dell’ultima fase della storia dei Pink Floyd.
Per il momento la band
mantiene il massimo riserbo e non ha diffuso ulteriori dettagli. Ma dopo
aver riportato nelle sale il mito di Pompei, anche Venezia potrebbe
presto avere il riconoscimento che molti fan aspettano da decenni:
quello di un concerto entrato nella leggenda, finalmente raccontato come
un vero film.

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