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30/07/2026

La Russia mette di nuovo sotto tiro Telegram

Nei giorni scorsi è stato reso noto che l’FSB, i servizi di sicurezza interni russi, hanno emesso un mandato di arresto nei confronti di Pavel Durov, fondatore e amministratore della celebre piattaforma di messaggistica istantanea Telegram, nato in Russia ma con cittadinanza francese ed emiratina.

Questo è solo l’ultimo avvenimento in una lunga storia che vede contrapposto lo stato russo alla figura di Durov, riparato in Francia nel 2014 dopo aver venduto le sue quote aziendali della compagnia che gestiva il social da lui creato in precedenza, VKontakte, un equivalente russo di facebook.

La sua decisione di abbandonare il paese fu causata, a suo dire, dal non voler sottostare alle pressioni governative per aumentare la sorveglianza sugli utenti della piattaforma.

Durov è accusato di favoreggiamento del terrorismo per non aver bandito dalla piattaforma le reti ucraine che aggregano sabotatori in territorio russo e che sarebbero state utilizzate per organizzare vari attacchi ad infrastrutture e persone nella federazione.

Telegram, tra l’altro, da alcuni mesi è già stato bloccato in Russia proprio per lo stesso motivo, ma milioni di utenti continuano ad utilizzare l’app attraverso servizi VPN e simili. Nonostante tutto, la piattaforma è anche molto utilizzata per diffondere contenuti di canali con posizioni vicine a quelle governative sulla guerra in Ucraina e altri temi.

Le autorità francesi hanno dichiarato in relazione alla vicenda che nessun cittadino verrà estradato verso altri paesi e che se la Russia si rivolgerà all’Interpol potrebbero considerare se fare degli accertamenti.

Se venisse processato in Russia, Durov potrebbe rischiare una condanna a 15 anni se non pene più severe.

È utile ricordare che nel 2024 anche la Francia aveva trattenuto in stato di fermo Durov per accertamenti legati ad accuse secondo cui la società non avrebbe acconsentito a collaborare con le autorità fornendo i dati richiesti per alcune inchieste della polizia.

Inoltre, anche le autorità ucraine avevano accusato la piattaforma di essere troppo tollerante nei confronti delle reti di arruolamento di sabotatori sul loro territorio.

Il rispetto della privacy degli utenti che, almeno in teoria, caratterizza Telegram quindi, starebbe rendendo la piattaforma invisa ad un certo numero di governi a livello internazionale. Del resto questo avviene in un momento in cui anche l’UE ha rilanciato il Chat Control, un’iniziativa che di fatto elimina ogni parvenza di privacy nelle piattaforme di messaggistica.

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