di Alessandro Volpi
L’Offerta pubblica di acquisto e scambio (Opas) lanciata da Poste italiane su Tim è un formidabile affare di quello che sembra l’amico di famiglia della destra italiana, ovvero l’amministratore delegato di BackRock, Larry Fink. In sintesi: l’operazione consiste nella costruzione di un colosso in grado di integrare i servizi di telecomunicazione con la piattaforma logistico-finanziaria di Poste. Attraverso l’Opas, Poste acquisirà infatti il controllo totalitario di Tim, creando un colosso da oltre 25 miliardi di euro di ricavi.
Ma il dato interessante è un altro. In seguito a questa operazione, il peso dello Stato in Poste scenderà dal 64% al 50%, con l’acquisizione della quota venduta da parte dei grandi fondi, a cominciare da BlackRock, Vanguard e State Street. Gli stessi fondi sono però già azionisti di Tim; BlackRock ne possiede il 5%, Vanguard circa il 2% e State Street l’1,5%. Per effetto di questa partecipazione, con l’Opas trasformeranno quindi le loro azioni di Tim in azioni di Poste.
Questo significa che le Big Three arriveranno ad avere circa il 18% del colosso nato dalla aggregazione di Tim con Poste. In tal modo saranno determinanti nelle scelte di Poste – e nella gestione del succulento risparmio postale – e faranno una montagna di soldi, garantiti dalla presenza dello Stato. Oltre a un incasso cash immediato di 300 milioni di euro, attraverso l’offerta di scambio (0,218 azioni Poste per ogni azione Tim), i fondi hanno convertito i loro titoli “improduttivi” di Tim in azioni Poste, che invece offrono un dividendo yield tra i più alti del listino italiano. Di fatto, i fondi ricominciano a incassare cedole su quel capitale; nel 2026 la crescita del valore azionario di Poste, infatti, è stata del 60%.
Inoltre, i fondi, che gestiscono migliaia di miliardi di dollari per conto di risparmiatori e fondi pensione, beneficiano direttamente della crescita del valore del titolo Poste nei loro portafogli, migliorando le performance dei loro Etf e fondi comuni, con conseguenti maggiori vendite e commissioni. Essere azionisti rilevanti del gruppo che controlla la rete di telecomunicazioni, i dati del cloud (Noovle), l’identità digitale (Spid/Cie) e i pagamenti (PostePay) di un intero Paese del G7 ha poi un valore strategico immenso. Questi fondi non cercano solo profitto immediato ma esposizione a infrastrutture critiche che garantiscono rendimenti a lungo termine e una posizione di rilievo nella capacità di condizionamento dei governi in merito alla trasformazione digitale europea.
Di questa operazione è necessario aggiungere un’ulteriore specificazione, legata appunto alla “politica” delle privatizzazioni della destra. Il ministero dell’Economia ha messo sul mercato una quota di circa il 14% di Poste italiane. Prima di questa operazione lo Stato deteneva, come ricordato, il 64,2% circa (ripartito tra il 29,2% in mano diretta al Mef e il 35% tramite Cassa depositi e prestiti). Con la vendita del 14% in un’Offerta pubblica di vendita (Opv) rivolta a investitori istituzionali, piccoli risparmiatori e dipendenti, la quota totale del settore pubblico è scesa esattamente alla soglia del 50% più un’azione. Poste Italiane, poi, per finanziare l’acquisizione di Tim, ha emesso nuove azioni da offrire in concambio ai soci Tim (la componente “Scambio” dell’Opas).
Questa emissione di nuovi titoli ha generato un effetto di diluizione per i vecchi azionisti. Tuttavia, il governo ha calibrato la cessione del 14% proprio per far sì che, anche dopo l’emissione dei nuovi titoli necessari per comprare Tim, lo Stato non scendesse mai sotto la soglia psicologica e legale del 50%. Dalla cessione del 14% di Poste, il dipartimento del Tesoro ha incassato una cifra stimata tra i 2,5 e i 3 miliardi di euro (a seconda del prezzo di mercato al momento del collocamento). Questi proventi sono stati destinati alla riduzione del debito pubblico, rispettando i piani concordati con l’Unione europea. C’è da scommettere poi che nel giro di poco tempo la “Melonomics” procederà a cedere un’altra quota di Poste agli stessi fondi per fare cassa.
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Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
27/07/2026
L’Offerta pubblica di acquisto e scambio di Poste italiane su Tim è un affare per i fondi
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