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21/07/2026

Il problema e la soluzione infame

di Alessandro Volpi

L’inflazione sta tornando a salire rapidamente con conseguenze pesanti, soprattutto perché non è chiaro fino a che punto potrebbe arrivare il rialzo.

Le condizioni internazionali sono pesantissime: blocco perdurante di Hormuz, guerra sine die in Ucraina, difficoltà nei transiti strategici come Gibuti e Suez, eccessiva dipendenza dal costoso GNL degli Stati Uniti, colli di bottiglia nella raffinazione, speculazione finanziaria rialzista.

Questa situazione ha immediate conseguenze sul caso italiano.

La bozza di Legge di bilancio del 2026 è costruita con una previsione dell’inflazione al 2,1% e ora stiamo già viaggiando al di sopra del 3%.

Ma le previsioni, alla luce di quanto ricordato, fanno immaginare un’inflazione assai probabilmente superiore al 4%, quasi 4 volte la crescita del paese e soprattutto quasi due volte gli aumenti salariali generati dai rinnovi contrattuali.

Questo significa che per finanziare la stessa Legge di bilancio 2027 servono al governo quasi 15 miliardi in più. In altre parole, per sostenere una spesa pubblica già largamente insufficiente servirebbe in pratica quasi un’altra finanziaria.

Per evitare ciò bisognerebbe non rispettare il vincolo europeo del 3% di rapporto tra deficit e Pil, abbinato ad drastica riduzione della spesa per il riarmo e ad un abbattimento del costo degli interessi, che invece sembrano destinati a salire per volontà della stessa Bce.

L’alternativa, che sembra quella perseguita dalla maggioranza di destra, è costituita dalle privatizzazioni, dai tagli ulteriori alle spese sanitaria, previdenziale e dell’istruzione.

In realtà la vera alternativa, oltre ovviamente al radicale cambiamento delle regole dell’austerità europea, sarebbero una vera riforma fiscale per avere un gettito adeguato e una politica energetica che non contribuisca ad accrescere l’inflazione, come sta avvenendo.

Solo per citare un esempio in tal senso basta ricordare che l’Italia pur avendo un’ottima capacità di raffinazione importa il 30/35% del gasolio e continua a produrre elettricità dal gas perché i grandi colossi energetici, di fatto nelle mani della finanza internazionale, fanno queste scelte, costosissime per gli italiani.

Peraltro, le rilevazioni persino della Bce, fanno notare che circa il 45% dell’inflazione nell’Eurozona dipende dai profitti delle imprese che hanno scaricato i costi, a cominciare dall’energia, sui consumatori.

Siamo davvero in una fase cruciale per cui servirebbero politiche pubbliche radicalmente diverse contro l’impoverimento generalizzato.

La Destra sembra aver capito che questo è il tema destinato a scatenare il conflitto sociale e prepara la cultura e gli strumenti della repressione.

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