di Luciano Vasapollo
“Stanno promuovendo alleanze dell’estrema destra che ricordano il fascismo hitleriano”. “Tentano di criminalizzare le idee di sinistra e i movimenti progressisti”. “Vogliono imporre una nuova caccia alle streghe contro chiunque metta in discussione il loro modello”.
Sono parole del presidente cubano Miguel Díaz-Canel che ha replicato con fierezza alle dichiarazioni del segretario di Stato statunitense Marco Rubio, il quale aveva accusato Cuba di alimentare l’estremismo di sinistra nelle Americhe. Una risposta dura che denuncia il ritorno di pratiche politiche e ideologiche che richiamano il maccartismo e la persecuzione del dissenso.
L’offensiva ideologica di Washington e il ritorno del maccartismo
Le parole pronunciate dal presidente cubano Miguel Díaz-Canel non rappresentano soltanto la difesa della sovranità di Cuba. Esse costituiscono una denuncia politica che chiama in causa la deriva sempre più autoritaria degli Stati Uniti e della loro politica estera.
Quando Díaz-Canel afferma che Washington sta promuovendo “alleanze dell’ultradestra che ricordano il fascismo hitleriano”, non ricorre a una provocazione retorica. Indica una tendenza concreta: la costruzione di un blocco ideologico internazionale che demonizza qualsiasi alternativa al neoliberismo, criminalizza il pensiero socialista e tenta di assimilare ogni esperienza progressista a una minaccia per la sicurezza occidentale.
Marco Rubio, nel tentativo di rilanciare una nuova guerra fredda contro Cuba, arriva ad attribuire all’Avana la responsabilità della nascita dell’“estrema sinistra” negli Stati Uniti e nel continente americano.
È una narrazione che ripropone gli schemi più cupi del maccartismo, quando bastava un sospetto di simpatia socialista per essere perseguitati, esclusi dalla vita pubblica o considerati nemici interni.
Una campagna di stigmatizzazione politica che non colpisce soltanto Cuba
Condivido pienamente la denuncia di Díaz-Canel secondo cui gli Stati Uniti stanno alimentando una campagna di stigmatizzazione politica che non colpisce soltanto Cuba, ma ogni forza che si oppone alle guerre, al riarmo, al colonialismo economico e all’imperialismo.
Non è casuale che, mentre Washington intensifica sanzioni e blocchi economici contro l’isola caraibica, costruisca parallelamente una narrazione destinata a presentare il socialismo come una forma di terrorismo ideologico.
Questa offensiva non riguarda esclusivamente Cuba. Colpisce il Venezuela bolivariano, il Nicaragua sandinista, i Paesi dei BRICS e tutti quei governi che cercano di costruire un ordine internazionale multipolare fondato sulla cooperazione anziché sulla subordinazione agli interessi di Washington.
Le accuse rivolte da Rubio appaiono tanto più paradossali se si considera la storia delle interferenze statunitensi in America Latina: colpi di Stato, embarghi, guerre per procura, sostegno a dittature militari e continue operazioni di destabilizzazione.
È proprio questa memoria storica che Díaz-Canel richiama quando denuncia la volontà degli Stati Uniti di riesumare le logiche del fascismo e del maccartismo per colpire ogni forma di dissenso.
Cuba resta nel mirino di Washington: non per ciò che possiede, ma per ciò che rappresenta
La Rivoluzione cubana continua invece a rappresentare, nonostante oltre sessant’anni di blocco economico e di aggressioni, un simbolo di autodeterminazione dei popoli. Per questo Cuba resta nel mirino di Washington: non per ciò che possiede, ma per ciò che rappresenta. L’esistenza stessa di un Paese che difende la propria indipendenza e propone un modello alternativo costituisce una sfida politica e culturale all’egemonia statunitense.
Per queste ragioni considero fondate le parole di Díaz-Canel. Oggi assistiamo al tentativo di costruire un nuovo nemico ideologico globale, funzionale alla militarizzazione delle relazioni internazionali, alla repressione del dissenso e alla giustificazione di nuove sanzioni e nuove guerre.
Difendere Cuba significa allora difendere il diritto dei popoli a scegliere liberamente il proprio destino, senza ricatti economici, senza campagne di delegittimazione e senza le antiche pratiche imperiali che, sotto nuove forme, continuano a minacciare la pace, la giustizia sociale e il diritto internazionale.
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Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
22/07/2026
L’offensiva ideologica di Washington e il ritorno del maccartismo
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