Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

15/07/2026

Sanzioni a Israele. A Bruxelles non ci riescono proprio

Al contrario di quanto avviene per la Russia, l’ipotesi di sanzionare Israele per via dei suoi crimini di guerra contro i palestinesi nella Striscia di Gaza o in Libano a Bruxelles non riesce proprio a fare passi avanti, confermando così l’inaccettabile doppio standard della Ue.

La Commissione Europea, guidata da Ursula von der Leyen, e stati membri storicamente più filo-sionisti, come Germania, Austria, Italia e Repubblica Ceca, stanno riuscendo a imporre la loro opposizione a qualsiasi misura di pressione diplomatica contro Netanyahu. Come? Con una strategia che lo stesso ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, ha descritto come una “tattica dilatatoria”.

Nonostante si tratti di una misura commerciale, Bruxelles insiste che si tratta di una sanzione di politica estera. In questo modo, il regolamento deve essere approvato non a maggioranza qualificata ma all’unanimità. Pertanto, uno Stato membro può porre il veto all’iniziativa, anche se gode del sostegno della maggioranza tra i partner europei. Per quanto riguarda la maggioranza qualificata, almeno il 55% dei voti positivi dei governi dell’Unione Europea rappresenta almeno il 65% del peso demografico del blocco comunitario.

A distanza ormai di mesi, i ministri degli Esteri dell’Unione europea hanno dato mandato ai propri rappresentanti a Bruxelles di negoziare una proposta di sanzioni. Resta da capire se questa proposta, una volta messa nero su bianco dalla Commissione europea, sarebbe da approvare alla maggioranza qualificata o, appunto, con l’unanimità dei paesi membri.

L’elefante di Bruxelles, mentre sulla Russia ha varato un nuovo pacchetto di sanzioni, su Israele sta producendo – nella migliore delle ipotesi – il consueto topolino. Alla fine della riunione, l’Alta Rappresentante per la Politica estera e di Sicurezza Kaja Kallas ha affermato: “L’opzione che ha ottenuto il maggiore sostegno (non ha specificato di quale maggioranza, ndr) è stata quella che prevede la messa al bando dei prodotti provenienti dai territori occupati illegalmente da Israele”.

Il nodo giuridico della decisione a maggioranza qualificata o all’unanimità è un pretesto per accelerare od ostacolare l’eventuale decisione a livello europeo. Curiosamente tutto questo non è mai stato un ostacolo per le sanzioni contro la Russia. Peraltro, non è neppure chiaro se ci sarebbe una minoranza di blocco per evitare il voto a maggioranza.

La posizione del governo italiano, illustrata da Tajani, è ovviamente che la decisione venga presa all’unanimità, cioè la soluzione più impraticabile.

Fonte

Nessun commento:

Posta un commento