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12/07/2026

Meno prodotto allo stesso prezzo. I paraculi della “shrinkflation”

Per non aumentare i prezzi, e dunque non alimentare l’inflazione, ti do meno prodotto allo stesso prezzo. Le aziende ricorrono a questo trucco per continuare a guadagnare anche in tempi di riduzione del potere d’acquisto di salari e pensioni, inoltre consentono ai governi di poter dire che i prezzi non sono aumentati e quindi anche l’inflazione non è salita. Il fenomeno infatti non è rilevato in modo specifico dall’Istat attraverso il monitoraggio dell’inflazione.

Il trucco si chiama shrinkflation, ed è una strategia che può far lievitare i costi al chilo o al litro fino al 200%. Dal detersivo per i piatti ai biscotti, dal bagnoschiuma ai salumi confezionati.

Il governo nel 2024 con il Ddl concorrenza era intervenuto contro la shrinkflation modificando il Codice del consumo italiano con l’introduzione dell’articolo 15-bis, il quale prevedeva l’obbligo temporaneo di indicare sulle etichette la riduzione quantitativa dei prodotti, in modo da informare correttamente i consumatori che acquistavano il prodotto “rimpicciolito”.

Ma nel marzo 2025 l’Ue aveva però avviato una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per aver violato la direttiva sulla trasparenza del mercato unico, costringendo il governo a fare un passo indietro e formulare un nuovo provvedimento.

Dal 15 luglio ci sarà il via libera alle nuove disposizioni contro la shrinkflation, ma le norme a favore dei consumatori appaiono assai poco incisive. In base al decreto del Mimit, infatti, scompare l’obbligo per i produttori di indicare in etichetta la dicitura “Questa confezione contiene un prodotto inferiore di X (unità di misura) rispetto alla precedente quantità”, il messaggio viene sostituito con un sistema di comunicazione lungo tutta la filiera commerciale che coinvolge distributori e rivenditori sia fisici sia online ed in cui sarà difficile rintracciare l’indicazione utile.

Anche l’obbligo informativo avrà una durata inferiore ai 6 mesi inizialmente previsti dal governo e verrà ridotto agli attuali tre mesi a partire dalla data di immissione in commercio del prodotto in quantità ridotta.

La furbata della shrinkflation riguarda il vastissimo mercato dei beni di largo consumo, che in Italia vale quasi 120 miliardi di euro annui, e che – secondo il Codacons – sta portando ad aumenti occulti dei prezzi in media tra il +10% e il +18%, con punte in alcuni casi del +40%, ma che, secondo Altroconsumo, per i consumatori vede i costi al chilo o al litro lievitare fino al 200%.

Intanto salari e pensioni restano sempre al palo, anzi perdono continuamente il loro potere d’acquisto rispetto all’inflazione reale. Con un governo e un sistema di aziende formato da paraculi c’è poco da sperare, andrebbero spazzati via per rimettere le cose nel giusto equilibrio, o meglio, nei giusti rapporti di forza.

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