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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

10/07/2026

La piazza di Napoli fa chiarezza

Impazzano le polemiche sulla contestazione di ieri pomeriggio nella piazza di Napoli dove le forze del “campo largo” si erano date appuntamento con i loro leader nazionali Schlein, Conte, Bonelli, Fratoianni. Eppure, nonostante la presenza dei big, a piazza del Gesù c’erano al massimo 300 persone, e a ben vedere in larghissima parte erano funzionari e addetti stampa.

In realtà gli slogan e la contestazione sono partiti quando a prendere la parola sono stati Roberto Fico attualmente presidente della Regione Campania e il sindaco di Napoli Manfredi, e quindi i responsabili istituzionali delle scelte amministrative locali e interlocutori delle domande sociali del territorio.

A contestarli sono stati i disoccupati del movimento 7 novembre che stanno manifestando da tempo intorno alla vertenza dei tirocinanti, i comitati per l’acqua pubblica ed anche i militanti di Potere al Popolo che hanno una internità riconosciuta e riconoscibile in tutte le vertenze sociali metropolitane.

La rabbia dei disoccupati nasce dallo scandalo del progetto “Disoccupati e inoccupati di lunga durata Napoli”. Una vicenda che fotografa perfettamente l’approssimazione con cui le istituzioni locali gestiscono la vita delle persone. Circa 500 disoccupati avevano finalmente iniziato i tirocini in uffici comunali, municipalità e aziende partecipate. Altri 700 aspettavano solo il nulla osta. Un ossigeno vitale per millecento famiglie. Ma dopo appena quattro settimane il primo luglio, come una scure, è arrivata la sospensione ufficiale da parte del Ministero.

A Napoli i militanti di Potere al Popolo sono di casa nei conflitti sociali metropolitani, per cui solo chi non conosce la piazza napoletana può ritenere strumentale la loro presenza in questa iniziativa di contestazione.

Già nei giorni scorsi in un comunicato di merito, Potere al Popolo aveva sottolineato come “La tanto sbandierata delibera comunale sul salario minimo si è rivelata una truffa mediatica, utile solo a guadagnare titoli di giornale ma inesistente nella realtà”, in sostanza il salario minimo dichiarato non viene poi applicato nelle aziende comunali, mentre sulla questione generale e riferendosi al campo largo, PaP segnalava come “la stessa loro proposta di salario minimo di 9 euro lordi orari è del tutto inadeguata: insufficiente a garantire una retribuzione dignitosa, priva di un meccanismo di aggancio all’inflazione per proteggere il potere d’acquisto e, per di più, dotata di un meccanismo di salvaguardia degli imprenditori che prevede che parte degli aumenti venga pagata dallo Stato”. Il problema infatti non è quello di fare buone dichiarazioni ma di attuarle concretamente quando poi si è al governo.

Come noto Potere al Popolo ha dichiarato in una assemblea nazionale lo scorso giugno la sua “alterità” rispetto al campo largo del centro-sinistra.

E possiamo dire che le contraddizioni tra governo locale del centro-sinistra (Regione e Comune) e i conflitti sociali locali a Napoli sono altamente emblematici della contraddizione generale tra l’ipotesi del campo largo e quella di una alternativa di classe e di sinistra a partire dai temi reali come salari, reddito, servizi sociali, prevalenza degli interessi privati rispetto a quelli pubblici.

Ovviamente mass media e politica hanno preferito sottolineare questo aspetto rispetto agli altri. In qualche modo “fa più sangue” ma ancora una volta non coglie la materia della divaricazione tra le ipotesi in campo.

Nel video alcuni momenti di confronto verbale in piazza.

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