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15/07/2026

Il fuoco amico manda sotto la Meloni sulla legge-truffa elettorale

La maggioranza di governo è stata sconfitta per un voto – 188 i contrari, 187 i favorevoli – sull’emendamento relativo alle preferenze che gli stessi partiti di maggioranza avevano voluto all’interno della nuova legge elettorale in discussione a Montecitorio ma sul quale si erano registrate divergenze.

Il partito della Meloni e la micro-pattuglia dei moderati volevano di fatto annullare le preferenze e riproporre di fatto le liste bloccate. Forza Italia e Lega invece scalpitavano contro questa impostazione e neanche troppo velatamente. Per questioni di sicurezza delle proprie poltrone, non certo per “rispetto della democrazia”. 

Le forze di maggioranza sembravano aver trovato la quadra su una legge elettorale che – praticamente – introduceva il “premierato”, ma una volta in aula e con il meccanismo del voto segreto – che la Meloni, fiutando l’aria voleva scongiurare – è saltato tutto. Almeno 31 parlamentari della maggioranza hanno votato contro l’emendamento sostenuto dal governo mandandolo sotto di un voto.

Le opposizioni, dopo quattro anni di sconfitte parlamentari – assicurate dai numeri sproporzionati che anche la precedente legge elettorale aveva consegnato alla maggioranza rispetto ai voti reali ottenuti, nel 2022 – hanno esultato vistosamente per il risultato invocando le dimissioni del governo.

Di fatto siamo in presenza di una crisi politica e di governo a tutto tondo, che arriva dopo la sconfitta nel referendum costituzionale del maggio scorso sulla riforma della giustizia. Peraltro originata su uno dei pochi temi su cui un qualsiasi governo italiano può mettere bocca: le modalità con cui si seleziona e perpetua. Al resto ci pensano la Ue o la Nato.

La nuova legge elettorale impostata dal governo si configura come una ulteriore forzatura unilaterale dell’esecutivo, il quale ha usato sistematicamente come una clava i numeri di cui dispone in parlamento per bypassare ogni compromesso con le opposizioni sulle questioni “di sistema” – vedi le materie costituzionali come le leggi elettorali – dove di solito si punta ad una convergenza bipartisan.

Che la vicenda non possa essere derubricata come un semplice incidente di percorso lo dimostra proprio la dichiarazione che la Meloni aveva rilasciato prima dell’inizio della discussione alla Camera.

“Oggi pomeriggio si voterà l’emendamento, proposto da Fratelli d’Italia e condiviso dai partiti della maggioranza, per introdurre le preferenze nella legge elettorale, come in molti, anche tra le opposizioni, hanno chiesto. A questo punto credo sia doverosa un’operazione verità, per capire se quei partiti che da tempo invocano la possibilità per i cittadini di scegliere i propri parlamentari lo facciano per convinzione o soltanto per prendersi gioco degli italiani. C’è un solo modo per scoprirlo: che l’emendamento venga votato a scrutinio palese e non con voto segreto”.
Ma alla votazione si è andati con il voto segreto, e a quel punto il “fuoco amico” di 31 deputati della maggioranza, ha sparato le proprie cartucce affondando il governo. Ora è aperta la “caccia ai traditori”, anche se bene o male tutti sanno chi sono.

Un tassello dopo l’altro questo esecutivo si è messo su un piano inclinato che può portare alle elezioni anticipate.

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