Presentazione


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07/07/2026

La rivoluzione degli umanoidi parla cinese

La prima reazione, osservando il nuovo U1 di UBTECH, è chiedersi: a che serve un robot tanto somigliante a un essere umano? Era davvero necessario renderlo così realistico? La risposta è arrivata da Zhou Jian, che martedì a Shenzhen ha presentato l’umanoide diventato immediatamente virale sui social di tutto il mondo. «Crediamo che l’amore abbia un potere curativo. E che la compagnia sia la più duratura delle dichiarazioni d’amore», ha spiegato l’amministratore delegato di UBTECH.

A scommettere su un futuro in cui le macchine antropomorfe sostituiranno amici e badanti non è una startup qualsiasi, ma una delle maggiori aziende cinesi di umanoidi, fondata nel 2012 e quotata in borsa a Hong Kong dal 2023. Uno dei player principali del settore sul quale fondi governativi e big tech stanno puntando sempre di più (3 miliardi di dollari investiti nel primo trimestre 2026).

I robot di un’altra azienda leader – Unitree – avevano già stupito il mondo con la loro performance di kung fu durante l’ultimo gala di Capodanno, trasmesso dalla televisione di stato. Ma il clamore suscitato dallo U1 è più forte, perché la sua promessa d’interazione con “noi umani” ci proietta in un presente da Blade Runner.

In gergo, U1 viene definito un “companion robot”. Oltre che nella manifattura e nella logistica, i produttori cinesi intravedono un massiccio impiego delle macchine antropomorfe proprio per tenerci compagnia. È, nello stesso tempo, anche uno “emotional robot”, progettato per riconoscere, interpretare e simulare emozioni, adattando il proprio comportamento all'utente.

Pensato per relazionarsi con le persone in ambiente domestico, U1 è alto 1,83 metri e pesa 42 chili nella versione uomo e 1,68 metri per 35 chili in quella donna, ha un rivestimento esterno in silicone simile alla pelle umana, è dotato di un modello di intelligenza artificiale studiato per l’interazione emotiva, e di 88 servomotori, che lo rendono relativamente agile. I dati generati vengono archiviati direttamente sul dispositivo e non caricati sul cloud, a tutela della privacy degli utenti.

Secondo UBTECH, U1 è in grado di eseguire oltre il 90 per cento dei movimenti fondamentali del corpo umano. A renderlo diverso dagli altri umanoidi è soprattutto il modello di intelligenza artificiale, sviluppato per instaurare una relazione di lungo periodo con l’utente: l’azienda sostiene che sia capace di riconoscere oltre 20 diversi stati emotivi, con una precisione superiore al 90 per cento.

Dalla fantascienza al mercato

«Il robot è in grado di sostenere conversazioni, mantenere il contatto visivo con gli utenti ed è in vendita esclusivamente per gli adulti», hanno spiegato gli addetti presenti all’evento di lancio nella capitale cinese della robotica.

In attesa di poterne verificarne le capacità, già dalla presentazione pubblica, sono apparsi evidenti alcuni limiti: soprattutto i movimenti ancora un po’ meccanici e una batteria che dura solo due-quattro ore.

Tra le caratteristiche straordinarie di U1 – che riflettono il livello di avanzamento del settore in Cina – c’è il prezzo: da 119.800 a 999.000 yuan (da 15.455 a 128.800 euro), dalla versione Lite alla Ultra, passando per la Pro. Un costo contenuto, reso possibile dall'integrazione della filiera degli umanoidi con quelle dell’automotive e degli smartphone, nelle quali la Cina vanta un vantaggio competitivo difficilmente eguagliabile.

Il robot è attualmente prenotabile: sarà possibile versare la caparra fino al 15 luglio. E per U1, il cui modello base costa quanto una berlina, in Cina ci sarebbe già un mercato. Infatti, secondo il negozio ufficiale di UBTECH su JD.com, ha superato un milione di visualizzazioni da quando sono stati aperti i preordini.

Zhou, il fondatore e amministratore delegato di UBTECH, ha dichiarato che, al momento della presentazione, erano già stati superati 13.000 preordini (per i quali è richiesto solo un deposito pari a circa 360 euro, che non costituisce un impegno vincolante all’acquisto).

Il manager ha inoltre affermato che l’azienda è ormai in grado di produrre robot umanoidi a grandezza naturale su scala industriale e si è detto convinto che, in futuro, i robot diventeranno la principale interfaccia attraverso cui gli esseri umani interagiranno con l’intelligenza artificiale.

Di recente, Morgan Stanley ha rivisto al rialzo le previsioni sul mercato cinese dei robot umanoidi, portando la stima delle consegne per il 2026 da 28.000 a 50.000 unità. Secondo la banca d’investimento, entro il 2030 le spedizioni annuali potrebbero raggiungere le 446.000 unità, grazie all’aumento della capacità produttiva e all’espansione dei campi di applicazione.

In attesa del momento ChatGPT

Nonostante i progressi degli ultimi anni, gli umanoidi non hanno ancora vissuto il loro “momento ChatGPT”: quel salto qualitativo capace di trasformare una tecnologia promettente in uno strumento di uso quotidiano. Oggi sono in grado di camminare, manipolare oggetti, sostenere conversazioni e svolgere compiti specifici, ma la loro autonomia resta limitata. Faticano ancora ad adattarsi ad ambienti imprevedibili, a comprendere situazioni complesse e a portare a termine in modo affidabile sequenze di azioni che per un essere umano sono naturali.

Ma i progressi delle startup e delle compagnie cinesi sono molto rapidi. E U1 potrebbe rappresentare la cartina al tornasole del grado di avanzamento degli umanoidi made in China. A settembre, le prime consegne del nuovo robot di UBTECH permetteranno di testarne le prestazioni al di fuori delle dimostrazioni organizzate dall’azienda.

La vera sfida non è costruire robot sempre più simili agli esseri umani, ma renderli abbastanza intelligenti, affidabili ed economicamente convenienti da poter essere impiegati su larga scala. È questo il traguardo che distingue una dimostrazione tecnologica da una rivoluzione industriale. Ed è proprio su questa soglia che la Cina sta concentrando i propri sforzi, nella convinzione che la convergenza tra grandi modelli di intelligenza artificiale, robotica e manifattura avanzata possa produrre, nel giro di pochi anni, un punto di svolta paragonabile a quello rappresentato da ChatGPT per l’IA generativa.

Intanto Tesla...

La corsa agli umanoidi non riguarda soltanto la Cina. Negli Stati Uniti, Tesla continua a sviluppare Optimus, il robot presentato nel 2022, che Elon Musk considera uno dei progetti più strategici dell’azienda. Dopo anni di prototipi e dimostrazioni pubbliche, il gruppo sta avviando la produzione pilota in uno stabilimento dedicato a Fremont, in California, dove sono state riconvertite parte delle linee produttive in precedenza destinate ai modelli S e X.

Secondo i piani illustrati da Musk, la produzione inizierà lentamente nella seconda metà del 2026, con i primi robot destinati a svolgere compiti all’interno delle fabbriche Tesla prima di essere commercializzati presso clienti industriali. Una diffusione su larga scala è attesa non prima del 2027, quando l’azienda punta ad aumentare significativamente i volumi produttivi.

La strategia di Tesla presenta differenze significative rispetto a quella cinese. Optimus nasce anzitutto come robot generalista per l’automazione industriale, destinato a svolgere attività ripetitive nelle fabbriche prima di trovare applicazione in altri contesti. In Cina, invece, accanto agli impieghi nella manifattura, aziende come UBTECH stanno già puntando sul mercato interno e sull’assistenza alla persona, sostenute da una politica industriale che coinvolge governi locali, imprese di stato e un’intera filiera manifatturiera. Due approcci diversi che riflettono visioni differenti dello sviluppo della robotica umanoide: da un lato un’evoluzione trainata da una singola, grande corporation (privata), dall’altro una strategia nazionale che punta ad accelerarne l’adozione in molteplici settori dell’economia.

Vista da questo punto d’osservazione, è chiaro che la competizione Cina-Stati Uniti sugli umanoidi non è tanto una questione di chi arriverà prima, quanto di chi arriverà meglio, ovvero riuscirà a sfornare macchine antropomorfe con applicazioni più numerose, più utili e più redditizie.

Il governo vuole il robot operaio

UBTECH aveva già fatto clamore il suo Walker S2, il primo umanoide al mondo in grado di sostituirsi da sé la batteria, che è stato impiegato in fabbriche di automobili di BYD, Geely Auto, FAW Volkswagen e Dongfeng.

A differenza di Unitree, con sede a Hangzhou, e della shanghaiese AgiBot (le altre due Big Three), che finora si sono concentrate soprattutto sulle applicazioni nella manifattura e nella logistica, con U1 UBTECH sembra scommettere sull’ingresso degli umanoidi nelle case (e, in prospettiva, anche nelle strutture sanitarie), dove per gli antropomorfi è più difficile operare, liberi dagli schemi e dai percorsi prefissati di un luogo di lavoro, e alle prese con l’imprevedibilità dell’ambiente domestico.

La spinta verso applicazioni concrete degli umanoidi non arriva però solo dalle aziende, ma anche direttamente dal governo centrale. A maggio, il ministero dell’Industria e dell’Informatica e la SASAC (l’ente che controlla le aziende di stato) hanno varato una direttiva congiunta che invita governi locali e imprese di stato a testare l’“intelligenza incarnata” nella manifattura, nella logistica, nella sanità e nel commercio. L’obiettivo è trasformare rapidamente la sperimentazione in casi d’uso reali: entro sei mesi, fino a novembre, le autorità dovranno individuare almeno 100 applicazioni operative, con la prospettiva di arrivare nel 2026 a circa 10.000 umanoidi impiegati sul campo.

Un’accelerazione che riflette anche i limiti attuali della tecnologia: le capacità produttive e operative degli umanoidi restano ancora in larga parte da dimostrare su scala industriale. Per questo Pechino sta spingendo autorità locali e imprese a moltiplicare gli scenari di applicazione e ad accelerare la transizione verso l’adozione commerciale. Il premier Li Qiang, durante una recente ispezione al Centro per l’innovazione dei robot umanoidi di Pechino, ha ribadito la necessità di ampliare gli ambienti reali in cui sperimentare questi sistemi e di accelerare l’integrazione dell’intelligenza artificiale nella manifattura avanzata.

Anche Unitree si affaccia in borsa

Mentre UBTECH presenta l’U1 e punta sul mercato dei robot da compagnia, il principale rivale cinese del settore accelera sul fronte finanziario. Unitree Robotics ha ottenuto l’approvazione della China Securities Regulatory Commission per la quotazione sul mercato STAR di Shanghai, avvicinandosi così all’ingresso in borsa.

La mossa arriva in un momento in cui l’industria cinese della robotica attrae sempre più capitali pubblici e privati, mentre gli investitori scommettono su un possibile nuovo ciclo industriale legato agli umanoidi. Secondo alcune stime di mercato, la valutazione della società potrebbe arrivare a circa 40 miliardi di yuan (5,9 miliardi di dollari).

Fondata a Hangzhou nel 2016, Unitree è partita dai robot quadrupedi per poi entrare nel segmento degli umanoidi nel 2023. Negli ultimi anni ha guadagnato grande visibilità anche grazie alle apparizioni dei suoi robot durante il Gala del Capodanno lunare trasmesso dalla televisione di stato cinese.

I conti mostrano una crescita rapida: i ricavi sono passati da 123 milioni di yuan nel 2022 a 1,69 miliardi nel 2025, mentre l’azienda è tornata in utile nel 2024 dopo due anni di perdite. Nel primo trimestre del 2026 ha registrato un aumento del fatturato del 68,5 per cento su base annua, anche se l’utile è diminuito per l’aumento delle spese in ricerca e marketing.

I costi per “incarnare” l’intelligenza artificiale in un corpo fisico, soprattutto quelli per la ricerca e sviluppo, sono enormi. E questo rappresenta un limite, perché gli umanoidi stanno drenando risorse colossali, sottraendole ad altri settori. Spese che risulteranno sostenibili soltanto in presenza di applicazioni “game changer”.

Una nuova idea di mondo

Dietro la scommessa di UBTECH non c’è soltanto il progresso tecnologico, ma una trasformazione sociale che accomuna Cina, Giappone e Corea del Sud. L’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle persone che vivono sole e la diffusione della solitudine stanno creando una domanda crescente di nuove forme di assistenza e compagnia.

In Giappone, il fenomeno è considerato una priorità nazionale, tanto da aver portato alla creazione di un ministro con delega all’isolamento sociale. Anche la Corea del Sud ha varato un piano pubblico per contrastare la solitudine, mentre in Cina il rapido aumento delle famiglie unipersonali sta favorendo lo sviluppo di un mercato dedicato ai servizi per chi vive solo, dagli assistenti basati sull’intelligenza artificiale ai robot da compagnia.

Alla presentazione di Shenzhen, gli umanoidi U1 di UBTECH non hanno colpito soltanto per le loro caratteristiche tecniche, ma anche per l’immagine quasi “da anime” che hanno mostrato durante la sfilata: corpi levigati, lineamenti puliti e una presenza scenica più vicina all’immaginario dell’animazione che alla robotica tradizionale.

Se, negli anni Ottanta e Novanta, il soft power giapponese ha conquistato il mondo attraverso anime e manga, quello cinese potrebbe oggi assumere una forma diversa. Non quella di personaggi e mondi immaginari, ma di tecnologie destinate a entrare nella vita quotidiana di milioni di persone, nei luoghi di lavoro, nelle case, negli ospedali. Gli umanoidi dunque non esportano semplicemente un prodotto: esportano un’idea rivoluzionaria del rapporto tra esseri umani e macchine.

È anche per questo che suscitano reazioni tanto contrastanti. Da un lato affascinano, perché sembrano dare forma a un immaginario coltivato per decenni dalla fantascienza; dall’altro inquietano, perché rendono concreta la prospettiva di una tecnologia capace di sostituire il lavoro umano in un numero crescente di attività. E, a differenza dell’intelligenza artificiale “impersonale”, che vediamo all’opera attraverso lo schermo di un computer, un umanoide ha un corpo, occupa uno spazio, incrocia il nostro sguardo.

La vera domanda, allora, non è se robot come U1 riusciranno davvero a entrare nelle nostre case. È se la Cina sarà il primo paese a trasformare gli umanoidi da dimostrazione tecnologica a prodotto di massa. Se ci riuscirà, non conquisterà soltanto una posizione di leadership nella robotica. Potrà anche influenzare il modo in cui milioni di persone, nel resto del mondo, percepiranno e utilizzeranno l’intelligenza artificiale: non più come un software con cui dialogare attraverso uno schermo, ma come una presenza fisica destinata a condividere spazi, attività e relazioni con gli esseri umani.

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