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03/07/2026

L’ombra dell’impunità sul Board of Peace, a discapito dei palestinesi

La Risoluzione n. 2026/3 del Board of Peace, l’organismo voluto da Donald Trump per demolire l’ONU ma avallato dallo stesso Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, sembra voler mettere su carta quel che viene denunciato da tempo, ovvero che si tratta dell’ennesimo organismo coloniale, pensato per istituzionalizzare la pulizia etnica dei palestinesi e trasformare Gaza secondo i desideri di Washington e Tel Aviv.

La Risoluzione – documento classificato come “sensibile ma non riservato” – è stato visionato dal quotidiano britannico The Guardian, che ne ha evidenziato gli elementi più controversi. Sono in particolare due i nodi che preoccupano: la larghissima immunità legale che verrebbe concessa ai membri del Board e a chi lavora con esso, e la possibilità di confisca illegale di beni e terreni dei palestinesi.

L’immunità di cui si parla nel testo è definita come la facoltà di sottrarsi a “qualsiasi arresto, detenzione o procedimento legale presso i tribunali o altre entità a Gaza”. Tale tutela coprirà anche personale quale forze militari internazionali, esperti tecnici palestinesi e, soprattutto, i contractor privati non residenti a cui verranno affidati i colossali appalti per la rimozione delle macerie, la sicurezza e la ricostruzione edilizia.

Il giusto timore che è stato sollevato è che la Risoluzuone vada a creare un “mostro” giuridico, che opererà al di fuori del diritto internazionale e che chiuderà non uno, ma due occhi, sui continui abusi che subiranno i palestinesi. L’unico a poter revocare l’immunità sarebbe il presidente del Board, con l’approvazione della maggioranza del suo consiglio esecutivo.

È bene ricordare che si tratta di una struttura di potere verticistica e blindata, in cui siedono il genero di Trump, Jared Kushner, l’inviato speciale Steve Witkoff, il Segretario di Stato USA Marco Rubio, e anche l’ex premier britannico Tony Blair. Insomma, solo il “re” e la sua “corte” potranno decidere cosa è legale e cosa no a Gaza.

Il documento, poi, stabilisce che per portare a termine i compiti del Board of Peace possono essere “forniti gratuitamente locali e strutture pubbliche necessari per il compimento delle missioni a Gaza”. Per molti analisti e organizzazioni internazionali, questo ambiguo passaggio apre la strada alla confisca unilaterale di proprietà palestinesi senza alcuna forma di consenso, indennizzo o possibilità di ricorso.

In pratica, si tratta della continuazione della prassi israeliana, ma sancita come regola di un organismo internazionale. Con l’aggiunta che, così come successo nelle vicende post-belliche in Iraq e Afghanistan, la privatizzazione e la militarizzazione delle attività di ricostruzione e degli aiuti andrà a beneficio di varie imprese stelle-e-strisce. Nei casi sopra citati, sono stati tanti ed enormi gli scandali di corruzione, gli abusi e persino gli omicidi di civili, senza mai davvero raggiungere giustizia.

Il Board of Peace non ha fatto commenti specifici sulla Risoluzione, ma in un comunicato è stato scritto che “qualsiasi insinuazione secondo cui questo processo sia concepito per creare illegalità o impunità è errata, fuorviante e ribalta completamente la questione” che è trattata dalla Risoluzione.

Essa non è ancora entrata in vigore, perché serve la firma dell’Alto Rappresentante per Gaza, parte del Board, il diplomatico bulgaro Nickolay Mladenov. Secondo le fonti del Guardian, egli ha incontrato al Cairo alcuni amministratori palestinesi selezionati dal Board, ma non avrebbe ancora condiviso la bozza della Risoluzione.

La quale, forse, non avrà approvazione immediata, ma il cui testo esprime un chiaro attacco al diritto internazionale, anche se nel “democratico” Occidente i capi di stato rimangono in silenzio...

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