Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

01/07/2026

Un manuale di resistenza civile nell’epoca della criminalizzazione del dissenso

Ci sono libri e opuscoli che arrivano nel momento giusto. Le Guidelines for Defenders – Guida essenziale di autodifesa contro la repressione per attivistə, organizzazioni e movimenti, promosse dalla rete In Difesa Di e dall’Hub 4 Defenders, appartengono senza dubbio a questa categoria.

Viviamo in una fase storica in cui la repressione non si manifesta soltanto attraverso il codice penale o la violenza poliziesca, ma assume forme più pervasive: misure amministrative, sorveglianza digitale, campagne di delegittimazione mediatica, strumenti preventivi, fogli di via, DASPO, fermi preventivi, criminalizzazione delle pratiche di solidarietà e delle forme di disobbedienza civile.

La guida parte da questa constatazione e la esplicita fin dalle prime pagine: lo spazio civico si è progressivamente ristretto e il dissenso è sempre più rappresentato come una minaccia all’ordine pubblico anziché come una componente essenziale della democrazia.

Il primo merito del vademecum è proprio questo: restituire dignità politica alla protesta. Non siamo di fronte a un semplice prontuario tecnico o a un elenco di norme. Il testo parte da un assunto fondamentale: manifestare, organizzarsi, difendere i territori, il clima, i diritti sociali e le libertà fondamentali non costituisce una devianza, ma l’esercizio di diritti costituzionali.

Dalla repressione come eccezione alla repressione come normalità

La guida fotografa con precisione il mutamento degli ultimi anni: il passaggio da un modello che tollerava il conflitto sociale, pur cercando di contenerlo, a un sistema che tende invece a prevenire, neutralizzare e scoraggiare la partecipazione politica.

L’attivismo climatico viene indicato come uno dei laboratori di questa nuova stagione repressiva, con la costruzione mediatica delle figure degli “ecovandali” e degli “ecoterroristi”, ma il discorso è estendibile all’intero universo dei movimenti sociali.

In questo senso, il vademecum diventa anche un piccolo saggio politico sulla trasformazione dello Stato contemporaneo. Le norme richiamate – dai nuovi Decreti Sicurezza al fermo preventivo di dodici ore, dall’inasprimento delle sanzioni per i blocchi stradali all’estensione delle misure di prevenzione – delineano una tendenza ben precisa: il ricorso crescente a strumenti eccezionali e amministrativi per governare il conflitto.

Sapere è già difendersi

Il cuore della pubblicazione è però eminentemente pratico. La guida accompagna attivistə e movimenti attraverso tutte le fasi di una mobilitazione: prima, durante e dopo la manifestazione. Come proteggere il proprio telefono, cosa dire durante un controllo, quali sono i limiti dei poteri di polizia, come comportarsi in caso di accompagnamento in questura, quali diritti si mantengono in caso di fermo o arresto.

La parte dedicata alla sicurezza digitale è particolarmente utile. In un’epoca in cui lo smartphone è diventato un archivio delle nostre relazioni, delle nostre reti e delle nostre pratiche politiche, il suggerimento di utilizzare PIN lunghi, disattivare il riconoscimento biometrico, proteggere le comunicazioni e usare strumenti criptati come Signal non rappresenta un esercizio di paranoia, ma un elemento essenziale di autodifesa democratica.

Altrettanto preziosa è la sezione dedicata alle misure di prevenzione, che spiega in maniera chiara e accessibile cosa siano avvisi orali, fogli di via, DASPO urbani, DACUR e sorveglianza speciale. Strumenti spesso poco conosciuti ma sempre più utilizzati nei confronti di attivisti e movimenti, e che rappresentano uno dei terreni più avanzati della trasformazione del diritto in senso preventivo e amministrativo.

Una cassetta degli attrezzi per i movimenti

Il pregio maggiore delle Guidelines for Defenders è forse quello di rifiutare l’individualizzazione della repressione. La guida insiste continuamente sulla dimensione collettiva della tutela: avere un numero di emergenza, individuare figure di riferimento, documentare eventuali abusi, attivare reti di supporto legale e psicologico, non lasciare nessuno solo davanti a un procedimento giudiziario o amministrativo.

È un approccio che ricorda una lezione storica dei movimenti: la repressione si combatte anche costruendo infrastrutture di solidarietà. La conoscenza dei propri diritti, la preparazione preventiva, la condivisione delle informazioni e l’organizzazione collettiva diventano così forme di resistenza.

Un manuale per tempi difficili

Il limite del testo è, semmai, quello di essere inevitabilmente sintetico. Alcuni temi – dalle tecniche investigative digitali alle nuove fattispecie di reato introdotte negli ultimi anni – meriterebbero un approfondimento maggiore. Ma non è questo l’obiettivo della pubblicazione. La sua funzione è un’altra: fornire strumenti essenziali e immediatamente utilizzabili.

Ed è proprio per questo che la guida risulta particolarmente preziosa. In un paese in cui il dissenso viene sempre più trattato come un’emergenza di ordine pubblico, conoscere i propri diritti diventa un atto politico.

Le Guidelines for Defenders ci ricordano una verità semplice ma spesso dimenticata: la libertà di manifestare non si difende soltanto nelle aule dei tribunali o nelle dichiarazioni di principio. Si difende anche attraverso la conoscenza, l’organizzazione e la solidarietà.

Perché in tempi di repressione crescente, l’autodifesa legale e collettiva non è un lusso: è una necessità democratica.

Il testo completo qui.

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