Ci sono libri e opuscoli che arrivano nel momento giusto. Le Guidelines for Defenders – Guida essenziale di autodifesa contro la repressione per attivistə, organizzazioni e movimenti, promosse dalla rete In Difesa Di e dall’Hub 4 Defenders, appartengono senza dubbio a questa categoria.
Viviamo in una fase storica in cui la repressione non si manifesta soltanto attraverso il codice penale o la violenza poliziesca, ma assume forme più pervasive: misure amministrative, sorveglianza digitale, campagne di delegittimazione mediatica, strumenti preventivi, fogli di via, DASPO, fermi preventivi, criminalizzazione delle pratiche di solidarietà e delle forme di disobbedienza civile.
La guida parte da questa constatazione e la esplicita fin dalle prime pagine: lo spazio civico si è progressivamente ristretto e il dissenso è sempre più rappresentato come una minaccia all’ordine pubblico anziché come una componente essenziale della democrazia.
Il primo merito del vademecum è proprio questo: restituire dignità politica alla protesta. Non siamo di fronte a un semplice prontuario tecnico o a un elenco di norme. Il testo parte da un assunto fondamentale: manifestare, organizzarsi, difendere i territori, il clima, i diritti sociali e le libertà fondamentali non costituisce una devianza, ma l’esercizio di diritti costituzionali.
Dalla repressione come eccezione alla repressione come normalità
La guida fotografa con precisione il mutamento degli ultimi anni: il passaggio da un modello che tollerava il conflitto sociale, pur cercando di contenerlo, a un sistema che tende invece a prevenire, neutralizzare e scoraggiare la partecipazione politica.
L’attivismo climatico viene indicato come uno dei laboratori di questa nuova stagione repressiva, con la costruzione mediatica delle figure degli “ecovandali” e degli “ecoterroristi”, ma il discorso è estendibile all’intero universo dei movimenti sociali.
In questo senso, il vademecum diventa anche un piccolo saggio politico sulla trasformazione dello Stato contemporaneo. Le norme richiamate – dai nuovi Decreti Sicurezza al fermo preventivo di dodici ore, dall’inasprimento delle sanzioni per i blocchi stradali all’estensione delle misure di prevenzione – delineano una tendenza ben precisa: il ricorso crescente a strumenti eccezionali e amministrativi per governare il conflitto.
Sapere è già difendersi
Il cuore della pubblicazione è però eminentemente pratico. La guida accompagna attivistə e movimenti attraverso tutte le fasi di una mobilitazione: prima, durante e dopo la manifestazione. Come proteggere il proprio telefono, cosa dire durante un controllo, quali sono i limiti dei poteri di polizia, come comportarsi in caso di accompagnamento in questura, quali diritti si mantengono in caso di fermo o arresto.
La parte dedicata alla sicurezza digitale è particolarmente utile. In un’epoca in cui lo smartphone è diventato un archivio delle nostre relazioni, delle nostre reti e delle nostre pratiche politiche, il suggerimento di utilizzare PIN lunghi, disattivare il riconoscimento biometrico, proteggere le comunicazioni e usare strumenti criptati come Signal non rappresenta un esercizio di paranoia, ma un elemento essenziale di autodifesa democratica.
Altrettanto preziosa è la sezione dedicata alle misure di prevenzione, che spiega in maniera chiara e accessibile cosa siano avvisi orali, fogli di via, DASPO urbani, DACUR e sorveglianza speciale. Strumenti spesso poco conosciuti ma sempre più utilizzati nei confronti di attivisti e movimenti, e che rappresentano uno dei terreni più avanzati della trasformazione del diritto in senso preventivo e amministrativo.
Una cassetta degli attrezzi per i movimenti
Il pregio maggiore delle Guidelines for Defenders è forse quello di rifiutare l’individualizzazione della repressione. La guida insiste continuamente sulla dimensione collettiva della tutela: avere un numero di emergenza, individuare figure di riferimento, documentare eventuali abusi, attivare reti di supporto legale e psicologico, non lasciare nessuno solo davanti a un procedimento giudiziario o amministrativo.
È un approccio che ricorda una lezione storica dei movimenti: la repressione si combatte anche costruendo infrastrutture di solidarietà. La conoscenza dei propri diritti, la preparazione preventiva, la condivisione delle informazioni e l’organizzazione collettiva diventano così forme di resistenza.
Un manuale per tempi difficili
Il limite del testo è, semmai, quello di essere inevitabilmente sintetico. Alcuni temi – dalle tecniche investigative digitali alle nuove fattispecie di reato introdotte negli ultimi anni – meriterebbero un approfondimento maggiore. Ma non è questo l’obiettivo della pubblicazione. La sua funzione è un’altra: fornire strumenti essenziali e immediatamente utilizzabili.
Ed è proprio per questo che la guida risulta particolarmente preziosa. In un paese in cui il dissenso viene sempre più trattato come un’emergenza di ordine pubblico, conoscere i propri diritti diventa un atto politico.
Le Guidelines for Defenders ci ricordano una verità semplice ma spesso dimenticata: la libertà di manifestare non si difende soltanto nelle aule dei tribunali o nelle dichiarazioni di principio. Si difende anche attraverso la conoscenza, l’organizzazione e la solidarietà.
Perché in tempi di repressione crescente, l’autodifesa legale e collettiva non è un lusso: è una necessità democratica.
Il testo completo qui.
Fonte
Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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01/07/2026
Un manuale di resistenza civile nell’epoca della criminalizzazione del dissenso
31/01/2026
Il manualetto di sicurezza digitale
Guerre di Rete rende disponibile per tutti i suoi lettori il Manualetto di sicurezza digitale per giornalisti e attivisti.
Un mese fa Guerre di Rete aveva presentato una sua nuova pubblicazione, un ebook, intitolato: Manualetto di sicurezza digitale per giornalisti e attivisti. Inizialmente l’ebook era stato spedito in anteprima ai partecipanti al nostro crowdfunding.
Da oggi chiunque può scaricarlo liberamente da questo link.
Il manualetto è rivolto a due categorie essenziali per il funzionamento della democrazia e del dibattito pubblico, che troppe volte abbiamo visto essere target di attacchi informatici, sorveglianza, campagne d’odio e di molestie nel mondo, in Europa, in Italia.
È scritto da giornalisti e attivisti in maniera semplice e discorsiva, ma fornisce anche indicazioni pratiche di base per iniziare a sistemare e a proteggere la propria vita digitale. Passa in rassegna questioni di cybersicurezza fondamentali (utili a tutti), ma si sofferma anche su aspetti specifici legati alle attività di queste due categorie.
Come spiego ripetutamente nell’introduzione al volume, il nostro ebook è solo un manualetto. Non pretende di essere una panacea, non assicura di risolvere tutto o di schermarvi da qualsiasi cosa. Tuttavia, può essere un inizio importante.
L’ebook è un lavoro collettivo, con tre curatori (Carola Frediani, Sonia Montegiove, Patrizio Tufarolo) e una serie di autori (i giornalisti Raffaele Angius, Carola Frediani, Sonia Montegiove, Rosita Rijtano, e gli attivisti CRP, Matteo Spinelli e Taylor), e con Federico Nejrotti di Ufficio Furore che ne ha curato la grafica.
Un mese fa Guerre di Rete aveva presentato una sua nuova pubblicazione, un ebook, intitolato: Manualetto di sicurezza digitale per giornalisti e attivisti. Inizialmente l’ebook era stato spedito in anteprima ai partecipanti al nostro crowdfunding.
Da oggi chiunque può scaricarlo liberamente da questo link.
Il manualetto è rivolto a due categorie essenziali per il funzionamento della democrazia e del dibattito pubblico, che troppe volte abbiamo visto essere target di attacchi informatici, sorveglianza, campagne d’odio e di molestie nel mondo, in Europa, in Italia.
È scritto da giornalisti e attivisti in maniera semplice e discorsiva, ma fornisce anche indicazioni pratiche di base per iniziare a sistemare e a proteggere la propria vita digitale. Passa in rassegna questioni di cybersicurezza fondamentali (utili a tutti), ma si sofferma anche su aspetti specifici legati alle attività di queste due categorie.
Come spiego ripetutamente nell’introduzione al volume, il nostro ebook è solo un manualetto. Non pretende di essere una panacea, non assicura di risolvere tutto o di schermarvi da qualsiasi cosa. Tuttavia, può essere un inizio importante.
L’ebook è un lavoro collettivo, con tre curatori (Carola Frediani, Sonia Montegiove, Patrizio Tufarolo) e una serie di autori (i giornalisti Raffaele Angius, Carola Frediani, Sonia Montegiove, Rosita Rijtano, e gli attivisti CRP, Matteo Spinelli e Taylor), e con Federico Nejrotti di Ufficio Furore che ne ha curato la grafica.
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Introduzione al Manualetto
“Il nostro rapporto con le tecnologie è inevitabilmente contraddittorio. Mai come ora siamo circondati da strumenti abilitanti, che ci consentono di allargare le nostre capacità, ridurre sforzi e tempi di vecchie attività, dotarci di una somma di poteri da cui ormai siamo dipendenti, tanto da avere la sensazione di non poterne più fare a meno.
Eppure questi stessi strumenti, in maniera spesso invisibile e inattesa, possono aprire dei varchi sulle nostre vite, il nostro lavoro, le nostre relazioni. E quando succede, proprio la loro potenza, insieme alla capacità di archiviazione, l’ubiquità, la granularità con cui estraggono informazioni che prima non sarebbero mai state raccolte, diventano un’arma a doppio taglio.
Questo vale per tutti, ma soprattutto per giornalisti e attivisti, che fanno dello scambio di informazioni (anche delicate, riservate, sensibili) una delle loro ragion d’essere. Il problema è che la macchina, intesa come l’assemblaggio caotico e strabordante di dispositivi, account, servizi digitali che ognuno di noi gestisce alla bell’e meglio mentre è intento a vivere, funziona splendidamente (o dà l’idea di funzionare in tal modo) senza disfunzioni, senza avvertimenti, senza preavvisi, fino al giorno in cui non funziona più.
Fino al giorno in cui si riceve una strana notifica di Apple o Meta di essere stati oggetto di un attacco statale; fino a quando ritroviamo i nostri dati più privati online; o non riusciamo a entrare nel nostro account Instagram, che ha iniziato nel frattempo a delirare; o veniamo informati che qualcuno è entrato nella nostra casella di posta; o veniamo respinti alla frontiera senza nemmeno sapere perché; o la nostra fonte passa dei guai, e ci resta il sospetto che sia a causa delle comunicazioni avute con noi.
L’elenco potrebbe continuare e, a seconda dei Paesi e delle situazioni, appesantirsi. Perché mai come oggi giornalisti e attivisti possono essere un obiettivo: di criminali, di Stati, di poteri economici, di gruppi ideologizzati, di individui ossessionati, di società private di indagine.
È con questa consapevolezza che come Guerre di Rete abbiamo deciso di scrivere e pubblicare questo manualetto. Il diminutivo è d’obbligo per due motivi: non c’è manuale che possa coprire in modo esaustivo l’argomento o garantire sicurezza; e, in ogni caso, l’obiettivo del nostro ebook è quello di essere uno strumento propedeutico, per principianti o poco più, che vogliano gettare alcune fondamenta nella loro impalcatura digitale. Non sarà abbastanza, ma nemmeno vano.
Il nostro pubblico principale sono giornalisti e attivisti per le ragioni spiegate sopra, anche se ci sono delle differenze tra questi due profili, che non abbiamo approfondito in questo livello iniziale. Riteniamo comunque che buona parte di questo ebook – scritto e rivisto da giornalisti, esperti di sicurezza e attivisti – vada bene per entrambi i gruppi (e a dire il vero, non solo per loro).
Fatto questo chiarimento generale, due note di contenuto. Il manualetto ha un perimetro circoscritto. Intanto, si concentra solo sul digitale. Un’ovvietà, penseranno alcuni. Non proprio. Per giornalisti e attivisti la sicurezza digitale e quella fisica tendono a intrecciarsi e a influenzarsi spesso.
Un’informazione su un dispositivo, in certi contesti, può farti arrestare; un post sui social può consentire circostanziate minacce fisiche; un’app o una configurazione particolare di sicurezza possono generare sospetti a un controllo.
In alcuni casi i due piani entrano in conflitto: ci sono situazioni in cui portare con sé un telefono o altri dispositivi può essere pericoloso, ma lasciarli incustoditi in un hotel potrebbe diventare un rischio digitale. Come avrete già capito da questi esempi, distillare indicazioni al riguardo in un manuale è assai problematico. La sovrapposizione di sicurezza fisica e digitale richiede un’analisi ad hoc e un piano specifico, che tengano conto della persona, del contesto, delle minacce, delle inconciliabilità, e di molti altri fattori.
Un altro limite del manualetto è che ci siamo concentrati sulle minacce cyber, non dando molto spazio alle fughe di dati che possono derivare da un uso sconsiderato di alcuni strumenti. Ad esempio, tutti quei tool di AI utilizzati per “sbobinare” interviste, trasformare audio in testo, fare ricerche su documenti di lavoro, riassumere riunioni e via dicendo. Prima di utilizzarli bisognerebbe sempre verificare quali sistemi di sicurezza adottino e come siano gestiti i dati: verifiche che a volte portano a sorprese spiacevoli. In generale, bisogna essere molto cauti se il materiale trattato contiene parti riservate e off the record.
Infine, un elemento generale di difficoltà sono proprio le minacce. Chi si occupa davvero di cybersicurezza è dotato di umiltà, e se non era umile ha imparato a esserlo col tempo. Perché la base di conoscenza acquisita, per quanto solida, è incredibilmente mutevole. Perché la complessità del piano umano, tecnico e organizzativo (di cui parleremo più sotto) è tale che l’errore, l’imprevisto, la falla sono sempre da mettere in conto. Le risorse stesse dedicate alla sicurezza devono essere aggiornate in continuazione.
E tuttavia, sottolineati tutti questi limiti, siamo convinti che sia possibile fare la differenza. Che informare su questi temi possa aiutare concretamente persone che si occupano di questioni importanti per la società. Questo manualetto vuole fare la sua parte. Aiutarvi a iniziare un percorso. A rafforzare le vostre difese. A limitare le probabilità e gli impatti di eventuali minacce. A reagire e rispondere in modo più consapevole. A rendere la vita più dura agli attaccanti. Magari, qualche volta, a smascherarli più facilmente.
Il manualetto segue un percorso che va dal facile al difficile, da quello che va messo subito in sicurezza, e con poca fatica, a quello che richiede più lavoro. Si inizia inquadrando alcuni aspetti generali – i diversi piani della sicurezza, l’analisi delle minacce – e poi si va nel pratico. Siamo partiti dalla mail perché sappiamo che è ancora l’hub centrale delle nostre vite, e quindi un fortino da difendere.
Passiamo poi ai social media che, nel bene e nel male, restano un luogo fondamentale per giornalisti e attivisti, sottovalutato dal punto di vista della sicurezza. Eppure una revisione attenta delle impostazioni di visibilità e di privacy dei nostri account potrebbe far emergere informazioni che non siamo consapevoli di “pubblicizzare”. Poi parliamo di come si comunica con una fonte, o con qualcuno che necessiti di non essere esposto: il problema del primo contatto, quali app (e perché) possono essere utili, quali sistemi adottare per ricevere soffiate.
Sistemate la mail, i social, e le comunicazioni, è tempo di pensare ai dispositivi. Sono cifrati? Abbiamo backup? Come li gestiamo? È il caso di compartimentare?
Successivamente, ci addentriamo nell’aspetto della cybersicurezza più noto e forse temuto: phishing, malware, spyware. Senza fare miracoli, un utente consapevole può però alzare di tanto l’asticella della sua protezione.
Infine, dopo una sezione su strumenti avanzati, più tecnica, concludiamo su come reagire a un attacco, e su dove trovare risorse utili.
E qui si conclude il nostro manualetto. Speriamo possa esservi utile. Noi abbiamo fatto la nostra parte. Ora è il vostro turno.”
Fonte
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