Il vertice NATO che si tiene ad Ankara pare che sancirà un riavvicinamento strategico tra USA e Turchia. Ciò inevitabilmente determinerà in maniera formale l’allentamento del rapporto tra USA e Israele.
Trump è infuriato con Netanyahu che lo ha trascinato nell’avventura bellica contro l’Iran da cui – nonostante le fandonie della propaganda – è uscito sconfitto e umiliato. Oltretutto, Netanyahu vuole continuare la guerra, almeno in Libano, mentre Trump ha firmato con l’Iran una tregua in cui ci si impegna a cessare le ostilità anche nel Paese dei cedri.
Il fragile accordo siglato tra Israele e Governo libanese di fatto scontenta tutti: Israele perché gli limita le attività militari, governo libanese perché non prevede il ritiro degli israeliani dal sud del Paese, Hezbollah perché non è stato invitato al tavolo di trattativa e soprattutto scontenta gli USA che sanno che l’accordo non reggerà e la cosa gli creerà problemi con l’Iran.
Negli ultimi tempi la rivalità tra Turchia e Israele si è sempre più esasperata, sfociando in scontri armati, seppur indiretti, come quelli che ci sono attualmente in Siria. Lì, le truppe regolari israeliane si confrontano con formazioni che sono diretta espressione della Turchia.
Macron si è recato a Damasco per incontrare il tagliagole al Sharaa (già noto come ‘al Jolani’), con l’intento di cercare di calmare gli animi. Bisogna notare che gli interessi turchi collidono con quelli israeliani anche per il Libano, la Palestina, Cipro e tanti altri posti, alcuni dei quali sono teatri di guerra.
In definitiva, al netto di ogni eventuale novità che possa riguardare le posture verso la Russia (tutt’altro che trascurabili), il vertice NATO di Ankara potrebbe ridefinire l’intero sistema di alleanze tra Europa e Medio Oriente, ma soprattutto il rapporto tra USA e Israele.
Parallelamente a tutto ciò, è proseguita la grottesca manfrina tra Trump e la Meloni. Il primo dato di rilievo è che la Meloni non era presente a Villa Taverna (ossia la residenza dell’ambasciatore USA a Roma) per i festeggiamenti del Giorno dell’Indipendenza. O meglio, non era presente Giorgia, perché invece si è presentata la sorella Arianna.
Oltre a lei c’erano politici di ogni rango e schieramento, ma tutti ferventi atlantisti. Dopo di ciò, Trump ha fatto un post in cui dice che per la Meloni è “necessario un’ordine restrittivo”, ossia una sorta di divieto d’avvicinamento. Nelle relazioni internazionali tra paesi occidentali non si ricordano attacchi simili tra capi di Stato.
In sintesi, Trump ha fatto due strappi, il primo con Netanyhau e il secondo con la Meloni. Ciò potrebbe portare a un rafforzamento del legame tra Italia e Israele. I due esclusi e isolati si potrebbero consolare e sostenere vicendevolmente.
Il fatto che sia arrivato l’annuncio a sorpresa che i prossimi colloqui di pace tra Israele e Libano non si terranno più a Washington – con la mediazione di Trump – ma a Roma, lascia pensare che la manovra di avvicinamento tra Italia e Israele sia già iniziata.
Noi sollevati dall’allentamento del vincolo con gli USA, ci troviamo però a fare i conti con una prospettiva altrettanto triste, quella di una rafforzata sinergia con Israele. Prospettiva da osteggiare in ogni caso, ma ancor di più nel pieno di un genocidio su cui il nostro Paese già ha delle responsabilità.
Non è il caso di avere ulteriori livelli di complicità.
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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
08/07/2026
Ad Ankara il valzer degli scontenti, tra Meloni e Netanyahu
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