Il tentato femminicidio da parte di Fernando Cerimedo in Bolivia (1) ha messo in luce il livello di articolazione dell’internazionale di estrema destra in America Latina e, ancora una volta, la sua complicità con il potere, la violenza e la corruzione.
Che sia in Argentina, Cile, Brasile o Honduras, un piccolo gruppo di attivisti dedicati alla consulenza elettorale e politica ha stabilito reti sfumate in cui il legale e l’illegale si intrecciano e in cui l’accumulo di potere nell’ombra viene usato, per lo più, per lo sviluppo di attività criminali e per la consumazione di crimini indicibili.
In tutti i casi, colui che si trova al centro nevralgico di questa rete underground è Brad Parscale, che i suoi seguaci considerano il principale “guru digitale” dell’estrema destra.
Originario di Topeka, Kansas, e con una laurea in studi finanziari internazionali presso la Trinity University, nel 2012 Parscale, fino ad allora un operatore digitale sconosciuto, si è aggregato alla famiglia Trump come progettista dei siti dei suoi vari prodotti aziendali.
Ma è stato nel 2016 che ha ottenuto la sua consacrazione contribuendo a trasformare la piattaforma pubblicitaria di Facebook grazie a un’iniziativa di micro-segmentazione tra diversi tipi di pubblico, una mossa strategica per promuovere la vittoria elettorale di Donald Trump.
Per raggiungere il suo obiettivo, Parscale non esitò a rivolgersi ai servizi di Cambridge Analytica, una società responsabile della fuga informatica di milioni di dati su potenziali elettori che, unita a una campagna sporca di bugie, distorsioni, pubblicità fuorvianti e accuse false, sarebbe diventata un modus operandi per lo sviluppo di future strategie elettorali iper-tecnologiche affrontate dall’estrema destra in tutto il pianeta.
Sulla base del successo politico del 2016, Parscale ha assunto il ruolo di responsabile della campagna per la rielezione di Trump nel 2020; tuttavia, sarebbe stato licenziato pochi mesi dopo.
Non più in diretto contatto con l’attuale presidente, sebbene lo abbia fatto con diversi leader della gioventù trumpiana, Parscale si è poi dedicato a costruire un conglomerato digitale, nella percezione che la politica non significhi più solo persuadere gli elettori, ma si concentri anche sul padroneggiare gli algoritmi che determinano ciò che le persone vedono e ciò in cui possono credere.
Nel settembre 2025, l’ex consigliere di Trump è stato nuovamente arruolato quando, tramite la sua azienda, Clock Tower X, è stato assunto per ripulire l’immagine del governo israeliano, severamente criticato a livello globale per le sue azioni a Gaza dopo gli attacchi terroristici di Hamas del 7 ottobre 2023.
Sebbene la campagna fosse ufficialmente mirata a combattere l’aumento dell’antisemitismo online, in realtà lo scopo era impedire ai giovani conservatori di rivoltarsi contro Israele, in un processo che è peggiorato, soprattutto dalla recente guerra degli Stati Uniti contro l’Iran in poi.
Secondo il Wall Street Journal, il contratto da 45 milioni di dollari includeva l’emissione di milioni di messaggi di testo generati dall’intelligenza artificiale e inviati ai telefoni cellulari statunitensi da un gruppo chiamato “Friends for Peace”.
L’operazione è stata condotta tramite un gruppo di media e agenzie di PR interconnesse, tutte gestite da Parscale e supportate da influencer dell’ecosistema conservatore di destra che, sui loro social media, dovevano colpire i giovani con un linguaggio specifico nei post relativi a Israele.
Secondo la rivista Time, l’azienda di Parscale produrrebbe 100 contenuti originali al mese, con almeno l’80% che prenderebbe di mira la “Gen Z” su TikTok, Instagram, YouTube e podcast.
Parscale ha promesso che l’iniziativa avrebbe generato almeno 50 milioni di impressioni digitali al mese, oltre a influenzare il modo con cui strumenti di IA come ChatGPT di OpenAI, Claude di Anthropic e Gemini di Google hanno caratterizzato Israele e la sua politica a Gaza.
La spina dorsale da cui si è strutturata tutta questa operazione mediatica era Salem Media Network e i suoi “canali di distribuzione allineati”: una vasta società di trasmissione ed editoria conservatrice di orientamento cristiano, dove Parscale ricopre il ruolo di chief strategy officer.
Altre aziende di sua proprietà o che lui stesso aveva creato, come Campaign Nucleus e Influenceable, avrebbero avuto la responsabilità di penetrare direttamente nei giovani ospiti di ultradestra di Trump. Ma, finora, non sembra che la missione di Parscale abbia avuto successo.
Secondo il Pew Research Center, l’opinione positiva sia su Israele che su Netanyahu è in calo dal 2025: solo il 32% degli americani ora ha un’opinione favorevole del governo israeliano, il livello più basso degli ultimi decenni.
La tendenza si approfondisce ancora di più quando, secondo lo stesso studio, i repubblicani sotto i 30 anni hanno opinioni simili sia sugli israeliani che sui palestinesi, il che rappresenta un cambiamento radicale rispetto a quanto avvenuto qualche anno fa, quando erano molto più propensi a favorire i primi.
In un momento di crescente giudeofobia negli Stati Uniti, che cresce dal 2023, il sostegno della Casa Bianca a Israele è stato anche una delle principali cause della crisi che il finora inespugnabile movimento MAGA sta iniziando a soffrire nelle ultime settimane, e che si sta frammentando a causa dell’emergere di un nuovo settore critico nei confronti del coinvolgimento degli Stati Uniti nei conflitti esterni, come quello che si svolge da sei mesi contro l’Iran, ancora senza una soluzione chiara in vista.
Dalle sue basi a Washington e Miami, e senza trascurare i suoi affari con governi come Israele, Parscale credeva anche nella possibilità di erigere governi autoritari e anti-popolari sulla scena latinoamericana.
In generale, con collaboratori di basso rango e legato al Dipartimento di Stato guidato da Marco Rubio e ai leader repubblicani della Florida, Parscale ha fatto appello alla sua conoscenza oscura per contribuire a rovesciare le alternative progressiste e a sostituirle con figure costruite nei laboratori politici dell’ultra-destra, come Jair Bolsonaro, Javier Milei, Nasry Asfura e Rodrigo Paz, il presidente boliviano che aveva proprio Cerimedo come principale consigliere e che oggi dimostra che colui a cui ha dato tutti i benefici e privilegi per i suoi presunti contatti con Washington è lo stesso soggetto che potrebbe causare la sua drammatica uscita dal potere in un mandato non troppo lontano.
Come pubblicato su The New Yorker, l’espressione di Tara McGowan, consulente democratica e consigliera di Hillary Clinton, è stata dedicata a Parscale dopo le elezioni del 2016, ma potrebbe riferirsi a Fernando Cerimedo o a qualsiasi altro consulente “star” dell’estrema destra: “Non devi essere un genio per avere un impatto enorme. Non devi nemmeno infrangere le regole. Una persona comune, con abbastanza tempo, denaro e supporto, può usare Facebook per aiutare un demagogo a vincere un’elezione nazionale”.
Note
1) Fernando Cerimero è accusato aver pianificato l’omicidio della sua fidanzata, Nadia Beller, con l’aiuto di due sicari. È molto più di un brutale tentativo di femminicidio. Dal suo arresto si è aperta un vaso di Pandora che mostra il fondatore di La Derecha Diario, per ora dietro le sbarre, come un esponente di politiche di cui ha beneficiato non solo Javier Milei in Argentina. I suoi servizi si sono infatti estesi in Perù, Cile, Honduras, Bolivia e Brasile. Cerimedo è uno dei collegamenti che collegano l’estrema destra regionale. “L’uomo MAGA in America Latina“, lo ha definito The Economist lo scorso dicembre.
Fonte
Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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11/08/2026
Vannacci è un'operazione trumpiana
Questa, come vedrete da soli leggendo, non è un’analisi di classe. L’autrice, semmai, sembra preoccupata del “fenomeno Vannacci” dal punto di vista classicamente “europeista”, al punto da non usare il termine “fascista” neanche quando sarebbe più appropriato e chiarificatore del frusto “sovranista” (che, come abbiamo spiegato cento volte, è semplicemente un trucco semantico per santificare la “sovranità dei mercati” sui popoli).
Ciò nonostante, la ricostruzione fornisce un insieme di informazioni che è necessario conoscere per inquadrare esattamente un “fenomeno” che i media mainstream stanno gonfiando come un pallone – e soprattutto come previsto dai progettisti del “fenomeno” – anche da quanti ritengono di contrastarlo sul piano della “decenza linguistica” su immigrazione e zone limitrofe.
Fino ad inventarselo come “putiniano” solo perché, trumpianamente, ha un’altra gerarchia di “nemici”.
La ricostruzione delle tappe e della gestione dei fondi porta invece a centrali decisionali piuttosto note – come Steve Bannon e la galassia statunitense “Maga” – e ad un sottoscala da sempre protagonista delle peggiori avventure reazionarie in Italia: massoneria e militari, in particolare delle “forze speciali” (paracadutisti, incursori di marina, carabinieri, ecc.).
L’idea di fondo del “prodotto Vannacci” – al di là degli stracci retorici per attirare l’attenzione dei pirla (come la “remigrazione”) – appare ogni giorno sempre più chiara e intollerabile: portare i militari nelle stanze del potere politico. Lo dimostra anche la scelta di candidare un altro generale, Carmelo Burgio, in forza ai carabinieri, a sindaco di Milano.
L’idea dei militari al potere, sebbene in forme meno “totalitarie”, attraversa peraltro anche le fila dei sostenitori del “campo largo”, con la suggestione di “far scendere in politica” Franco Gabrielli – ex capo della Polizia, nonché ex direttore dei servizi segreti interni (il Sisde, poi Aisi), prefigurando una fintissima “alternativa” tra due modi di mettere la “sicurezza percepita” al centro dell’agenda politica.
Quando le soluzioni alla crisi diventano introvabili, ma non si sa o non si vuole cambiare il sistema sociale fondato sulla proprietà privata, i militari restano sempre l’ultima risorsa, anche dei sedicenti “liberali”.
Buona lettura.
Ciò nonostante, la ricostruzione fornisce un insieme di informazioni che è necessario conoscere per inquadrare esattamente un “fenomeno” che i media mainstream stanno gonfiando come un pallone – e soprattutto come previsto dai progettisti del “fenomeno” – anche da quanti ritengono di contrastarlo sul piano della “decenza linguistica” su immigrazione e zone limitrofe.
Fino ad inventarselo come “putiniano” solo perché, trumpianamente, ha un’altra gerarchia di “nemici”.
La ricostruzione delle tappe e della gestione dei fondi porta invece a centrali decisionali piuttosto note – come Steve Bannon e la galassia statunitense “Maga” – e ad un sottoscala da sempre protagonista delle peggiori avventure reazionarie in Italia: massoneria e militari, in particolare delle “forze speciali” (paracadutisti, incursori di marina, carabinieri, ecc.).
L’idea di fondo del “prodotto Vannacci” – al di là degli stracci retorici per attirare l’attenzione dei pirla (come la “remigrazione”) – appare ogni giorno sempre più chiara e intollerabile: portare i militari nelle stanze del potere politico. Lo dimostra anche la scelta di candidare un altro generale, Carmelo Burgio, in forza ai carabinieri, a sindaco di Milano.
L’idea dei militari al potere, sebbene in forme meno “totalitarie”, attraversa peraltro anche le fila dei sostenitori del “campo largo”, con la suggestione di “far scendere in politica” Franco Gabrielli – ex capo della Polizia, nonché ex direttore dei servizi segreti interni (il Sisde, poi Aisi), prefigurando una fintissima “alternativa” tra due modi di mettere la “sicurezza percepita” al centro dell’agenda politica.
Quando le soluzioni alla crisi diventano introvabili, ma non si sa o non si vuole cambiare il sistema sociale fondato sulla proprietà privata, i militari restano sempre l’ultima risorsa, anche dei sedicenti “liberali”.
Buona lettura.
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Febbraio 2023.
Che cosa sa un bot di Wikipedia di un libro che non è stato ancora scritto?
Prova a farci caso. È una domanda strana. È una domanda che i giornali non hanno mai fatto. E quando cominci a fare domande strane, le risposte diventano ancora più strane.
Febbraio 2023, dicevo. Roberto Vannacci non ha ancora detto nulla pubblicamente. Non ha contratti editoriali. Non ha casa editrice (sarà autopubblicato su Amazon KDP). Non ha comunicato a nessuno che sta scrivendo un libro. Vannacci è a Mosca, in missione da addetto militare presso l’ambasciata italiana. È un uomo invisibile.
Eppure qualcuno a febbraio comincia a modificare la sua pagina Wikipedia. Sistematicamente. Non correzioni casuali. Non contributi di un appassionato. Lavoro metodico: riorganizzazione della struttura biografica, aggiunta di sezioni, standardizzazione dello stile, pulizia narrativa.
È il lavoro di chi prepara un profilo per la viralità futura.
Il bot si chiama “Hockler73”. Non ha una pagina di discussione attiva. Non interagisce con la comunità. Appare, modifica, scompare. È come se fosse stato istruito, attivato, usato, e poi disattivato.
Sei mesi dopo, agosto 2023, Vannacci carica il libro su Amazon. Nel giro di 24 ore: 100.000 ricerche Google. Nel giro di una settimana: 93.700 copie vendute. Nel giro di tre mesi: mezzo milione di euro lordi. Una traiettoria così perfetta che sembra un prodotto industriale.
E qui chiedi: come? Come fa una autopubblicazione su Amazon a raggiungere 100.000 ricerche Google in 24 ore? Non succede per merito letterario. Non succede per passaparola organico. Succede per coordinamento.
Ma quando cercavo di tracciare chi coordinava, trovavo il vuoto.
Domanda numero uno: chi coordina il denaro?
Non è una domanda astratta. È il punto di ingresso di tutta l’inchiesta.
Se costruisci un movimento politico che vende mezzo milione di copie di un libro, che raccoglie decine di migliaia di iscritti, che amplifica una voce su tutti i social media – chi paga per coordinare questo? Chi gestisce i social? Chi amplifica il messaggio? Chi risponde al telefono quando qualcuno ha bisogno di coordinamento?
Fai una ricerca. Traccia le agenzie di comunicazione. Leggi i contratti di Vannacci. Cerca il nome di un responsabile social media, di un consulente politico, di un comunicatore visibile.
Troverai il vuoto. Niente. Silenzio.
Non è incompetenza. È design.
Perché quando cerchi chi coordina Vannacci trovi tre nomi che rimandano uno all’altro, ma nessuno è il coordinatore vero. E quando cerchi il denaro che finanzia il coordinamento, lo trovi diviso in quattro serbatoi diversi, ognuno legale, ognuno trasparente – ma solo come singolo elemento. Insieme, formano un tunnel.
Il primo serbatoio è il libro stesso: 860.000 euro lordi, 578.000 netti a Vannacci, agosto 2023. Il denaro arriva, viene speso, e poi il tracciamento diventa confuso.
Ma nel momento esatto in cui il libro raggiunge il picco di viralità, accade qualcosa. Il 26 agosto 2023, esattamente una settimana dopo il lancio, qualcuno fonda ufficialmente un’associazione culturale chiamata “Il mondo al contrario”. È il nome del libro. Vannacci dirà ai giornalisti di non saperne nulla. Non ha comunicato direttamente l’idea. Non ha autorizzato nulla.
Ma l’associazione esiste. È registrata. E chi la fonda? Fabio Filomeni.
Ed ecco che arriviamo alla prima vera risposta: non è Vannacci che coordina se stesso. È la rete dietro Vannacci.
Fabio Filomeni: l’architetto invisibile
Qui è dove la storia comincia a rivelare la sua vera natura.
Fabio Filomeni non è un collaboratore casuale. Non è un assistant di comunicazione. È un tenente colonnello della Folgore in congedo. Ha 15 anni di carriera nei reparti speciali – 9° Col Moschin, quella unità d’elite che tutti conoscono e nessuno sa come funziona davvero. Due master: uno in antiterrorismo internazionale, uno in security e intelligence.
E soprattutto questo: ha una storia professionale con Vannacci che dura 25 anni. Somalia, Bosnia, Iraq, Yemen. Stessi reparti, stessi missioni, stesse operazioni. Non sono amici. Sono due uomini che si conoscono nel modo che solo due soldati d’elite possono conoscersi: con affidamento totale, con assenza di chiacchiere.
Adesso prova a capire cosa succede nel agosto 2023. La viralità del libro è al massimo. Vannacci è il nome di tendenza. E Filomeni, l’uomo che conosce Vannacci da 25 anni, l’uomo con background in intelligence e security, annuncia pubblicamente la fondazione di “Il mondo al contrario”.
Vannacci nega di saperne nulla. La stampa accetta la negazione. Fine della storia.
Ma prova a leggere tra le righe per un momento. Se Vannacci è davvero sorpreso dalla fondazione, perché non la contesta? Perché non dice “no, io non supporto questa associazione, sono terzo”? Perché il presidente dell’associazione rimane Filomeni per 20 mesi, tranquillo e invisibile, costruendo la struttura organizzativa di tutto il movimento?
Perché se Vannacci è stato sorpreso, allora la sorpresa è la negazione, e la verità è il coordinamento.
Cosa fa Filomeni da agosto 2023 a marzo 2025?
Fonda l’associazione. Crea le prime cellule territoriali. Raccoglie tesseramenti (30 euro l’uno, e le stime parlano di 12.000 iscritti = 360.000 euro annui). Costruisce una rete di coordinamento che rimane invisibile sui media. Non appare mai sulle TV. Non dà interviste. Non scrive articoli. Rimane dietro le quinte, facendo il suo lavoro di ufficiale: organizzare la struttura, mantenere la catena di comando, assicurare che i comunicati passino dal canale giusto al momento giusto.
È compartimentazione militare applicata a un movimento politico. È il modo di operare della Folgore: ogni elemento sa solo quello che deve sapere. I soldati ricevono ordini, non spiegazioni. La rete funziona per comparti stagni.
E poi, marzo 2025, Filomeni se ne va.
Non è una partenza casuale. È una rottura. “Divergenze politico-organizzative”, dichiara ufficialmente. Cosa significa? Significa che Filomeni e Vannacci hanno avuto una discussione su dove sta andando il movimento. Significa che Filomeni ha detto “io non vado in questa direzione” e se ne è andato. Significa che fino a marzo 2025, Filomeni era davvero nelle decisioni strategiche, non era una marionetta che eseguiva ordini.
Quando Filomeni se ne va, chi prende il suo posto naturalmente?
Massimiliano Simoni: il luogotenente che rimane
Massimiliano Simoni è un consigliere regionale della Toscana, ex-Lega. È un ex-sottufficiale della Folgore. È massone.
Vedi il pattern? Vannacci è della Folgore. Filomeni è della Folgore. Simoni è della Folgore. Non è coordinamento casuale. È continuità di subcultura militare: gli stessi valori gerarchici, lo stesso modo di operare per comparti, lo stessa comunicazione non verbale tra gli elementi.
Quando Filomeni lascia il posto, Simoni è la continuità naturale. Non perché Vannacci lo sceglie. Perché la rete della Folgore funziona così: rimpiazzi un tassello con un altro tassello della stessa formazione.
Dal marzo 2025 in poi, Simoni è il Coordinatore Nazionale di Futuro Nazionale (il partito fondato a febbraio 2026). Cosa vuol dire coordinatore nazionale? Vuol dire che quando Vannacci parla alle riunioni pubbliche, è Simoni che assicura che i 200+ team territoriali ricevano le istruzioni. È Simoni che gestisce il tesseramento. È Simoni che ha il numero di telefono di tutti i referenti regionali. È Simoni che firma i contratti con i fornitori.
È il luogotenente operativo. È la persona che trasforma le intenzioni di Vannacci in azioni concrete.
Ma Simoni ha un’altra caratteristica importante: è massone da anni.
Questa non è un’osservazione casuale. È il secondo nodo della rete.
Luca Sforzini e il nodo massonico
Nel dicembre 2025, viene annunciato il “Centro Studi Rinascimento Nazionale”. È un think tank. È una struttura di ricerca. È una forma di legittimazione intellettuale per le posizioni politiche di Vannacci.
Il presidente è Luca Sforzini.
Sforzini è massone da 30 anni. Lo dice lui stesso nel suo CV pubblico: “consulente per importanti soggetti politici e finanziari”, “specializzato in gestione di flussi istituzionali”. Quando dici questo, in Italia, significa che conosci i canali finanziari opachi, che sai come muovere denaro tra fondazioni senza che rimanga traccia, che conosci i nodi della rete di potere nascosto che collega massoneria, politica, e finanza privata.
La sede del Centro Studi è il Castello Sforzini, proprietà privata di Luca Sforzini, provincia di Alessandria, nel Piemonte. Non è uno studio in un palazzo ministeriale. Non è un’università. È un castello privato. È uno spazio controllato, non pubblico, dove possono incontrarsi persone senza che i media lo sappiano. È la struttura fisica perfetta per un think tank che gestisce finanziamenti opachi.
Nel gennaio 2026, tre settimane prima di fondare ufficialmente Futuro Nazionale, viene fondata “Fondazione Generazione Xa”. Chi è il presidente formale? La moglie di Vannacci, Camelia Mihailescu. Chi è il direttore operativo? Massimiliano Simoni.
Come può esistere una fondazione privata con tariffario di donazioni (Simpatizzante 100 euro, Oro 500, Platino 1.000, Diamante 2.000-5.000 euro) senza bilancio pubblico? Facilmente. Perché in Italia una fondazione non ha l’obbligo di trasparenza che ha un partito politico.
E come mai le donazioni massime rimangono sotto i 3.000 euro, il limite legale di tracciamento? Non per caso. Per design.
Prova a disegnare l’organigramma ora:
- Vannacci: volto pubblico
- Filomeni (fino a marzo 2025): architetto strategico
- Simoni (marzo 2025-oggi): luogotenente operativo, massone, collegamento con rete massonica
- Sforzini: facilitatore massonico, gestore di flussi finanziari opachi, proprietario della infrastruttura fisica
È struttura perfetta per l’invisibilità.
Ma dove va il denaro che raccolgono?
Come scompare mezzo milione di euro
Traccia il denaro.
Agosto 2023: il libro vende 93.700 copie. Vannacci riceve 578.000 euro netti. Destinazione dichiarata: finanziamento privato dell’operazione.
Marzo 2024: “Il mondo al contrario” viene registrata ufficialmente come associazione. Essa raccoglie tesseramenti a 30 euro l’anno. Stima: 12.000 iscritti = 360.000 euro annui. Per legge, può trasferire massimo 100.000 euro all’anno a un partito politico. Domanda: dove vanno gli altri 260.000 euro?
Risposta: il bilancio non lo dice. Perché un’associazione culturale non ha obbligo di trasparenza.
Gennaio 2026: “Fondazione Generazione Xa” raccoglie donazioni con tariffario esplicito. Importi massimi: 5.000 euro, ma la maggior parte rimane sotto i 3.000 euro per evitare tracciamento. Per cosa? Per “corsi di leadership”, dice il sito. Stima annuale: 50-100.000 euro. Dove vanno? Il bilancio non lo dice.
Dicembre 2025: “Centro Studi Rinascimento Nazionale” raccoglie donazioni online (“Per donare, clicca qui”). Bilancio pubblico: assente. Denaro tracciato: zero.
Febbraio 2026: nasce Futuro Nazionale come partito politico registrato. Futuro Nazionale ha obbligo di trasparenza. Ha pubblicato i bilanci. Sono stati dichiarati 316.918,52 euro in 4 mesi (febbraio-giugno 2026). Il 26% viene da “Il mondo al contrario” (83.300 euro). Il resto viene da donatori privati: costruttori, importatori di carburante, gioiellieri, ferrovieri.
Pagella Politica nota: “Il sistema di tesseramento di Futuro Nazionale non verifica l’identità di chi versa denaro. Teoricamente chiunque potrebbe versare usando un nome falso”.
Sommami il denaro dichiarato:
- Libro: 860.000 euro lordi (578.000 netti)
- “Il mondo al contrario” tesseramento (2.5 anni): 900.000 euro lordi
- Futuro Nazionale (4 mesi): 316.918 euro
- Fondazione Generazione Xa (6 mesi): 50-100.000 euro
- Centro Studi (2 mesi): 30-50.000 euro
Adesso fatti la domanda che gli economisti si fanno quando vedono questa cifra: per cosa è stata spesa?
Perché Vannacci non ha ufficio di comunicazione tracciabile. Non ha agenzia pubblicitaria. Non ha responsabile social media stipendiato. Non ha budget di digital marketing documentato. Non ha contratti con influencer. Non ha spese dichiarate per operazioni online.
Eppure ha:
- Bot Wikipedia coordinato a febbraio 2023
- Viralità su Google 100.000 ricerche in 24 ore
- Amplificazione su TikTok, Instagram, Facebook, Telegram, YouTube
- Coordinamento con War Room di Steve Bannon
- Costo minimo di queste operazioni: 150-310.000 euro annui (stima conservativa).
Questo significa che o il denaro è speso in nero (illegale), o il denaro viene spostato tra i quattro serbatoi in modo che non risulti traccia della destinazione finale.
Entrambe le conclusioni portano allo stesso punto: la struttura è costruita appositamente per offuscare dove vanno i soldi.
La scoperta che cambia tutto: Bannon, Harnwell, Washington
Fino a questo punto, potrebbe essere solo corruzione italiana standard. Denaro opaco, strutture parallele, nessuno sa chi paga chi.
Ma poi trovi il collegamento internazionale. E tutto cambia.
Ottobre 2025. War Room, il programma di Steve Bannon trasmesso dagli USA. Bannon è consigliere di Donald Trump, architetto della strategia MAGA, e negli ultimi anni si è specializzato nel costruire alleanze con movimenti sovranisti europei. Qual è il punto? Frammentare l’Europa dall’interno, indebolire l’UE, creare un asse USA-Orbán-sovranisti.
A ottobre 2025, War Room presenta pubblicamente una canzone intitolata “Charlie, Man of Freedom”, scritta da Giulio Curatella (nomen omen – coordinatore di Vannacci nel Centro-Sud) e interpretata in studio con Benjamin Harnwell presente.
Chi è Benjamin Harnwell?
Harnwell è il rappresentante permanente di Bannon in Italia. È basato nella Certosa di Trisulti, una struttura religiosa storica nella provincia di Frosinone. Ha costruito una rete di think tank, accademici, influencer francesi e italiani che lavorano sulla “sovranità nazionale”, sulla “difesa della civiltà occidentale”, su “resistenza alla censura dell’UE” (il famoso Digital Services Act e Digital Markets Act che piacciono poco a Bannon e Trump).
Febbraio 2026 – esattamente quando Vannacci fonda Futuro Nazionale, Il Giornale pubblica un’intervista a Harnwell. Dichiara: “Il generale e io siamo in contatto diretto. Tengo aggiornato Steve Bannon sugli sviluppi di Futuro Nazionale”.
Non è una frase casuale. È una dichiarazione di collegamento operativo. Significa che Bannon sa cosa fa Vannacci. Significa che c’è una linea di comunicazione. Significa che il movimento italiano è coordinato con la strategia MAGA americana.
Ma dove è il finanziamento?
Aspetta tre mesi.
Giugno 2026. Il Dipartimento di Stato americano pubblica ufficialmente bandi per finanziare “organizzazioni della società civile europea” che si oppongono alla censura online (DSA, DMA), che difendono la sovranità nazionale, che promuovono una “filosofia politica, un diritto e un patrimonio di civiltà occidentale comuni”.
Importo: fino a 3 milioni di dollari per ricevitore.
Luglio 2026. Financial Times rivela: “Il Dipartimento di Stato americano finanzia think tank europei allineati con il network MAGA”.
E qui arriviamo al nodo:
Il Centro Studi Rinascimento Nazionale potrebbe candidarsi come “think tank di ricerca sulla sovranità nazionale”. La Fondazione Generazione Xa potrebbe candidarsi come “organizzazione educativa per la formazione dei leader patrioti”. Entrambe potrebbero ricevere finanziamento tracciato, legale, pubblico dal Dipartimento di Stato americano. E nessuno sospetterebbe il collegamento con Vannacci, perché il finanziamento arriverebbe come premio per ricerca accademica, non per attività politica.
È perfetto. È tracciato. È legale. È invisibile.
Domanda ora: quando è stato deciso di fondare Generazione Xa (gennaio 2026)? Quando è stato deciso di lanciare il Centro Studi (dicembre 2025)? Prima che i bandi USA diventassero pubblici (giugno 2026).
Cosa significa? Significa che qualcuno, a Novembre 2025, sapeva già che i bandi stavano arrivando. Sapeva quali criteri avrebbero avuto. Sapeva che era il momento di costruire le strutture legali per ricevere quei finanziamenti.
Chi sa queste cose prima che il Dipartimento di Stato le annunci pubblicamente?
Persone come Benjamin Harnwell. Persone che siedono a tavoli dove si parla di strategia MAGA a livello internazionale.
La massoneria come nodo di connessione
Qui arriviamo al terzo elemento che nessuno ha notato: la massoneria italiana come facilitatore di questa operazione.
Simoni è massone. Sforzini è massone da 30 anni. Nel febbraio 2026, il giornale Repubblica pubblica che Gianmario Ferramonti (uomo legato alla P3, la massoneria nera erede della P2 di Licio Gelli, condannato negli anni ’90 per “associazione per delinquere”) viene “riattivato” e torna come “accompagnatore” di Vannacci.
Non è una figura simbolica. È un uomo che conosce i canali dell’intelligence, che ha contatti internazionali, che sa come muoversi nei sottotronchi della rete di potere.
Perché riattivare un ex-P3 nel febbraio 2026? Nel momento esattamente in cui il collegamento con Bannon e il Dipartimento di Stato diventa più esplicito?
Perché la massoneria italiana è l’intermediaria tra potere americano e potere italiano. È il nodo che collega Washington a Roma senza lasciare traccia diplomatica ufficiale.
Simoni facilita il collegamento con la rete massonica italiana. Sforzini canalizza il denaro attraverso le strutture massoniche. Ferramonti attiva i contatti nelle istituzioni italiane (magistratura, intelligence, governo) per assicurare che nessun procedimento legale disturbi l’operazione.
È il modello di come funziona davvero il potere transnazionale: non attraverso ambasciate ufficiali, ma attraverso reti parallele di uomini che si conoscono, che hanno giurato fedeltà gli uni agli altri, che operano per compartimenti stagni.
Cosa significa per l’Italia. E per l’Europa
Se Vannacci fosse solo un fenomeno politico locale, questa sarebbe una storia interessante di finanziamenti opachi.
Ma Vannacci non è locale. È il modello.
Lui è la prova di concetto di come costruire un movimento politico nazionale europeo usando:
- Denaro estero mascherato da bandi “ufficiali” (Dipartimento di Stato USA)
- Strutture legali parallele per offuscare i flussi finanziari (quattro enti, ognuno con zero bilancio pubblico)
- Reti massoniche come facilitatori istituzionali (Simoni, Sforzini, Ferramonti)
- Coordinamento con network politico internazionale (Bannon, Harnwell)
- Amplificazione digitale coordinata senza firma (bot Wikipedia, viralità, War Room)
- Subcultura militare come colonna vertebrale operativa (Folgore, compartimentazione, gerarchia)
Vannacci nel giugno 2024 prende 532.368 preferenze alle europee. Nel febbraio 2026 fonda un partito nuovo che riesce a raccogliere 316.000 euro in 4 mesi. Nel giugno 2026 ha assemblea costituente con 1.700 persone in una sala a Roma.
Tutto questo – tutto questo – è stato costruito con l’invisibilità come architrave fondamentale.
Nel momento in cui l’UE sta cercando di regolamentare i contenuti online (DSA, DMA), emergono movimenti politici sovranisti che contestano la regolamentazione, finanziati da chi negli USA contesta la regolamentazione.
Nel momento in cui l’UE discute di aiuti militari all’Ucraina, emergono movimenti “sovranisti anti-guerra”, allineati con la posizione USA di Trump di ridurre il supporto americano.
Nel momento in cui l’Europa cerca autonomia strategica dagli USA, nascono reti di “sovranisti” finanziati USA per impedire l’autonomia strategica.
Vannacci è il sintomo. Il vero fenomeno è la rete. E il vero pericolo è che la rete rimane invisibile mentre il sintomo rimane visibile.
Chi sa che Vannacci è finanziato da Bannon e dal Dipartimento di Stato?
Nessuno. I giornali lo hanno riportato frammentando pezzi, senza collegare i punti. Il pubblico italiano non sa. Il pubblico europeo non sa. E nel momento in cui Vannacci entra in ESN (Europa delle Nazioni Sovrane) accanto a Viktor Orbán, accanto all’AfD tedesca, accanto ai “sovranisti francesi”, il voto europeo è già influenzato da un’operazione geopolitica mascherata da fenomeno politico locale.
Le elezioni italiane 2027 stanno arrivando. Dove andrà questo movimento? Quanta influenza avrà? Cosa chiederà il Dipartimento di Stato in cambio del finanziamento?
Le domande che non hanno risposta
- Perché il bot Wikipedia Hockler73 ha modificato la pagina di Vannacci sei mesi prima della pubblicazione del libro?
- Dove sono i bilanci di “Il mondo al contrario”, “Generazione Xa” e “Centro Studi Rinascimento Nazionale”?
- Chi ha il numero di telefono della persona che gestisce i social media di Vannacci, e quale contratto sottoscrive?
- Il Centro Studi Rinascimento Nazionale ha già presentato candidatura ai bandi del Dipartimento di Stato americano? Se no, perché è stato fondato a dicembre 2025, esattamente sei mesi prima dei bandi ufficiali di giugno 2026?
- Quali sono i contenuti delle comunicazioni tra Harnwell e Vannacci? Quali incontri fisici hanno avuto?
- Quando Vannacci uscirà dalla politica (e prima o poi uscirà), il sistema rimane attivo, pronto per il prossimo candidato? O è costruito solo intorno a lui?
- La massoneria italiana sa che sta facilitando un’operazione finanziata da potenza estera? E se lo sa, perché lo fa?
- Chi attiva Ferramonti nel febbraio 2026? Chi contatta chi? Chi chiede un favore a chi?
- Esiste traccia nei registri FARA (Foreign Agents Registration Act americano) di Harnwell come agente straniero? Esiste traccia di Vannacci come suo assistito?
- Dove sono i documenti di pianificazione strategica? Dove sono le email? Dove sono le prove di coordinamento?
È il perfezionamento della clandestinità legale.
Il punto di non ritorno
Se questa fosse una storia di corruzione criminale, avrebbe traccia legale. Un magistrato aprirebbe un procedimento. Ci sarebbe un’inchiesta. Ci sarebbe trasparenza forzata.
Ma questo è qualcosa di più sofisticato. È il funzionamento normale del potere transnazionale europeo del 2026.
È le quattro fondazioni parallele, ognuna legale, ognuna opaca, ognuna che protegge le altre dalla trasparenza.
È la massoneria italiana che facilita senza lasciare firma.
È il Dipartimento di Stato USA che finanzia attraverso bandi “ufficiali” che mascherano intenzione politica come ricerca accademica.
È il network MAGA che costruisce “alleanze sovraniste” europee mentre l’Europa discute di autonomia strategica.
È la compartimentazione militare applicata alla politica: nessuno parla, ognuno esegue il suo compito, la rete rimane invisibile.
Il risultato è un movimento politico nazionale, un europarlamentare, una “coalizione sovranista” che sta influenzando le decisioni politiche europee – tutto costruito sulle fondamenta dell’invisibilità strutturale.
Vannacci non è una persona. È una struttura che porta il volto di una persona.
E se Vannacci domani sparisse dalla scena pubblica, la struttura rimane. Rimane attiva, rimane finanziata, rimane coordinata con Bannon, rimane collegata al Dipartimento di Stato americano.
Perché il problema non è Vannacci.
Il problema è il sistema che lo sostiene. E il sistema non è italiano. È europeo. E dietro l’europeo, c’è l’americano.
Fonte
05/07/2026
L’internazionale terrorista “nostra alleata”
È singolare come l’informazione mainstream eviti accuratamente di “unire i puntini” collegando notizie che già a prima vista risultano obiettivamente di identica natura.
Il caso in prima pagina, dopo qualche tentativo di confinarlo a un “curioso episodio di cronaca nera”, è quello dell’attentato contro Vadim Ermolaev, oligarca ucraino con passaporto cipriota, interessi in mezza Europa orientale, tutt’altro che rispettoso dei confini operativi stabiliti dal governo di Kiev tanto da esserne sanzionato per alcuni suoi business in Crimea.
Un caso comunque clamoroso perché si tratta del primo attentato a Montecarlo, dove l’unico boato annuale registrato è generato dalla partenza del Gran Premio di Formula 1.
Ci aveva messo del suo anche il procuratore generale Stéphane Thibault, che fin dal primo momento aveva “escluso la pista terroristica” preferendo indagare su quella “malavitosa”. Il solito concerto della disinformazione ufficiale riusciva persino a partorire una “pista russa” strologando su una delle tante truffe del giro d’affari di Ermolaiev, relativa a call center che proponevano “investimenti sicuri”.
Ora le telecamere di cui il Principato abbonda hanno permesso di identificare l’attentatrice, immortalata mentre piazza la bomba, si siede a distanza di sicurezza e fa esplodere il tutto mentre l’oligarca, la moglie e uno dei figli escono di casa. Tutti feriti gravissimi, ma ancora in vita.
Si tratta – chi l’avrebbe mai sospettato! – di una donna ucraina di 39 anni, Anastasia Berezovska, residente però a Berlino, grossolanamente travestita da uomo, e subito fuggita su un’auto noleggiata in Germania attraversando il confine italiano per rientrare “verso casa”, dove ci sono oltre un milione di profughi del suo paese e dunque non mancano certo gli “appoggi”.
Ostinatamente, comunque, le fonti investigative e quindi quelle mediatiche continuano a parlare di “malavita organizzata”. Certo, è possibile trovare un “esecutore” in quegli ambienti, attirandolo con cifre “interessanti”, ma già al primo anno di giurisprudenza viene insegnato che ogni “delitto” deve avere un movente. E quello che porta alla junta di Kiev sembra decisamente il più consistente.
Anche perché – ed era la seconda notizia nella stessa giornata – il procuratore generale della Germania ha incriminato un cittadino ucraino per le esplosioni del 2022 che hanno interrotto i gasdotti Nord Stream nel Mar Baltico, costruiti in joint venture da Berlino e da Mosca per assicurare un rifornimento stabile di gas russo ad un prezzo oscillante tra un terzo e un quarto di quel che viene ora pagato il gnl proveniente dagli Usa.
L’uomo, identificato come Serhii Kuznietsov, sarebbe il coordinatore del gruppo che ha utilizzato uno yacht a vela, l’Andromeda, per piazzare congegni esplosivi sui gasdotti Nord Stream 1 e 2 vicino all’isola danese di Bornholm nel settembre 2022, a due passi da una base navale Nato.
Non si tratta comunque di una novità. I tribunali tedeschi hanno trattato il caso come di competenza giurisdizionale tedesca poiché i gasdotti danneggiati terminano a Lubmin, nello stato del Meclemburgo-Pomerania, e la loro perdita ha compromesso la sicurezza energetica e la sicurezza interna della Germania.
I documenti giudiziari citati nella sentenza di due giorni fa descrivono il sospettato come un cittadino ucraino che all’epoca era “ufficiale in un’unità delle forze speciali ucraine”.
Era stato arrestato in Italia lo scorso agosto e trasferito in Germania a novembre, rispettando un mandato di arresto tedesco (ah, se fossero rispettati anche quelli della Corte Penale Internazionale contro i vertici di Israele...).
Non sono gli unici “atti terroristici”, o di “guerra sporca” compiuti in Europa dai servizi ucraini. Quasi un anno e mezzo fa, a Vado Ligure, una petroliera russa, la «Seajewel», era stata danneggiata con due bombe piazzate sulla linea di galleggiamento.
In Grecia, meno di due mesi fa, un drone marino del tipo ‘Magura’, di produzione ucraina, è stato rinvenuto da un gruppo di pescatori in una grotta sulla costa di Lefkada, nelle Isole Ionie. Stando a quanto emerso sui media greci, il drone trasportava materiale esplosivo e probabilmente doveva essere utilizzato per colpire navi russe di passaggio, dirette o provenienti dal Mar Nero.
Idem in altri paesi europei, a conferma che il “retroterra Nato” è considerato dagli “alleati” ucraini un campo di gioco dove fare sostanzialmente quel che gli pare contando sulla complicità completa degli “ospitanti”. E siccome fanno la guerra alla Russia, ritengono “normale” farla ovunque.
È lo stesso principio – applicato su scala molto più ampia – da Israele, praticamente da quando esiste come Stato. Non si contano i dirigenti o diplomatici palestinesi uccisi da queste parti (per l’Italia ricordiamo Wail Zwaiter, nel 1972 a Roma, Majed Abu Sharar nel 1981, Kamal Hussein e Nazih Matar nel 1982).
Sempre nel ‘72 Mahmoud Hamshari, capo dell’OLP in Francia, rimase ucciso a Parigi dall’esplosione di una bomba nel suo appartamento. Così come poi successo a Basil al-Kubaissi (Fplp) e Mohammad Boudia (Fplp). Mentre Khalid Nazzal, Segretario del comitato centrale del FDFP (Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina), fu assassinato ad Atene nel 1985.
La lista degli omicidi mirati sionisti è notoriamente molto più lunga, ma già questi nomi aiutano a capire come la “licenza di uccidere in casa propria” concessa dai governi occidentali al killer-genocida che mira a costruire “l’impero di Israele” abbia una lunga e vergognosa storia.
Ora “la compagnia” si è allargata al governo neonazista di Kiev. Che, al pari del “fratello maggiore”, si considera al di fuori e al di sopra di qualsiasi legge o regola internazionale (il suprematismo, “ariano” o “religioso”, non conosce limiti). Al punto da colpire direttamente – come nel caso del Nord Stream – interessi strategici degli alleati senza neanche avvertirli (se lo hanno fatto, allora è la Germania a fare un figura ancora peggiore).
Ci sembra insomma palese l’esistenza di una “internazionale nera” che per ora comprende Israele e Ucraina, con grandi interscambi reciproci (su armi e droni sicuramente) e grande libertà di azione, oltre che di transito, sul territorio europeo.
Un vero e proprio esercito “clandestino” che può contare su una base sociale (le comunità di profughi ucraini per Kiev, la parte sionista delle comunità ebraiche per Israele) interna a questo territorio e che obbedisce però agli input provenienti dalla “madrepatria”. I quali, come abbiamo visto, non necessariamente coincidono con quelli europei o nazionali, Anzi...
Abbiamo posto da tempo il problema, per esempio, dei giovani sionisti italiani che vanno a fare il servizio militare nell’esercito israeliano. Non sono pochi – solo ultimamente è uscita la cifra: 828 – e sono sicuramente combattenti “sperimentati” sul terreno, a Gaza o in Libano e Siria. L’unico nome noto è quello di un morto in combattimento: Daniel Toaff, nipote dell’ex rabbino della comunità romana.
Ma obbediscono a qualcun altro. Cosa farebbero nel caso si formasse in Italia un governo un tantino meno sdraiato sugli interessi di Israele?
Un’avvisaglia si è già avuto il 25 aprile, con quel Eitan Bondì che ha sparato – fortunatamente solo con una pistola ad aria compressa – contro una coppia di anziani manifestanti “colpevoli” di portare al collo il fazzoletto dell’Anpi. Ma a casa aveva un arsenale di armi vere, che non avrebbe potuto neanche comprare.
Questa “internazionale nera” è nemica dei popoli, fascista nell’anima, suprematista nell’ideologia, imperialista senza limiti. E conta sulla complicità esplicita dei governi euro-atlantici, anche quando li danneggia.
Fonte
Il caso in prima pagina, dopo qualche tentativo di confinarlo a un “curioso episodio di cronaca nera”, è quello dell’attentato contro Vadim Ermolaev, oligarca ucraino con passaporto cipriota, interessi in mezza Europa orientale, tutt’altro che rispettoso dei confini operativi stabiliti dal governo di Kiev tanto da esserne sanzionato per alcuni suoi business in Crimea.
Un caso comunque clamoroso perché si tratta del primo attentato a Montecarlo, dove l’unico boato annuale registrato è generato dalla partenza del Gran Premio di Formula 1.
Ci aveva messo del suo anche il procuratore generale Stéphane Thibault, che fin dal primo momento aveva “escluso la pista terroristica” preferendo indagare su quella “malavitosa”. Il solito concerto della disinformazione ufficiale riusciva persino a partorire una “pista russa” strologando su una delle tante truffe del giro d’affari di Ermolaiev, relativa a call center che proponevano “investimenti sicuri”.
Ora le telecamere di cui il Principato abbonda hanno permesso di identificare l’attentatrice, immortalata mentre piazza la bomba, si siede a distanza di sicurezza e fa esplodere il tutto mentre l’oligarca, la moglie e uno dei figli escono di casa. Tutti feriti gravissimi, ma ancora in vita.
Si tratta – chi l’avrebbe mai sospettato! – di una donna ucraina di 39 anni, Anastasia Berezovska, residente però a Berlino, grossolanamente travestita da uomo, e subito fuggita su un’auto noleggiata in Germania attraversando il confine italiano per rientrare “verso casa”, dove ci sono oltre un milione di profughi del suo paese e dunque non mancano certo gli “appoggi”.
Ostinatamente, comunque, le fonti investigative e quindi quelle mediatiche continuano a parlare di “malavita organizzata”. Certo, è possibile trovare un “esecutore” in quegli ambienti, attirandolo con cifre “interessanti”, ma già al primo anno di giurisprudenza viene insegnato che ogni “delitto” deve avere un movente. E quello che porta alla junta di Kiev sembra decisamente il più consistente.
Anche perché – ed era la seconda notizia nella stessa giornata – il procuratore generale della Germania ha incriminato un cittadino ucraino per le esplosioni del 2022 che hanno interrotto i gasdotti Nord Stream nel Mar Baltico, costruiti in joint venture da Berlino e da Mosca per assicurare un rifornimento stabile di gas russo ad un prezzo oscillante tra un terzo e un quarto di quel che viene ora pagato il gnl proveniente dagli Usa.
L’uomo, identificato come Serhii Kuznietsov, sarebbe il coordinatore del gruppo che ha utilizzato uno yacht a vela, l’Andromeda, per piazzare congegni esplosivi sui gasdotti Nord Stream 1 e 2 vicino all’isola danese di Bornholm nel settembre 2022, a due passi da una base navale Nato.
Non si tratta comunque di una novità. I tribunali tedeschi hanno trattato il caso come di competenza giurisdizionale tedesca poiché i gasdotti danneggiati terminano a Lubmin, nello stato del Meclemburgo-Pomerania, e la loro perdita ha compromesso la sicurezza energetica e la sicurezza interna della Germania.
I documenti giudiziari citati nella sentenza di due giorni fa descrivono il sospettato come un cittadino ucraino che all’epoca era “ufficiale in un’unità delle forze speciali ucraine”.
Era stato arrestato in Italia lo scorso agosto e trasferito in Germania a novembre, rispettando un mandato di arresto tedesco (ah, se fossero rispettati anche quelli della Corte Penale Internazionale contro i vertici di Israele...).
Non sono gli unici “atti terroristici”, o di “guerra sporca” compiuti in Europa dai servizi ucraini. Quasi un anno e mezzo fa, a Vado Ligure, una petroliera russa, la «Seajewel», era stata danneggiata con due bombe piazzate sulla linea di galleggiamento.
In Grecia, meno di due mesi fa, un drone marino del tipo ‘Magura’, di produzione ucraina, è stato rinvenuto da un gruppo di pescatori in una grotta sulla costa di Lefkada, nelle Isole Ionie. Stando a quanto emerso sui media greci, il drone trasportava materiale esplosivo e probabilmente doveva essere utilizzato per colpire navi russe di passaggio, dirette o provenienti dal Mar Nero.
Idem in altri paesi europei, a conferma che il “retroterra Nato” è considerato dagli “alleati” ucraini un campo di gioco dove fare sostanzialmente quel che gli pare contando sulla complicità completa degli “ospitanti”. E siccome fanno la guerra alla Russia, ritengono “normale” farla ovunque.
È lo stesso principio – applicato su scala molto più ampia – da Israele, praticamente da quando esiste come Stato. Non si contano i dirigenti o diplomatici palestinesi uccisi da queste parti (per l’Italia ricordiamo Wail Zwaiter, nel 1972 a Roma, Majed Abu Sharar nel 1981, Kamal Hussein e Nazih Matar nel 1982).
Sempre nel ‘72 Mahmoud Hamshari, capo dell’OLP in Francia, rimase ucciso a Parigi dall’esplosione di una bomba nel suo appartamento. Così come poi successo a Basil al-Kubaissi (Fplp) e Mohammad Boudia (Fplp). Mentre Khalid Nazzal, Segretario del comitato centrale del FDFP (Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina), fu assassinato ad Atene nel 1985.
La lista degli omicidi mirati sionisti è notoriamente molto più lunga, ma già questi nomi aiutano a capire come la “licenza di uccidere in casa propria” concessa dai governi occidentali al killer-genocida che mira a costruire “l’impero di Israele” abbia una lunga e vergognosa storia.
Ora “la compagnia” si è allargata al governo neonazista di Kiev. Che, al pari del “fratello maggiore”, si considera al di fuori e al di sopra di qualsiasi legge o regola internazionale (il suprematismo, “ariano” o “religioso”, non conosce limiti). Al punto da colpire direttamente – come nel caso del Nord Stream – interessi strategici degli alleati senza neanche avvertirli (se lo hanno fatto, allora è la Germania a fare un figura ancora peggiore).
Ci sembra insomma palese l’esistenza di una “internazionale nera” che per ora comprende Israele e Ucraina, con grandi interscambi reciproci (su armi e droni sicuramente) e grande libertà di azione, oltre che di transito, sul territorio europeo.
Un vero e proprio esercito “clandestino” che può contare su una base sociale (le comunità di profughi ucraini per Kiev, la parte sionista delle comunità ebraiche per Israele) interna a questo territorio e che obbedisce però agli input provenienti dalla “madrepatria”. I quali, come abbiamo visto, non necessariamente coincidono con quelli europei o nazionali, Anzi...
Abbiamo posto da tempo il problema, per esempio, dei giovani sionisti italiani che vanno a fare il servizio militare nell’esercito israeliano. Non sono pochi – solo ultimamente è uscita la cifra: 828 – e sono sicuramente combattenti “sperimentati” sul terreno, a Gaza o in Libano e Siria. L’unico nome noto è quello di un morto in combattimento: Daniel Toaff, nipote dell’ex rabbino della comunità romana.
Ma obbediscono a qualcun altro. Cosa farebbero nel caso si formasse in Italia un governo un tantino meno sdraiato sugli interessi di Israele?
Un’avvisaglia si è già avuto il 25 aprile, con quel Eitan Bondì che ha sparato – fortunatamente solo con una pistola ad aria compressa – contro una coppia di anziani manifestanti “colpevoli” di portare al collo il fazzoletto dell’Anpi. Ma a casa aveva un arsenale di armi vere, che non avrebbe potuto neanche comprare.
Questa “internazionale nera” è nemica dei popoli, fascista nell’anima, suprematista nell’ideologia, imperialista senza limiti. E conta sulla complicità esplicita dei governi euro-atlantici, anche quando li danneggia.
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