Abbiamo riso pensando, ci siamo divertiti riflettendo, con lui l’umorismo è stato soprattutto ragionamento, presa di posizione, punto di vista.
Dario Fo inventò il famoso aforisma “Sarà una risata che vi seppellirà”, usata sulla foto dell’arresto di un anarcosindacalista che sghignazzava in catene tra due carabinieri.
Benni, invece, non voleva seppellire di disapprovazione, ma svelare in anticipo il significato di parole, gesti, comportamenti con cui poi avremmo avuto a che fare.
È stato raffinato e popolare, il suo dire è stato semplice e articolato, critico e visionario, ci parlava di quello che abbiamo avuto sotto gli occhi proiettandone il significato oltre.
E così che ha trasmesso fino ai nostri giorni il significato di Bar Sport, che da accogliente luogo di ritrovo proletario di quartiere degli anni Settanta, si è trasformato nell’icona della sciatteria, del pressapochismo, dell’improvvisazione – cialtrona, cattiva e lazzarona – del discorso pubblico, della bassezza del dibattito politico, che dalla tv ai social è diventata prassi pervicace della classe dirigente.
Stefano Benni ha capito in anticipo e messo a nudo la miseria del marketing della politica prima ancora che la parola entrasse nel vocabolario della pubblicità, della sociologia, della comunicazione.
Ci mancherà quella sua – tanto preziosa quanto gustosa – autoironia critica di quando eravamo convinti che avremmo cambiato il mondo.
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