Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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11/09/2025

Il Bar Sport è chiuso per lutto: addio a Stefano Benni

Abbiamo riso pensando, ci siamo divertiti riflettendo, con lui l’umorismo è stato soprattutto ragionamento, presa di posizione, punto di vista.

Dario Fo inventò il famoso aforisma “Sarà una risata che vi seppellirà”, usata sulla foto dell’arresto di un anarcosindacalista che sghignazzava in catene tra due carabinieri.

Benni, invece, non voleva seppellire di disapprovazione, ma svelare in anticipo il significato di parole, gesti, comportamenti con cui poi avremmo avuto a che fare.

È stato raffinato e popolare, il suo dire è stato semplice e articolato, critico e visionario, ci parlava di quello che abbiamo avuto sotto gli occhi proiettandone il significato oltre.

E così che ha trasmesso fino ai nostri giorni il significato di Bar Sport, che da accogliente luogo di ritrovo proletario di quartiere degli anni Settanta, si è trasformato nell’icona della sciatteria, del pressapochismo, dell’improvvisazione – cialtrona, cattiva e lazzarona – del discorso pubblico, della bassezza del dibattito politico, che dalla tv ai social è diventata prassi pervicace della classe dirigente.

Stefano Benni ha capito in anticipo e messo a nudo la miseria del marketing della politica prima ancora che la parola entrasse nel vocabolario della pubblicità, della sociologia, della comunicazione.

Ci mancherà quella sua – tanto preziosa quanto gustosa – autoironia critica di quando eravamo convinti che avremmo cambiato il mondo.

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29/09/2015

Benni. Perché ho rifiutato il premio De Sica

Stefano Benni, scrittore e non solo, ha rifiutato il premio Vittorio De Sica, assegnatogli furbescamente dal ministro Franceschini per mascherare con un nomina indubbiamente di sinistra una linea di politica culturale e dell'istruzione decisamente elitaria, classista, censitaria. Insomma: di destra estrema.

Qui di seguito la motivazione ufficiale, che lo stesso Benni ha deciso di rendere nota in seguito al diffondersi metastatico di motivazioni strambe sui vari media.

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Poiché sono uscite notizie un po' imprecise a riguardo, ecco il testo della motivazione con cui il Lupo Benni non ha accettato il premio Vittorio De Sica:

Gentili responsabili del premio De Sica e gentile Ministro Franceschini, vi ringrazio per la vostra stima e per il premio che volete attribuirmi.

I premi sono uno diverso dall'altro e il vostro è contraddistinto, in modo chiaro e legittimo, dall'appoggio governativo, come dimostra il fatto che è un ministro a consegnarlo.

Scelgo quindi di non accettare. Come i governi precedenti, questo governo (con l'opposizione per una volta solidale), sembra considerare la cultura l'ultima risorsa e la meno necessaria.

Non mi aspettavo questo accanimento di tagli alla musica, al teatro, ai musei, alle biblioteche, mentre la televisione di stato continua a temere i libri, e gli Istituti Italiani di Cultura all'estero vengono di fatto paralizzati. Non mi sembra ci sia molto da festeggiare.

Vi faccio i sinceri auguri di una bella cerimonia e stimo molti dei premiati, ma mi piacerebbe che subito dopo l'evento il governo riflettesse se vuole continuare in questo clima di decreti distruttivi e improvvisati, privilegi intoccabili e processi alle opinioni. Nessuno pretende grandi cifre da Expo, ma la cultura (e la sua sorgente, la scuola) andrebbero rispettate e aiutate in modo diverso. Accettiamo responsabilmente i sacrifici, ma non quello dell'intelligenza.

Comprendo il vostro desiderio di ricordare il grande Vittorio De Sica, e voi comprenderete il mio piccolo disagio.

Un cordiale saluto e buon lavoro

Stefano Benni

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12/03/2014

Stefano Benni e i No Tav prigionieri


Come Erri De Luca, anche Stefano Benni riconosce nella resistenza No Tav un segnale di consapevolezza in mezzo a un deserto di indifferenza, schiacciato dagli interessi economici e la resa alla pura pulsione di sopravvivenza. Una lettera splendida a Mattia, detenuto e accusato - con vivo sprezzo del ridicolo - di "terrorismo".

C'è da chiedersi perché mai, tra gli intellettuali, soltanto gli scrittori trovino il coraggio di far sentire la propria voce. Forse perché gli altri hanno smesso di pensare "critica-mente"?

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Per Mattia

da tua madre vengo a sapere del tuo momento difficile. Non ti conosco. Ma ho avuto la tua età e mi sono ribellato, e ho provato rabbia e ho conosciuto, anche se per breve tempo, la prigione militare. Non ho nessuna lezione da darti, se non questa: quando ero chiuso in caserma, leggevo, parlavo con i miei compagni, scrivevo. Tutto, pur di non sprecare il mio tempo, pur di non darla vinta a chi mi aveva privato della libertà. E ci sono riuscito.

Non conosco la tua storia, immagino sia quella di molti giovani che vivono in questo paese apparentemente senza anima e senza speranza. Mio figlio ha scelto di lavorare all’estero, nelle emergenze umanitarie. Tu hai scelto di batterti per le cose in cui credi. Finché ci saranno giovani come voi, anche se diversi nelle idee e nelle forme di lotta, mi viene da pensare che questo paese abbia ancora un pezzo di anima e un respiro di speranza. A volte si è più liberi dietro un muro, che in un deserto di indifferenza. Tieni duro.

Stefano Benni

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