Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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02/09/2016

Ma Parisi ha il “quid”? Cronache nel centro destra

Come era prevedibile, nel centro destra si è scatenata la guerra civile per succedere a Silvio, sempre che ci sia davvero una successione da attuare. Mi spiego meglio.

Allo stato dei fatti, la successione è imposta, prima di tutto, dall’ineleggibilità del (ex) Cavaliere a seguito dell’applicazione della legge Severino. Cosa per la quale l’interessato ha fatto ricorso davanti alla corte di Strasburgo, sostenendo che, all’epoca dei fatti per i quali è stato condannato, la legge Severino non c’era e, pertanto, non è applicabile retroattivamente. Lo Stato italiano si è difeso dicendo che l’ineleggibilità non è una sanzione di tipo penale ma amministrativo, per cui non valgono le leggi sulla successione delle leggi penali (art. 2 del codice penale).

Personalmente, sono convinto che la corte di Strasburgo darà ragione a Berlusconi perché sin qui la sua giurisprudenza costante è andata in questo senso: penale o amministrativa, si tratta comunque di una sanzione che non può essere irrogata retroattivamente.

Ed essendo un garantista penso che sia giusto così, anche se il cavaliere mi sta simpatico come la candeggina nel caffè. Comunque staremo a vedere. Ma in caso di vittoria, che farà Silvio, tornato candidabile?

Deciderà di tornare in campo? L’uomo ha un ego smisurato per cui non c’è dubbio che la tentazione ci sarebbe e forte. In quel caso, Parisi finirà rottamato in men che non si dica o, al massimo, resterà come segretario del nuovo partito, ma il candidato alla Presidenza del Consiglio sarà l’inossidabile uomo di Arcore (“Parisi? Non ha il quid” ricordate come andò ad Alfano? Gli amori di Silvio durano molto poco). Però le cose non sono così semplici e non è solo questione di fedina penale.

A fine settembre saranno 80 anni, il che non vuol dire molto, visto che abbiamo avuto il coraggio di eleggere Presidente della Repubblica Napolitano che era alla soglia dei 90. Ma le condizioni di salute glielo consentiranno? A giugno ha avuto un brutto intervento al cuore ed, all’uscita dall’ospedale lo abbiamo visto tutti in uno stato penoso: parlava di un intervento dolorosissimo e di non aver immaginato prima quanto lo sarebbe stato. In fondo, nonostante il suo ipertrofico ego, anche il Cavaliere resta un essere umano con tutte le sue fragilità. E corrono anche voci peggiori sul suo stato di salute, addirittura, in un noto ospedale milanese c’è gente che si spinge a dire “non ha più di cinque anni di vita”. Non credo a queste voci e, nonostante tutto, gli auguro di vivere a lungo, come lo augurerei (quasi) ad ogni altro essere umano, però è un fatto che sembra piuttosto azzardato una campagna elettorale nelle sue condizioni fisiche.

Poi c’è lo stato un po’ burrascoso dei suoi affari: ha venduto il Milan, su altri affari manca la liquidità, l’assorbimento della Rizzoli libri non sembra essere andato nel modo migliore e sono riprese le voci per cui seguirebbe una ristrutturazione di tutto il gruppo “Mondazzoli” per poi essere venduto ad un imprenditore straniero, forse tedesco. Infine la questione con Bollorè sta finendo decisamente male perché il francese se l’è maledettamente presa per un po’ di maquillages sui conti della società ma si sa, i francesi non hanno senso dell’umorismo e se la prendono per niente.

Comunque, con un barometro che segna tempesta non è prudente mettersi in acqua per una nuova avventura. Anche perché qui bisogna ricostruire tutto dalle fondamenta: Fi è sotto il 10%, gli alleati si sono fatti arroganti e i colonnelli sono una banda di desperados senza arte né parte. La Gelmini? Toti? Brunetta? La Brambilla? Sarebbe meglio la Boschi ed è tutto dire.

Se la sconfitta dovesse avvenire senza Berlusconi in campo, l’interessato potrebbe sempre dire “Non c’ero io...”, ma se avvenisse con lui alla testa non ci sarebbe attenuante ed il suo orgoglio ne uscirebbe distrutto.

Credo che i figli abbiano chiaro tutto questo e, appoggiati da Confalonieri, lo convincerebbero al passo di lato” nel caso di ritorni di fiamma.

Dunque, Parisi è la scelta obbligata: se pure gli altri riuscissero a farlo fuori, sarebbe solo per riprendere la guerra fra di loro e, messi tutti uno in collo all’altro, non arriverebbero al ginocchio del vecchio leder.

Però Parisi ha bisogno di una consacrazione. Sino a quando fosse il “nominato” dall’Unto del Signore, sarebbe debolissimo. Deve conquistarsi una sua base ed un riconoscimento, pena il trovarsi a capo di una tribù di cannibali ubriachi. L’autorevolezza necessaria potrà venirgli solo da tre prove cui deve sottoporsi: il referendum, la ricostruzione di una struttura di partito che risponda a lui e non agli attuali feudatari ed, infine, le primarie da stravincere.

Le prime due cose possono essere fatte contestualmente: Parisi deve gettarsi nella mischia referendaria recuperando l’elettorato di Forza Italia, compresi quelli che ormai sono passati all’astensione. Ed lì che può guadagnarsi i galloni di capitano e, nello stesso tempo, iniziare a ricostruire il partito in periferia. La Tv è importante, ma gli occorre andare fra la gente non ripetendo l’errore fatto nelle ultime due settimane di campagna elettorale milanese. Poi le primarie saranno una strada in discesa, ma solo dopo.

Dopo sarà pronto alle elezioni nelle quali, se vuole essere competitivo, deve recuperare tutto il pulviscolo di centro (Ap, Ala eccetera), recuperare una parte dell’elettorato di Fi andato all’astensione ma, soprattutto, recuperare quel 3-4% che è, in questi anni, è andato al Pd. Operazione non impossibile, se si presenterà come quello che vuol, rovesciare il “montismo” proseguito dal Pd: tasse senza sviluppo e con default certo.

Stiamo a vedere che ne viene fuori, ognuno deve fare il suo mestiere, vediamo se Parisi è in grado di farlo.

28/07/2016

Parisi: una buona notizia anche a sinistra. Vi spiego perché

Anche se fra molte resistenze della corte di Arcore, a quanto pare sarà Parisi il nuovo volto del centro destra per le prossime politiche. Previsione facile perché quell’area non ha assolutamente niente altro da mettere in campo.

Berlusconi ad ottobre suona gli 80 anni, è palesemente non più in grado di reggere fisicamente un ruolo di primo piano ed ha una immagine logoratissima (senza tener presenti gli impedimenti giudiziari). Toti, la Gelmini, Lupi?  Sono sbiaditissime controfigure che portano con sé lo strascico della decadenza berlusconiana senza nemmeno avere le capacità comunicative ed il carisma che, nonostante tutto, occorre riconoscere a Berlusconi. Sono vecchi arnesi del ceto politico in tempi di rivolta contro la politica: nulla che serva allo scopo. Marchini? A Roma ha perso e, nonostante l’appoggio di Forza Italia, non ha raccolto neppure i voti della volta precedente. Fitto, Alfano, Verdini, Tosi? Non ne parliamo proprio. Salvini è strutturalmente perdente, la Meloni è una brava ragazza di non particolare talento e, per di più, è anche un po’ fascista... meglio lasciar  perdere.

Eppure la destra ha ancora un forte bacino elettorale: se sommiamo Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia siamo intorno al 25-30%, se aggiungiamo Alfano e Casini e, soprattutto,  il pezzo di elettori di destra che dal 2011 “dorme” fra le pieghe dell’astensionismo ma che, in presenza di una offerta credibile potrebbe ridestarsi e materializzarsi nelle urne, il centro destra può essere addirittura maggioritario. Attenti a darlo per morto: non lo è e basta vedere i risultati delle amministrative dei centri minori. Se ne è accorto persino Bersani che non è esattamente un’aquila.

Parisi è l’unica carta credibile che attualmente hanno: è una persona corretta senza scheletri nell’armadio (almeno per quel che si sa e finora nessuno ne ha fatto cenno), è una persona equilibrata, esprime le sue idee con pacatezza, cortesia senza insultare gli avversari. Sembra anche che abbia delle idee in testa (di questi tempi merce rara!). A Milano è riuscito a federare tutto il centro-destra, anche se poi, all’ultima curva, una parte lo ha tradito. Ha resuscitato un centro-destra milanese che i sondaggi a dicembre davano sotto il 20%: ha preso il 35% al primo turno e il 48% e mezzo al ballottaggio. Un risultato di tutto rispetto.

Ma soprattutto, non si è compromesso con la politica degli ultimi dieci anni e con le cronache dell’ultimo berlusconismo che la destra ha bisogno di far dimenticare.

Questo non vuol dire che Parisi avrà vita facile: la Meloni, la Gelmini, Lupi, Salvini, Toti ecc. promuoveranno la Santa alleanza del Nord per sbarragli la strada, salvo riprendere a scannarsi all’indomani della sconfitta dell’intruso. Poi la sponsorizzazione di Berlusconi, per un lato gli è necessaria, per l’altro, obiettivamente, lo danneggia rischiando di trasformarsi nel “bacio della morte” come è successo a Marchini. E comunque, lo spazio della destra è in parte occupato dal Pd che è un ottimo partito di destra.

Detto questo, è probabile che se Parisi dovesse riuscire nell’intento, questo potrebbe essere un’ottima cosa per la sinistra tutta (da quella che si ostina a votare Pd a quella più radicale) ed anche per il M5s e per diverse ragioni. In primo luogo, una destra che riprende consistenza diventa un argine al Partito della Nazione di Renzi, mentre una destra sfarinata o ridotta alla marginalità politica, come quella attuale, è destinata ad essere assorbita un pezzo alla volta nel progetto del giullare di Firenze e questo non è un bene.

In secondo luogo, una destra decente e presentabile resta un avversario, ma sposta il confronto su un livello migliore. Per troppi anni, la sinistra (mettendo nel conto anche Pds-Ds-Pd che tanto sinistra poi non erano) ha vissuto di rendita sull’antiberlusconismo alimentato dallo stesso Berlusconi con il suo conflitto di interesse, il suo odore di P2, i suoi avvisi di garanzia e le sue lotte per l’impunità, le sue ciclopiche gaffes internazionali e il suo bunga bunga. L’eterno ricatto era “non astenerti, altrimenti vince Berlusconi e la democrazia è in pericolo!”. Mentre l’offerta politica della sinistra diventava sempre più scadente. Pur di cacciare Berlusconi ci siamo bevuti persino quel disastro di Monti, che ha peggiorato irreparabilmente la nostra economia. Il risultato di questa politica del “vinca il meno peggio” è stato Renzi. Direi che peggio non poteva andare.

Una destra decente significa smettere di lottare perché vinca il meno peggio ed iniziare a battersi per il “vinca il migliore”.

Noi non ci aspettiamo che Parisi si metta alla testa della lotta all’iper capitalismo o che promuova i salari ed i diritti dei lavoratori, ci basta che faccia con decenza il suo lavoro di leader del fronte moderato, perché poi sia la sinistra a riscoprire le ragioni della lotta al liberismo e per la tutela dei diritti dei lavoratori. Vogliamo una destra ed una sinistra realmente e non solo nominalmente alternative fra loro, dove votare abbia un senso.

A ognuno la sua parte, scontriamoci sui nodi reali e basta con le campagne di gossip.
 
E se Parisi servisse a questo, vi sembrerebbe poco?