In un articolo pubblicato sulla versione online della rivista (Famiglia Cristiana), Marinella Correggia analizza il conflitto libico e il modo in cui viene veicolato dai media.
La giornalista esordisce con "la madre di tutte le bugie": i 10mila morti e 55mila feriti utilizzati come pretesto per una guerra condotta "a tutela del popolo libico". Il dato fu diffuso per la prima volta a febbraio da un utente di Twitter, Sayed Al Shanuka, qualificatosi come membro libico della Cpi. I diecimila morti divennero la bandiera dell'operazione "Unified Protector", e a nulla servì la smentita della stessa Cpi, per la quale il signor Sayed Al Shanuka era un illustre sconosciuto.
Da lì le supposte bugie si snodano in un lungo elenco, che va dalla mancanza di foto o video che possano testimoniare i primi massacri del regime (quelli perpetrati a Tripoli in febbraio), alle fosse comuni che si sono rivelate un cimitero, passando per i 55mila feriti, troppi per poter essere effettivamente ospitati negli ospedali del Paese. E ancora, Correggia sottolinea come i soldati del Colonnello siano spesso definiti "mercenari", "miliziani" e "cecchini" provenienti per lo più dall'Africa subsahariana, ignorando il fatto che moltissimi libici del sud hanno la pelle nera. Gli stessi mercenari sono accusati di seminare il terrore con stupri di massa, ma non esiste nessuna prova che si tratti di una pratica sistematica.
Del regime si è scritto anche che ha fatto uso di bombe a grappolo, ma secondo una ricerca di Human Rights Investigation gli ordini trovati potrebbero essere stati sparati dalle navi della Nato. Quanto alle stragi di civili, sono state un'ottima argomentazione in mano ad ambo le parti. Infine, l'articolo di Famiglia Cristiana accenna alle proposte negoziali spesso presentate da governi latinoamericani e dall'Unione Africana (Ua), ripetutamente respinte sia dalla Nato che dai ribelli.
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