Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
Visualizzazione post con etichetta Sodom. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sodom. Mostra tutti i post

31/10/2021

Sodom - 2001 - M-16

Se c’è una line-up dei Sodom a cui non sono mai stato affezionato è quella con Bernemann e Bobby Schottkowski. Quest’ultimo oggi è in una delle due incarnazioni degli storici Tank, e, se siete interessati ai fenomeni di bipolarismo metallico (Batushka, Rhapsody), dovreste quanto meno documentarvi sulla loro attuale situazione, poiché è spassosa.

Tom Angelripper li aveva raccattati da un gruppo crucco chiamato Crows. Questi ultimi avevano pubblicato su Century Media un solo album, The Dying Race del 1991, un power metal raffinato ed americaneggiante che non lascia minimamente presupporre che alcuni di loro un giorno sarebbero finiti in una delle formazioni più rozze al mondo per antonomasia. Ogni volta che rileggo il nome di Bernd Kost (Bernemann) nei crediti di The Dying Race stento a crederci. Ma è così.

Gli errori che ho visto Bernemann mettere a segno sono per me una persecuzione, per quanto io non sia chitarrista; è l’anti palm-mute in persona e l’hanno preso in un gruppo thrash. Possa la Madonna perdonarmi per le cose che le ho detto le quattro volte che ho visto i Sodom con Bernemann alla chitarra. Bobby, invece, è un taglialegna prestato al drum kit. La suddetta line-up ha partorito un album pazzesco, uno solo, sebbene già da Till Death Do Us Unite si potesse percepire un piacevole vento di cambiamento. Questo disco è naturalmente M-16,. Figlio dello stesso 2001 di The Antichrist (finalmente bene) e Violent Revolution (bene, ma che paraculata gigantesca), batte entrambi gli album “rivali” giocando sul terreno dell’onestà e del fucile mitragliatore. 

M-16 è come quei videoclip reperibili su YouTube in cui i texani ci dimostrano che è possibile abbattere quaranta cinghiali in un pomeriggio sorvolando le praterie con un elicottero e un armamentario degno di Call of Duty – World at WarM-16 è un album “con la firma”, non dipende dagli accenni slayeriani come accaduto al pur buono Code Red, ma è Sodom in tutto e per tutto senza assomigliare né alle bordate di stampo Usa di Agent Orange né alla metallaraggine ostentata di Better off Dead, né al periodo estremo, né al violentissimo Tapping the Vein o agli ammiccamenti “punk” che ne seguirono.

M-16 è un’ultima versione inedita dei Sodom, corposa, egocentrica, a mitraglia, non troppo veloce ma nemmeno troppo melodica. È un album oscuro e pesantissimo, mai però spinto all’eccesso quanto il meraviglioso Tapping the VeinI tempi lenti si prendono tutta la parte centrale del disco, di cui ho adorato Little Boy più delle altre. Lo appesantiscono, forse, ma all’accelerazione di Lead Injection ci si sente nuovamente a casa. Gli ingredienti di facile richiamo sono la mid-tempo di sasso (Napalm in the Morning, volendo una nuova Remember the Fallen o una One Step Over the Line meno cupa) e la rockeggiante Marines, seguita dalla chiacchierata riproposizione di Surfin’ Bird. Fine.

Non mi interessano particolarmente i seguenti album dei Sodom. L’omonimo ha ancora benzina in corpo e un apprezzabile gusto melodico. In War and Pieces ha le ultime canzoni davvero sensate a firma della band tedesca. L’album orgoglioso, sfacciato e magnifico del trio (perché oggi un secondo chitarrista là dentro, perché?) Angelripper/Bernemann/Bobby è questo e soltanto questo. E quando uscì fu una goduria infinita esserne travolti. Un M-16 è per sempre. (Marco Belardi)

Fonte

18/08/2013

Epitome Of Torture

Uuaarrgghh, Sodom !!! La fiamma che più di ogni altra ha saputo scaldare il mio cuore durante i rampanti anni di gioventù capellona. Witching Metal, Conjuration, Wachturm, Eat Me!, Hanging Judge... quale migliore colonna sonora per sfogarsi dopo una lunga giornata di sfruttamento lavorativo ? Nuclear Winter, Agent Orange, Stalinorgel, One Step Over The Line, Fields Of Honour... quali migliori inni per gridare l'insensata crudeltà della guerra ?

Anche se non privo di difetti (songwriting piuttosto statico, riff e refrain che si assomigliano un po' tutti) il power trio teutonico ha sempre trovato nella persona del fornicatore il più classico degli estimatori grazie ad una qualità che li accomuna molto ai vecchi AC ϟ DC di Bon Scott. Sto parlando di quel “tiro”, quell'irresistibile scarica adrenalinica in grado di accendere nella mente dell'ascoltatore più pacato un certo killer instinct, da consumarsi preferibilmente nei pressi di Palazzo Montecitorio. Una bomba di stampo punk'n roll detonata fin dagli esordi (non penserete mica che Outbreak Of Evil sia un tributo ai Rainbow, vero ? ) e che sembrava destinata ad aprire il culo anche al più avido dei produttori discografici. Sembrava, appunto.

Il nuovo millennio ha aperto nuove interessanti prospettive, la purezza del thrash metal è clamorosamente rifiorita “regalando” un'ondata di nuovi adepti alla corte di Tom... e tutto è andato tristemente in malora ! Già dal fortunatissimo M-16 (l'ho riascoltato recentemente senza avvertire nessun sbalzo da pelle d'oca) un certo modo di suonare è andato a farsi benedire in favore di una sterzata meno dirty e più ragionata, sicuramente più “heavy". Svolta che ha dato il via ad una marea di sbadigli, i quali sembrano destinati a non placarsi nemmeno col presente Epitome of Torture.

“Il thrash è la loro fede !” “Inossidabile Onkel Tom !” ... no ragazzi, mi dispiace. Qui non troverete scritte le solite adolescenziali banalità preconfezionate. Piuttosto, è proprio il dischetto in questione ad aver poco da dire.
Certo, i primi minuti scorrono via senza intoppi, ma già dalla title track (3^ brano) la pazienza inizia a vacillare e scatta quel fastidioso ma inesorabile desiderio di skippare verso la traccia successiva in cerca di un po' di giustizia. Senso di appagamento che purtroppo il combo tedesco non è più in grado di trasmettere.
Non preoccupatevi comunque eccessivamente, carissimi fanatici dell'ultim'ora: probabilmente sono io la mente retrograda in grado di non capire “l'inarrestabile evoluzione di zio Angelripper” (fra tutte le stronzate partorite dal web, questa rimane senza dubbio la migliore ! ). Non prendetevela se vi dico che dopo svariati - e forzatissimi - ascolti, gli unici spunti in grado di meritare la sufficienza emergono dall'auto-celebrativa S.O.D.O.M. (scontatissimo il chorus) o ancor più dall'epica Into the Skies of War (molto ruffiana, ma tutto sommato convincente).
Il resto è davvero una... tortura, comprese le bonus tracks presenti nella versione deluxe, da molti considerate come il punto più alto di questa “nuova” incarnazione: Waterboarding mi ha quasi infastidito (Tom facci un piacere, evita di salire troppo con lo screaming ! ) mentre Splitting The Atom ha avuto il solo effetto di aumentare la quantità di melatonina nel mio organismo.

Che dire? Piazzo un sentimentale 5 soltanto per stima verso il logo che troneggia in copertina, ed allo stesso tempo rabbrividisco nel constatare l'attuale appeal mediatico della band, grottescamente raddoppiato rispetto a quello di una ventina di anni fa (alzi la mano chi ha in casa una copia del mitico Get What You Deserve ?!?! ). Mr. Such questo l'ha capito benissimo e continua, insieme agli amici / nemici Petrozza & Schmier, a “far marchette” per l'ormai imminente pensione (attenzione, la Merkel non perdona ! ).
Dopotutto, l'ingrato mestiere di musicista prevede anche questo.

Fonte

22/01/2012

Into the Concept: Sodom - "M-16"

Premessa
Penso che concorderete con me che “guerra” ed “heavy metal” sono spesso andati a braccetto fin da quando il nostro genere preferito non era ancora pienamente identificato come tale.
Senza addentrarci in complicati discorsi sociologici/musicali (che lascio volentieri a chi esercita questo mestiere di professione), valga per tutti il calzante paragone fra la potenza sprigionata da una band hard rock o heavy metal a tutto volume con il clangore delle armi in un corpo a corpo o il martellamento del fuoco di sbarramento degli obici.
Ovviamente senza dimenticare i numerosi spunti che la guerra ha fornito, sia nella sua accezione più epica (valga come esempio la suite di “Achilles agony and ecstasy” dei Manowar), sia nel suo completo rifiuto (es.: “War pigs” dei Black Sabbath) alle liriche di innumerevoli gruppi il cui elenco occuperebbe lo spazio di una guida telefonica.
Nelle intenzioni del sottoscritto questo dovrebbe essere il primo articolo di una breve serie in cui verranno trattati quegli album della storia recente del metal estremo che hanno trovato ispirazione dai libri di storia piuttosto che dagli eventi quotidiani o dai fatti di vita vissuta.
Sperando di farvi cosa gradita…buona lettura.

“Mi piace l’odore del napalm al mattino”
Nel 2001 i tedeschi Sodom danno alle stampe il loro nono full-lenght “M-16”, un concept album di quasi cinquanta minuti ispirato dalle vicende avvenute durante la Guerra del Vietnam (1960-1975), conflitto bellico che ha diviso l’opinione pubblica americana a cavallo fra gli anni 60 e gli anni 70 come mai era successo negli interventi militari precedenti. Letteratura e cinema hanno trattato l’argomento molto meglio di quanto possa fare io in poche righe, ed è a loro che vi rimando per gli approfondimenti necessari per sapere di più su un pezzo della storia contemporanea spesso frettolosamente trattato sui libri di testo presenti nella scuola italiana.

“M-16” inizia in maniera dirompente come è lecito aspettarsi dai thrasher tedeschi, a quali si potrà forse rimproverare una certa ripetitività ma sulla cui attitudine si può sempre contare quando si vuole mettere musica veloce e pesante.
“Among the weridcong” ci parla della paura dei soldati americani di trovarsi nel mezzo delle imboscate nemiche, che“come morti che escono dalla loro tombe” seminano il terrore fra le truppe statunitensi, e che l’unico modo per eliminarli è fare affidamento sulla potenza delle mitragliatrici così da “ucciderli metodicamente, sparpagliandone le cervella”.
Si continua con la furiosa “I am the war”, in cui il buon Tom Angelripper ci racconta di come lo stress dei continui conflitti a fuoco possa portare all’alienazione dei militi. “Io sono la guerra/mai disarmato/io sono la guerra dentro al mio cuore” dice il soldato americano della canzone, il quale poi continua esprimendo odio e disprezzo per il nemico. Parole forti che dicono “Sento l’odore della falsità/napalm per la tua nudità/pratico gli insegnamenti del mio dio/la deidratazione del tuo sangue” e che ci insegnano che la pietà è un sentimento che in guerra non può esistere.
La voce di Marlon Brando in Apocalypse Now ci accompagna alla terza traccia del cd.
“Napalm in the morning” è forse la citazione più celebre del film di Coppola e non poteva mancare in un album dedicato alla Guerra del Vietnam.
Brano cadenzato che ci racconta di come “il fuoco come pioggia cade dal cielo infinito/puoi sentire il ruggito del tuono definitivo/napalm al mattino”.
Gli effetti delle bombe incendiarie si fanno sentire: “il fisico stravolto dall’odore della benzina/vedi i volti vuoti che bruciano” e fanno sentire gli americani come dèi purificatori “schiacciali a terra senza pietà/l’inferno è arrivato per voi”.
La quarta canzone del cd è decisamente un up-tempo veloce, “Minejumper” ci racconta del pericolo, ancora oggi presente, delle mine nascoste nella vegetazione tropicale del Vietnam: “non posso trovare rifugio/il tuo regno può ora iniziare/ignorando il tuo trionfo/evoca i morti/il tormento degli incubi/rivela la mia paura più buia”.
Tutto finito? Assolutamente no. Il titolo di “Genocide” ci dice esplicitamente quello che avviene durante gli anni di guerra”questa è la parte oscura dell’umanità che libera la follia traditrice/non puoi ignorare la verità nascosta/che ci seguirà fino alla fine dei tempi”. Toni apocalittici che terminano con un “non esiste Dio” che ben fotografa la macelleria che è il campo di battaglia.
La sesta canzone parla invece di come la guerra può cambiare la personalità di chi vi partecipa. “Little boy” ci racconta di come un “piccolo di mamma lentigginoso/l’orgoglio di papà/coccolato e amato/raggio di sole delle loro vite” subisca l’impatto con gli orrori della guerra. Il “little boy” vedrà scorrere via la vita e che “morto significa quando tocchi il terreno” e che “nessun dio pregherà per il mondo che lasci” e che a nessuno importa “dell’innocenza che perderai”.
La titletrack “M-16” (il modello di fucile mitragliatore in uso all’epoca del conflitto) ci narra del rapporto di amore fra il soldato e la sua arma. “Li abbattiamo/liberiamo la zona con l’M-16/la vendetta ci brucia dentro/spazziamo via le loro vite/la pietà portata al punto più freddo” dice il soldato dipinto dalla canzone. Un tono quasi “gioioso” di chi veste i panni dell’angelo della morte impugnando un fucile al posto della falce.
La parte finale del concept prosegue con “Lead injection”, ed anche qui si può affermare che il titolo ci dice tutto. L’iniezione di piombo è quella che i soldati, sempre più alienati dal conflitto, eseguono sui civili e vietcong durante i tristemente famosi raid nei villaggi vietnamiti, in cui non si faceva distinzione fra uomini, donne e bambini. “Perché piangi mentre ti contorci e strisci?/preghiere patetiche da parte tua/poste sotto la mia voglia di sangue/iniezione di piombo”.
Parole forti quelle usate dal gruppo tedesco, ma che rendono bene i massacri perpetrati dai soldati statunitensi sul suolo vietnamita.
L’ottava traccia è “Cannon fodder”, ovvero la carne di cannone come in gergo militare viene chiamata la fanteria “sacrificabile” per il raggiungimento degli obiettivi strategici: se avete avuto l’occasione di vedere “Hamburger Hill” – giusto per rimanere in tema Vietnam - capirete alla perfezione cosa intendo.
“Tutti i miei eroi/legioni di combattenti/crocefissi in fiamme/carne da cannone/fiumi rossi/roulette russa/il gioco d’azzardo degli ipocriti/carne da cannone”.
L’ultima traccia è dedicata al corpo dei “Marines”, i quali usano “l’odio come strumento per controllare gli aggressori/nel profondo della giungla/nelle tempeste del deserto/presi fra le legioni dell’odio/sotto lo sguardo di un occhio malefico”
Non manca pure il classico punto di vista americano sull’argomento quando i Sodom affermano che “siete i prescelti per garantire la sicurezza del mondo/soldati universali fino all’osso/e per i miei fratelli meriterai/di essere abbattuto sulla sanguinosa strada della guerra”.
Perché i “marines stanno combattendo per te/i marines stanno morendo per te”.

“M-16” termina con una gustosa bonus track, la cover di “Surfin’ bird” dei The Trashmen che i più forse conoscono per la versione eseguita dai Ramones.
Pezzo furioso e pazzo che ricollega idealmente “M-16” al conflitto di quegli anni e che chiude in maniera splendida un album fresco e possente anche dieci anni dopo la sua pubblicazione.

Alla prossima!

Fonte.

Questa è un'iniziativa editoriale che mi garba!
Peccato per la poderosa svista circa l'intro di Napalm in the morning che è confezionata da Robert Duvall e non da Marlon Brando (in uno dei momenti più alti raggiunti dal cinema americano - che ahimè nessuno ha capito, almeno stando ai commenti che sì leggono su YouTube -) e per non aver supposto che forse, la cover di Surfin' bird può essere interpretata come un'altra citazione cinematografica di classe da parte dei Sodom (altro che le cazzate epiche dei Manowar...).

16/09/2011

I tormboni.

Pochi cazzi, quando sì cerca un po' di sana, gagliarda cagnara non c'è niente di meglio dei Sodom anni '90, alla faccia di tutti quei finocchi che passarono dai giubbotti toppati alle camicie di flanella al primo soffio di vento proveniente da Seattle.

Introduzione delirante a parte,  sono qui per vomitare un po' di schifo a seguito delle ennesime stronzate uscite dalla bocca dalla nostra classe politica.
Sì parte martedì 13 con la nuova stagione di Ballarò e la visione di Bersani che ride fintamente divertito alle battute di Crozza sul PD e il caso Penati, come se il salumiere piacentino non fosse il segretario del medesimo "partito" sputtanato.
Ha fatto più bella figura Alfano ribadendo con coerenza a mezzo delle sue espressioni da leso, d'essere uno schifo d'uomo.
Sì prosegue giovedì 15 con il libertario del futuro Fini che su 8 e mezzo, col consueto aplomb che lo contraddistingue (e gli fa fare sempre un figurone, lo ammetto), scarica la consueta vagonata di merda sul Governo, dispensando successivamente perle di saggezza in merito alla necessità di una nuova legge elettorale, alla fiducia nella giustizia e alla necessità di un patto generazionale che nella sua mente si concretizza nell'innalzamento dell'età pensionabile per consegnare un futuro più sereno e certo ai giovani. Un delirio di cazzate profuso con una pacatezza ed esaustività così spiazzante da eliminare ogni diritto di replica ai conduttori in studio, che per altro non la esercitano mai un po' per connivenza, un po' per incapacità.
Chiusa anche questa vetrina politica (i programmi di "approfondimento" di Floris e Gruber dovrebbero essere considerati spot elettorali, non informazione giornalistica) è il turno di un articolo apparso su Il Fatto Quotidiano, in cui viene dato spazio alle dichiarazioni  rilasciate da Napolitano in visita ufficiale in Romania circa la crisi e la necessità di comportamenti adeguati d aparte di tutti per riguadagnare la fiducia del mercato.
Le poche righe che compongono l'articolo meritano d'essere lette tutte d'un fiato per massimizzare l'effetto vomito nei confronti di questo trombone allampanato che richiama al dovere l'Italia stringendo le mani degli imprenditori che hanno delocalizzato in Romania e "riflettendo" sulle storture targate anni '70 e '80 che hanno portato il Paese ad accumulare 1900 miliardi di Euro di debito pubblico.
Da notare la totale assenza di critica nell'esporre le parole di Napolitano, trattato con trasversalità assoluta (sia politica sia mediatica) come una sorta d'oracolo ricolmo di saggezza, dimenticando che questo parassita della politica, fin dai tempi della militanza nel PCI (a cui è approdato proveniendo direttamente dai Gruppi Universitari Fascisti...) ha strizzato più di un occhio nei confronti della politica "spregiudicata" dei socialisti di Craxi e sosteneva la necessità per il PCI di meglio integrarsi con il capitalismo rampante di quegli anni che di fatto fu l'anticamera dello sfacio socio-economico che viviamo oggi.

Mi domando quanto tempo ancora bisognerà attendere prima di vedere questi paraculi fuori da coglioni della vita pubblica del Paese.

25/06/2011

How to restyling a nuclear arsenal.

Global Zero: il restyling delle armi nucleari costerà 1000 miliardi di dollari.
E’ questo l’ammontare della cifra destinata dalle 9 potenze atomiche del Pianeta all’ammodernamento del parco armi nucleari. Lo rende noto un rapporto della campagna internazionale Global Zero.

“Mr Gorbacev, tear down this wall!”. Signor Gorbacev, butti giù questo muro. Esattamente 24 anni e una settimana or sono, parlando di fronte alla Porta di Brandeburgo, Ronald Reagan pronunciò una frase che avrebbe fatto storia. Quel giorno, a Berlino Ovest come nel resto del mondo, l’umanità iniziò a intravedere i titoli di coda della guerra fredda.

Il più lungo conflitto a bassa tensione di sempre, insomma, stava volgendo al termine e con esso anche il diffuso timore di una soluzione finale chiamata guerra nucleare. Nessuno si stupì, dunque, quando nel luglio del 1991, Usa e Urss siglarono il primo vero trattato di disarmo, quel tanto auspicato Start I che continua a pesare a vent’anni di distanza sulla gestione del programma di smantellamento delle armi atomiche. Eppure, nonostante tutto, l’irresistibile voglia di restyling pare destinata a condizionare ancora in modo abnorme la spesa pubblica delle potenze nucleari. Orientando in tal senso qualcosa come 1.000 miliardi di dollari di investimenti nel prossimo decennio.

A renderlo noto, in uno studio reso pubblico in questi giorni, gli attivisti di Global Zero, una campagna internazionale nata nel 2008 per promuovere lo smantellamento degli arsenali nucleari del Pianeta. Un processo tuttora in atto ma incapace, tuttavia, di bloccare quelle operazioni di rinnovamento degli armamenti che nemmeno la crisi, con il suo enorme impatto sulla spesa pubblica, è riuscita a frenare. “Nonostante la recente firma del nuovo trattato Start e la continua riduzione della dimensione dei loro arsenali, Stati Uniti e Russia continueranno ad aumentare la loro spesa” hanno spiegato da Global Zero alla vigilia dell’apertura dei lavori del summit dell’organizzazione in corso in questi giorni. Un fenomeno che pesa in modo evidente come dimostrano i dati a disposizione.

Nel corso del prossimo decennio, Gli Usa aumenteranno del 21% i propri investimenti nelle sole infrastrutture connesse alle armi atomiche mettendo mano al portafoglio per complessivi 85 miliardi. Nel corso del 2010 le operazioni di gestione e “upgrade” dell’arsenale a stelle e strisce sono state pari a 55,6 miliardi. Nel 2011, sostengono da Global Zero, si dovrebbe arrivare a quota 61,3 compensando così una parte rilevante della spesa totale del mondo (104,9 miliardi contro i 91 del 2010). Condizionata da una tecnologia piuttosto arretrata, la Russia dovrebbe seguire la stessa rotta attraverso interventi di restyling che dovrebbero implicare un esborso di 14,8 miliardi contro i 9,7 di quest’anno.

Ad oggi, nel mondo, soltanto 9 Paesi detengono nelle proprie basi armamenti atomici. Nel corso del 2011 andranno quasi tutti incontro a un aumento della spesa. I costi totali di riarmo sostenuti da Pechino per il rinnovamento dell’arsenale cinese saliranno a 7,6 miliardi nel 2011 contro i 6,4 dell’anno passato, quelli della Francia saliranno a quota 6 (contro i 5,9 del 2010) precedendo nella graduatoria dei fondi Regno Unito, 5,5 (4,5 nel 2010), India, 4,9 (4,1) e Pakistan, 2,2 (1,8). A mantenere uno sforzo costante saranno soltanto Israele, 1,9 miliardi di dollari esattamente come l’anno scorso, e Corea del Nord, i cui costi totali associati al nucleare resteranno fermi a 700 milioni di dollari (da segnalare, per l’altro il dato sull’abnorme spesa militare di Pyongyang, 8,8 miliardi di dollari pari a oltre 1/5 del Pil nazionale, di gran lunga il quoziente più elevato del mondo). Nessuna informazione viene invece fornita sul progetto atomico iraniano visto che la Repubblica Islamica, al momento, non fa ancora parte del club delle potenze nucleari. Lo scorso 26 maggio, l’International Atomic Energy Agency (Iaea) ha reso pubblico un rapporto piuttosto inquietante affermando che Tehran avrebbe “lavorato su un sistema di tecnologia nucleare di innesco altamente sofisticato che, secondo gli esperti, potrebbe essere usato con una sola finalità: il lancio di un’arma nucleare”. Da qualche tempo Washington sospetta che alcune imprese cinese abbiano ripetutamente violato l’embargo Onu rifornendo Teheran di know how e tecnologia nucleare che Pechino aveva ottenuto in passato proprio dagli Stati Uniti. Inizialmente contraria alle sanzioni contro l’Iran, la Russia aveva in un primo tempo garantito assistenza al programma atomico degli Ayatollah salvo poi, a quanto pare, optare per un salutare sabotaggio.

In più tre anni di attività, Global Zero ha ottenuto il sostegno di oltre 400 mila firmatari in tutto il mondo garantendosi l’appoggio di alcuni pentiti storici della teoria della deterrenza atomica negli anni della Guerra fredda tra cui, su tutti, l’ex segretario di Stato Usa Henry Kissinger. Ad offrire sostegno alla campagna anche l’ex premier britannico Gordon Brown, il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon e presidenti Barack Obama e Dimitri Medvedev. “Il progresso verso un mondo senza armi nucleari rappresenta un obiettivo di lungo termine della nostra politica estera. La Russia sta attuando misure su larga scala per la riduzione del suo potenziale nucleare” si legge in una nota inviata dallo stesso inquilino del Cremlino ai partecipanti del vertice londinese. Peccato che né lui né il suo collega della Casa Bianca, tuttavia, abbiano voluto spiegare per quale motivo i loro Paesi abbiano scelto, nonostante l’effettiva riduzione dell’arsenale, di scaricare sui contribuenti miliardi di dollari di spesa per finanziare l’aggiornamento tecnologico degli armamenti.

Fonte.

Ancora qualche dubbio sul fatto che le crisi economiche siano delle puttanate?

17/06/2011

Balle internazionali sulla Libia.

In un articolo pubblicato sulla versione online della rivista (Famiglia Cristiana), Marinella Correggia analizza il conflitto libico e il modo in cui viene veicolato dai media.

"Le forze di Gheddafi e di altri gruppi nella regione cercano di creare divisioni fra gli abitanti, usando le violenze contro le donne e lo stupro come strumenti di guerra". Parole del Segretario di Stato, Hillary Clinton, che ha espresso la ferma condanna degli Stati Uniti nei confronti del regime libico e dei crimini di cui si è reso responsabile. Non è la prima volta che la comunità internazionale (o i singoli governi, come in questo caso) manifesta profonda indignazione di fronte alle malefatte di Gheddafi e del suo entourage, ma quanto di questo sdegno nasce da una sincera volontà di denuncia? Se l'è chiesto anche Marinella Correggia, che sulle pagine di Famiglia Cristiana ha condotto una lucida analisi del conflitto libico e di come viene veicolato dai media.
La giornalista esordisce con "la madre di tutte le bugie": i 10mila morti e 55mila feriti utilizzati come pretesto per una guerra condotta "a tutela del popolo libico". Il dato fu diffuso per la prima volta a febbraio da un utente di Twitter, Sayed Al Shanuka, qualificatosi come membro libico della Cpi. I diecimila morti divennero la bandiera dell'operazione "Unified Protector", e a nulla servì la smentita della stessa Cpi, per la quale il signor Sayed Al Shanuka era un illustre sconosciuto.
Da lì le supposte bugie si snodano in un lungo elenco, che va dalla mancanza di foto o video che possano testimoniare i primi massacri del regime (quelli perpetrati a Tripoli in febbraio), alle fosse comuni che si sono rivelate un cimitero, passando per i 55mila feriti, troppi per poter essere effettivamente ospitati negli ospedali del Paese. E ancora, Correggia sottolinea come i soldati del Colonnello siano spesso definiti "mercenari", "miliziani" e "cecchini" provenienti per lo più dall'Africa subsahariana, ignorando il fatto che moltissimi libici del sud hanno la pelle nera. Gli stessi mercenari sono accusati di seminare il terrore con stupri di massa, ma non esiste nessuna prova che si tratti di una pratica sistematica.
Del regime si è scritto anche che ha fatto uso di bombe a grappolo, ma secondo una ricerca di Human Rights Investigation gli ordini trovati potrebbero essere stati sparati dalle navi della Nato. Quanto alle stragi di civili, sono state un'ottima argomentazione in mano ad ambo le parti. Infine, l'articolo di Famiglia Cristiana accenna alle proposte negoziali spesso presentate da governi latinoamericani e dall'Unione Africana (Ua), ripetutamente respinte sia dalla Nato che dai ribelli.

Fonte.

24/08/2010

No more entertainment

Uno dei prodotti più odiosi dei tempi moderni è senza dubbio la televisione.
Partorita in periodo pre-bellico sfruttando le geniali intuizioni che portarono alla realizzazione del tubo a raggi catodici, la TV, soprattutto nel secondo dopoguerra, s'è connotata come lo strumento prediletto per il controllo passivo delle masse, una volta manovrate perché ignoranti, ora marionette nelle mani di chi costruisce la realtà con ciò che viene mostrato a video.
In 50 anni abbondanti di trasmissioni, di puttanate ne sono state propinate a iosa, soprattutto con lo sdoganamento delle emittenti commerciali a partire dai primi anni '80 e l'imperversare, a livello politico-mediatico, dell'asse Craxi-Berlusconi.
Trend degli ultimi anni che mi sta particolarmente sugli zebedei è quello dei serial, soprattutto a tema medico e/o poliziesco.
Non erano, infatti sufficienti puttanate come Beverly Hills 90210, Melrose Place, Friends, Dawsons Creek, ecc a rincoglionire la percezione della gente, quindi avanti coi medici misogini che curano le patologie più del cazzo con intuizioni degne di Nikola Tesla, o tutori dell'ordine in ogni veste e salsa, sempre pronti a ricordarci quanto sono dalla parte del cittadino le forze del disordine, così umane nella quotidianità del singolo sbirro maritato, quanto inefficienti, deviate e devianti nei loro reali doveri, e spesso covo d'imboscati nella realtà dei fatti.
Eh sì, i vari CSI, Carabinieri, Distretto di Polizia e via discorrendo mi hanno proprio stracciato di maroni.
A loro dedico uno dei migliori pezzi composti dai Sodom: