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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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17/01/2026

USA - Le Pantere Nere riappaiono a Filadelfia dopo l’uccisione di Renee Good

La riapparizione del movimento si collega alla memoria storica della lotta contro il razzismo e la violenza statale negli USA, manifestatesi oggi nella repressione degli immigrati attuata dall’amministrazione Trump.

La morte di Renee Nicole Good, una donna di Minneapolis uccisa da un agente del Servizio per il Controllo dell’Immigrazione e delle Dogane (ICE) lo scorso 7 gennaio, ha scatenato un’ondata di proteste in tutti gli Stati Uniti e riattivato la presenza di gruppi di resistenza comunitaria. A Filadelfia, un collettivo che si identifica come Black Panther Party for Self-Defense si è reso visibile nelle mobilitazioni, portando armi e rivendicando la tradizione di lotta contro la violenza statale.

Il gruppo, che afferma di essere una rinascita del movimento fondato negli anni Sessanta da Bobby Seale e Huey Newton, ha partecipato a una protesta davanti al Municipio di Filadelfia l’8 gennaio, marciando con fucili e striscioni contro l’uccisione di Good. «Questo non sarebbe successo se fossimo stati lì. Nemmeno una sola persona sarebbe stata toccata», ha dichiarato Paul Birdsong, presidente nazionale del collettivo, che coordina anche programmi sociali nei quartieri popolari della città.

L’organizzazione porta avanti da anni programmi settimanali di distribuzione gratuita di cibo nel nord di Filadelfia, ispirati alle iniziative comunitarie delle Pantere originali. Il 9 gennaio hanno allestito un pop-up pantry davanti alla Church of the Advocate, distribuendo frutta, verdura, vestiti e articoli per l’igiene a famiglie a basso reddito.

Birdsong ha spiegato che le risorse provengono dagli stipendi degli stessi membri e da donazioni della comunità. «I fratelli aiutano la gente, sono qui per il popolo», ha affermato una residente sessantenne che ha ricevuto del cibo.

La presenza armata del gruppo ha suscitato dibattito. Mentre i difensori dei diritti civili insistono sul fatto che la non violenza sia essenziale per i movimenti sociali, le Pantere sostengono che il porto d’armi faccia parte della loro storica tattica di autodifesa contro la repressione poliziesca e statale.

Durante la protesta dell’8 gennaio, alcuni membri portavano fucili AK-47 e mitragliette MP5, mentre altri servivano zuppa calda a bambini e famiglie. «Ci sentiamo al sicuro. Qui non ci sono poliziotti né narcotrafficanti che infastidiscono qualcuno», ha detto Birdsong.

Il gruppo afferma di avere meno di 100 membri attivi a Filadelfia, diversi dei quali addestrati da sopravvissuti del movimento originale. La loro attuale sede, in N. Gratz Street, negli anni Settanta era un centro operativo delle Pantere in città.

L’amministrazione Trump ha difeso apertamente l’agente dell’ICE che ha sparato contro Good. Il vicepresidente J.D. Vance ha affermato che godeva di «immunità assoluta», mentre il presidente Donald Trump e la segretaria alla Sicurezza Nazionale Kristi Noem hanno accusato la donna uccisa di un comportamento violento e sostenuto che l’agente abbia agito per legittima difesa.

Tuttavia, leader del Minnesota hanno rinnovato le richieste affinché lo Stato indaghi il caso come una violazione dei diritti civili.

La riapparizione delle Pantere a Filadelfia si collega alla memoria storica della lotta contro il razzismo e la violenza statale negli Stati Uniti, ricordando che l’FBI di J. Edgar Hoover tentò di «distruggere e screditare» il movimento negli anni Settanta, quando leader come Fred Hampton e Mark Clark furono uccisi in retate di polizia coordinate.

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14/01/2026

Un assassino a piede libero

Al momento, nessuna fonte attendibile conferma l’arresto di Jonathan Ross, l’agente dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement) identificato dai media come l’autore dello sparo che ha ucciso Renee Nicole Good a Minneapolis.

Sebbene il Dipartimento della Sicurezza Nazionale (DHS) non abbia ufficialmente rilasciato il nome dell’agente, testate come il Minnesota Star Tribune, The Guardian e Associated Press lo hanno identificato come Jonathan E. Ross, un veterano con 10 anni di servizio nell’ICE e precedente esperienza militare.

Il caso è sotto la giurisdizione dell’FBI. Il DHS e l’amministrazione federale hanno difeso l’operato dell’agente, parlando di “legittima difesa” e sostenendo che l’agente temesse per la propria vita.

Esiste una forte tensione tra le autorità federali e lo stato del Minnesota. Il governatore Tim Walz e le autorità locali hanno espresso frustrazione per il fatto che l’FBI abbia limitato l’accesso ai documenti dell’indagine alla polizia statale (BCA), rendendo difficile per i procuratori locali valutare eventuali incriminazioni.

Jonathan Ross è il volto di un sistema che si autoprotegge dietro l’acronimo dell’ICE e le mura del Dipartimento della Sicurezza Nazionale. Sappiamo chi è grazie alla perizia dei cronisti, non per la trasparenza dello Stato. Dieci anni di servizio, un passato militare: le credenziali perfette per chi, in una mattina di gennaio, decide che la “paura per la propria vita” vale più della vita di una donna.

Ross, attualmente, non è un sospettato nei registri federali; è un “agente in missione” protetto da una dottrina che trasforma l’aggressione in difesa e la vittima in un tragico incidente di percorso. O addirittura “terrorismo interno”. Come spergiurato da quei due sociopatici di Kristi Noem e J.D. Vance.

Assistiamo a un paradosso grottesco. Da una parte, lo Stato del Minnesota che chiede risposte; dall’altra, l’FBI che chiude i faldoni. È una guerra di giurisdizione che serve solo a una cosa: far passare il tempo. Perché il tempo è l’alleato dell’oblio.

La storia ci insegna che il silenzio delle istituzioni è il rumore più assordante. E finché non ci sarà un’incriminazione, finché la trasparenza non vincerà sulla segretezza del DHS, Renee Nicole Good non sarà stata uccisa una sola volta, ma ogni giorno in cui il suo assassino camminerà libero nel sole gelido del Minnesota.

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09/01/2026

USA - A Minneapolis i gendarmi dell’ICE uccidono una donna. Si apre uno scontro istituzionale

Si chiamava Renee Nicole Good, la cittadina statunitense di 37 anni uccisa a Minneapolis da un agente dell’ICE. Non si tratta di una immigrata ma di una madre di tre figli, laureata all’università della Virginia.

Un video diventato virale sui social media mostra il momento in cui l’agente dell’ICE spara contro la sua auto mentre tenta di allontanarsi. Le immagini smentiscono la versione della legittima difesa fornite dalla polizia.

L’ex marito ha detto che Macklin Good aveva appena accompagnato il figlio di 6 anni a scuola mercoledì e stava tornando a casa con l’attuale compagno quando hanno incontrato un gruppo di agenti ICE in una strada di Minneapolis, dove si erano trasferiti l’anno scorso da Kansas City, Missouri.

Un video girato da passanti e pubblicato sui social media mostra un agente che si avvicina alla sua auto, ordinandole di aprire la portiera afferrando la maniglia. Quando lei inizia ad avanzare, un altro agente ICE davanti al veicolo estrae la sua arma e spara immediatamente almeno due colpi a distanza ravvicinata.

Il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, dopo aver visionato il filmato, ha respinto senza mezzi termini la tesi dell’autodifesa, definendola “una puttanata” e parlando di un uso sconsiderato della forza. Il capo della polizia Brian O’Hara ha chiarito che Renee Nicole Good non era oggetto di alcuna attività di controllo da parte delle forze dell’ordine.

Tim Walz, il governatore democratico del Minnesota, con una decisione senza precedenti, ha ordinato di preparare la Guardia Nazionale del Minnesota per contenere e arginare le operazioni degli agenti federali dell’ICE sul territorio dello Stato.

L’ICE è la polizia di una agenzia federale dipendente dal Dipartimento della Sicurezza interna degli Stati Uniti.

Negli ultimi mesi, sotto l'amministrazione Trump, l’ICE è stata trasformata di fatto in milizia paramilitare con raid nei quartieri, abusi di ogni genere, uso della forza contro civili, totale impunità politica pur di colpire le persone migranti.

I funzionari dell’amministrazione Trump hanno dipinto Macklin Good come autrice di un atto di “terrorismo interno” che aveva tentato di speronare agenti federali con la sua auto. Il suo ex marito ha detto che non era un’attivista e che non l’aveva mai vista partecipare a nessun tipo di protesta.

Walz ha rotto pubblicamente con Washington ed ha dichiarato che: “Non abbiamo bisogno di ulteriore aiuto dal governo federale. Donald Trump e Kristi Noem, avete fatto abbastanza”.

Infine ha emesso un ordine di preavviso per preparare la Guardia Nazionale del Minnesota: “queste truppe sono le nostre truppe. Il Minnesota non permetterà che la nostra comunità venga usata come pedina in una lotta politica nazionale” dando vita ad uno scontro istituzionale durissimo.

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