Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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07/09/2021

Abbiamo scelto da che parte stare. La repressione non ci fermerà

Il Collettivo Genova City Strike ha supportato l’occupazione della facoltà di Scienze della Formazione a Genova. Ha partecipato attivamente ai cortei e ai convegni per il ventennale del G8 condividendo la necessità di rompere la retorica imperante anche a sinistra, della commemorazione fine a se stessa.

In questi giorni, in città, vengono consegnate denunce per occupazione, cortei non autorizzati e altro. Colpiscono compagni e compagne a cui va tutta la nostra solidarietà attiva. Come sempre.

Di seguito il comunicato di Vedo Terra e il testo di solidarietà di Supporto Legale (qua sul loro sito). Ci uniamo ai compagni e alle compagne, con cui abbiamo condiviso percorsi che non si fermano oggi e non si fermeranno neppure nel futuro.

Genova City Strike

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Comunicato di Vedo Terra

Dopo un mese di occupazione e liberazione dell’Università, dopo aver attraversato le strade di questa città in testa ad un corteo di migliaia di persone, non riconoscendoci nella commemorazione istituzionale del ventennale del G8, ecco arrivare le prime denunce contro un nostro compagno.

Denuncia per invasione.

Per esserci ripres* uno spazio che ci appartiene, chiuso da più di un anno. Un’università che solo in quel momento è stata veramente pubblica, popolare e universale.

Due denunce per manifestazioni non autorizzate.

Per aver raccontato la realtà dei giorni del 2001, allontanandoci dalla retorica istituzionale deconflittualizzante tipica delle sinistre degli ultimi vent’anni.

A Genova ultimamente abbiamo visto misure repressive sempre più opprimenti, che hanno colpito tant* di noi: varie denunce per i fatti di Corvetto, accuse di associazione a delinquere ai danni dell* compagn* del porto, misure amministrative di sorveglianza speciale che colpiscono ormai tutt* quell* che alzano la testa contro i soprusi di questo sistema.

Non sono queste misure, atte ad intimorirci e dividerci, che ci fermeranno. Continueremo la nostra lotta verso un mondo più giusto, a partire dal rilancio dello sciopero generale dei sindacati di base dell’11 ottobre.

A vent’anni dal G8 qualcosa l’abbiamo imparato: IN OGNI CASO NESSUN RIMORSO.

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Comunicato di Supporto Legale

Dalla stessa parte della barricata – Solidarietà con i compagni e le compagne di Genova

In occasione dei 20 anni del G8 di Genova tornare nelle strade della città ligure ha significato per SupportoLegale oliare i meccanismi della memoria, ritrovare il filo della costruzione comune di lotte, idee e sogni.

Per 3 giorni siamo stati a fianco del C.A.L.P. e del collettivo e del collettivo Gcs incontrando il collettivo giovanile Vedo Terra, abbiamo vissuto insieme e respirato l’energia di quei 3 giorni e di tutto quello che ne é nato.

In quei 3 giorni abbiamo attraversato piazze e riempito strade, siamo tornati a respirare.

Oggi vediamo che compagne e compagni, appartenenti e vicini proprio a queste aree vitali e impegnate, subiscono denunce per le azioni collettive del luglio 2021.

In 20 anni l’apparato repressivo ha imparato che prima di tutto era necessario trasformare ogni pratica di dissenso e ogni espressione di conflitto in qualcosa di illegittimo, poi di illegale, per poter stroncare con atti arbitrari e persecuzioni giudiziarie ogni più piccola speranza di cambiare lo stato di cose presente.

E anche nel ventennale del G8 le solerti forze dell’ordine non potevano esimersi dal criminalizzare la spontanea voglia di ricordare che le persone hanno espresso nelle strade di Genova il 20 luglio, ricordare non solo con pensieri e parole, ma anche con fatti e azioni, dimostrare che Genova non è finita perché le ingiustizie esistono ancora così come chi si oppone al modello di società e di vita dominante.

Siamo da 20 anni dalla stessa parte della barricata e oggi come allora la nostra solidarietà con chi è colpito dalla repressione è totale e incondizionata.

Perché essere solidali e complici non è solo uno slogan

Fonte

17/05/2021

Dall’università verso la città. “Vedo terra” si presenta e rilancia

Dopo quasi un mese di iniziative, iniziate il 19 aprile, si conclude l’occupazione del DisFor con una assemblea pubblica in cui viene rilanciata la lotta con la nascita di “Vedo Terra”, soggetto politico giovanile uscito dall’occupazione.

Nonostante i compagni e le compagne fossero impegnati nel trasloco dei materiali, l’aria non era quella di una smobilitazione ma si respirava invece la volontà di rilanciare.

Gli interventi nell’aula 2 del dipartimento hanno ricordato un anno di lotte, partendo dall’università e dal diritto allo studio, accorgendosi, durante il percorso, delle connessioni tra la lotta per un diverso modello di istruzione e un diverso modello di società.

La scoperta, per tante e tanti, che tutto ciò che accade al diritto allo studio è conseguente a ciò che accade in una società in cui non esistono più spazi per le classi popolari, per gli sfruttati. Contemporaneamente, l’idea che lottare è giusto, che mettersi in gioco non solo è possibile ma crea quelle connessioni e quella fratellanza in cui la solitudine, la disperazione smettono di essere elementi di rassegnazione e diventano uno stimolo per riconquistare il diritto a un futuro diverso.

Ad ascoltare tanti giovani e tutti coloro che in questo mese hanno condiviso esperienze, dibattiti, incontri, cortei e socialità. Insieme alle realtà che hanno sostenuto questa lotta con la quale Genova esce da un periodo di restrizioni con una iniziativa in grado di gettare un sasso senza nascondere la mano.

Dal DisFor occupato esce come soggetto politico giovanile genovese “Vedo Terra”. Laddove la terra da raggiungere è un approdo verso un nuovo sistema di relazioni sociali, di istruzione pubblica e popolare, di rinnovato protagonismo per chi non si rassegna ad essere sfruttato da un sistema sempre più in crisi e non in grado di rispondere se non a pochi padroni.

La terra che prima o poi verrà raggiunta, se ci sarà il coraggio di continuare a lottare tutti insieme. In un viaggio dove da oggi nasce un nuovo soggetto in grado di fungere da stimolo e catalizzatore per tutti e tutte.

Un enorme grazie a chi ha coraggiosamente portato avanti l’occupazione, ha chi ha resistito agli attacchi strumentali dei baroni, della stampa, di una politica indecente.

Vedremo terra, prima o poi. Forse non sarà semplice. Ma le cose da fare sono sempre difficili. Per il momento la partenza è di grande auspicio.

Collettivo Comunista Genova City Strike-NST

Di seguito il comunicato di ComeStudioGenova

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Perché salpare?

È tempesta intorno. Un anno di flutti che, violenti, si sono abbattuti sulla nostra imbarcazione, che già da tempo soffriva le continue ondate che provavano a sommergerla definitivamente. Ci hanno tolto tutto. Ma qualcuno nella barca era riuscito a tenere all’asciutto qualche pagina di libro, qualcuno, con qualche anno più degli altri, raccontava storie di un passato sommerso e, anche tra i più giovani, si amava passare il tempo a scambiarsi i racconti dei nonni.

Si teneva acceso un lume, tra i venti senza più nome.

Un anno di ondate più forti ci convincono: è tempo di rimettere mano al timone.

Dopo un anno di lotta, siamo attraccati tra i mari ad una terra sconosciuta. L’abbiamo ascoltata e ci siamo fatti suggerire dai suoi suoli come costruire tra i mari un mondo diverso. Vivere qui è stato, per tutte e tutti, avere un altrove dal quale guardare i temporali sui mari e capire che non sono necessari, ma c’è chi li provoca, chi soffia su venti di morte.

Perché allora salpare?

Perché un’isola non ci basta più: dobbiamo raggiungere il continente. È tempo di tentare, ora che abbiamo un equipaggio più vario, una barca più salda, saperi più vivi, di tentare un mare più duro, forzare di bolina venti contrari. Tenere un’ancora in università significa per noi tentare di restituirle il ruolo che dovrebbe avere: un contesto nel quale sia possibile prendere coscienza, realizzare autocritica, tracciare percorsi rivoluzionari.

Salpiamo da questi lidi come nuovo soggetto politico. Dobbiamo rimetterci in mare e tornare a confrontarci con le onde per poter rileggere quanto è successo, per poter riconoscerci e vedere quali vele si gonfieranno, ma abbiamo nuove consapevolezze.

Siamo vascello pirata che risale le correnti. Siamo scialuppa per compagne e compagni lasciati soli aggrappati ad un’asse nel mare, individualizzati e atomizzati, costretti a lottare tra loro anche se c’è chi sa che tutti saranno sommersi. Siamo presidio navigante capace di creare coscienza politica per queste vite precarie, per una generazione che è stata depredata della capacità di inscrivere la propria sofferenza su uno sfondo politico. Siamo ciurma che rifiuta i criteri dell’efficienza frettolosa e si affida ai tempi lunghi delle decisioni collettive, che preferisce andare alla deriva un’ora in più piuttosto che procedere in una direzione non comunemente scelta.

È tempo di salpare, nuovi mari ci attendono. Presto potremo nuovamente gridare: terra!

ComeStudioGenova

Fonte