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19/02/2025

Le manifestazioni contro la Conferenza sulla Sicurezza e la guerra

Contrariamente alle aspettative, nel primo colloquio tra le delegazioni ad alto livello di Stati Uniti e Russia a Riad, non è stata l’Ucraina il tema centrale delle discussioni che preparano il terreno ad un vertice presidenziale bilaterale vero e proprio.

Secondo l’agenzia Bloomberg in ballo c’è il ritorno di Mosca nel mondo che conta, la centralità di Washington che ormai passa sopra ad amici e parenti, i volumi d’affari reciproci che si possono costruire quando la guerra sarà indirizzata verso una conclusione che sì, certo, “dovrà essere accettabile da tutte le parti coinvolte” e sì, certo, “ci sarà un impegno costante con l’Ucraina e con i partner europei”, ma sono parole di circostanza che leniscono appena la ferita inflitta all’Ucraina e all’Europa – che i sauditi avevano invitato ma che Usa e Russia hanno rifiutato espressamente. La stessa visita di Zelenski in Arabia Saudita prevista per oggi è stata rinviata al 10 marzo.

Nei colloqui di Riad si tratta di “Gettare le basi per una futura cooperazione tra i due Paesi su questioni di reciproco interesse geopolitico e sulle storiche opportunità economiche e di investimento dopo la conclusione della guerra”.

“Tutte le parti devono fare concessioni”, ha detto il segretario di Stato Marco Rubio dopo quello che ha definito un ‘pre-negoziato’, nelle quattro ore e mezzo di faccia a faccia nella capitale saudita. “Ho ragione di credere che la parte americana abbia iniziato a comprendere meglio la nostra posizione”, ha detto Lavrov.

All’incontro erano presenti il ministro esteri e il consigliere della sicurezza nazionale sauditi in qualità di mediatori. Per gli Stati Uniti c’era il segretario di stato Rubio, il consigliere per la Sicurezza nazionale Waltz e l’inviato per il Medio Oriente Witkoff. Per la Russia il ministro degli Esteri russo Lavrov e il consigliere del Cremlino Ushakov. “Ottimismo sui mercati dell’energia. È come se la tregua a Kyev ci fosse già” titola oggi il quotidiano economico Il Sole 24 Ore.

Infatti, seppur un po’ defilati, a Riad c’erano anche Kirill Dmitriev, il capo del fondo di investimento sovrano russo e l’immobiliarista statunitense Witkoff, fedelissimo di Trump.

A Riad statunitensi e russi hanno sostanzialmente concordato di “stabilire un meccanismo di consultazione per affrontare gli elementi irritanti per le nostre relazioni bilaterali con l’obiettivo di adottare le misure necessarie per normalizzare il funzionamento delle nostre rispettive missioni diplomatiche”.

Pare gli USA abbiano chiesto alla Russia di approvare Richard Norland per l’incarico di ambasciatore statunitense a Mosca. Si tratta di un diplomatico con 35 anni di esperienza, ha diretto le ambasciate statunitensi in Libia, Georgia e Uzbekistan e alla fine degli anni ’80 ha lavorato presso l’ambasciata americana in URSS.

Stati Uniti e Russia hanno concordato di ripristinare la quantità di personale delle ambasciate nei rispettivi paesi, che era stata limitata dalle sanzioni reciproche.

Il quadro che ne emerge apre contraddizioni a tutto campo. Appare evidente che gli USA di Trump guardino con interesse ad un rapporto con la Russia destabilizzante per l’Unione Europea ma soprattutto verso la Cina ritenuta il principale rivale strategico. È legittimo domandarsi se la Russia, dopo le ripetute trappole in cui è caduta nella “strada verso Occidente”, rimetta in discussione le nuove relazioni internazionali costruite in questi anni di scontro frontale proprio contro quello che viene definito l’Occidente collettivo.

I governi europei ormai corrono come formiche impazzite per cercare di non rimanere tagliati fuori dal resto del mondo – hanno rotto con la Russia, adottano sanzioni contro la Cina, sostengono Israele tenendo a distanza il mondo arabo-islamico – e da una nuova possibile relazione speciale tra Usa e Russia.

Macròn, dopo il vertice a ranghi ridotti convocato a Parigi lunedì ne ha convocato un altro oggi – ma in video – con i paesi baltici e quelli rimasti fuori dall’incontro di lunedì. Ma, oltre a convergere sull’aumento delle spese militari, non si intravede una strategia.

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18/02/2025

Confermato il vertice a Riad tra Usa e Russia sulla guerra in Ucraina

Conclusa la missione in Israele, il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, è partito alla volta dell’Arabia Saudita. L’aereo con a bordo Rubio è decollato questa mattina dall’aeroporto di Ben Gurion, diretto a Riad, riferisce l’agenzia Afp. Per gli Stati Uniti oltre a Rubio, ai colloqui dovrebbero partecipare anche il consigliere per la sicurezza nazionale Michael Waltz e l’inviato speciale Steve Witkoff.

Anche il Cremlino ha confermato che i rappresentanti di Usa e Russia si incontreranno domani a Riad, in Arabia Saudita. “Oggi, su istruzione del presidente Putin, il ministro degli Esteri Lavrov e l’assistente presidenziale Yuri Ushakov voleranno a Riad. Si prevede che martedì si terrà a Riad un incontro con i loro omologhi americani, che sarà dedicato principalmente al ripristino dell’intero complesso delle relazioni russo-americane”, ha detto il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov, ripreso dall’agenzia russa Tass.

Peskov ha dichiarato che finora nessuno ha avuto conversazioni concrete su un eventuale dispiegamento di “peacekeeper” in Ucraina. “Gli europei ora parlano molto di contingenti di mantenimento della pace – francesi, inglesi – questo è vero, ma voi ed io conosciamo le regole per lo schieramento dei contingenti di mantenimento della pace, finora nessuno ha avuto conversazioni concrete su questo argomento”.

La stessa agenzia riporta un severo commento del ministro degli Esteri russo Lavrov verso la recente Conferenza sulla Sicurezza conclusasi ieri a Monaco. “Purtroppo la situazione nel mondo, e soprattutto in Europa, è sempre più influenzata da quelle forze che non sono soddisfatte di questo corso della storia e che vorrebbero riscriverla e diventare egemoni sulla scena internazionale. Lo abbiamo visto ancora una volta e recentemente alla conferenza di Monaco, dove i discorsi dei leader europei sono stati estremamente aggressivi”, ha detto Lavrov aggiungendo che l’Europa non ha posto nei futuri negoziati che coinvolgono Russia e Stati Uniti per porre fine al conflitto in Ucraina, perché vuole “continuare la guerra”. “Se gli europei si siedono al tavolo dei negoziati con l’intenzione di continuare la guerra, allora perché dovremmo invitarli?”.

Per una singolare coincidenza, mercoledì a Riad è atteso anche il presidente ucraino Zelensky per una visita già concordata in precedenza. Quando arriverà però le delegazioni russa e statunitensi saranno già partite.

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