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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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02/05/2026

Il triste epilogo del concertone

Al concertone del Primo Maggio, Delia intona Bella ciao, ma nel passaggio in cui la canzone prende tutto il suo significato, la cantante si è presa il diritto di una revisione storica e il famoso fiore non è più del partigiano ma… dell’“essere umano”, per “essere attuali” e “allargare di più”, ha detto lei!

Dovrebbe sapere che Bella ciao è cantata in tutto il mondo, è un simbolo internazionale di resistenza. Non c’è nulla di più attuale della resistenza partigiana e dell’antifascismo dentro una fase contrassegnata dalla guerra e dallo sdoganamento dell’estrema destra, come ci insegnano i nuovi partigiani che resistono da Cuba alla Palestina.

Non ci possono essere prese in giro o banalizzazioni commerciali su questo tema. L’essere umano è un concetto astratto. Sono esseri umani quelli che bombardano, compiono genocidi, seminano miserie e razzismo, pronti a tutto per difendere i loro privilegi e questo sistema in crisi.

Sono esseri umani quelli che resistono alle barbarie e combattono per un mondo diverso. La differenza è proprio l’essere partigiani, schierarsi dalla parte giusta della storia, con i popoli che resistono. Non dobbiamo far altro che rafforzare questo concetto, non inquinarlo e storpiarlo.

Il triste epilogo del concertone del 1 maggio, promosso dai sindacati confederali, è la logica conseguenza di una sinistra liberale che ha perso la propria funzione di alternativa a questo sistema e riproduce gli stereotipi di una ideologia debole, asservita alla logica dell’individualismo e della rinuncia alla lotta come unico strumento per cambiare il mondo. Costruiamo l’alternativa a partire dal basso. È evidente quanto ce ne sia bisogno.

Ieri si è vista, nelle altre feste alternative e nelle piazze, da Torino a a Roma a Palermo, che qualcosa di nuovo di muove. Studenti e lavoratori uniti hanno la soluzione! Ci vediamo il 7 maggio per lo sciopero della scuola e il 23 maggio per la manifestazione operaia a Roma.

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Stravolgere Bella ciao: quando l’ignoranza diventa spettacolo

Certe operazioni non sono “reinterpretazioni”. Sono svuotamenti.

Quello che è accaduto sul palco del concertone del Primo Maggio, con la versione di Bella ciao cantata da Delia, appartiene esattamente a questa categoria: un gesto che non innova, non amplia, non attualizza – semplicemente cancella.

Cambiare “partigiano” in “essere umano” non è una variazione poetica. È un errore politico e culturale grossolano. Significa non aver capito nulla di quella canzone, della storia che porta dentro, del conflitto che nomina. Bella ciao non è un inno generico all’umanità: è una canzone partigiana, cioè una canzone schierata. Racconta una scelta, una presa di posizione, una rottura. Togliere quella parola significa neutralizzarla, disinnescarla, renderla innocua.

E oggi, in un tempo in cui i rigurgiti fascisti non sono più neanche troppo mascherati, “partigiano” è una parola ancora più necessaria. È una parola che divide, certo. Ma divide tra chi riconosce la storia della Resistenza e chi prova a diluirla in un indistinto moralismo buono per tutte le stagioni. Non c’è nessun “campo da allargare”, nessuna riscrittura da fare: c’è una memoria da rispettare.

Quello che colpisce, però, è anche il contesto. Il concertone del Primo Maggio, promosso da CGIL, CISL e UIL, continua a smarrire il proprio senso politico, trasformandosi in un contenitore sempre più svuotato, dove tutto può essere detto e il contrario di tutto può essere messo in scena. Anche a costo di accettare sponsorizzazioni da aziende legate, direttamente o indirettamente, al genocidio in corso in Palestina – mentre sul palco si canta una versione edulcorata e depoliticizzata di uno dei simboli più forti dell’antifascismo.

È un cortocircuito evidente: da un lato si cancella il conflitto nelle parole, dall’altro lo si legittima nei fatti.

Sul piano artistico, poi, la scelta è ancora più imbarazzante. Alterare Bella ciao in questo modo significa dimostrare una lacuna culturale enorme. Basta pensare a The Partisan di Leonard Cohen, che ha saputo restituire, in un altro contesto e in un’altra lingua, la stessa radicalità senza mai tradirne il senso. Qui invece siamo all’opposto: una banalizzazione che impoverisce tutto, musica compresa.

C’è poi un punto più ampio, che riguarda il clima culturale in cui tutto questo diventa possibile. Se i fascisti diventano “ragazzi di Salò”, se i neofascisti vengono raccontati come “idealisti”, se la storia viene continuamente riscritta e relativizzata, allora non sorprende che qualcuno pensi di poter riscrivere anche Bella ciao. Non è un incidente: è il prodotto di un processo.

Ma proprio per questo non può passare sotto silenzio. Perché le parole contano. E “partigiano” non è una parola qualsiasi. È una scelta di campo. Sostituirla non è inclusione. È rimozione.

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