Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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26/05/2015

Ecoreati. Una nuova legge e le scappatorie per chi inquina

Qualche giorno fa è stato approvato in Senato il DDL 1345, un ulteriore tassello aggiunto per il recepimento delle direttive europee in materia di tutela ambientale.

Teoricamente, con tale provvedimento viene inasprito il contrasto ai delitti contro l’ambiente attraverso l’introduzione nel codice penale di quattro nuovi reati: il delitto di inquinamento ambientale (inquinamento durevole); il delitto di disastro ambientale (inquinamento irreversibile); il delitto di traffico ed abbandono di materiale di alta radioattività e il delitto di impedimento del controllo.

Sicuramente uno strumento legislativo in più per punire chi devasta i territori a vario titolo, in ottemperanza del principio del “polluters pay” (chi inquina paga), sbandierato in sede europea come principio guida per la tutela dell'ambiente, e necessario per preservare il livello minimo di qualità ambientale che permetta una protezione minima per la sostenibilità dell'ecosistema e di conseguenza per la salute umana.

Sta di fatto, però, che la valutazione e la definizione dell’ecoreato, o del delitto ambientale come lo si voglia chiamare, rimane contorta e davvero poco pragmatica. “Alcuni articoli inseriti nel DDL sono arricchiti di tecnicismi scientifici prestati alla materia giuridica che lasciano un po’ perplessi”. Ad affermarlo è stato Sergio Costa, comandante del Corpo Forestale dello Stato che indaga sulla responsabilità degli inquinatori nella Terra dei Fuochi.

Le norme introdotte si prestano in molti casi ad interpretazioni alquanto aleatorie, mentre le procedure per la misurabilità del danno ambientale e l’identificazione del colpevole rimangono contorte e molto poco dinamiche.

Il nuovo DDL inoltre si riferisce solo a casi di inquinamento “abusivi”, il che aggiunge un ulteriore discriminante a difesa di chi inquina. Come dire “posso inquinare fino a un certo limite, e fintanto che non so ufficialmente che quanto sto facendo è dannoso per l'ambiente”. Se poi esiste un'approvazione alla produzione di una tale sostanza inquinante, il termine “abusivo” diventa un salvacondotto penale per le grandi industrie responsabili dei disastri ambientali nel nostro Paese.

Inoltre, per ogni singolo caso, si dovrebbe prima stabilire che il danno sia significativo (concetto ancora oggi non meglio definito e soggetto quindi a interpretazione). Poi si deve misurare il danno avvenuto (accertando quindi che l'inquinamento sia stato causato proprio dal caso in analisi e non da eventi precedenti o concomitanti), e solo a questo punto si può avviare la causa penale. Senza tener conto che gli imputati stessi possono contare su indagini “private” a propria difesa.

A questo punto può essere passato talmente tanto tempo che il reato può essere già caduto in prescrizione. Come puntualizzato anche dal procuratore di Torino Raffaele Guariniello “oggi, se potessimo ricominciare il processo Eternit da capo, finirebbe allo stesso modo. La Cassazione ha stabilito che il reato si consuma quando avviene l’evento. E l’evento, nel caso Eternit, è datato 1986, quando la società ha smesso di produrre. I supremi giudici hanno anche detto che il nostro processo era prescritto prima ancora di cominciare. E questa legge non modifica il principio”.

Quindi non è il caso di esaltare più di tanto il DDL appena approvato, che dovrebbe servire a punire chi ha devastato i territori, ma che di fatto non aiuta ne serve a punire chi si è arricchito sulle spalle della costa tarantina con l’Ilva, o ai danni del delta del Po con la centrale di Porto Tolle, ne tanti altri responsabili della morte e della malattia di migliaia di vite.

Questa nuova norma, pubblicizzata e polemizzata “democraticamente” sui mainstream, rappresenta sostanzialmente la conferma che lo strumento legislativo oggi serve sempre di più a sancire il peggioramento delle condizioni di vita delle persone e dell’ambiente, più che al loro miglioramento, mantenendo impuniti i delitti più gravi e predisponendo sempre una via di fuga per i veri responsabili.

Fonte

21/05/2015

Contro gli eco reati o per la loro impunità?

Un altro tassello è stato aggiunto nel mosaico per l'impunità dell'ILVA, per gli omicidi verso i lavoratori e cittadini, ambiente e salute. E questa volta con il plauso dei partiti cosi detti oppositori e il vanto dei  grillini. Quelli che avrebbero capovolto il Parlamento come un calzino.

E' stata approvata, infatti, la legge venduta come "contro gli ecoreati", il Ddl 1345. In realtà mette una pezza ad alcune lacune esistenti per l'impunità dei disastri ambientali.

Intanto, come può una legge che si dice a favore dell'ambiente e contro i reati che lo violentano consentire l’utilizzo degli “air-gun” (esplosioni per ispezioni petrolifere in mare)? Ma si può obbiettare che questo sia solo una briciola.

Alla base della legge sta quell’art. 452 “punire solo chi cagiona “abusivamente” un disastro ambientale o un inquinamento rilevante". Il che significa che è lecito e anche autorizzato un disastro ambientale purché non "abusivo", cioè autorizzato legalmente. E purché sia rilevante. Aggettivo questo tutto opinabile e impugnabile da parte di azzeccagarbugli della bisogna.

Per chi conosce la storia ultima dell'ILVA sa cosa sia stata fatto, conosce le carte false, la corruzione messa in pratica per ottenere l'AIA (Clini, ministro Prestigiacomo, Girolamo Archinà, i giornalisti “marchettari”) e come tutto l'impianto accusatorio dei magistrati di Taranto, in primis il GIP Todisco non sarà più possibile, con questa legge!

"Impianto accusatorio" in quanto non solo le prescrizioni della manipolata AIA non erano stati rispettate, ma perché di fronte agli omicidi e al disastro ambientale non esiste nessuna autorizzazione amministrativa che tenga.

E questo non per una questione di principio, ma per una constatazione di fatto.

Ammesso dunque che le autorizzazioni amministrative siano tutte rilasciate nel pieno rispetto di scienza e coscienza (il che in Italia è solo una questione concettuale), queste descrivono quello che la scienza "conosce" in quel dato momento, frutto dell'esperienza del passato, e non del futuro, di quello che avviene nel presente.

Basta ricordare solo il caso Eternit e gli effetti nefandi dell'amianto, oppure del famoso DDT, o della Formaldeide. Solo dopo molti anni (ammesso e non concesso che questa "scienza" non fosse stata ammansita e pilotata) fu accertato "scientificamente" che quei prodotti immessi nell'ambiente e sugli uomini producevano disastri ambientali e per la salute.

Ora solo l'effetto precauzionale e il sospetto dimostrato con rilievi puntuali e sistematici, e in real-time, sull'ambiente, con in più i dati epidemiologici con studi sulla distribuzione e la frequenza delle malattie ed eventi di rilevanza sanitaria nella popolazione, può consentire alla magistratura e agli enti preposti d'intervenire anche al di là delle leggi e del concetto di abusivismo o di liceità

Da domani, invece, e grazie agli ecologisti ed ambientalisti dell'ultima ora, sarà tutto consentito. Basta che non sia violato ciò che prescrive una norma amministrativa.

Fonte

15/05/2015

Ddl ecoreati, praticamente un incentivo a distruggere l’ambiente

Gianfranco Amendola - tratto da http://www.ilfattoquotidiano.it

E’ veramente singolare quanto sta avvenendo a proposito del Ddl sugli ecoreati, che dopo 20 anni sembrava giunto al vaglio finale della Camera per introdurre i delitti contro l’ambiente nel codice penale.

Infatti, l’ultimo voto del Senato aveva licenziato il DDL con una larga maggioranza parlamentare ed il sostegno di molte associazioni ambientaliste, le quali chiedevano che il DDL venisse al più presto approvato definitivamente dalla Camera “senza modificare neanche una virgola”. Appello cui aderivano numerosi deputati e senatori del Pd, di Sel e del Movimento 5 stelle.

Tuttavia, subito dopo, da un lato i Verdi chiedevano la modifica della disposizione che punisce “chiunque abusivamente cagiona un disastro ambientale” nel senso della eliminazione dell’avverbio “abusivamente” (per non legittimare l’opinione che possa esistere un disastro ambientale autorizzato e lecito); e dall’altro il Ministro dell’Ambiente ed il Presidente del Consiglio chiedevano, su pressione dei petrolieri, che venisse eliminato dal Ddl il divieto di airgun (uso di esplosivi per prospezioni petrolifere) introdotto al Senato.

Il seguito è veramente singolare. Perché, a quel punto, in nome del “neanche una virgola”, la proposta dei Verdi sul disastro ambientale “abusivo” non veniva presa neppure in considerazione, mentre quella di sopprimere il divieto di air gun veniva approvata dalla Camera, con l’opposizione di Sel e Movimento 5 stelle ed il silenzio assordante dei tanti parlamentari Pd che avevano giurato “neanche una virgola”.

E così, visto che è stata modificata ben più di una virgola, adesso il Ddl è tornato al Senato che, con ogni probabilità, lo approverà anche se mutilato della disposizione più significativa a difesa dei nostri mari, proposta ed approvata proprio dal Senato appena due mesi fa.

Insomma, “neanche una virgola” valeva solo per gli emendamenti migliorativi. Per i diktat di petrolieri e governo si può sempre fare un’eccezione anche se bisogna rimangiarsi quello che si è approvato appena due mesi prima.

Avremo presto, così, con ogni probabilità, i sospirati delitti contro l’ambiente anche se senza divieto di airgun e con il disastro ambientale abusivo.

Ma è meglio non farsi troppe illusioni. Questi delitti, frutto di troppi compromessi maturati in 20 anni, presentano numerose criticità e danno adito a diversi dubbi. Sarà necessario, quindi, iniziare subito ad analizzarli per valorizzarne gli aspetti immediatamente operativi e risolvere questi dubbi interpretativi.

Anche perché, nel frattempo, sia per effetto della nuova causa di non punibilità per tenuità del fatto sia a causa di alcune disposizioni “depenalizzanti” contenute nel nuovo testo, molti reati, oggi esistenti, del testo unico ambientale non saranno più punibili.

Ed anche perché la nuova legge sui delitti ambientali dimostra grande benevolenza verso gli inquinatori. Si pensi che, in caso di ipotesi colposa di disastro ambientale (praticamente, quella prevalente, visto che, per fortuna, salvo la problematica sul dolo eventuale, è difficile si verifichi un disastro ambientale doloso), la pena massima prevista non supera i 5 anni di reclusione. Praticamente, meno di uno scippo o di un borseggio, la cui pena massima arriva a 6 anni! E, come se non fosse sufficiente, la nuova legge prevede un “ravvedimento operoso” talmente benevolo (la diminuzione di pena dalla metà a due terzi, che comprende anche l’associazione a delinquere) da costituire, oggettivamente, un incentivo a distruggere l’ambiente. Tanto, il responsabile è sempre in tempo a pentirsi e ad uscirne praticamente senza danni.

Con buona pace delle “sanzioni penali efficaci, proporzionate e dissuasive” richieste dalla Ue a tutela dell’ambiente.

11 maggio 2015

07/05/2015

Un appello di giornalisti e videoreporter che hanno fatto inchiesta sulla Terra dei Fuochi e la devastazione ambientale in Campania, chiede che il governo e il Parlamento non spianino la strada alle società che producono inquinamento, nocività e devastazioni del territorio e della salute pubblica.

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"Siamo giornalisti che negli ultimi anni hanno raccontato attraverso articoli e video reportage il dramma della Terra dei Fuochi. Un lavoro che abbiamo svolto con passione e grande partecipazione intraprendendolo come un contributo professionale e personale per impedire che i veleni inquinino ancora la nostra terra. In questi anni abbiamo visto gli eco criminali farla franca troppe volte. Processi gravi, con imputati colpevoli di traffico illecito di rifiuto o di aver sversato volutamente i veleni nelle terre della Campania, finiti in prescrizione. Criminali in giacca e cravatta - per lo più - cavarsela con una banale sanzione amministrativa. Chi ha inquinato non ha mai pagato davvero. Questo perché nel nostro paese la legislazione sui reati ambientali è assolutamente insufficiente. Abbiamo visto indagini minuziose delle procure finire in un nulla di fatto per uno strumento normativo inadeguato. Da troppo tempo il parlamento italiano si rimpalla l'approvazione del disegno di legge sugli ecoreati. Un provvedimento che pensiamo sia indispensabile per dare un impulso decisivo alla lotta alle ecomafie ed agli ecocriminali di ogni sorta. Da mesi e mesi i passaggi istituzionali si susseguono con continui rimpalli. Dopo l'approvazione in Senato e l'inserimento all'ordine del giorno dei lavori della Camera dei Deputati eravamo fiduciosi su un'approvazione definitiva del disegno di legge. Invece il provvedimento è stato rispedito al Senato grazie ad un emendamento presentato dal governo. Un ennesimo rallentamento che non fa altro che giovare ai devastatori dell'ambiente ed a chi mette a rischio la salute dei cittadini. Come giornalisti e giornaliste vorremmo scongiurare di trovarci ancora una volta a dover raccontare quello che con tristezza abbia constatato in questi anni: chi inquina non paga.

Per questo facciamo appello alle forze parlamentari per approvare in tempi rapidi e certi il disegno di legge sugli ecoreati senza alcuna modifica che possa indebolire il provvedimento. Ci uniamo all'indignazione espressa dai movimenti e dalle associazioni ambientaliste che in questi giorni hanno protestato contro il governo per i ritardi accumulati. Siamo certi che in questo paese chi inquina deve pagare. Siamo anche coscienti che gli amici degli ecocriminali si annidano ovunque. E' tempo di battere un colpo per rendere chiaro da che parte si sta.

Gaia Bozza, Pino Ciciola, Amalia De Simone, Stefania Divertito, Vincenzo Iurillo, Cristina Liguori, Giuseppe Manzo, Angela Marino, Antonio Musella, Enrico Nocera, Ciro Pellegrino, Nello Trocchia, Alessio Viscardi

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