In questi giorni c'è aria di arrocco, di Pallacorda, di Aventino. In un Parlamento mezzo vuoto il Presidente del Consiglio spiega le sue ragioni. Fuori, l'opposizione, che spera: il governo cadrà? Non cadrà? Non importa come sia andata a finire. Stiamo solo perdendo tempo. E occasioni.
Un governo regge fino a quando ha la maggioranza. Se compra i voti a
suon di corruzione fa un reato. Qualcosa che, in politica, credo abbiamo
visto da sempre. Ma l'opposizione che fa? Aspetta, spera,
che già il sole si avvicina. Prima o poi, come tutte le cose di questo
mondo, anche il governo Berlusconi finirà. Chissà a che prezzo, certo.
Speriamo sia il prima possibile, al prezzo inferiore. Ma quel giorno
finamente cambieremo. Ecco, il punto: cambieremo... in che direzione?
Non mi risulta che in questi ultimi decenni gli intellettuali, i
filosofi, gli economisti, gli uomini di cultura, di scienza, abbiano
elaborato un nuovo modello, le tracce di fondo per un nuovo sistema. In
questo hanno mancato la loro missione fondamentale, storica, naturale. Comunismo e Capitalismo sono falliti.
Erano stati pensati, teorizzati, progettati, e l'umanità si è avvalsa
di quei pensieri tentando. Dopo i secoli della monarchia e della
tirannia, hanno costituito una speranza. Hanno prodotto qualcosa, ma
molto hanno distrutto. I due grandi pensieri del Novecento sono
entrambi, pur in tempi diversi, falliti. Oggi ne subiamo le tristi
conseguenze. Ebbene, che sistema pensiamo, allora, per il presente e il
futuro? Silenzio...
Io non so ancora cosa pensa il PD, la sinistra in generale, sulla necessità di decrescere, di abbattere il consumismo,
di ridurre l'impatto con l'ambiente, o sulle coppie di fatto, sul
nucleare, sulla procreazione assistita e le coppie gay. E' mai
possibile? Non so cosa pensa la sinistra di un nuovo mondo da
realizzare, fatto di lotta alla schiavitù del lavoro, fatto di tetto ai
megastipendi, fatto di rifocalizzazione del Paese sulla cultura, la
creatività, la ricerca, il turismo, invece che sulla produzione di
automobili con cui rimpinzare le famiglie indebitandole sempre più. Non
ho mai sentito parlare la sinistra di un grande progetto edilizio per
recuperare i borghi antichi
del Paese, cosa che farebbe lavorare milioni di persone per decenni,
risolvendo il problema della disoccupazione e della crescita del PIL.
Non ho mai sentito fare programmi per ripulire il Paese,
sporco e malandato, le spiagge, impraticabili, i mari, ormai distrutti,
e predisporci a diventare il Paese leader nell'accoglienza e nel
turismo. Non so perché la sinistra parli dell'esigenza di far riprendere
i consumi e la produzione, perché questo è quello che dice la destra,
che ha sempre detto il potere, e che serve a cloroformizzare e schiavizzare tutti, a renderli preda del debito, tutti a lamentarsi e poi in fila da Abercrombie & Fitch.
Insomma, io aspetto la caduta del governo Berlusconi come pochi altri,
ma sono inquieto. Invece che stare come avvoltoi accanto alla bara, che
tanto non serve a velocizzare la fine, bisognerebbe che l'opposizione andasse a lavorare. E il suo lavoro, il suo compito, oltre a quello tradizionale parlamentare, è quello politico di pensare come cambiare, studiare un nuovo modello
capace di mettere insieme, almeno, il meglio del comunismo e del
capitalismo, sistemi ormai falliti. Il suo lavoro è dare a noi la
speranza che potremo cambiare direzione, chiunque governi. Così, invece,
sappiamo bene che, chiunque venga dopo Berlusconi, noi continueremo
nella direzione sbagliata. Non abbiamo bisogno di guide migliori nella
direzione sbagliata, ma di direzioni giuste. Possibilmente con buone guide
Fonte.
Io sono convinto che mai (diciamo "difficilmente" via...) i cambiamenti sono migliorativi per davvero, ma ogni tanto un po' di positivismo ci vuole.
Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
Visualizzazione post con etichetta No Future. Mostra tutti i post
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16/10/2011
A proposito di Guevara e del maggioritario becero nella stampa.
Domenica scorsa era l'anniversario della morte di Ernesto Che Guevara,
assassinato sulle Ande boliviane 44 anni fa e personaggio storico della
Rivoluzione cubana di Fidel Castro. Cliccando su un motore di ricerca -
lo dico per i più giovani - potete sapere immediatamente abbastanza su
di lui, ricordato in molte parti del mondo in questa data e più in
generale con libri, film, opere teatrali ecc. Nel piccolo spazio
dedicato ai necrologi, tra un parente scomparso e la memoria di gente
comune, Repubblica aveva questo minimo trafiletto: "Oggi ricorre
l'anniversario della morte di Ernesto Che Guevara. Quel giorno anche gli
uccelli si fermarono in volo e versarono lacrime di pietra. All'Uomo
straordinario che ha speso la sua esistenza nella lotta per le cause più
nobili. Ancora oggi, ovunque, enormi moltitudini vivono nel suo
incancellabile ricordo". Era siglato EC.
Ovviamente, essendo della generazione che in quegli anni adolescenziali pensava di cambiare il mondo salvo doversi successivamente difendere dall'aggressione della realtà che vuole cambiare te, questo trafiletto mi ha scatenato ricordi, emozioni ed immagini. Da dove ero quando ho saputo la notizia, all'idea di lui che si aveva nel mondo arrotolata e srotolata nel tempo, alla sua icona da tee-shirt, ai reportage che ho girato per la Rai a Cuba vent'anni fa in cui mostravo le grandi conquiste e l'alto prezzo nella moneta della libertà pagato nell'isola sotto Fidel (per cui giù botte da destra e da sinistra), ecc. Di sicuro senza il Che la nostra memoria sarebbe assai più povera, comunque lo si giudichi.
Il giorno dopo, ieri, con evidenza titolistica difficilmente ignorabile, che cosa ti trovo su Il Giornale di Paolo Berlusconi (e quindi non di Silvio, proto informatico fai attenzione...)? Una cosa come: " La sinistra nostalgica celebra il Che su Repubblica. Lo spietato guerrigliero sudamericano osannato come un eroe in un necrologio sul giornale di De Benedetti", un articolo a sette colonne firmato GioSal. Si va da un incipit straordinario ("Con l'atto capitalistico per eccellenza, e cioè pagando") a una serie di osservazioni sulle carceri cubane e sulla Costituzione castrista ("Nessuna libertà può essere esercitata in contrapposizione agli obiettivi dello Stato socialista"), fino a una citazione del Che che ammetteva di aver fatto fucilare delle persone, nel corso della guerra di liberazione da Battista, il dittatore servo fin dal cognome che aveva fatto di Cuba quel "bordello degli americani" che immagino presto tornerà ad essere, finito il mezzo secolo di castrismo. Castrismo a luci e ombre, ripeto. Insomma, immaginatevi Garibaldi al posto di Guevara, fucilazioni comprese...
Perché ne scrivo? Perché mi colpisce come un pezzo di storia di una popolazione, di un continente o subcontinente, di un'ideologia oggi a malapena sopravvivenziale in un mondo che di ideologie ne ha all'apparenza soltanto una, quella di non avere ideologie ma soltanto globalizzazione del denaro e per "happy few", sia ridotto a questa roba qui, che vi ho citato: poveri noi, il maggioritario dell'informazione ha fatto danni colossali alla materia grigia e all'obiettività un po' di tutti. Si perdono occasioni per commemorare - alla lettera, fare memoria - e analizzare le facce della storia, e tutto viene buttato nel tritacarne del tifo politico. "A ridatece il Che", verrebbe voglia di dire, se oggi trattiamo con questo livello di contestazione.
Fonte.
Nel giorno in cui i rivoluzionari di tutto il mondo scendono in piazza per indignarsi, mentre l'Italia fa la sua canonica pessima figura (1 - 2) e in regia si tenta di sfruttare il sempre valido divide et impera, io casco su questo articoletto.
Mi sa che sto 15 ottobre l'ho passato decisamente meglio rispetto a tanti altri.
Ovviamente, essendo della generazione che in quegli anni adolescenziali pensava di cambiare il mondo salvo doversi successivamente difendere dall'aggressione della realtà che vuole cambiare te, questo trafiletto mi ha scatenato ricordi, emozioni ed immagini. Da dove ero quando ho saputo la notizia, all'idea di lui che si aveva nel mondo arrotolata e srotolata nel tempo, alla sua icona da tee-shirt, ai reportage che ho girato per la Rai a Cuba vent'anni fa in cui mostravo le grandi conquiste e l'alto prezzo nella moneta della libertà pagato nell'isola sotto Fidel (per cui giù botte da destra e da sinistra), ecc. Di sicuro senza il Che la nostra memoria sarebbe assai più povera, comunque lo si giudichi.
Il giorno dopo, ieri, con evidenza titolistica difficilmente ignorabile, che cosa ti trovo su Il Giornale di Paolo Berlusconi (e quindi non di Silvio, proto informatico fai attenzione...)? Una cosa come: " La sinistra nostalgica celebra il Che su Repubblica. Lo spietato guerrigliero sudamericano osannato come un eroe in un necrologio sul giornale di De Benedetti", un articolo a sette colonne firmato GioSal. Si va da un incipit straordinario ("Con l'atto capitalistico per eccellenza, e cioè pagando") a una serie di osservazioni sulle carceri cubane e sulla Costituzione castrista ("Nessuna libertà può essere esercitata in contrapposizione agli obiettivi dello Stato socialista"), fino a una citazione del Che che ammetteva di aver fatto fucilare delle persone, nel corso della guerra di liberazione da Battista, il dittatore servo fin dal cognome che aveva fatto di Cuba quel "bordello degli americani" che immagino presto tornerà ad essere, finito il mezzo secolo di castrismo. Castrismo a luci e ombre, ripeto. Insomma, immaginatevi Garibaldi al posto di Guevara, fucilazioni comprese...
Perché ne scrivo? Perché mi colpisce come un pezzo di storia di una popolazione, di un continente o subcontinente, di un'ideologia oggi a malapena sopravvivenziale in un mondo che di ideologie ne ha all'apparenza soltanto una, quella di non avere ideologie ma soltanto globalizzazione del denaro e per "happy few", sia ridotto a questa roba qui, che vi ho citato: poveri noi, il maggioritario dell'informazione ha fatto danni colossali alla materia grigia e all'obiettività un po' di tutti. Si perdono occasioni per commemorare - alla lettera, fare memoria - e analizzare le facce della storia, e tutto viene buttato nel tritacarne del tifo politico. "A ridatece il Che", verrebbe voglia di dire, se oggi trattiamo con questo livello di contestazione.
Fonte.
Nel giorno in cui i rivoluzionari di tutto il mondo scendono in piazza per indignarsi, mentre l'Italia fa la sua canonica pessima figura (1 - 2) e in regia si tenta di sfruttare il sempre valido divide et impera, io casco su questo articoletto.
Mi sa che sto 15 ottobre l'ho passato decisamente meglio rispetto a tanti altri.
22/10/2010
No Future !!!
L'ultima telefonata con la morosa ha riportato alla mia mente un argomento piuttosto spinoso : il lavoro e la scarsa fiducia nel futuro: io ho passato i trent'anni, più di dieci di oneroso lavoro alle spalle e nulla tra le mani... mah, sarò forse io che vedo negativo, ma basta semplicemente guardarsi intorno per capire:
i contratti a tempo indeterminato sono un'utopia , per non parlare dei 1200 euro al mese.
E non vedo case di proprietà e possibilità di mantenere figli. Non vedo giovani che realizzano i propri sogni, facendo esattamente quello che piace loro e per cui hanno studiato. Non vedo occhi soddisfatti per la vita che sono riusciti a costruirsi.
Purtroppo però ho gli occhi pieni di ragazzi che si arrangiano, e se proprio hanno avuto le palle di tagliare il cordone da mamma e papà, si fanno il culo per pagare uno straccio d'affitto; ho gli occhi affollati di persone che sgomitano per avere un contratto a progetto in un call center a 400 euro al mese.Vedo 35enni avere figli,ed essere licenziati "perchè non possono più adempiere le loro mansioni nell'azienda",e non esser più certi di poter dare loro tutto quello di cui avranno bisogno. Oppure laureati in lettere fare gli operai non essendo sicuri di avere una pensione (altro argomento dolente...)
E allora mi chiedo...tu,che mi guardi dall'alto e continui a credere che tra due anni avrai un lavoro e sarai felice, e che ti offendi se ti faccio notare che forse sei troppo ottimista... in che diavolo di mondo vivi?
Forse in quello dei soldi che ti dà il papi...
Dopotutto,come dice il Silvio nazionale, in Italia non possiamo lamentarci, "va tutto bene" !!!
i contratti a tempo indeterminato sono un'utopia , per non parlare dei 1200 euro al mese.
E non vedo case di proprietà e possibilità di mantenere figli. Non vedo giovani che realizzano i propri sogni, facendo esattamente quello che piace loro e per cui hanno studiato. Non vedo occhi soddisfatti per la vita che sono riusciti a costruirsi.
Purtroppo però ho gli occhi pieni di ragazzi che si arrangiano, e se proprio hanno avuto le palle di tagliare il cordone da mamma e papà, si fanno il culo per pagare uno straccio d'affitto; ho gli occhi affollati di persone che sgomitano per avere un contratto a progetto in un call center a 400 euro al mese.Vedo 35enni avere figli,ed essere licenziati "perchè non possono più adempiere le loro mansioni nell'azienda",e non esser più certi di poter dare loro tutto quello di cui avranno bisogno. Oppure laureati in lettere fare gli operai non essendo sicuri di avere una pensione (altro argomento dolente...)
E allora mi chiedo...tu,che mi guardi dall'alto e continui a credere che tra due anni avrai un lavoro e sarai felice, e che ti offendi se ti faccio notare che forse sei troppo ottimista... in che diavolo di mondo vivi?
Forse in quello dei soldi che ti dà il papi...
Dopotutto,come dice il Silvio nazionale, in Italia non possiamo lamentarci, "va tutto bene" !!!
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