Un anno fa auspicavo un 2025 musicalmente più stimolante. In parte così è stato, grazie alla cospicua quantità di materiale di "approfondimento" che mi è capitato di leggere, anche se in prevalenza riguardante gruppi o generi comunque conosciuti.
Come da prassi consolidata negli ultimi anni, invece, gli ascolti non sono stati particolarmente ricchi:
- interessante la retrospettiva sull'Eminem del periodo migliore;
- piacevole il debutto dei comunque derivativi Montrose;
- molto apprezzati i Doobie Brothers (che conoscevo senza saperlo);
- ottimi i Tears for Fears, soprattutto dopo aver preso le misure della loro arte al di fuori dell'ambito asfittico degli strumentalizzatissimi singoli.
C'è stato, purtroppo, anche spazio per un pacco non del tutto inaspettato: Dissonance Theory dei Coroner. Album atteso per così tanto tempo da diventare una chimera alla stregua di Chinese Democracy di Axl Rose, pardon... Guns N' Roses.
L'album è formalmente ineccepibile, ma nonostante reiterati ascolti non è riuscito a lasciarmi nulla, probabilmente perchè, al netto delle dichiarazioni degli autori, il disco è avulso dal sentimento dei tempi moderni quando, invece, i suoi predecessori – di 30 anni prima... qualcosa vorrà dire... – erano immersi fino al midollo in quelle ansiogene aspettative dei primi anni '90 che anticipavano ciò che sarebbe stato l'oggi.
Di tutto questo, in Dissonance Theory non c'è traccia.
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