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31/08/2023

Libia - La “furbata” con Israele colpo di grazia per il governo di Tripoli?

Le manifestazioni di protesta in Libia per l’incontro segreto avvenuto la scorsa settimana a Roma tra i ministri degli Esteri di Libia e Israele, sono arrivate fino all’assalto alla residenza dell’attuale premier Dabaiba e potrebbero avere pesanti conseguenze sulla stabilità del Governo di unità nazionale della Libia “riconosciuto” dalla comunità internazionale.

La ministra degli Esteri libica è fuggita a Londra, dopo aver lasciato il Paese a bordo di un jet privato.

Le proteste anti-governative e anti-israeliane si sono svolte sia nella capitale Tripoli che in altre città libiche come Zawiya e Misurata, sede di potenti milizie che non solo rifiutano ogni normalizzazione con Israele, ma adesso chiedono anche le dimissioni del premier “ad interim”, Abdulhamid Dabaiba.

Fonti libiche indicano che l’incontro informale tra Mangoush e Cohen era stato autorizzato dal capo dell’esecutivo, che ieri si è affrettato a visitare l’ambasciata palestinese a Tripoli, annunciando la rimozione di Mangoush dall’incarico e ribadendo un secco “no” a ogni tentativo di instaurare relazioni con Israele, ma potrebbe essere una mossa tardiva.

La Camera dei rappresentanti libica – da tempo in rotta con il premier Dabaiba – ha raccomandato che il Comitato 6+6 per redigere le “regole” per andare alle auspicate elezioni (forse nel 2024) non permetta a chi abbia avuto contatti con Israele di candidarsi alle elezioni.

Pochi giorni fa, il governo libico di Tripoli riconosciuto dalle Nazioni Unite aveva subito un duro colpo dagli Stati Uniti, che per la prima volta avevano sostenuto l’idea di insediare un nuovo governo tecnico per traghettare il Paese alle elezioni, scaricando di fatto Dabaiba.

Intanto a est della Libia l’Esercito nazionale libico (Lna) del generale Khalifa Haftar ha rafforzato i rapporti con Mosca grazie alla visita a Bengasi del viceministro russo Yunus-Bek Yevkurov.

Sul campo la Brigata Tariq bin Ziyad di Saddam Haftar, figlio dell’uomo forte della Cirenaica, ha lanciato un’operazione militare di terra e aerea contro i gruppi dell’opposizione ciadiana e le milizie delle tribù Tebu nel Fezzan, la regione meridionale libica ricca di petrolio e miniere d’oro al confine con Ciad e Niger.

È la conferma che la Libia rimane un paese instabile, teatro di scontri e divisioni tra coalizioni politiche e militari rivali, di fatto senza un governo eletto ma solo “riconosciuto” e legittimato dall’estero ma inconsistente all’interno del paese.

Fonte

11/02/2022

Libia - Attentato al premier Dabaiba a Tripoli. Tobruk nomina un altro primo ministro

La tensione in Libia è di nuovo schizzata verso l’alto dopo il voto del parlamento di Tobruk, nell’est del Paese, che ha nominato come nuovo premier l’ex ministro dell’Interno, Fathi Bashagha, e gli ha anche affidato l’incarico di formare un esecutivo che dovrebbe guidare il Paese alle prossime ma incerte elezioni.

Quelle ufficiali dovevano tenersi a dicembre ma la data era saltata per le perduranti tensioni tra le varie fazioni che si sono spartite la Libia dopo il colpo di stato e l’uccisione di Gheddafi.

Da quanto emerso dalle dichiarazioni di Aguila Saleh, presidente della Camera dei rappresentanti (ossia il Parlamento di Tobruk, ndr), Bashagha è stato nominato ieri all’unanimità – per alzata di mano – da 147 deputati.

Secondo la road-map preparata dalla Camera dei rappresentanti, il nuovo esecutivo dovrebbe rimanere in carica per un periodo di 14 mesi in seguito al referendum sugli emendamenti costituzionali: solo dopo si terranno le elezioni presidenziali e parlamentari.

Il presidente dell’Alto Consiglio di Stato della Libia, Khaled al Mishri, recatosi a Tobruk aveva chiesto al di non procedere con l’elezione di un nuovo premier ma è rimasto inascoltato.

La nomina di Bashaga a premier, si interseca pericolosamente con il fatto che il premier ad interim del Governo di unità nazionale (GNU) Abdulhamid Dabaiba, nella notte sarebbe sfuggito a un attentato nella capitale Tripoli ed ha già annunciato che non riconoscerà la legittimità del voto del parlamento di Tobruk che ha eletto Bashaga.

Dabaiba è riuscito a fuggire illeso dopo che gli assalitori hanno aperto il fuoco contro la sua auto nella capitale Tripoli mentre tornava a casa. Secondo il Middleeast Monitor, l’incidente è avvenuto poche ore prima che il parlamento di Tobruk votasse per sostituire Dabaiba con un nuovo primo ministro.

L’attentato probabilmente è legato alla sua intenzione, dichiarata all’inizio di questa settimana, di sfidare il voto previsto, insistendo sul fatto che il suo governo rimane legittimo. Il suo esecutivo doveva rimanere in carica solo fino al dicembre 2021, quando avrebbero dovuto tenersi le elezioni legislative e presidenziali programmate, ma queste, come noto, sono state invece rinviate.

Dabaiba è un potente uomo d’affari della città di Misurata, ed era stato insediato a capo del governo di unità nazionale (GNU) sostenuto dalle Nazioni Unite a marzo. Incaricato di guidare il paese alle elezioni del 24 dicembre, gli era stato affidato il ruolo di custode a condizione di non contestare le elezioni.

L’Onu intanto fa sapere che continuerà a sostenere Abdelhamid Dabaiba come premier della Libia. Lo ha reso noto il portavoce del Palazzo di Vetro Stephane Dujarric dopo che il parlamento di Tobruk ha nominato l’ex ministro degli Interni Fathi Bashagha a capo del governo.

Da quanto riferisce la ben informata agenzia Nova, la notizia della nomina di Bashagha come primo ministro è stata invece accolta positivamente dall’Esercito nazionale libico (Lna), quello guidato dal generale cirenaico Khalifa Haftar.

Da quanto dichiarato da Ahmed al Mismari, il portavoce dell’Lna, in un discorso pubblicato sulla sua pagina Facebook ufficiale, il “Comando generale dell’Lna accoglie positivamente la decisione del parlamento di conferire a Bashagha l’incarico di formare un governo in grado di guidare il Paese verso un futuro migliore e di lavorare con le autorità militari e di sicurezza per salvaguardare il prestigio internazionale e proteggere le istituzioni dalle minacce e dai ricatti”.

Fonte